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Gnù economy 1 - La Cina ed il debito pubblico occidentale

ritratto di il critico
Pubblicato da il critico il Mar, 09/02/2010 - 16:44
  • Articolo
  • Economia

 

E' notizia diffusa che una grossa parte del debito pubblico statunitense è stato "acquistato" dalla Cina. E' notizia meno nota che la Cina ha acquistato ed inizia ad acquistare anche buona parte del debito pubblico di molti paesi europei. Perché? Due sono i motivi:

- il primo è che ci guadagna in interessi, certo gli interessi sono piuttosto bassi ma comunque su volumi molto grandi sono cifre di tutto rispetto e sono ricchezza pura sottratta alle rispettive nazioni. In parole semplici ad esempio l'Italia paga ogni anno circa 80 miliardi di euro di interessi sul debito che ha, da dove arrivano questi 80 miliardi euro? Dalle tasse prelevate ai cittadini e se queste non bastano da altro debito che genera altri interessi e così via. Quindi la Cina ogni anno riscuote una "quota" delle tasse che i cittadini statunitensi ed europei pagano.

- il secondo è che chi detiene una fetta consistente del debito di un paese ha potere di interferire sulla sua sovranità interna, più debito detiene più potere d'influenza ha. Ad esempio abbiamo assistito al ritornello che in tempo di crisi "è assolutamente da evitare la chiusura del commercio e l'imposizione di dazi". Falso. In una crisi come questa se non si chiudono le frontiere commerciali, se non si impongono dazi le aziende non possono reggere la concorrenza di prodotti che hanno le stesse caratteristiche ma che vengono prodotti ad 1/5 o ad 1/3 del costo di produzione "occidentale", di conseguenza le aziende chiudono nei paesi dove il lavoro e la produzione costa e riaprono nei paesi dove il lavoro  e la produzione costano meno, ad esempio chiudono in Italia, chiudono negli Stati Uniti ed aprono in Cina, o in uno dei tanti paesi dove per produrre la stessa cosa si spende un terzo. Il famoso ritornello di non imporre dazi e di non imporre chiusure è di derivazione cinese. La Cina ha imposto ai paesi occidentali di lasciare aperte le loro frontiere commerciali forte del potere ricattatorio che ha: "o fate così o non acquistiamo più il vostro debito" che equivale a mandare tutti a gambe all'aria. Morale della favola la Cina drena ricchezza dai paesi occidentali sottoforma di interessi-tasse dei cittadini e drena aziende e produzione. Qui si chiude, li si apre.

In questo duemiladieci non ci sarà nessuna ripresa, certo magari ministri tv e giornali reciteranno la solita cantilena, la realtà sarà però ben diversa, negli Stati Uniti ed in Europa (tranne nei paesi non euro dove la produzione costa meno favorita dai cambi monetari favorevoli) assisteremo ad una "delocalizzazione di massa" di molti settori produttivi,  molto maggiore rispetto a quella cui abbiamo assistito sino ad ora  perché oggi anche produzioni ad alto contenuto tecnologico possono essere trasferite nei paesi emergenti che negli ultmini anni hanno creato personale qualificato puntando su scuole ed università all'avanguardia.  La disoccupazione è destinata a salire, non verranno creati nuovi posti di lavoro, in generale paesi come Stati Uniti ed i paesi "ricchi" dell'Europa occidentale non torneranno mai ai livelli di richezza pre-crisi. La ricchezza ha iniziato a defluire da questi paesi già da oltre dieci anni, è stata tamponata con la finanza fatta di carte e di debiti che prima o poi era destinata a crollare.

