GENESI 2 The Secret Of Shadow Capitolo 1: The Mad World
Genesi 2
The Secret Of Shadow
Prologo
Mar Atlantico, 00:00
Due piccole navette subacque blu, nuotavano in quelle acque profonde, dove la luce non può penetrare, dove da ormai millenni d'anni, l'oscurità è fitta e incontrastata. I pesci si sono adattati, vivono in quelle ombre. Le uniche forme di vita che abitano quelle profonde acque, sono per lo più specie sconosciute. A causa della caccia forsennata che l'uomo perpetua nei mari, gli animali hanno dovuto nascondersi più in profondità, creando un ambiente utopico. La superficie era comandata dalla razza più intelligente e malvagia, il sangue colorava il blu naturale del mare di un rosso acceso, che si espandeva a macchia d'olio, creando spettacoli terrificanti e vomitevoli. Le balene e megattere sono sull'orlo dell'estinzione, i banchi di pesce si affacciano in superficie una volta al giorno, in bilico tra due pericoli mortali, le acque profonde dominate da calamari, piovre e razze. E la superficie, dove le punte affilate degli arpioni spargevano sangue sopra altro sangue. Ogni giorno,ad ogni ora.
Un relitto in fondo al mar oscurato dalle ombre di quel posto, solo la luce dei fari lo rilevava alla vista umana. Un rottame completamente distrutto e sfasciato, giaceva sul fondo della sabbia sottomarina. Entrarono nel presunto relitto, da uno sguarcio enorme della parete. All'interno, il degrado della nave, o qualunque cosa fosse, era molto più accentuato e visibile. La ruggine aveva distrutto le mura, muschio e forme di vita ne avevano fatto la propria casa. Ossa, crani e scheletri umani depositati sulla sabbia e su tutto il relitto. Le navette subacque, dopo aver controllato ogni anfratto delle macerie, arrivarono ad una stanza distrutta, apparentemente uguale alle altre. Un ennesimo scheletro con una tunica annerita, riposava in quella stanza. Una navetta, usò le due braccia meccaniche per ispezionare il vestito del defunto. Dalla tasca destra, tirò fuori un diario rosso con lineamenti d'oro. Le navette uscirono con lo scarso malloppo, lasciandosi alle spalle tutto il relitto. Su quei piccoli mezzi aleggiava un alone di mistero. Chi erano? Perchè hanno preso soltanto un diario, lasciando tutto il resto li a marcire in acqua? Solo una cosa era certa. La guerra genesi non era finita.
"Quando hai fatto qualcosa per bene, nessuno sospetterà che tu abbia mai fatto realmente qualcosa"
Dio
ATTO 1
365 Giorni
Capitolo 1
"Mad World"
Città di heràt, Afghanistan.
Il sole picchiava forte sul terreno arido dell'Afghanistan, paese martoriato dalla guerra più lunga della storia. Quelle missioni di pace, quella guerra del petrolio. Era un paese in rovina, i soldi per rimettere in piedi le città distrutte erano solo un sogno, le battaglie tra i differenti religiosi continuavano sulle strade, a distanza di cinque anni. Una pace tanto sperata, ma mai realmente giunta. Il petrolio, fonte di ricchezza economica, ma anche causa di tutta quella distruzione, era oramai inutile alle grandi potenze. Gli Stati uniti annientati in un batter di ciglia. Il ridinsionamento militare dell'Italia, che non voleva osare troppo. La dura batosta inflitta alla Russia, nella guerra con i paesi scandinavi per il dominio del mare. Quella battaglia, cominciò tre mesi più tardi la caduta della SemiGod. E ne durò altrettanti. La Svezia era diventata il paese più ricco d'Europa. Ma il mondo, oramai sta sotto il dominio nipponico da diversi mesi. L'esercito giapponese, si è addentrato ulteriormente nel territorio cinese, di altri quattrocento kilometri, applicando leggi durissime contro la popolazione. Come la legge sull'inquinamento. Se un civile è sorpreso a gettare una carta per