Uomo Mannaro

ritratto di Rubrus
 
Era una famigliola come quelle che si vedono in Tv: papà, mamma e due figli – un maschietto ed una femminuccia.
L’immagine più antica che ricordo sono i sorrisi dei bambini quando mi hanno trovato sotto l’albero di Natale, tra i pacchi, i dolci, le luci e “Merry Christmas” suonato a tutto volume.
Poi sono cresciuto. Per qualche tempo ho pensato di essere cresciuto troppo, ma oggi credo che, in realtà, ero solo diventato troppo ingombrante.
Tre estati dopo mi sono trovato in mezzo ad una piazzola deserta, a domandarmi come mai i miei padroncini non capissero che l’asfalto mi scottava le zampe e che, sotto quel sole rovente, avevo immediato bisogno di una ciotola d’acqua.
Ricordo di avere vagato per un bel pezzo pensando che fosse uno strano, nuovo gioco, della cui pericolosità non si rendevano conto.
Quando l’uomo in divisa mi ha preso ricordo di essere rimasto annichilito, ma non per il dolore. Semplicemente, non potevo credere che gli esseri umani fossero in grado di farmi del male.
Presto ho imparato che non solamente gli esseri umani erano in grado di farne e che laggiù, al canile, se volevo una ciotola d’acqua dovevo spingere e mordere. A quel punto cominciai a credere di non essere cresciuto abbastanza.
Una notte, un uomo venne a portarmi via ed immaginai che fosse una specie di liberatore. Forse mi avrebbe ricondotto alla mia famiglia o forse no – non avevo ancora capito se era stato un gioco finito male, oppure se qualcuno li aveva rapiti, oppure (poteva essere?) se mi avevano buttato via e basta, come facevano con l’immondizia quando nessuno li vedeva.
L’importante era fuggire dal canile e non contava che il mio salvatore fosse senza divisa e brusco nel pulirmi le ferite o nel sistemare alla bell’e meglio quell’orecchio sbrindellato. Non contava neppure che l’uomo al quale mi aveva consegnato mi avesse messo un collare troppo largo e che, dopo, lo avesse stretto al punto da farmi quasi soffocare.
Credevo che non ci fossero posti peggiori del canile, ma quando mi caricarono sul camion e guardai i miei compagni negli occhi capii che non era così.
Non ricordo molto del viaggio, tranne la puzza, i guaiti e qualche rantolo nel buio.
Vedere gli uomini in camice bianco e sentire quell’odore di disinfettante che cercava di nascondere il fetore del sangue e di molto altro (tra cui cose che neppure riuscivo a immaginare) mi rinfrancò. Per l’ultima volta.
Ben presto li maledii perché mi nutrivano e mi davano da bere. Provai a rifiutare il cibo, ma me lo ficcavano in gola a forza. E, soprattutto, mi pungevano.
Non erano punture dolorose – non erano niente rispetto a quello che avevo passato prima. Anzi, alcune di esse, mi sembrava di comprendere, servivano a tenermi vivo.
Erano la minoranza, però.
La maggior parte mi bruciava dentro come se, nelle vene, mi ronzasse uno sciame di api furiose. Altre volte mi addormentavo e, dopo, mi svegliavo con strane fasciature, con strani tagli, con bubboni mi crescevano qua e là sul corpo.
Soprattutto, però, cambiavo.
In qualche misteriosa maniera riuscivo a comprendere meglio la lingua degli uomini. L’avevo sempre capita in qualche misura (e, senz’altro, più di quanto gli esseri umani, nell’arroganza della propria intelligenza, riuscissero a intuire), ma appresi l’esistenza e, in qualche modo, il significato di parole nuove che mi terrorizzavano: “test” “cosmetici” “farmaci” “cure sperimentali”.
Capii anche – e con un’evidenza che, prima, non avrei creduto possibile – che l’uomo dall’odore sgradevole di alcool e urina, era stupido e goffo, molto più di quanto quelli in camice bianco, col loro ridicolo olfatto sottosviluppato, supponessero.
Rimasi vivo e ricominciai a bere e mangiare.
Ero un “campione sorprendente” – appresi – “un caso fuori dell’ordinario” e aspettai, nascondendo loro quanto, davvero, fossi fuori dal comune. Sapevo che il momento sarebbe venuto.
La mia seconda fuga capitò, ancora una volta, d’estate.
Le mie zampe posteriori erano diventate molto forti, sproporzionatamente forti, al prezzo di atroci dolori alla schiena e, quando l’uomo che puzzava di alcool aprì la gabbia, mi fu facile balzare fuori. Mi aggrappai al recinto (le zampe anteriori erano quasi deformi, ma andavano benissimo per quello scopo) e m’issai.
All’ultimo momento, l’uomo che puzzava di alcool mi afferrò e cercò di tirarmi giù. Ci riuscì quasi e fui costretto a girarmi e ad azzannarlo alla gola. Non avevo morso mai nessun essere umano, prima.
Oltrepassai la recinzione e fuggii.
 