Chi ha colpa in tutto questo? La Cina non ha colpa, fa solo il suo mestiere meglio degli altri. La classe dirigente dei paesi occidentali ha la colpa. Il capitalismo ha le sue regole, noi le conoscevamo, perché allora nulla è stato fatto per prevenire questo stato di cose? Perchè la classe dirigente dei paesi occidentali si è andata via via cialtronizzando, a partire dagli anni ottanta siamo stati governati da rapaci e incoscienti, è un problema del sistema capitalista, con il passare del tempo si avvita su se stesso se nessuno mette dei limiti severi, è già accaduto varie volte nel corso della storia. Dagli anni ottanta in poi abbiamo assistito ad una "deregulation" o "liberalizzazione" sempre più spinta. Deregulation, liberalizzazione sono termini che si sono sentiti  ripetere spesso, molto meno da un paio d'anni a questa parte. Significano ad esempio che se prima una banca non poteva investire i soldi dei clienti in operazioni speculative senza dare garanzie dopo, grazie alla liberalizzazione, poteva investire quei soldi in qualsiasi cosa. Se prima un operatore finanziario poteva creare un "prodotto" ossia un pezzo di carta solo se vi era la copertura monetaria, dopo grazie alla deregulation, si sono potuti creare pezzi di carta del valore di milioni di dollari senza che questi milioni di dollari fossero mai esistiti. Una classe dirigente composta da rapaci, cialtroni ed ignoranti ha portato l'occidente a questo punto.

Colpevole nella stessa misura il cittadino medio occidentale, accomunato dai non valori assorbiti dall'idiota american way of life, ossia dall'idiota stile di vita americano, fatto di film in cui ci sono i vincenti, quelli che ostentano i soldi, e i perdenti o gli sfigati ossia quelli che non sono così fissati con il dover dimostrare di essere superiori agli altri o di avere quello che gli altri non hanno, fatto di banali drogati elevati al rango di idoli e pastori delle masse, mi riferisco alle rock star e ai divi di holliwood la cui massima espressione culturale si ritrova in frasi del tipo "sii sempre te stesso" oppure "l'importante è essere belli dentro" per non parlare di quelli che sono stati addirittura definiti poeti dopo che hanno scritto roba del tipo "forza, piccola, accendi il mio fuoco cerca di appiccare il fuoco alla notte" e ancora "solo i ragazzi che salvano i loro risparmi possono risolvere i miei problemi, perchè essi stanno vivendo in un mondo materiale e io sono una ragazza materiale" e ce ne sarebbero milioni di esempi ma non voglio tirarla per le lughe. Quando una borsa firmata ha più valore di un libro, quando  i modelli da imitare non sono gli artisti, gli scrittori, gli scienziati ma le attricette, i cantanti, i rapper, significa che lo stile di vita americano assorbito attraverso gli stupidissimi film americani prima ed i format televisivi poi ha infettato la società. Il consumismo elevato ad unico valore ha distrutto la cultura di una nazione e dell'intero occidente.

Il sunto è che la crisi economica nasce da una crisi di valori culturali perché l'econimia è fatta di comportamenti e di scelte e le scelte sono la storia ed i valori di ogni persona. In conclusione penso che questa grande e grave crisi, che farà vedere il suo vero volto nei prossimi dieci anni, ve la meritate e vi farà altro che bene.

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ritratto di DoctorWho

Mi inchino umilmente...

Pubblicato da DoctorWho il Mar, 09/02/2010 - 18:50.

... a questa intelligente e limpida disamina che coglie esattamente la questione.

Non avrei saputo dire meglio.

(La situazione italiana mi ricorda un po' la banda che suonava mentre il Titanic affondava...)

Chapeu.

 

Deficit italiano alle stelle

 

 

« Esistono due buoni motivi per leggere un libro: uno, perché vi piace, e l'altro, che potrete sempre vantarvi di averlo letto. » (Bertrand Russell)
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ritratto di jim169

purtroppo (per noi) sono

Pubblicato da jim169 il Mar, 09/02/2010 - 19:14.

purtroppo (per noi) sono d'accordo con te, anche se ridurre l'attuale crisi economica al riflesso della decadenza morale e culturale del cittadino medio potrebbe essere pericoloso. per il resto la tua analisi è corretta, ma ci aggiungerei una parte che parla solo delle (mancate) posizioni dell' UE in materia, e ricordiamo che è impraticabile oggi giorno il protezionismo.

Maurizio m.