terra, è punibile con l'ergastolo a un mese. Se si bestemmia in pubblico, un anno. Se si ruba in casa, otto anni ai lavori forzati. E via via, a massime pene che raggiungono livelli di uccisioni crudele e nate da menti malate. Ma queste leggi, non furono adottate contro gli altri paesi occupati. La Corea del Nord e quella del sud, per esempio, non ebbero lo stesso trattamento. Dopo averle conquistate interamente, non vennero proclamate nuove leggi. I militari erano solo di passaggio nei villaggi e nei paesi coreani. Addirittura, lasciarono sventolare la bandiera coreana vicina a quella del Sol Levante. Non sembrava neanche un paese occupato. A nord invece, passando per Vladivostok, si addentrarono nella russia selvaggia e disabitata, conquistando tutto il corno che dava sull'oceano pacifico. Le isole tra il Giappone e la Russia, inizialmente selvaggie, divennero importanti basi militari.Dove le navi da guerra, potevano appoggiarsi ai numerosi porti, mentre i caccia e i bombardieri si rifornivano sulle piste. Completamente oscurate e coperte dalla fauna all'interno delle isole. Le difese erano numerose e garantivano sicurezza a tutte le strutture. I lanciarazzi, posizionati lungo i punti più alti delle isole e delle montagne nell'entroterra, assicuravano un eccellente fuoco di copertura e assalto. La russia, presa alla sprovvista, reagì mandando rinforzi a oriente del paese, cercando di bloccare i nemici sfruttando le temperature rigide di quei posti. La situazione non era poi così disastrosa come sembrava, anzi, i giapponesi facevano fatica a incamminarsi per la siberia. Troppo fredda e irta di ostacoli, sia naturali, come le montagne e la neve: M anche artificiali, come i bombardamenti a tappeto improvvisi, oppure le mine anticarro disposte in maniera efficace.
Ma quella, non era l'unica guerra in corso. In africa settentrionale, numerose rivolte stavano scatenando l'inferno in Libia e in Arabia Saudita. Neanche in Afghanistan andava tanto meglio. Herat era il bersaglio preferito dai talebani e dai terroristi. Eppure, quel pomeriggio, pareva andare tutto bene. La solita folla girava per la città, per i mercati e per i ristoranti. Nonostante il brusio della gente, una quiete assoluta regnava in quelle persone, in quella giornata, in quella città. Forse troppo. Michelle se ne era accorta. Con i lunghi capelli neri e i profondi occhi marroni, la pelle scura che si nascodeva dai raggi solari sotto l'ombrello nero che portava sempre con se. Seduta all'aperto in un tavolo di un ristorante, guardava insospettita la folla. Tutte quelle persone per strada per i talebani erano come un coniglio per un falco, un obbiettivo tanto facile quanto invitante e irresistibile. Notò una persona in mezzo alla folla, sembrava disperato. A petto nudo e magro quasi da far paura. Mise una mano in tasca, sapeva cosa stava per fare. Una persona che gli passò vicino se ne accorse, e diede l'allarme. Tutti quanti cominciarono a scappare, mentre gridavano disperati e impauriti. Ne saltò fuori una baraonda di urla, che invadevano la strada e gli edifici circostanti, facendo presumere quello che stava per accadere. Michelle voleva fare qualcosa, voleva evitare una probabile mattanza suicida. Ma era troppo lontana dal kamikaze, non sarebbe mai riuscita a fermarlo in tempo. Un grido disperato sovrastò tutti gli altri suoni e rumori. Era il pianto di una bambina che aveva perso la madre, e vagava spaesata e lacrimante in mezzo alla folla inferocita. Era a qualche passo da lei. Si alzò di scatto senza pensare ad altro, si accucciò verso la bambina e la protesse con il suo corpo. Preghiere e un parlato veloce e irriconoscibile. Poi la violenta esplosione, che avvolse tutta l'area