Vagabondo dalle parti della discarica, adesso.
So di essere diventato abbastanza grosso e, soprattutto, abbastanza pericoloso. Gli altri cani si tengono alla larga da me e non c’è ratto che mi sfugga.
Dovrebbe andare tutto bene, ma i dolori, quelli che mi hanno iniettato dentro, continuano a perseguitarmi.
Quando c’è la luna nuova diventano insopportabili; allora mi rotolo per terra e ululo con una voce che, sono certo, nessuno ha mai sentito prima.
Negli ultimi tempi, però, mi sembrano quasi piacevoli. Un misto di sofferenza, godimento e aspettativa, vagamente simile a ciò che mi era accaduto quando avevo smesso di essere un cucciolo.
Quando terminano, mi accorgo che qualcosa in me è cambiato irreversibilmente.
Passo molto del mio tempo ritto sulle zampe posteriori e, alla fine di ogni crisi, il pelo è ricresciuto un po’ meno folto.
Credo che, se va avanti così, non passerà molto prima che possa prendere qualche vestito abbandonato ed assomigliare, almeno da lontano, ai vagabondi che girano da queste parti.
Sì, potrei avvicinarmi loro quasi senza essere notato e gustarne il sangue, per vedere se è ricco e seducente come quello dell’uomo al laboratorio.
A trattenermi, in qualche modo, è l’immagine di quella famiglia sotto l’albero, tuttavia credo che quel ricordo svanirà presto.
Sento di avere acquisito una più piena consapevolezza delle cose, una più profonda complessità di pensiero, una coscienza più acuta delle cause e degli effetti, del passato e del futuro.
E, soprattutto, un gusto per la morte.

 

 

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Il tuo gradimento: Nessuno (4 voti)

ritratto di DoctorWho

Rubrus...

Il docile cane che si trasforma in "Uomo Mannaro" (con annesso il gusto per la morte tipico proprio degli uomini) è davvero notevole!

Complimenti.

Ciao

 

 

 

ritratto di Rubrus

Grazie

apprezzo il tuo commento anche perchè viene da un autore "qualificato".

ritratto di Giulia75

non c'è

niente da fare ...

chiunque s'avvicini a qualcosa di simile all'uomo, diventa un essere peggiore, a prescindere dalla quantità di zampe presenti nel suo aspetto. Come non apprezzare questo testo? Dirò di più, per certi aspetti lo trovo persino geniale.

Come il buon vecchio doc, ti faccio i miei complimenti. :-)

ritratto di Rubrus

Ho

reinterpretato, rovesciandolo, il mito del lupo mannaro. In effetti, come figura dell'immaginario, offre non pochi spunti. Ecco perchè è viva e vegeta da secoli.    

ritratto di nictrecinque42

Rubrus

Sono venuto a leggerti "solo" perché Rubrus è un marchio di qualità.

Non gongolare troppo, però...

L'horror, come sai, non mi attira, però quando è ben scritto, anche questa tipologia di racconto può essere interessante.

I cani, oggetto di esperimenti di laboratorio, purtroppo sono una realtà e non una fantasia di scrittore.

Ottima prosa, come sempre.

Nicola

ritratto di Rubrus

Più che Gongolo

mi sento Brontolo (o Eolo quando fioriscono le graminacee).

 

Beh, diciamo che cerco di mettere dei contenuti dei racconti. Può capitare, e capita abbastanza spesso, che siano contenuti inquietanti ed ecco che ne esce un racconto horror. 

In linea di massima mi astengo dal truculento fine a se stesso. 