"Life down here is just a strange illusion" I.M.
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La ragionevolezza e il buon senso...

Pubblicato da Bebo60 il Mer, 10/02/2010 - 15:01.

... direbbero che quella tua affermazione "oggi giorno il protezionismo è impraticabile" è talmente evidente da essere indiscutibilmente vera.

Purtroppo - e mi rendo conto che è paradossale - il punto è tutto lì: il protezionismo, o quanto meno delle forme nuove, politicamente accettabili e diplomaticamente percorribili di protezionismo.

Vedi, oggi ho ricevuto una email ironica in cui si descriveva la giornata di un italiano in cerca di occupazione.

Il tipo si chiedeva come mai non si trova più lavoro in Italia mentre usava o consumava tutta una serie di prodotti costruiti o raccolti in altre parti del mondo, senza rendersi conto che la risposta alla sua domanda era proprio in quel suo stile di vita!

Le "teste pensanti" dell'economia e finanza mondiale questa la chiamano GLOBALIZZAZIONE. Il suo risultato è lo "scollamento geografico" tra produzione e consumo - spero si capisca cosa intendo. Questo può condurre nel lungo periodo ad una sola conclusione: il collasso, la catastrofe.

La soluzione è una sola, non ce ne sono altre: la LOCALIZZAZIONE (o anche DE-GLOBALIZZAZIONE) dell'economia. E non vedo come ciò sia possibile senza una qualche forma di protezionismo...

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ritratto di Blue

Sono d'accordo...

Pubblicato da Blue il Mer, 10/02/2010 - 15:08.

...con quanto sostieni, Bebo: persino le nazioni più piccole devono fare i conti con la disoccupazione, il che era impensabile soltanto fino ad una decina d'anni fa. Al nefasto termine che hai usato tu ("globalizzazione") ne aggiungerei un altro: "flessibilità", leggi "voglio essere libero di fare quello che mi pare senza nessuna regola".

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ritratto di jim169

scollamento geografico

Pubblicato da jim169 il Mer, 10/02/2010 - 16:59.

sì tranquillo, si è capito cosa intendi.

credo che il processo sia irreversibile purtroppo, non credo si possa tornare indietro ma solo correggere il tiro. e qua sta (o dovrebbe stare) l'UE. La mancata trasformazione da semplice unione economica a qualcosa di più (o forse il processo troppo acellerato per attuarla) ha creato grossi problemi.

Cosa succederebbe se anche in Romania ci fossero diritti per i lavoratori e salari similari a quelli italiani (non pretendiamo uguali in tutta europa, sarebbe troppo :-))?

semplicemente non de-localizzeremmo la produzione in Romania (ovviamente la Romania è solo un esempio).

e come agire sui paesi extra-UE?

beh, se IO azienda fossi incentivato a mantenere la produzione in Italia o in Europa molto probabilmente non andrei all'estero a produrre e manterrei i miei capitali in territorio comunitario. anzi, al 95% in territorio nazionale perchè in Romania non mi converrebbe più produrre.

e purtroppo anche il nostro bel trattato di Maastricht è obsoleto, basterebbe introdurre una leggera modifica di "flessibilità" al limite del 3% (Def/Pil), e alcuni problemi sarebbero risolti. ma se entro in questo discorso non ne esco più!

Maurizio m.

"Life down here is just a strange illusion" I.M.
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Sono sostanzialmente d'accordo...

Pubblicato da Bebo60 il Mer, 10/02/2010 - 17:28.

... del resto quello che proponi tu cos'altro sarebbe se non delle "forme nuove, politicamente accettabili e diplomaticamente percorribili di protezionismo" come ho scritto sopra?

Il problema attuale non è trovare queste forme nuove, questo sarebbe un problema successivo, un - diciamo - tecnicismo.

Il problema è che non esiste la volontà politica di cercarle.

E dietro a questa assenza di "volontà politica" c'è il vero nocciolo: la mancanza di CONSAPEVOLEZZA dei popoli occidentali. Perché solo una pressione forte dell'opinione pubblica può costringere le classi dirigenti al "muro contro muro" contro il gigante Cina.