intorno. Una specie di cupola di fuoco, invase tutta la stradina, sfiorando i palazzi. Nell'esplosione, volarono pezzi di tavoli e sedie ovunque, schizzavano come proiettili in mezzo alle fiamme, conficcandosi e sfracellandosi. Diventando pericolosi oggetti di morte. Il fumo nero salì in alto, quando le fiamme dell'esplosione scomparvero nel nulla. In mezzo alla strada, solo terra bruciata, tavolini distrutti e una fila di biciclette a terra, completamente annerite. Rimaneva solo una palla di sabbia, che piano piano, scomparve trasportata dal vento, lasciando Michelle e la bambina completamente intatte e sane. La bambina disperata corse sulla braccia della madre, che l'aveva persa in tutto quel trambusto, e che ora, l'accoglieva piangente a braccia aperte. Si alzò tranquilla, osservandosi intorno, notando che tutta la gente la guardava con un senso di paura e forse disprezzo. Si stava per dirigere verso l'uscita, quando uno sparo improvviso, la fece scattare di lato, poi si sovvrappose una specie di suono metallico. Sulla sua destra, la lama di una spada aveva bloccato un proiettile sparato contro di lei. Il pezzo di ferro, cadde a terra, tagliato in due. Un tizio con una tunica verde e una maschera bianca, con un lungo naso simile al becco di una cicogna.
Decine di militari accerchiarono i due, sbucando dal nulla sulla strada rovinata. Spalla a spalla, accerchiati e pronti a combattere. Michelle aprì l'inseparabile ombrello nero e si riparò, come una dolce donzella, dal sole che non dava tregua.
Caricarono le loro armi, per lo più, mitra obsoleti. "Ognuno si occupa di una fiancata nemica. Buona fortuna". Sotto la maschera e la tunica verde, si celava una ragazza. Non esitò un secondo. In un attimo, piombò davanti ai militari con la spada sguainata. Era brava, non dava neanche il tempo di premere il grilletto. Le armi da fuoco erano già tagliate in due. Michelle diede una piccola e veloce occhiata dietro di lei, osservando i felini movimenti della ragazza senza nome. Si volse di nuovo contro i suoi nemici, che, pronti a far fuoco, la puntarono. Premettero il grilletto in prefetta sincronia, tutti quanti. La terra si alzò all'improvviso, levandosi sotto di Michelle, come se ci fosse stata una piccola esplosione. La ragazza venne gettata in alto, spostandola a mezz'aria verso destra. I militari non si fecero sorprendere, sparando alla ragazza. Un altro getto di sabbia si alzò, spostandola verso sinistra, facendole evitare i colpi. Dovettero ricaricare le armi, dando il tempo a Michelle di atterrare. Prese una delle due sciabole, con la mano destra e la conficcò nel terreno. La mise con forza, trasmettendo sull'elsa della spada, due piccolissime e lievi fili di sabbia, che entrarono nella lama. I soldati ricaricarono i mitra, e ripuntarono contro di lei. Ma piccoli getti di sabbia, si alzarono da terra. Bloccarono le bocche da fuoco, inceppando le armi. Il nemico più vicino, gettò l'arma a terra con rabbia e assaltò Michelle con un corpo a corpo, utilizzando un coltello posto sulla cintura. Provò un affondo, ma venne soppraffato e neutralizzato immediatamente dalla ragazza. Lo spinse contro l'elsa della spada conficcata a terra, facendogli perdere i sensi. Anche gli altri nemici tirarono fuori i loro rispettivi coltelli, provando ad attaccarla. Sentì il vento. Aumentava di potenza. Si girò e usò la schiena del militare svenuto, per spingersi in alto, arrivando sull'elsa della spada con il piede destro. Poi, si diede un ulteriore sbalzo in alto. Evitò per poco i fendenti delle lame, che le sfiorarono le suole delle scarpe. Un ennesimo innalzamento di sabbia da terra, la gettò ulteriormente in aria. Aprì l'ombrello nero. Il vento, la portò dietro