Comunque sapere che si gode di una certa qual fiducia "a prescindere" è assai lusinghiero. Del resto pure io certi autori a prescindere dal tag dei loro scritti.

ritratto di francaf

rubrus

davvero notevole questo rovesciamento di prospettiva.

il racconto lascia senza fiato nel suo dipanarsi piano ma tremendo.

 e, manco a dirlo, la tua prosa è sempre ottima.

un abbraccio, franca

 

 

ritratto di Rubrus

francaf@

lo spunto mi è arrivato, come spesso accade per i racconti dell'orrore o noir, dal telegiornale. Nella realtà non solo accade quel che ho descritto (abbandono di cani e sfruttamento degli stessi per gli esperimenti). Capita pure che coloro che nei canili dovrebbero custodire gli animali (e che invece li vendono per esperimenti ileciti o combattimenti tra animali) continuano a percepire sussidi dallo stato e dagl enti locali e, magari, da coloro che, a distanza, adottano un cane.

La realtà insomma è più macabra della fantasia. 

ritratto di Full

Ecco un altro dei vantaggi

Ecco un altro dei vantaggi del taglio web: Si legge "Horror", un genere che magari non si apprezza molto, ma il taglio, oltre al nome dell'autore, invoglia alla lettura. E alla fine si resta soddisfatti sia per l'idea che per il modo col quale è stata sviluppata. Del tutto condivisibili le considerazioni sul rapporto uomo-cane. Un racconto che supera i motivi dell'horror classico.

ritratto di Rubrus

Assolutamente

d'accordo sul "vantaggio" del taglio web. Se un racconto è brutto, almeno dura poco e quindi dispiace meno. Se è bello e se si è indovinato nel raccontare le cose giuste l'effetto è massimo perchè non ci si disperde in particolari. Ovviamente si deve azzeccare cosa dire .... mica facile.

L'horror. Già. Mah... io penso che i generi servano al lettore almeno tanto quanto servono a chi scrive. Uno entra in libreria e si dirige, di solito, verso il reparto che più lo attira. Io, per esempio, verso il reparto "romanzi rosa" non ci andrei. Il "genere" in più ha di solito degli schemi, dei meccanismi e, alle volte, è divertente rovesciarli, come ho fatto io.

L'importante però - secondo me - è non mettersi a tavolino e dire "adesso scrivo un racconto horror" (o giallo o noir o rosa). Uno deve scrivere quello che ha in testa. Deve mettere ordine nella propria zucca ma deve scrivere quello (a meno che non sia un professionista costretto a scrivere su commissione dall'editore). Se poi si accorge che è un'idea inquietante allora può ricorrere alle tecniche dell'horror, però è il passo successivo.

Apprezzo molto il tuo commento sulla "psicologia canina".       

ritratto di GIOTTO

na letura...

fà rifletar ....e quel'imagine che svanise e lasa el posto al "mostro"...da laboratorio creà da l'omo

sucede in natura e  anca ne l'umanità che "persone" abandonè se trasforma in palotole vaganti..

ritratto di Rubrus

Certo

il "mostro" è lupo (o cane) e uomo. L'uomo del Medioevo vedeva nel lupo il mostro che, predando le greggi, lo facva morire di fame. L'uomo di oggi ha una diversa sensibilità.  

ritratto di Smart88

Bella

Bella l'idea che sia il canide a "sporcarsi" d'umanità e non viceversa, come si è soliti pensare riferendosi alla figura del lupo mannaro. Ho apprezzato molto la descrizione della mutazione avvenuta non tanto fuori ma quanto "dentro" al protagonista..la presa di coscienza, il linguaggio, la conquista di abitudini differenti..

:)

sMART(Y) 

ritratto di Rubrus

I mostri

siamo sempre noi, alla fin fine. Sono, al massimo, nostre proiezioni e c'illudiamo di ucciderli con una pallottola d'argento - sapendo benissimo, nel profondo del nostro cuore, che i mostri non muoiono quasi mai.

Il vero modo di sopprimerli è riproporli sempre nelle stesse situazioni o soffocarli con la serialità... e qui potrei parlare dei libri sul vampiro, il cacciatore del vampiro, l'amante del vampiro, il cugino del vampiro, la ciabatta del vampiro.... ma mi taccio.  

ritratto di Starsky

All'inizio ho pensato al

All'inizio ho pensato al classico racconto di violena sugli animali. Poi è subentrato il genere... il mostro proviene dalla parte umana, mentre il cane ancora è ancorato all'affetto per la famiglia di origine. Notevole...

ritratto di Rubrus

Ho

preso il mito del lupo mannaro e ne ho rigirato, come un guanto, o come la pelle (beh, di versipellem si tratta, dopotutto) il nucleo narrativo: l'uomo che diventa lupo. Il contenuto è venuto fuori da sè. Il bello dei miti è questo.

ritratto di marco carlino

DIECI & LODE !!!