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ritratto di jim169

In effetti si può definire "protezionismo"

Pubblicato da jim169 il Mer, 10/02/2010 - 18:31.

Mi concedi il termine "protezionismo globale"?

Comunque forse manca la volontà delle classi dirigenti per interessi ($) personali?!

Credo che il problema non stia principalmente nella coscienza popolare, anche perchè difficile da sensibilizzare su qualcosa che esce dalle sfere del proprio portafogli. piuttosto nella stessa classe dirigente, politica e non, e nella loro scarsa lungimiranza (o forse proprio per motivi di profitto personale)

Maurizio m.

"Life down here is just a strange illusion" I.M.
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CONDIVITO IN PIENO

Pubblicato da michael-santhers il Mer, 10/02/2010 - 06:41.

nulla da aggiungere,ho le stesse identiche idee...BRAVO...10+

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ritratto di il critico

notizia di oggi

Pubblicato da il critico il Mer, 10/02/2010 - 10:17.

tanto per ribadire proprio oggi è uscito questo articolo

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Condivido la riflessione,

Pubblicato da Barabba il Mer, 10/02/2010 - 14:20.

Condivido la riflessione, soprattutto quella che riguarda lo smarrimento dell'occidente. Uscire dalla crisi oggi dovrebbe significare uscire dal WTO, mettere dazi  e mandare a quel paese la Cina e compagnia ballante di asiatici e petrolieri arabi. L'effetto probabilmente sarebbe una bella guerra ,fredda o calda non importa.

Ma dato che tutti siamo contro la guerra la crisi non finirà,non usciremo dal WTO (diavolo, l'ha inventato l'occidente) non metteremo dazi. Il tramonto del sole occidentale è già iniziato. Buona fortuna!

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ritratto di il critico

vi ringrazio

Pubblicato da il critico il Ven, 12/02/2010 - 00:39.

vi ringrazio dei vostri commenti interessanti.

Maurizio capisco il tuo punto di vista quando dici che addossare parte della responsabilità sulle persone può essere pericoloso e che la grande parte della responsabilità sta nelle classi dirigenti. Vi è però a mio avviso un punto importante che volevo mettere in evidenza ossia che non è corretto analizzare i fenomeni economici senza considerare il sistema culturale in cui si sviluppano e si evolvono. In questo caso le democrazie occidentali rivelano una falla poiché se il livello di valori del cittadino medio regredisce ne consegue che regredisce anche il livello della classe dirigente, eletta dal popolo, la quale a sua volta contribuirà ad un ulteriore regressione dei valori del cittadino medio e così via in un circolo vizioso che non si interrompe.

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ritratto di iltuttofacente

Son d'accordo

Pubblicato da iltuttofacente il Gio, 11/03/2010 - 10:24.

"Il sunto è che la crisi economica nasce da una crisi di valori culturali perché l'econimia è fatta di comportamenti e di scelte e le scelte sono la storia ed i valori di ogni persona".

 

Hai colto nel segno.

 

ilTuttoFacente
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ritratto di il critico

la Cina

Pubblicato da il critico il Ven, 28/05/2010 - 09:46.

la Cina dice che non ridurrá le riserve in euro e la borsa italiana sale del 4.5%

Siamo asserviti e totalmente ricattabili, se domani la Cina dicesse "non é nostra intenzione acquistare titoli in euro di debito pubblico" la borsa crollerebbe e a seguire gli stati, ormai una semplice dichiarazione del governo Cinese é sufficiente ad influenzare pesantemente la stabilitá dell'occidente.

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ritratto di DoctorWho

E' tutto un castello di carte....

Pubblicato da DoctorWho il Ven, 28/05/2010 - 12:49.

... e non è questione SE cadrà, ma QUANDO cadrà. E allora saranno risate amare.

Doc

 

 

« Esistono due buoni motivi per leggere un libro: uno, perché vi piace, e l'altro, che potrete sempre vantarvi di averlo letto. » (Bertrand Russell)
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