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In ricordo di Guido Rossa

ritratto di pier luigi baglioni
Pubblicato da pier luigi baglioni il Lun, 08/02/2010 - 20:43
  • Politica
  • Racconto

 

 
In ricordo di Guido Rossa.
 
Questo 24 gennaio 2010 è passato quasi inosservata la ricorrenza dell’assassinio di Guido Rossa da parte delle BR avvenuta nel 1979 (d’altronde l’anno passato fu il trentennale e se ne parlò molto).
Era un mio compagno di lavoro della fabbrica italsider Oscar Sinigallia, nell’officina di manutenzione ove Guido riparava gli strumenti di misura ed io facevo la gestione dei ricambi. Il controllo della fabbrica da parte dei sindacati era rigoroso coi presupposti del  'compromesso storico' che rendeva la direzione molto compiacente. Pareva l’Italia si avviasse ud un regime di repubblica popolare. A contrastarne l’indirizzo sul piano democratico era il PSI di Bettino Craxi e col terrorismo le Brigate Rosse. L’operaio Rossa, fedelissimo di Berlinguer, combatteva sia gli uni che gli altri: dileggiando i socialisti e propugnando la linea dura contro i secondi (che fino a poco tempo prima riteneva fascisti camuffati). Ricordo una civile ma accanita discussione tra me e lui sulla natura delle BR la cui nascita io attribuivo al KGB mentre lui alla CIA. 
Franco Berardi, fu un fiancheggiatore che venne colto a 'seminare' volantini BR in fabbrica e perciò denunciato da Guido Rossa ai carabinieri di Cornigliano. In breve i fatti si svolsero così: Verso la fine del 1978, un mattino, passai dal consiglio di fabbrica per informarmi delle ultime novità sindacali quando sopraggiunse un operaio trafelato che mostrò un volantino dicendo che aveva visto uno che girava la fabbrica in bicicletta seminandoli.
 Il dattiloscritto, intestato con la stella sghemba a cinque punte inserita nel cerchio e la sigla B. R., era una prolissa pappardella di due pagine che incitava gli operai ad “attaccare il disegno controrivoluzionario del capitalismo nazionale nel suo cuore: la fabbrica”. Chiedeva di “sviluppare la lotta armata nel cuore della produzione costruendo a partire dalla fabbrica il partito comunista combattente e gli organismi rivoluzionari di massa”.
Per dargli la caccia si formarono delle piccole squadre che si diressero chi verso i laminatoi, il parco rottami; la cokeria, l’altoforno… finché venne ‘catturato’ e condotto nel CdF. Sotto la camicia, aveva ancora la parte residua dei volantini. Non era affatto spaventato, forse non coglieva perfettamente la situazione, certamente confidava nella ‘solidarietà di classe’ il ferreo mito in cui credeva.
Invece, interpretando pedissequamente le direttive della ‘fermezza’ dettate dal partito, i delegati comunisti, Rossa in testa, chiesero di denunciarlo. Nel consiglio di fabbrica non fu possibile giungere a codesta posizione ‘unitaria’. Noi socialisti della Fiom, insieme ai rappresentanti della Cisl e UILm volevamo spegnere l’episodio con una intimazione e avvertimento. Alla fine non si arrivò a nessuna decisione e tutti lasciammo che le cose seguissero il loro corso tenendo fuori il CdL. Così i delegati comunisti ingruppo andarono –da soli- a fare la denuncia contro Franco Berardi dal Comandante della Vigilanza interna.
Questi fece il Ponzio Pilato e li indirizzò al comando dei carabinieri. L’ufficiale, finita la battitura del verbale, chiese ai presenti di firmare il documento. Gli operai, credendo bastasse la formalità dell’esposto, sorpresi e spaventati, rifiutarono di sottoscriverlo chiedendo a Rossa di soprassedere alla denuncia. Comportamento che a Guido parve vile e impulsivamente e avventatamente appose da solo la firma in calce. Quale unico nome Egli se ne rese conto nelle settimane successive. Ma non lo ammise mai. Ebbi una concitata discussione alla mensa aziendale: “… mi stupisco ti comporti come nulla fosse, tu continui questa assurda normalità quando sei un obiettivo. La logica terrorista –come quella mafiosa- non può tollerare coloro che reputa ‘delatori’. Deve punirli per impedire si diffondano. Possibile che il tuo partito non lo avverta? ” Rossa prese male le mie parole. Le colse quasi mi facessi portavoce dei suoi nemici. Certo il disaccordo al suo operato lo conosceva, ma era verso la sua tutela non di certo quale avviso di morte.
Passarono mesi terribili per ambedue. Vivevamo assai male in fabbrica. Non sostenedo la linea della fermezza (succederà anche col caso Moro) ero divenuto reietto. Il linciaggio orale a cui venni sottoposto mi costrinse a non frequentare più neppure il CdF. Avrei dovuto omologarmi all’ipocrisia generale encomiando il suo gesto ‘esemplare’ punto e basta.  A deprimere Rossa erano minacce ed epiteti d’infame che riceveva nella cassetta delle lettere.
Poi il mattino della grigia alba dell’24 gennaio 1979 l’imboscata. Guido uscì da casa per recarsi sul lavoro. Aprì la portiera della vettura, sedette al volante. Il ‘commando’ BR apparve bruscamente ai vetri. Probabilmente prima degli spari volarono reciproche offese. Finchè Dura, psicopatico in seguito ad incidente automobilistico, lo fulminò.
Nei giorni successivi i delegati che si erano recati al Comando dei Carabinieri senza firmare l’atto sparirono dalla circolazione. Chi raggiunse parenti lontani, uno andò a lavorare in una cooperativa emiliana; uno fu ospitato in casa sei mesi dal segretario aggiunto del CGIL Ottaviano del Turco.
 