Questo è un racconto dell'orrore decisamente particolare, secondo me. Innanzitutto ti faccio i più vivi complimenti per l'idea, per la storia e specialmente per il titolo! Particolare perché, nella fattispecie, mostra un "mostro" che ci mostra quanto mostro non è sin dalle prime righe. Perché il racconto, l'orrore lo centellina solo alla fine, un po' per volta, come una logica e agghiacciante conseguenza di quanto premesso e il lettore sa bene quanto fragile sia quell'ultimo brandello che ancora relega il "mostro" in un futuro comunque imminente.
Con questo piccolo capolavoro che premierei con una standing ovation ti sei guadagnato la mia stima più totale e, quindi, la lettura di tutto ciò che hai scritto e scriverai... con calma, s'intende ;)

ps1: ti ho trovato un errore (gne-gne-gnehe :) "molto più di quanto di quelli in camice bianco"

ps2: comunque sia, dovrai convenirne che una cosa in comune ce l'hanno, i personaggi delle nostre storie: ... che sono "fuori dal comune" :) appunto

ritratto di Rubrus

Grazie

soprattutto della segnalazione del refuso (maledizione, qualcosa scappa sempre). Apprezzo molto il fatto che tu abbia apprezzato il climax e la logica, che ho cercato di costruire al meglio.  

ritratto di Morituri

Mirabile fantasia asservita

Mirabile fantasia asservita alla moralità del racconto, ottima la caratterizzazione dei personaggi, trateggiata in poche ma efficaci frasi.

Davvero complimenti, mi è propio piaciuto

ritratto di Rubrus

Grazie

descrivere i personaggi in poche parole, senza star lì a sbrodolare chissà che, sarebbe una mia aspirazione. Ovviamente cercando di evitare delle macchiette o dei tipi. Commento molto apprezzato.

ritratto di Blue

Non avevo mai letto...

...questo racconto: effettivamente è difficile non prendere le parti del "cane mannaro", anche quando si trasforma in belva sanguinaria. Io per dire la verità l'ho trovato sotto sotto un po' malinconico... ma rende l'idea su quale sia la razza peggiore.

ritratto di Rubrus

Ero

indeciso se riproporlo o no perchè, qui da noi, il problema dei cani abbandonati si ripropone ogni estate e quindi temevo che qualcuno avrebbe potuto accusarmi di opportunismo, sensazionalismo o di qualche altro "ismo" . Ma ero e sono in buna fede, quindi mi sono detto "amen"

ritratto di extraffa

Facendo il giro degli autori

Facendo il giro degli autori che stimo di più sono capitato su questo tuo pezzo (anche grazie al recente commento di Blue).

Non ti dirò quanto è originale, bello, coinvolgente e delicato (mi sa che l'ho appena fatto...) perchè l'hanno detto tutti. Ormai mi conoscerai e avrai capito che in me l'istinto del rompip...e è innato. Quindi ti dico: togli qualche virgola, rendi qualche frase più scorrevole, e questo diventa un grandissimo pezzo.

Ciao Rub

ritratto di Rubrus

Grazie

mi fa piacre che lo abbia gradito.

Detto questo, sono uno di quelli che preferisce mettere una virgola in più che una virgola in meno. L'importante è che non sia a sproposito. 

Sulla scorrevolezza del testo, invece, sono sempre disponibile.

ritratto di scribak

Anche se l'io narrante aiuta a indovinare...

... il prosieguo del racconto, c'è nel tuo modo di scrivere la capacità di narrare, di condurre il gioco e di arrivare a stupire. Ottima l'idea e ottima l'impostazione, la tecnica di una scrittura che è chiara, priva di grigiori e di fronzoli inutili. Del resto l'autore sa usare il giusto linguaggio che il tipo di storia richiede. L'horror necessita di lampi improvvisi, tinte forti, immagini che colpiscono la fantasia del lettore senza preamboli, per coinvolgerlo e farlo rabbrividire. Ho l'impressione che tu ci riesca spesso. Nel caso di specie, di sicuro. Piaciuto molto.