di qualche metro ai suoi nemici. Atterrò dolcemente. Prese la sciabola rimasta, la conficcò anch'essa nel terreno come la prima. Due piccoli e finissimi fili di sabbia roteanti come dei mulinelli, pervasero la lama, scomparendo in essa. I militari provarono ad attaccare di nuovo, ma una mega esplosione pervase l'area tra le due spade, proprio dov'erano "imprigionati" i nemici. La polvere si propagò violenta e veloce, con potenza inaudita su quella piccola stradina. Divenne tutto surreale. La nube gialla offuscava tutto, solo a distanza di tre metri si vedeva nitidamente. Michelle si guardava intorno, sentendo dei passi che le si avvicinarono. I corpi dei militari erano sparsi sulla strada, contro le vetrine dei ristoranti e i muri degli edifici. Poi apparvero. Sei omoni carichi di steroidi l'avevano circondata, armati di bazooka. Non erano militari, non avevano ne la divisa ne l'aspetto. Alcuni fumavano sigari, Altri portavano tatuaggi vistosi. Caricarono sulle loro grosse spalle i lanciarazzi, carichi e pronti all'uso. Michelle aprì l'ombrello nero, con la punta che toccava terra. Lo impugnava con entrambe le mani, e piccoli turbini di sabbia giravano all'impazzata lungo l'ombrello, per poi perdersi sul tessuto. Con entrambe le mani, si mise in equilibrio a testa in giù, sopra al manico dell'ombrello. Cominciò a girare rapidamente. Non ebbero neanche il tempo di sparare. I tappini, messi a protezione delle punte dei raggi dell'ombrello, saltarono. Fuori uscirono vortici di sabbia indomabili, che colpirono tutti i nemici, spazzandoli via sull'istante. La forza rotatoria dei mulinelli era spaventosa e teoricamente inspiegabile. Intanto Michelle e l'ombrello, continuavano a girare come trottole impazzite. Divennero un tutt'uno di sabbia, una spirale che si placò lentamente. Michelle ritornò normale, con l'ombrello aperto sopra la sua testa. Dietro non c'era più nessuno di quei tipi, tutti morti, gettati chissà dove dai getti di sabbia rotanti. La nube giallastra che oscurava tutto, venne portata via dal vento, scomparendo velocemente e facendo ritornare tutto alla sua normalità. Anche se la stradina non era più quella di una decina di secondi fa. La sabbia si ammucchiava in più parti, cadaveri di militari e non, sparsi di qua e di la. La ragazza misteriosa, ritraeva la sua spada e davanti a lei, una decina di corpi senza vita, stesi a terra. Michelle le si avvicinò e le disse sorridendole. "Ei Sasha, chi non muore si rivede".
Una ventina di minuti dopo, Venezia
Piazza San Marco risplendeva sotto il bellissimo sole estivo di Venezia. Le colombe e i piccioni, popolavano i tetti vicini. La piazza più importante e bella della città, era colma di turisti, per lo più giapponesi, che continuavano a fotografare ogni opera rinascimentale. "..Quando un uomo le se graso, pien come nà bote de fero e sposa una bea putea...", cantava il gondoliere ad una coppia americana, mentre remava nel canale. Michelle era seduta ad un tavolino con Sasha, la ragazza che l'aveva aiutata in Afghanistan. I lunghi capelli neri completamente mossi e due occhi verdi come smeraldi. "Come ve la passate qui in italia, tu e Lily?"chiese Michelle mentre sorseggiava il buon caffè veneziano."Gli affari del negozio stanno andando a gonfie vele. Non dobbiamo pagare un soldo per i fiori e l'acqua, visto che le creiamo noi due. E' il paese che è un po in crisi. Io e Lily, abbiamo paura che la serbia voglia dichiarare guerra all'Italia, per i respingimenti continui d'immigrati slavi. Da te invece, ho sentito delle rivolte in atto. Tutto bene al tuo vilaggio?". E tirando un mezzo sorriso, le rispose. "La guerra contro lo sceicco non ci tocca minimamente per fortuna, ci mancherebbe