 Pier Luigi Baglioni                            
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E Berardi?

Pubblicato da Barabba il Lun, 08/02/2010 - 21:31.

Che fine ha fatto Berardi?

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ritratto di pier luigi baglioni

Franco Berardi

Pubblicato da pier luigi baglioni il Mar, 09/02/2010 - 11:32.

 Arrestato e condannato si è impiccato in carcere. Ti aggiungo qualche altro elemento sul suo conto:

 Franco Berardi, colui che venne colto a 'seminare' volantini della BR in fabbrica a Cornigliano era un iscritto al PCi come Rossa ma dell'ala 'movimentista' contraria al 'compromesso storico'. In un volantino ciclostilato diffuso nel frangente la sezione di fabbrica del PCI lo descrive così: <<Un personaggio scialbo, un uomo dalle mille bandiere. Nel '68 lo chiamavano 'l'americano'. In quell'anno l'azienda l'aveva mandato negli USA a seguire un corso di addestramento per la linea di zincatura di cui era capoturno: era tornato entusiasta, americanizzato fino ai limiti della caricatura, come il personaggio del film di Alberto Sordi. Una specie di marine della produzione. Dopo il '69 era passato all'estremismo, percorrendo ad uno ad uno tutti i gruppi della sinistra extraparlamentare: lotta continua, le varie sette 'm- l' , infine i luddisti, una formazione che godeva di qualche seguito all'Università di via Balbi. "Quando militava in codesto gruppo -raccontano all'italsider- veniva a piedi da Prà a Cornigliano per dimostrare che era contro la società dei consumi". Poi si ammala. Si fa trasferire come impiegato all'ufficio impianti. Dice di soffrire di claustrofobia e con questo pretesto si fa dare un incarico che gli consente di girare liberamente la fabbrica >>. Non vado avanti. La descrizione dell'uomo è falsa, nel tipico modo stalinista per screditare l'avversario politico facendo l'agiografia dell'uno e usando il dileggio verso l'altro. In fondo sono due vittime, comunisti affratellati in una medesima aberrante situazione italiana. Per esempio ventilare una falsa sintonia con l'azienda quando invece proprio in quegli anni di consociazione DC-PCI in fabbrica venne riaggiustata la carriera aziendale dei dirigenti comunisti della Sezione di fabbrica e del sindacato (con gli interessi passando molti da bassi livelli ad alti a prescindere dalle loro funzioni operative). 

