Da Platone
DA PLATONE
Sfioravi delicatamente le mie dita
scossa avvertivo dentro.
Le tue ingenuità erano ad arte
il tuo ginocchio tra le gambe mie.
Poi, eri lasciva e mi lasciavi fare
umida la mia mano
pascoli indiani intorno.
Bufalo montava il suo furore
fumo nelle narici,
e graffi e morsi erano senza sangue.
Sudore impregnava la mia fronte,
anche la tua.
Ricordi?
Ma come fai a ricordare?
Non è mai stato!
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Appunto....
dovrei ripetere qui un commento appena fatto ad un altro "poeta".
Siete creatori di sogni. Resta però a voi di viverli.
Io mi ritiro educatamente, non amo spiare gli altri.
Anche dei versi del genere mi turbano. M'intimidiscono.
Ciao.