TUTTI PER CINQUE

ritratto di monidol

 

 

L’accordo prevedeva che, indipendentemente da qualsiasi cosa  fosse successa ad ognuno,  si sarebbero ritrovati lì, tutti e cinque, dopo sei anni esatti dal giorno della rapina  ed ora il momento  era arrivato.
Totò e il Milanese  arrivarono quasi contemporaneamente, un cenno del mento bastò ad entrambi come saluto; l’aria era immobile sotto quel cielo grigio che ricordava a tutti e due  i muri alti della prigione. Il silenzio era denso e come trattenuto dal vapore che rilasciava la terra in quella gelida mattina.
Guardarono interrogativamente la baita accorgendosi che era ancora chiusa: era strano, Mimmo lo Svizzero era sempre il più puntuale e poi era lui ad avere  le chiavi. Volsero occhi e orecchie al viale sterrato appena percorso ma non videro nessuna macchina in avvicinamento né sentirono alcun rumore di motore in lontananza.
Una specie di grido sommesso alle loro spalle li fece trasalire, Il Milanese mise immediatamente la mano sulla pistola che teneva infilata nella cintura. Totò lo fermò: “Stai buono coglione, ascolta!”. Dal pozzo sul retro della casa giungeva una specie di sciabordio. Lo raggiunsero correndo e videro sul fondo l’acqua agitarsi: “Mimmo!” urlarono all’unisono. Totò che era il più magro e agile dei due controllò rapidamente la sicurezza della corda e si calò nel pozzo mentre il Milanese cercava tramite la catena di controllare la  velocità di discesa.  Mimmo lo Svizzero si stava ancora agitando nell’acqua gelida quando Andrea lo raggiunse e lo afferrò, subito dopo gli svenne fra le braccia. Faticosamente riuscirono a risalire il pozzo.
Lo Svizzero  era sotto shock e sbatteva i denti per il freddo,  gli sfilarono da una tasca  le chiavi della baita e lo portarono dentro. Il Milanese lo spogliò, lo asciugò, lo adagiò sul divano e lo coprì con delle coperte  mentre l’altro compare accendeva il camino. Lo svizzero non riprendeva conoscenza e la sua fronte diventava sempre più bollente. Farneticava un po’, parlava ad un’ipotetica donna  a tratti ricoprendola di insulti,  a tratti implorandole di non andare via.
La porta si aprì di colpo sbattendo contro al muro ed entrò Ivano Mastella, oscurando la luce esterna con la sua figura da gigante.  Ivano Mastella da tutti era considerato il leader della banda anche se detestava essere chiamato “capo”; sul viso una cicatrice nuova agli occhi dei suoi complici disegnava una retta che partiva dalla base  dell’occhio e attraversava la guancia, quasi fosse il percorso della lacrima di un macabro Pierrot.
 Guardò lo Svizzero che si lamentava sotto le coperte e senza salutare disse “Il Parcheggiatore è arrivato?”. “Eccolo” rispose Totò, indicando con la testa l’esterno da dove proveniva il grido di un motore lanciato al massimo, sicuramente appartenente ad una macchina creata per accompagnare le signore al supermercato a fare la spesa più che a fare le corse in un bosco.
 Un testa coda sull’erba ed anche il Parcheggiatore fu dentro la baita. Totò spiegò l’accaduto agli ultimi arrivati.
“Aspetteremo domattina, starà meglio” sentenziò Ivano Mastella “Preparo qualcosa da mangiare”.
Nessuno parlava, il silenzio era interrotto solo dallo screpitio del camino, dai flebili lamenti del malato e dallo spadellare di quel improbabile cuoco.
Ognuno di loro era a conoscenza di 5 numeri che, messi insieme a quelli degli altri, avrebbero aperto la cassetta di sicurezza dove era nascosto l’intero bottino della rapina, circa dieci milioni di euro.
La tensione era altissima: tutti e quattro pensavano che uno di loro avesse tentato di ammazzare lo Svizzero e che probabilmente quel qualcuno si era fatto dire la sua parte di parola d’ordine ma nessuno osava accusare nessuno. Senza i numeri di tutti il bottino sarebbe rimasto eternamente dov’era.
Totò il più giovane apparecchiò spartanamente la tavola, in mezzo una bottiglia di wisky.
“Ecco la sbobba” esordì il Mastella servendo i compari.
Il primo a svuotare il piatto fu il Parcheggiatore che coronò la sua performance con un rutto sonoro.
 
 
 Fine
 
 
Questo racconto è stato liberamente tratto da una storiella che mio figlio ama farsi raccontare sulle dita della mano. Si parte dal mignolo, per poi toccare ad uno ad uno anulare, medio, indice e pollice e fa così: “Questo è caduto nel pozzo, questo l’ha tirato fuori, questo l’ha asciugato, questo ha preparato la pappa e questo l’ha mangiata tutta”
 
 
 
Il racconto non ha una fine, se qualcuno avesse la fantasia e la voglia di continuarlo lo trasferisca sul blog insieme alla propria continuazione, sarebbe bello farne uscire un bel racconto collettivo. Altrimenti pazienza ognuno si immaginerà il proprio finale.

