Guerra senza fine
Afghanistan. Dintorni di Kunduz. Sono le tre del pomeriggio di un giorno qualunque. Il cielo è limpido e di un azzurro intenso. La temperatura è lievemente superiore ai 40 gradi centigradi.
-Ma che cazzo, Matt. Possibile che non riesci a muoverti senza fare tutto questo casino? Per quello che ne sappiamo magari ci stanno osservando proprio da quella collina laggiù-.
-Che rompicoglioni! Dan. Vuoi sapere come la penso? Non c’è più un cazzo di nessuno in questa zona e secondo me, da quando i sistemi di posizionamento si sono guastati, continuiamo a girare in tondo come due emeriti coglioni-.
-Sei un disfattista, Matt. Ecco cosa sei. Un disfattista del cazzo. Abbiamo una missione e dobbiamo rispettarla! Lo sai meglio di me-.
-Quale missione? Non sappiamo neanche da quanto tempo continuiamo a fare giro, giro, tondo nel deserto. E poi, spiegami questo. Dove sono finiti tutti quanti?-
-E secondo te io lo so? So solo che dobbiamo pattugliare quest’area. E questo è tutto quello che c’è da sapere. Per cui, visto che io sono il più alto in grado, chiudi quella fogna e coprimi le spalle. E’ chiaro Caporale?-
-Chiarissimo, Sergente. Se lei, però volesse tener conto delle mie perplessità in merito…
-Ah, ma allora sei proprio stronzo! Facciamo a non capirci? Ho detto basta. Su. Cammina e per una volta taci-.
Il vento caldo e secco spazza l’arida pianura. Nessun rumore a parte quello della sabbia che graffia l’asfalto di una strada dimenticata. Matt e Dan continuano a perlustrare senza sosta. Passo dopo passo, metro dopo metro.
Poi, all’improvviso, Matt si irrigidisce.
-Per me è game over Dan. Non ne ho più. Comunque sia, questa guerra per me finisce ora-.
Si siede e poi si stende lentamente. L’arma gli scivola dalla spalla e si appoggia al suo fianco. Dan è già in ginocchio vicino a lui.
-Che c’è? Cristo. Cos’hai? Se è un altro dei tuoi stupidi scherzi…-
Poi vede la luce blu pulsare sotto l’uniforme del compagno. Apre la mimetica e comprende. Il cuore atomico di Matt sta per spegnersi. Da troppo tempo non sono stati rigenerati. Sa di avere qualche ora di autonomia in più ma presto verrà anche il suo turno.
In quell’angolo sperduto di mondo si sono dimenticati di loro. Dan è perfettamente conscio che Matt ha sempre avuto ragione. Qualcosa è andato storto nella loro ultima missione. Dopo l’incursione in territorio Pakistano, gli ordini si sono fatti via,via più confusi. La loro compagnia, la UTV IV (Unmanned tactical vehicles) di stanza a Kabul è stata inviata verso le zone di confine prima a gruppi di otto elementi, poi di quattro e infine di due. Come lui e Matt.
Ricorda ancora l’espressione del Capitano Derek, l’ultimo volto umano che ha in memoria. Era sconvolto. Nonostante parlasse di un ultimo sforzo, di un’ultima grande battaglia prima della vittoria finale, non ci credeva. Anche uno stupido drone come lui l’aveva capito.
Il tempo era passato e i loro complessi sistemi di navigazione e combattimento si erano rotti. Avevano perso la cognizione del tempo e dello spazio. Potevano solo continuare a fare ciò per cui erano stati programmati. Cercare un nemico che non c’era.
Dan non aveva mai confidato a Matt che con il progressivo venir meno di tutte le avanzate funzioni di ricerca e puntamento di cui erano dotati, con il diminuire drastico della mole di dati da elaborare la sua attività di pensiero si era concentrata sempre meno sulla guerra.
Molte domande che mai si era posto si erano affacciate alla sua mente. Domande a cui non sarebbe mai riuscito a dare risposta. Ora provava qualcosa di cui nessuno dei suoi compagni robot gli aveva mai parlato. Era triste. Triste perché Matt stava lentamente spegnendosi, perché non avrebbe più potuto sentire le sue continue lamentele, perché anche lui presto sarebbe diventato un inutile ammasso di ferraglia.
In quell’istante il suo sistema visivo riuscì a cogliere un movimento. Forse a un chilometro di distanza, un riflesso veloce e abbagliante segnalava una presenza sospetta. Probabilmente un’arma.
Fu l’ultima cosa che vide prima che il suo cranio metallico fosse ridotto i mille frammenti da un proiettile esplosivo.
Colpito con violenza il chip che presiedeva a tutte le funzioni vitali del robot decise per un riavvio che non sarebbe mai andato a buon fine.
Ma quei pochi secondi concessero a Dan di concludere la sua carriera di Sergente degli Stati Uniti d'America con una certezza. La guerra non era finita. Era morto sul campo, come si conviene a un soldato, il 28 luglio del 2104.
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