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Casa di accoglienza "Nonfateimonelli"

ritratto di voceperduta
Pubblicato da voceperduta il Mar, 09/02/2010 - 14:42
  • Altro
  • Racconto

 

<<Desi, è ora di mostrarmi i tuoi collant>>

<<Ma devo ancora finire il foglio colle divisioni…>>

<<Lo finirai dopo>>

<<Dopo quando? Mamma scende tra poco>>

<<Matri mia, nun ti pozzu sentiri chiù!...Vieni, su…>>

Bambina smemorata. Però scavallava almeno come una quattordicenne. Aveva il suo banchetto personale proprio lì, sotto la finestra ad arco cesellato. Mia sorella, un robusto tutor da seicentomila lire al mese, farneticava oltremodo sulle regole della grammatica, che sembrava un’amazzone appesantita dalla coltura di fichi secchi.

<<Vasco, desinenza del maschile singolare?>>

(la O Vasco, non sbagliare stavolta…)

<<Allora? Stiamo aspettando tutti te…>>

(dai, Vaschetta, cosi ce ne andiamo tutti..O è la desinenza di –libro)

<<Posso avere un aiutino?>>

<<E che siamo da Mike Bongiorno??!!!>>

(sei proprio un cazzacavallo...l’hai fatta sbottare, ecco)

 

Mentre attendevo il completamento di quelle farsesche lezioni, (vi erano delle regole a cui anche io ero sottoposto, prima fra tutte, quella di non rompere i coglioni mentre la classe era riunita, nonché quella di non fare troppo rumore nella tiratura dello sciacquone), titillavo una di quelle bamboline mezzo lattice, mezza ceramica, che facevano da contorno ai divani della sala da pranzo in stile campo nomadi nuorese.

Una di queste assomigliava vagamente a Candy-Candy, eroina quotata a quei tempi, che, devo pur ammetterlo, in me provocava un tale effetto concimatorio, che la mia digestione doveva assolutamente alleggerire in qualche modo.

Per cui, allagate le piantine della veranda con il muso lungo di una pisciata ben rasoiata,

capitava che il nostro maggiordomo ( si, lo so, suona tanto da famigliola aristocratica con buoni sconto sulle spese) s’indispettisse nel vedermi tornare con quella bambolina attaccata alla mano, tanto da sottopormi a un patriarcale interrogatorio dalle durate vertiginose.

<<Cosa hai fatto? Guarda che è sbagliato alla tua età…non cambiare argomento con me, non sono tuo padre..che fai tu? Ho lavorato presso la nipote della baronessa di Carini, ci vuole ben altro per spaventarmi; fila in camera,altrimenti racconterò tutto a tua sorella e se mi gira, lo saprà anche l’edicolante a cui freghi le figurine…>>

I molteplici sollazzi con Desi toccavano dei punti palesemente enigmatici;

<<tu sai come si fa?>> le chiesi una volta io, ben conscio dei limiti entro cui si collocava la natura di quei palpeggiamenti.

 <<Come si fa cosa?>> mi rispose Desi insalivandomi parte dell’ombelico.

<<Quella cosa lì…che fanno i tuoi, i miei genitori…>>

<<Dici la pasta fatta in casa? E’ facile, prendi un pugno di farina tipo zero, e….>>

<<Ma no, io intendo…(rullo di tamburi che si sgretola in un infuso di valeriana) vabbene ok , facciamo ‘sta pasta>>

 

Ogni pomeriggio, fino al termine dell’anno scolastico, io, Desi, Piergiulio e Fulvio detto “la voce del malaugurio”, ci riunivamo nei pressi della credenza della cucina, e da lì congetturavamo circa la necessità o meno, di aggiungere due tipi diversi di uova all’impasto.

<<Le uova bianche hanno fatto venire la sciolta al mio fratellino>>

<<E io ti dico che quelle troppo rosa sono cancerogene..>>

<<Fulvio, tu sai almeno cosa vuol dire cancerogeno?>>

<<Io no, ma il dizionario della Zanichelli si…lo vado a prendere>>

<<No, dai, sennò mio fratello poi dice che utilizzo le enciclopedie per scopi culturali, anziché lasciarli come ammennicoli d’ornamento; vanno bene quelle bianche>>

 

La famiglia di Desi aveva prosciugato un intero conto alla Bds, per l’acquisto di una nonna meccanica semovente, che avrebbe dovuto rimpiazzare la defunta signora Casimira Dolci Pipitone, scomparsa tragicamente a causa di una infezione anale da rotoli di carta  mal coperti.

<<Silvio, non ti sembra che questo robot sia un po’ troppo musone?>>

<<Innanzitutto, e ne abbiamo già discusso, non chiamarLa robot altrimenti poi non si sente più di casa…>>

<<D’accordo, come dovrei chiamarla secondo te?>>

<<Ecco, potresti fare lo sforzo di chiamarla “mamma” a esempio,…>>

<<Non ci penso proprio, bello mio>>

<<Nonna, mi passeresti un altro quarto di torta?>>

<<Hai visto Desi? Com’è che a lei viene naturale chiamarla nonna?>>

V-U-O-I-A-N-C-H-E-T-U-U-N-A-F-E-T-T-A-D-I-T-O-R-T-A-F-I-G-L-I-O-L-O

<<Si, mamma….grazie>>

D-I-N-I-E-N-T-E-E-T-U-P-A-R-A-G-N-O-S-T-A-B-I-S-B-E-T-I-C-A-D-I-U-N-A-P-U-T-T-A-N-A

<<Papi, parla proprio come la nonna in carne e ossa!!!>>

 

 

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ritratto di nictrecinque42

Casa accogliente

Pubblicato da nictrecinque42 il Mar, 09/02/2010 - 16:34.

Davvero simpatici i tuoi quadretti di vita famigliare!

Irresistibili i dialoghi e i sottintesi fra fratelli-coltelli.

In quella casa di accoglienza di certo non era noioso viverci.

Nicola

Sono qui per imparare e non per litigare.
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Divertente e mai banale.

Pubblicato da vita il Mar, 09/02/2010 - 20:52.

Divertente e mai banale. Bravo.

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