Come socialista liberale avevo + simpatia umana verso Franco, estroverso ribelle anticonformista nel partito; che per il freddo Guido sempre fedele 'alla linea'. Nell’autunno caldo del ‘69 col primo affittammo le pecore da un pastore sardo sulle alture genovesi di Crevari. Portammo il gregge a pascolare nelle aiole davanti alla direzione generale dell’italsider quale metafora dedicata agli impiegati che non partecipavano agli scioperi.
Pur senza coincidenze di pensiero (io sostenevo Craxi, entrami loro lo detestavano) la sincerità ideologica di Franco che considerava il PCI in marcia verso l'integrazione nel ‘sistema capitalistico’, mi piaceva più della fredda doppiezza politica di Guido che rifiutava il ‘revisionismo’ che voleva dire tradimento del marxismo-leninismo.
Parlando Berardi giustificava le BR che seminavano sangue nel paese con le esigenze di una rivoluzione; era pur vero che erano molti operai a ragionare così senza essere per questo 'fiancheggiatori'. Invece Rossa, ligio alla linea, descriveva le BR (non so quanto credendoci intimamente) neppure 'compagni che sbagliano' ma fascisti camuffati. In quei giorni era apparso lo slogan sui muri dell’Ansaldo (in via Pacinotti) scritto a caratteri cubitali con la calce: ‘Brigate Rosse eguale Brigate Nere’.
 Codesta linea per anni tarpò le ali a serie indagini che la Digos poteva compiere.
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pier luigi baglioni, blogger in genova.
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E Baglioni?

Pubblicato da Barabba il Mar, 09/02/2010 - 13:47.

Sapevo che Berardi era morto suicida in carcere e Ti ringrazio per avere aggiunto altri particolari alla sua vicenda.

Volevo chiederTi ,ti definisci socialista liberale,ma con il senno del poi , trascorsi quasi trent'anni dalla fine della lotta armata, pensi che le BR avessero qualche ragione? Pensi che in italia, anche in prospettiva, vi fosse la necessità di una rivoluzione armata? Io da berlusconiano pentito che ha ricominciato a riflettere sulle cose del mondo iniziando non più giovane a leggere Marx ,penso che forse,in fondo in fondo, qualunque rivoluzione sia meglio di un lento,inesorabile, inarrestabile declino .

A presto e grazie

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ritratto di pier luigi baglioni

Baglioni compie il percorso inverso.

Pubblicato da pier luigi baglioni il Mar, 09/02/2010 - 18:33.

Io vengo da una famiglia di 'rivoluzionari professionali' (mio padre andò a combattere in Spagna con le Brigate internazionali e mio zio fu un alto dirigente del PCI toscano che venne emarginato perché filo cinese).  Ho subito la formazione familiare del marxismo leninismo educato alla rivoluzione come palingenesi della società.

Le elaborazioni critiche dopo il 1956 (rivolta di Budapest) mi portarono al conflitto dialettico con la famiglia 'rivoluzionaria' che esaltava lo schiacciamento di quella rivoluzione coi carri armati sovietici. Mi allontanai dal PCI per il PSI, trovando però un partito di imbecilli dalle idee giuste ma i comportamenti sbagliati. Però una cosa mi ha giovato: la cultura del socialismo democratico che purtroppo in Italia non ha mai attecchito.

Ho capito che la storia non fa salti, che il progresso vuole i suoi tempi (il declino è una panzana degli anti berlusconiani). Forzare la mano alla storia con le rivoluzioni non ha mai portato da nessuna parte. Anzi sono  sfociate sempre in dittature peggiori dei regimi sconfitti. Senza il consenso dei cittadini non si costruiscono società durature, ma si creano stati di polizia quando poi l'uomo non corrisponde ai voleri dei capi che dettano legge.

Riguardo le BR. Credo avessero forti ragioni per contrapporsi alla dittatura dei partiti contrabbandata x democrazia. Ma si doveva contestare la loro degenerazione non assassinare poliziotti e secondini, giornalisti e magistrati, atti criminali sotto tutti i punti di vista. 

La cultura comunista ha preferito sempre esaltare la lotta di piazza alla sacralità del voto. Risultato che tra i grandi paesi industriali gli operai ed il lavoro dipendente italiano non ha mai contato nulla. Hanno pagato così un caro prezzo alla fedeltà bovina verso il partito avendo uno stato imbelle, servizi inefficienti, bassi salari, e corruzione politica.  Ineffabile risultato per il paese col più forte e roccioso partito comunista dell'occidente. 

 

pier luigi baglioni, blogger in genova.
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Sì, è una sorta di

Pubblicato da Barabba il Mar, 09/02/2010 - 20:54.