 

 

 

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ritratto di Anser

E' un bell'inizio, si....un

E' un bell'inizio, si....un bell'inizio davvero...

Vedrò di pensare ad un possibile seguito.

Un saluto.

P.

ritratto di monidol

Dai Peter

che lo facciamo allora,  dimostriamo che ci piace scrivere e fare qualcosa di creativo insieme

invece delle solite discussioni.

L'unico problema organizzativo è che ci si deve prenotare per beccare il punto giusto da cui continuare.

Potremmmo prenotarci qui sotto e poi pubblicare il mio inizio e aggiungere i pezzi in un blog.

Fai tu il primo?

Dimmi di sì dai, poi ti prendi tutto il tempo che vuoi per pubblicare.

Sii?

moni

ritratto di Anser

Ok, Monica...facciamo così (e

Ok, Monica...facciamo così (e scusami se rispondo soltanto adesso, ma ho avuto un sacco di cose da fare....)...se mi mandi la tua mail in un messaggio, io provo a continuare con un pezzettino che ho in mente e te lo mando...e poi vediamo come pubblicare sta cosa sul blog....e vediamo se qualcuno di aggiunge....

Chissà....ne verrà fuori un romanzo da Nobel...ehm...circa...

Un saluto.

P.

ritratto di monidol

Tutti per cinque

non serve che io visioni  i pezzettini ma serve un minimo di organizzazione.

Ti mando una mail.

moni

 

ritratto di Full

Si, il racconto (buono direi)

Si, il racconto (buono direi) senza finale non vale, però m'è piaciuta la tenerezza della storiella che racconti al Principino. Dev'essere proprio bello una mamma da piccoli.

Ciao Moni

ritratto di monidol

Ho un po' giocato Fulvio

e mi piacerebbe davvero farlo con voi, al finale ci arriviamo insieme.

Sarei davvero lusingata della tua partecipazione.

bacio convincitore

moni

 

PS E' bello si, ma tu sei la dimostrazionie che si può diventare persone in gamba e solari anche senza averla avuta ed anche questa è una bella cosa. ;-)

ritratto di Full

Di queti tempi ho davvero

Di queti tempi ho davvero poco tempo. Questa settimana, non l'avrai notato, ho un unico brano e pure fullmineo.

Mi spiace piccola. Ciao

ritratto di ClaudiaC

Bella storia...

... Monica, batti il cinque !!!

Scherzi a parte, che bell'inizio e che bell'idea quella di

coinvolgere i lettori a dare un seguito.

Splendido, poi, il gioco che fai col tuo bimbo!

Un sorriso a cinque denti,

Cla.

ritratto di monidol

Cla pensavo

fosse un giochetto che conoscevano quasi tutti...

Se ti piace questo inizio significa che ci stai anche tu vero?

;-)

Un abbraccio

moni

 

ritratto di GIOTTO

tocar diei...

par racontar filastroca e tocar vita parchè la filastroca no finisa.....belisima

ritratto di monidol

Ci scommetto

che puoi fare una  versione della storiella nel tuo dialettto.

E magari anche un'aggiunta al giallettino.

Notte

monica

ritratto di Rubrus

Ecco

l'incipit di molte storie gialle classiche: cinque personaggi di cui fidarsi poco e che magari si fidano poco l'uno dell'altro, un ambiente isolato, forse un misterioso assassino nell'ombra, un "malloppo" da scovare. Non male l'idea del blog. 

ritratto di monidol

Un gialletto per l'estate

l'incipt è classico e senza pretese, nato come ho scritto da uno spunto improbabile, sarebbe bello sì lasciarlo su

di un blog dove, durante i mesi estivi, in tutta calma chi ha voglia dichiara: "il prossimo pezzo lo faccio io"  e poi entro una settimana circa pubblica il suo pezzettino.

Ma ho pensato anche ad un'altra cosa, forse più facile:

 

Partendo da quell'incipt chi ha voglia di cimentarsi si copia l'incipt, finisce il giallettino come gli garba e lo pubblica IN HOME PAGE, con il suo nome, il suo titolo, e il riferimento all'originale. Tipo: TUTTI PER CINQUE: xxxx xx  xxxxxx. Un po' come per i giochi ludici che aveva fatto la redazione che sono andati alla grande.

Il limite in cui stare (in questo caso l'incipt) stimola la creatività ed è un bell'esercizio di scrittura secondo me.

 

Lieta che tu abbia apprezzato, vediamo se  a qualcun altro piace il giochetto e quale dei due è meglio.

Ciao Rubrus, grazie

moni