Un saluto.

ritratto di Rubrus

Sono

felice che ti sia piaciuto.

In questo caso non cercavo tanto l'effetto sorpresa - penso che se il racconto ha qualche pregio, esso sia altrove, in primis nel rovesciamento di prospettiva.

Quanto al linguaggio, beh, cerco di togliere le parole inutili e rileggere il pezzo a mezza voce. A volte il risultato mi soddisfa.

ritratto di Adaclaudia

seguendo i consigli di mia sorella

già preferivo cosmetici non testati sugli animali ma dopo la lettura del tuo racconto lo farò con maggior convinzione.

ciao ciao

Claudia

ritratto di Rubrus

Non

cerco sempre, anzi non cerco mai uno sfondo sociale nei miei racconti. Se c'è lo lascio venir fuori da sè. In questo caso c'è.

Ti ringrazio.

ritratto di Massimo Bianco

Comincio col dire una cosa

Comincio col dire una cosa che non centra niente e cioè quanto sono lieto della tua idea di riproporre vecchi racconti, precedenti al mio approdo su neteditor, se c'è uno che lo deve fare quello sei proprio tu che ne hai così tanti, perchè io mi dico sempre, vado sul suo catalogo e mi leggo qualcosa che ne varrà di sicuro la pena, ma poi vedo le dieci (!) pagine, comincio a scorrerle con spiacevole lentezza, se per caso ne leggo uno poi mi tocca ripercorrere di nuovo il tragitto e, insomma, oltre la settima massimo sesta pagina non arrivo mai, sic. Invece così trovo la pappa pronta e io mi nutro con soddisfazione, gnam, gnam, gnam.

Racconto notevole, questo, lasciatelo dire. Intanto si parla di abbandono di animali e il tema, abusatissimo, è condotto bene, una spanna al di sopra di altri scritti analoghi. Poi la storia vira e diventa ancora meglio, prima gli esperimenti medici sugli animali e infine, soprattutto, la trasformazione. Un nuovo modo (fanta)scientifico di trattare in modo intelligente il tema, di nuovo abusatissimo, del licantropo, anzi canantropo (canis veramente è latino, mentre licantropo deriva dal greco, ma non ricordo come sia il termine cane in greco). Assai apprezzato.

ritratto di Rubrus

Antropocynus sapiens

potrebbe andar bene (in greco è kyon, kynòs, se ben rammento) ma, giustamente, non si può dire cinantropo, meglio canantropo o forse, antropocino... ahahaha.

In realtà il trucchetto è stato semplice. Mi è bastato rovesciare il mito. Il resto è venuto da sè. 

Ti ringrazio.

 

ritratto di 90Peppe90

Uomo Mannaro

Ogni tanto prendo la macchina del tempo.

Faccio bei viaggi, sai? Anche quella di questa sera è stata una meta piacevole.

(Una meta che, tra l'altro, coincide con l'idea di un racconto che ho in mente da circa un mese ma per scrivere il quale non ho ancora avuto la spinta, la scintilla necessaria a farlo... coincide sotto l'aspetto del mannarismo, non dell'abbandono.)

Un po' triste, un po' doloroso, un po' sanguinario. Diversi "un po'" che formano un bel tanto. Partire da un fatto sociale per realizzare un racconto penso che dia sempre quel qualcosa in più... se ben fatto. Ma forse, alla fine, siamo sempre lì: se la storia è buona, è buona, al di là dello spunto.

Ciao dal passato, Rub, ci si rivede nel presente!

 

 

ritratto di Rubrus

***

Ah ma qui ci diamo all'archeologia!

Be', ti ringazio dello scavo. 

Quanto al racconto tuo, ricordo la prova convicnente del tuo "U Lupnaru" e attendo.

E come sempre comanda la storia.

ritratto di Mauro Banfi

Ottima riproposta, Rubrus, grande ribaltamento e

cambio di prospettiva: non l'uomo che si trasforma in canide ma viceversa e il tutto costruito con sapiente struttura e profonda psicologia, come l'aureo Rubrus docet.
Come sempre grande, buon anno.