Sì, è una sorta di contrappasso .Il più grande partito comunista d'occidente ha generato in italia un mercato del lavoro asimmetrico che nei fatti si avvicina  più a quello dell'Inghilterra vittoriana che  a quello di un moderno stato di diritto. Non so da voi ,ma qui il lavoro privato è ormai al 60 70 per cento lavoro nero. E anche nel pubblico tra contratti precari ed esternalizzazioni varie... O forse non si tratta di contrappasso ma di una sorta di evoluzione simile a quella vista nella Russia postsovietica. Da paladini del comunismo a talebani del liberismo. Da Siciliano ho il peccato del fatalismo e non considero il progresso inevitabile,anzi. Alle volte si torna indietro anche se si va avanti . Hai ragione  quando parli di declino come di un arnese anti berlusconiano. Ma dietro questo vecchio arnese  si nasconde non tanto il destino di un'italia ogni giorno più piccola, quanto la parabola di un occidente incapace di guardare avanti e di nutrire speranza nel futuro. Sulle rivoluzioni mi trovi perplesso. Alle volte causano disastri ,ma guardate a distanza,diluite nel tempo, ciò che lasciano può anche essere luminoso.Penso alla rivoluzione francese che significa il terrore ma penso a una rivoluzione francese che porta alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. E quando poi la rivoluzione diventa guerra di liberazione? Liberazione non solo da un'invasore, ma anche da un'oppressione interna. I paesi dell'est europeo non si sono liberati dal comunismo mediante una rivoluzione ?

Grazie, a presto

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ritratto di pier luigi baglioni

L'illuminismo è cosa, la rivoluzione è altra.

Pubblicato da pier luigi baglioni il Mer, 10/02/2010 - 12:25.

Intanto non confondiamo le guerre di liberazione con le rivoluzioni. In quelle sono dei cittadini schiacciati da uno stato straniero che si ribellano per conquistare l'indipendenza. Nell'altro caso sono cittadini che prendono le armi contro il  governo nazionale che non condividono. Le guerre nazionali di liberazione nella storia sono infinite (pensa solo al colonialismo). le rivoluzioni vere sono piuttosto pochine, e importanti solo due la francese e la russa. Ambedue partono da postulati ideologici volendo realizzarli nella società. Falliscono per le ragioni che ti dicevo: gli ideali non si impongono con la forza. 

per il resto sono d'accordo con te. 

pier luigi baglioni, blogger in genova.
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Gli ideali e il bisogno

Pubblicato da Barabba il Mer, 10/02/2010 - 13:55.

Diversamente da me hai un’opinione alta della rivoluzione. Per come la intendo io è soltanto l’azione di un movimento organizzato e  violento diretto alla instaurazione di un nuovo ordine politico  o sociale. Per cui alla fine basta poco per fare la rivoluzione. Che poi quelle veramente importanti siano state solo due può trovarmi d’accordo, ma ricordati che noi occidentali abbiamo la vista corta e spesso non rendiamo il giusto merito a ciò che accade fuori da quella piccola penisola asiatica che è la nostra Europa e tutto riduciamo ad essa sola .E poi non siamo neanche più tanto bravi a interpretare o soltanto a guardare la nostra storia. Quanto agli ideali che non s’impongono con la forza. Beh sarebbe bello, ma anche le religioni sono state imposte con la forza,figuriamoci gli ideali. E guarda che la forza non sempre è quella fisica,anzi. Per esempio : questa classe politica ignorante e arrogante che ci opprime da decenni in virtù di quale adesione ideale governa il suo popolo ? Qui in Sicilia la tirannia politica gestisce e controlla la quasi totalità dei posti di lavoro,non solo nel settore pubblico ,ma anche ,per vie traverse, in quello privato ( con le dovute eccezioni) ,per non considerare favori e prebende elargiti a più non posso. E più il lavoro è precario più la tirannia politica è soddisfatta, perché tu,suddito, busserai sempre alla sua porta avida spinto dal bisogno del rinnovo del contratto. E il bisogno, giorno dopo giorno, trasforma le menti, le rende duttili, reattive agli stimoli. Gli ideali diventano quelli del tuo signore. Non rifiuterai un’iscrizione al partito,la partecipazione ad una manifestazione, le grida di evviva quando arriva il politico romano di turno . Ben inteso, sei libero di rifiutare,ma se vuoi lavorare ti consiglio di migrare.

A presto

 

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ritratto di pier luigi baglioni

bisogno e soggezione.

