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...pensieri notturni e febbricitanti...

ritratto di Verena
Pubblicato da Verena il Ven, 29/01/2010 - 12:10
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Effetti della gastroenterite... 

 

E lo capisci allora che sta finendo. Voglio dire, mica se ne accorgono tutti. Ma tu, tu ci riesci. Altro che luci che si spengono o fuochi d’artificio. Non è buio, quello. E neanche luce. Tu lo sai, tu che sei folle e che balli, continui a ballare perché sai che solo la musica è vita. Sai che no, non puoi fermarti, neanche questa volta, e continui a ballare, a suonare, a scrivere o a sparare cavolate. Magari anche solo a starnutire o contare gli spiccioli della tua paga. Ma continui e no, non puoi fermarti. Non puoi fermarti perché i giorni passano e tu non puoi rimanere indietro. E l’acqua continua a muoversi e il cielo e le stelle si muovono. A te non resta che respirare. Ma senza fermarti. Ed è la musica, il tuo respiro. Insomma, non è che un giorno di punto in  bianco, così, decidi di fermarti. E’ quella la cosa bella: tu non puoi decidere di fermarti. Tutto continua a girare, e se pure te ne vai, ci sarà sempre chi ti pensa, e tu puoi essere il ricordo, sei il ricordo. I ricordi non passano, come le storie. Chissà, magari qualcuno è convinto che se ne accorgerà. Come un fiammifero che muore, la felicità. O semplicemente il fatto che nessuno ti abbia mai detto che i respiri non devono essere contati, eppure tu non li conti, non lo fai. Come i bambini che imparano a parlare: chi l’ha detto, a loro, che devono iniziare a dare fastidio a quella maniera? Perché solo fastidio, è la parola. Non la confini, non la fermi, non la spezzi. Come una nota, come il respiro. Puoi parlare o suonare, o semplicemente vivere. Basterebbe quello. E non c’è frase né melodia più bella, nella notte, del respiro lieve della felicità. Come puoi a imparare a capire che è lei? Non puoi, e nessuno saprà insegnartelo, come nessuno ti ha insegnato il resto. E quelle parole, quei respiri, quelle note, sei tu. Non ti si può fermare. Se pure ti spengono, tu resti. E restano le cantate a squarciagola nella notte, e le veglie febbrili, al lume di candela, con in mano una matita e un fazzoletto, e quel pensiero che ti soffoca, che non viene via, e resta incastrato lì, sulla punta, resta l’affanno dopo che hai corso dietro la felicità. Restano, queste cose,.

Magari non te l’ha ancora detto nessuno. Ma restano.

 

 

 

 

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