Come dicevo, sia benedetta l'iniziativa della Redazia, che mi ha fatto riscoprire questa gemma.
Oltre all'alto magistero narrativo, c'è uno strepitoso mood emotivo e psicologico che mi ha emozionato; come London che sapeva immedesimarsi con i lupi e i cani di frontiera e Tolstoj che sapeva scrivere i pensieri di un cavallo o Kafka che si trasforma in talpa, anche tu hai saputo esprimere i sentimenti e i pensieri in crescita di questa creatura, tra il canino e l'umano.
Hai saputo esprimere una mutazione ed è interessante comprendere che il cane, secondo i pochi studi seri che l'hanno indagato, è un animale che sta tra la foresta (come l'antenato lupo) e il salotto, come il suo sodale d'evoluzione uomo.
Come il gatto (anche se il felino mantiene più tenacemente i suoi istinti atavici), nessun animale come il cane è in questo un mutante evolutivo come l'uomo.

Pertanto con una - in apparenza - semplice, efficace storia hai compendiato in modo più divertente e altrettanto istruttivo la comprensione di questo nostro consorte evolutivo.
Hai inoltre sottolineato, con la tua maniera indiretta e obliqua (ma non per questo meno efficace) quella malvagità insita nel consumismo degli esseri viventi che nel mio racconto ho tratteggiato in stile pulp - perdona l'autocitazione ridondante -.

Abbi gioia e ancora buon anno Roby

 

ritratto di Rubrus

***

Caro Mauro, buon anno.

Penso che condividiamo lo stesso apprezzamento per l'iniziativa della Redazione. 

Ho iniziato l'anno  vedendo Paolini mettere in scena i racconti di cani di London (e sì, tra essi ce n'è uno intitlato "Bastardo" wink), tra i quali il notevole - e bellissimo, quasi minimalista e quasi epico allo stesso tempo - "Farsi un fuoco"; per rimanere in tema, però, mi soffermerei sul meno noto "Macchia".   

Ebbene, a proposito di questo racconto - di cui Paolini ha evidenziato gli aspetti grotteschi - si può dire, secondo me, che Macchia, il cane protagonista, è l'altra faccia del cane del mio racconto.

Macchia è buffo, ridicolo e inquietante allo stesso tempo - il racconto, visto con gli occhi del protagonista umano - fa ridere (o almeno sorridere) e mette a disagio nello stesso tempo. Macchia è "piacione", simpatico, ladro, furbo, maramaldo, pigro, opportunista.... e vince sempre. Batte l'uomo (cioè il narratore) sul suo stesso terreno. Non è Buck, che scopre allo stesso tempo ferinità e fierezza, ma anche distacco dall'umanità che, essendo se stessa, si è allontanata anche dalla nobiltà insita nella dura vita della foresta. Al contrario: Macchia è "umano troppo umano".   London ci presenta attraverso di lui il lato assurdo, paradossale, della nostra volontà di antropormifizzare gli animali, la porta all'estremo e ci mostra, facendoci sorridere, ma facendoci venire qualche brivido, un cane che è più bravo di noi al nostro stesso sporco gioco.    

 

ritratto di Mauro Banfi

Ah, "Jack London e me" di Paolini, sì, meraviglioso!

Sì, bellissimo quanto dici su "Macchia", non lo conoscevo quel racconto, stupendo: sai quanto amo il London di "Farsi un fuoco", "La legge della vita", "L'amore della vita" e "Batard", il prototipo che ho usato in salsa pulp per "Bastardo!".
Consiglio ai lettori interessati la raccolta dei più bei racconti di London, curata da Nicola Lagioia, "La lotta per la vita", edizioni Cargo.

Spesso il suo antiantropomorfismo scivola in un eccessivo nichilismo che, come sai, non condivido (ed è un pò la tara che mi terrorizza quando scrivo del pulp), ma in quei racconti il buon Jack sembra essere lui stesso un cane, un essere che comprende il mistero della vita dai feromoni e non da pesanti tomi di filosofia ermeneutica.
Il prodigio del tuo racconto è proprio in questo : antiantropomorfista ma non nichilista e stupendamente, istintivamente canino!
Eh, riesce a pochissimi...complimenti ancora Roby.

Alla prox

bel racconto

che descrive il frequente abbandono di un cane, acquistato come se fosse un giocattolo e poi gettato via. Ma il seguito è più interessante, ovvero il modo in cui mostri la trasformazione del carattere dell'animale e non è di certo casuale il fatto che questo cambiamento, che vede crescere la crudeltà e il gusto per la morte sia accompagnato da una sorta di umanizzazione dell'aspetto dell'animale.