Pubblicato da pier luigi baglioni il Gio, 11/02/2010 - 11:40.

Tu esponi civilmente le tue opinioni che sono il derivato delle tue riflessioni ed esperienze di vita. E' naturale che -siccome ogni uomo 'è solo sul cuore della terra' , come ha scritto Quasimodo - tra noi due emergano differenza sostanziali.  A me piace conoscere le tue come spero a te le mie, senza voler convincere come fanno tanti pappagalloidi illusi, che propongono frasi fatte come fossero quintessenza della loro speculazione intellettuale.

Io cerco di capirle quali sono queste differenze ma talvolta mi sento spiazzato: Pensavo che tu esaltassi le 'rivoluzioni' e invece mi accorgo di no. Anzi dai una perfetta definizione delle stesse:  l’azione di un movimento organizzato e  violento diretto alla instaurazione di un nuovo ordine politico  o sociale. Obietto solo che tali azioni restano a livello terroristico (come le BR) se non decollano ad insorgenza nazionale di massa (come in Francia e Russia appunto). Azioni violente seminando sangue per vincere, ma anche di non collaborazione come nell'India di Gandhi. 

Dissento poi nettamente sul fatto che le religioni siano state -e siano ancora- imposte con la forza. Qui Carlo Marx e Federico Engels, ricostruendo le origini dello stato, della religione e della famiglia sulla falsa riga dell'evoluzionismo darwiniano, dettano congetture fondamentali (e dico congetture poiché le scienze sociali non sono come la fisica o la matematica).  E' la paura ancestrale dell'uomo verso le leggi ostili della natura che fa chiedere aiuto a ignote entità superiori partorendo sciamani, stregoni o sacerdoti. Che vengono accettati non imposti.  Altrettanto avviene per l'organizzazione statuale che da ordine ad  una società civile. La nascita dei capi, e formazione dei governi (nella fase più evoluta della democrazia) è una esigenza naturale senza la quale l'uomo non si distinguerebbe dagli animali. Se il popolo, che elegge i suoi rappresentanti in parlamento, e dirigenti dell'esecutivo; LI ELEGGE CATTIVI E' SUA COLPA NON DELLA DEMOCRAZIA (a parte il fatto che il giudizio su chi è buono e chi cattivo è soggettivo, opinabile. Appartiene alla sfera etica non politica). 

Poi tu introduci la situazione della tua Sicilia.  Essa -però- è come la descrivi non per caso, ma per il naturale evolversi dell'isola già terra di passaggio e conquista. Una storia che ha educato il popolo a vedere stato e istituzioni della entità nemiche da cui difendersi. Il che ha impedito nel tempo il passaggio del popolo da plebe succube del potente, a cittadini sovrani di se stessi.  L'unità italiana poteva essere codesta palingenesi se non fosse avvenuta come conquista del nord verso il sud coi parametri della colonizzazione. Negli Stati Uniti è avvenuto qualcosa di simile ma con risultati contrapposti per il fatto che il sistema federale ha responsabilizzato l'autogoverno.  Cosa mai conquistata in Sicilia, come in tutto il mezzogiorno. E' poi mancata la formazione di una classe dirigente formata di politici e imprenditori efficienti e corretti. Imputo la responsabilità di questo al popolo ma soprattutto alla borghesia, intellettuali compresi. Tutti insieme hanno preferito succhiare il comodo orticello del denaro pubblico  piuttosto che creare ricchezza in loco. Caso tipico la vicenda Fiat di Termini Imerese creata coi soldi dello stato durante gli anni dell'assistenzialismo al meridione. Una logomachia antieconomica che Marchionne ha ragione di chiudere non reggendo il mercato.  Il torto vero gli è che in tutta la Sicilia non ci sia un imprenditore che rilevi quegli impianti e capannoni, per creare una iniziativa manageriale. Magari cambiando settore produttivo, esempio una industria di trasformazione alimentare.  Possibile che i prodotti dell'agricoltura sicula per fare conserve, marmellate, alimenti agricoli liofilizzati surgelati o in scatola debbano prendere la strada del nord per essere lavorati?        

 

   

   

pier luigi baglioni, blogger in genova.
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Al di là dello specchio

Pubblicato da Barabba il Gio, 11/02/2010 - 16:35.

