TIRARE FUORI L’ANIMA

ritratto di Mauro Banfi
 

- Aiahahahahgggh! Voglio correre a leggere tutto Proust integrale a Mompracem, con cinquanta gradi all'ombra: nessuno di voi osi fermarmi, capitalisti inglesi! -

“Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede.”
Ho sempre amato questo versetto di Timoteo contenuto nella Bibbia, lo ritengo un ottimo motto per chi ha la passione della letteratura.
Intendiamoci, le lettere non hanno il compito di proporre programmi politici o ideologici, ma piuttosto l’urgenza di far sentire, toccare con mano, questa necessità intrepida di creare ogni volta, con la scrittura o con la lettura, un nuovo mondo.
Questo è per me il buon combattimento dell’arte: tirare fuori la propria anima per costruire qualcosa di nuovo.

La situazione odierna della letteratura, dopo la rivoluzione informatica, è a un bivio e ai nuovi scrittori s’impongono due vie: o rinunciare per sempre alla grande letteratura d’impianto epico (Proust, Joyce, Musil, Tolstoj) per essere tutti omologati dal “l’effetto minimalismo” e dal taglio web e dal farsi brevi, moscerini, microbi, piccini picciò; oppure avvinghiarsi ostinatamente alla letteratura come Sandokan e Yanez dietro i bastioni di Mompracem, con il risultato di risultare falsi e barocchi e un tantinello patetici come il soldato giapponese rimasto a difendere il suo atollo deserto dopo il 1945.

- Siamo pronti a leggere Joyce fino alla morte, capitan Mosco! -

- Molto bene, salvate il soldato Mosco, allora...-

Dato che chi tiene il piede in due scarpe prima o poi rimane scalzo, con una forte dose di auto ed eteroironia io scelgo la seconda strada, quella del soldato giapponese Sandokan, perché il minimalismo litweb non lo sopporto. Non tanto per la sua furia riduzionista telegrafica ma quanto per il fiacco spirito di omologazione e abdicazione che instilla nei suoi adepti; a livello formale i minimalisti si assomigliano tutti, faccio fatica a capire quali sfumature d’anima abbiano come dote le varie personalità minimaleggianti, mentre se leggo Proust, Joyce, Musil, Tolstoj dopo trecento pagine il problema è bell’e risolto.
Ma quel che è peggio è il clima che quest’omologazione induce: una sorta di anestesia locale diffusa.
Invece i personaggi della tragedia classica o dei romanzi di Dostoevskij, per esempio, non abdicavano e non sonnecchiavano intorpiditi dall’energia solare sulle sedie a sdraio: si trafiggevano sulla loro spada o decapitavano il drago sputafuoco e diseppellivano la pentola piena d’oro che nascondeva sotto il suo culo squamoso (e spiacevolmente olezzante).

- In questa fetida buca (cinquantotto gradi all'ombra!), sullo sperduto atollo di Net-Ed-Itor nelle Molucche, il soldato Mosco continuò impavido a leggere tutto Zola (lo stesso odore dei suoi vestiti) per un ventennio di puzza e passione... Alla fine gli venne assegnata una medaglia all'Onor del Vero-

Questo trafiggere o trafiggersi con una spada ideale, per un vero scrittore, significa davvero subirsi e darsi fino in fondo.
Questo non vuol dire prendersi mortalmente sul serio come Sandokan (si consiglia vivamente l’autosatira, Salgari aveva predisposto Yanez a questo compito), vuol dire tirare fuori la propria anima.
“Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede.
2Timoteo 4,7

 

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ritratto di Rubrus

***

Che la smania del pubblicare e dell'essere letti non soffochi mai la magia del leggere e dello scrivere. Questo il mio auspicio.

ritratto di Mauro Banfi

Sì Roberto,è vero la nettezza etica e vitale del leggere e dello

scrivere come atti in sè, puri, primordiali, basici. Ecco se tutti scrivessero come la prima volta che hanno scritto eviterebbero qualsiasi pericolo di diventare dei cloni e l'anima verrebbe tirata fuori ogni volta.

E' proprio così, semplicemente.

Tirare fuori l'anima è sollevare qualcuno da un profondo stato di disperazione, facendolo sentire amato, capito ed ascoltato, ecco la letteratura a livello basico, essenziale mi dà questo.

Tutto quello che contorna questi due gesti puri mi riporta nella disperazione.

Saluto