Sarà finito l'esilio di poesie trascurate - recensione dell'opera di Miriam Carnimeo

Oggi non scrivo. Ragiono sulla potenza della rete, cercando di bloccare un traffico parolaio di sillabe che resta in piedi solo in forza di una banale quanto inesorabile legge matematica: l’elevazione a potenza.
La rete vive grazie a questo perverso meccanismo, che scambia cocci di vetro colorati per cristallo purissimo.
Continuo a scavare e a volte trovo qualche testo che vale la pena di condividere.
Oggi vi invito a visitare il sito di una giovane poetessa barese Miriam Carnimeo.
Nel suo blog (http://blogs.myspace.com/miriamar) esplodono potenti emozioni di una vita vissuta intesamente, senza mediazioni tra la maschera ed il volto. Una vita che si fa parola a viso aperto,
una parola che resta pacata e poetica.
Si avverte nelle sue opere una tensione che non diventa mai lacerazione del tessuto quotidiano, ma
paziente ricucitura degli strappi.
Questa della Carnimeo è una parola artigianale che cuce abiti da lavoro, abiti umili, che nella loro profonda semplicità ci rivelano una piccola verità, spesso dimenticata: il segreto di un abito, per quanto dimesso, consiste nell’eleganza di chi lo indossa.
La prosa poetica della Carnimeo vive nelle rapide intuizioni di un istante, senza mai assumere il tono apodittico di una verità universale, e senza scadere nel banale logorio di versi consunti.
Vivere intensamente, scrivere intensamente.
L’oscurità di giorni troppo lunghi e spesso dolorosi diventa il simbolo di un lavoro duro sulla propria scorza, che nella parola trova una ragione di parlare da anima migrante ad altre anime migranti.
(Dario de Giacomo)
* * *
Il giorno delle mie nozze (Miriam Carnimeo)
Sarà come arrivare con una mano che non strappa più i fiori perchè li trova belli,
perchè ha occhi che riescono a vedere i loro cadaveri anche nei vasi,
e la loro piccola vita legata solo alla terra.
L'impercettibile foglia svolazzare diventerà maestra.
Come l'anima intrepida di un bambino,
l'incontro a bocca aperta con l'aria che abbondante riempie.
Anche i bicchieri vuoti avranno imparato a suonare in silenzio.
Un giorno senza ali,
l'insonnia di un ritornello di cicale che respirano continue.
Sarà il giorno delle mie nozze,
l'abito da sposa di carta bianca,
veggenza dai lunghi capelli avanzare verso l'intenzione con il suo seguito di giorni perduti,
ritrovati nelle viscere,
infranti nella memoria,
ma senza clamori.
Anche la morte sarà invitata,
si sarà cambiata l'abito e in ginocchio mi farà da testimone.
Come mucchietto di zucchero in un angolo starà a guardarmi,
gli ricorderò quello che mi ha tolto!
o quello di cui adesso non ha più bisogno?
Sarà finito l'esilio di poesie trascurate,
anche il cristo sarà diventato un uomo,
solo un uomo,
nel giorno delle sue nozze.
Il mio giorno è felice.
senza nessuna promessa,
solo,
nel mio sorriso come invito.
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