Diciamo che mi fa piacere scambiare queste quattro righe con Te. Non sono un gran fan delle rivoluzioni, sono Siciliano, ma penso che siano fisiologiche in momenti di stallo, nei momenti in cui non esiste altra via d’uscita se non quella della forza. La storia Siciliana è colma di episodi di questo genere,dalle rivolte sicule e sicane contro le varie tirannie greco siceliote alle rivolte  servili in epoca romana (pochi sanno che la prima non fu quella di Spartaco nel continente ma quella di Euno ad Enna-se puoi guarda la sua storia perché qui è storia recente-) a quella contro Verre ,passando per i Vespri, per D’Alessi, per le continue sollevazioni di cui è colma la prima metà dell’ottocento fino alla rivolta di Palermo del 1866 ,ai Fasci Siciliani ,atterrando sugli smottamenti separatisti del 1943-46 . La Sicilia fa così quando sta male,tenta di scrollarsi di dosso la malattia,con colpi secchi e sebbene europei,noi la storia europea e anche quella italiana, l’abbiamo sempre vista da lontano, da spettatori più che da attori.

In Sicilia manca una classe imprenditoriale? E’ vero ma non del tutto. Mi citavi la trasformazione dei prodotti agricoli. Ho avuto modo,per lavoro, di frequentare alcune aziende di questo settore (che qui esistono e alcune di esse sono anche di grandi dimensioni). Ti sorprenderà ,ma in italia non vendono assolutamente nulla,neanche in Europa se non in Russia. Sono attive soprattutto in Medio ed Estremo Oriente,nonché in Sicilia. Invece le aziende che vendono in italia,ti risparmio i nomi, succhi d’arancia siciliana producono in parte qui  e soprattutto al nord.

Per non parlare di quelle ,poche,aziende metal meccaniche, che hanno i loro mercati in Africa e India,ma neanche per errore in Europa. Siamo,insomma, ai margini. Noi non vendiamo all’Europa e neanche all’italia.Le nostre arance belle grosse e succose probabilmente voi neanche le vedete. In compenso le vedono in Oman. Buffo,vero, vendiamo arance a chi le arance le ha portate in Sicilia per la prima volta. Lo stretto sembra sempre troppo largo per noi.

Devo confessarti che io sono sempre stato un darwinista. L’evoluzione della specie mi ha sempre affascinato e ho passato ore ed ore leggendo e rileggendo i saggi di K. Lorenz .Da lui ho metabolizzato il fatto che ,se pur intelligenti, sempre animali siamo e bisogna rassegnarsi alla realtà. Scimmie intelligenti,ma sempre scimmie .E a dire il vero a volte vedo maggiori segni di intelletto  nei miei cani che non in molte persone che conosco. Pensa ,sono riuscito persino  a far convivere cani e gatti; in mia presenza stanno buoni buoni,ma appena mi allontano a sufficienza s’azzuffano come uomini. Ad ogni modo, Darwin. Sai tutta la storia della sopravvivenza del migliore, della femmina che si accoppia soltanto col maschio dominante, della difesa del territorio ecc. ,tesi che poi ,tradotte in termini umani, nel secolo scorso hanno portato inevitabilmente a genocidi e stermini di massa?Beh,devo ammettere che anche oggi l’adesione,sui generis, al darwinismo porta invariabilmente allo sfruttamento del più debole da parte del più forte ,legittimato a ciò dall’evoluzione e dall’intera storia umana. Non è il marxismo che vede appunto l’esperienza umana su questa terra come una gigantesca macchina di sfruttamento ? E il capitalismo,anche quello moderno, cos’è se non sfruttamento,il ricco che fa lavorare il povero?Da berlusconiano a marxista.

Dimenticavo Darwin che nulla sapeva di tutto questo e nel cui nome tutto è permesso. Poi,leggendo leggendo e soprattutto guardando cani  gatti  e pecore m’è arrivata inaspettata l’illuminazione. E se Darwin non fosse stato mai d’accordo con il darwinismo ? Ti spiego, se questa eterna vittoria del più forte, del più adatto ecc.  fosse cosa vera ,è evidente, ma che al di là di essa ci sia qualcosa di più profondo o,meglio, diverso? Se non esista,al di là dello specchio, realmente un mondo migliore?

Ti lascio con l’interrogativo

A presto

 

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ritratto di pier luigi baglioni

Al di là dello specchio c'è

Pubblicato da pier luigi baglioni il Sab, 13/02/2010 - 18:29.

