L' ASSASSINO
Solitario e paziente rimango.
Immoto nella corrente,
come volo sospeso,
sotto il pelo dell’acqua,
la coda ed il corpo flessuoso
lentamente dimeno.
Ho il sole alle spalle
e alghe fluttuanti sul capo;
aperte ho le pinne a ventaglio
a cercar l’equilibrio,
nel mattino d’ottobre.
Nascosto agli occhi di tutti
improvviso è l’attacco.
Come dardo scoccato in avanti,
aperte ho le fauci
aspirando un vortice d’acqua.
Ora stringo,
tra i denti uncinati,
l’ignara piccola preda
e ritorno appagato alla tana
nella riva sommersa.
Il luccio,
temuto padrone del fiume.
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