Al di là dello specchio c'è il surrealismo che come arte è anche piacevole (Dalì in pittura e Magritte li adoro) ma nella politica non porta da nessuna parte. Ma lasciamo perdere i voli pindarici della filosofia, veniamo alle arance siciliane. Io compero i tarocchi da un negoziante pakistano rifornito dalla ditta Rosaria La Manna, di Scordia, Adrano che penso sia in Sicilia. Sono tanto gustose, grosse e belle e senza acini che paiono manipolate geneticamente (il che -se fosse- mi importerebbe poco o nulla). 

Conosco la Sicilia per merito di Sciascia, Pirandello, Verga, Tommasi di Lampedusa... ma soprattutto per averci fatto diverse vacanze dagli anni '50 in poi. Nel 1952 passai un mese nell'Ostello della Gioventù 'Naxos' a Taormina Giardini. Donne giovani, lì e dintorni, non se ne vedevano; solo anziane e nessuno parlava l'italiano. Facevano il bucato nei torrenti, stendendo poi sull'erba o sulla spiaggia. Vestite e velate di nero,  mi pareva vivere in un paese arabo. L'ultima vacanza l'ho fatta -sempre di un mese- a Noto, due anni fa. Ho constatato che tutto è cambiato, I costumi giovanili non si differenziano più. Si parla un corretto italiano e non c'è più lo spirito separatista che riscontrai allora.Solo i servizi, treni autobus e strade (naturalmente non parlo di Catania e Palermo), che lasciano a desiderare. Visitando in treno la costa, e in bus l'interno; ho notato grandi estensioni di campi e coltivazioni senza alcuna successione di cascine e case di agricoltori, di capannoni industriali per la mirisde delle piccole aziende nate negli ultimi 15 anni; come fan al nord. Pare che i contadini vivano solo nei grandi paesi per andare al lavoro accollandosi tragitti lunghi come fanno, ma all'inverso, i lavoratori pendolari delle fabbriche e uffici del nord. Questi per risparmiare sugli affitti, in Sicilia forse per sicurezza. 

Aldo Cazzullo, nel suo libro 'L'Italia de noantri' tratta molto questo argomento concludendo che finalmente si è realizzata l'unità sulla meridionalizzazione di tutto il nostro paese. La Torino di oggi assomiglia di più a Palermo che non a se stessa degli anni '50, scrive. D'altronde la prima emigrazione interna a mischiato molto le carte. Poi la TV e i mass media hanno fatto il resto.  

http://baglioni.leonardo.it/foto/urbanistica_e_citt_del_mediterraneo/la_strada_dellinfiorata_a_noto_siciliajpg.html

A Noto ci vivrei molto volentieri. Cittadina tranquilla, ordinata, e come si dice 'a misura d'uomo'.  Se poi costruiranno il Ponte sullo Stretto l'omologazione sarà completa.  Resterà sempre il problema della mafia e la formazione di una classe di imprenditori ad essa svincolati che produca ricchezza invece di consumarla.   Informa sempre Cazzullo che la Regione Sicilia ha 25.000 dipendenti contro i 4000 della Lombardia (con stipendi tripli). Non è così che si risolve il problema di dare lavoro ai cittadini, mi pare.

pier luigi baglioni, blogger in genova.
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  • @stano
    57 min 51 sec fa
  • sposi
    58 min 25 sec fa
  • Sembra Proprio Torino
    1 ora 1 min fa
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clay57085: ho il diabete per il troppo amare
clay57085: se ti bei della tua sapienza massima prima o poi ti affogherai in essa con somma stupidità
Nic_Fumo: Quello è il bacio. [apprezzato questo tuo proverbio.]
Bucchi: L'amore é un apostrofo rosa tra le parole "nell ' ano"
Nic_Fumo: Eh. L'amore non ha età.
perladacqua: GIUSTO...ANCHE QUESTO FA PARTE DELL' AMORE!
Nic_Fumo: L'amore non è bello se non è litigarello.
perladacqua:

BELLLO SAPERE CHE L'AMORE VERO ESISTE, PECCATO PER CHI NON CE L'HA! HA PERDUTO UNO SPAZIO SMIELATO PER  LA VITA!

Stano: Scusa Clay... ma salire tu no eh? ;7P
Nic_Fumo: Una formalità, non ricordo più bene.
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