soltanto quello. In Afghanistan la situazione è seria, non c'è nessun modo per fermare i continui kamikaze. E' la quarta volta che assisto ad una mattanza suicida, senza che possa farci qualcosa", ma Sasha guardava il lato positivo,"Be..qualcosa hai fatto. Senza di te, quella bambina sarebbe morta sul colpo. Non so neanche perchè ci tieni tanto all'Afghanistan, non è neanche il tuo paese..". "Anche tu però ti preoccupi per la Serbia.." ribattè Michelle. "E' ovvio, se proclamano guerra attaccheranno il paese dove abito, non è esattamente il massimo. Siamo a due passi dal confine, non sono distanti da Venezia. Dovresti prenderti una pausa, non sei un supereroe, e non dovresti neanche esserlo". "Allora lascio che si uccidino a vicenda? standomene con le mani in mano?". Chiese sbalordita la ragazza araba. "Perchè no? Lo sai che è impossibile fermare l'uomo, soprattutto quando si mette in testa di uccidere". "Non mi è parso impossibile un anno fa, quando abbiamo distrutto l'astronave, ricordi?". "Ma guarda cosa ne abbiamo ricavato. Ora, al posto dei mutanti, abbiamo tutta l'umanità che vuole uccidersi a vicenda. E' un copione trito e ritrito. Non riuscirai a cambiarlo, e tu lo sai", disse con un senso di rinunciatezza che le riempiva l'anima. "Il mondo è quel disastro che vedi, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare. Non voglio essere una di questi, Sasha. E tu?". Un silenzio di tomba. Aspettò un attimo. Ma non rispose. "Dov'è Lily ora?" "E' nel confine vicino alla Serbia. Sta monitorando la situazione, se la vuoi raggiungere, si trova a Trieste, sta guardando le spalle alla città, difendendola da eventuali attacchi". "Io vado da lei". Michelle si alzò e se ne stette per andare, ma si fermò. "Tuo fratello non la penserebbe così..". E scomparì in un piccolo mulinello di sabbia, che la gente guardò con il volto colmo di felicità. E degli scatti di macchine fotografiche accompagnarono la sua uscita. Sasha rimase li, ferma e immobile, a pensare.
"Non esistono grandi scoperte ne reale progesso, finchè sulla terra esiste un bambino infelice"
Trieste
La città che si affacciava sul golfo era presa d'assedio dalla bora, il vento correva a cento kilometri orari, non dando scampo agli abitanti che si barricavano in casa. Michelle camminava tranquilla nel sentiero, ombreggiata dalle bellissime e fresche fronde dei verdi alberi. Il vento non la smuoveva nemmeno, solo i lunghi capelli venivano colpiti e volavano scapigliati in balia del vento mediterraneo. Le nuvole nere prendevano posto in cielo, minacciando la città, stava per arrivare un bell'acquazzone. Alzò gli occhi alla sua destra e vide un faro bianco, che si stragliava in cielo a poca distanza da lei, oltre gli alberi. Seguì il sentiero, arrivando proprio davanti al faro. "Faro della Vittoria", suggeriva la targa in oro davanti alla porta. Appena sopra all'entrata, una statua si appoggiava con il gomito sul faro. Sopra, una cupola verde con un angelo con grandi ali che troneggia, osservando la città dall'alto. Oltrepassò la soglia e chiuse la porta dietro di se. Era colorato di un bianco morto, quasi grigio e l'intero ambiente era completamente illuminato. Salì le scale che portano fino alla luce del faro. Raggiunse la porta che portava alla cupola. Vi entrò, e dentro, come sentiva, v'era Lily che osservava la città dal vetro. Si girò e vide Michelle, accogliendola con un sorriso. "Lo sapevo che saresti venuta". Michelle indicò i suoi capelli corti a caschetto. "Cambiata capigliatura? Stai meglio" le disse Michelle, con un tono da vecchia amica. Erano felici di rivedersi. "Già, quattro mesi fa mi hanno fatto visita Loren e Nadin. Ho preso il loro look", rise mentre lo diceva. "Allora, com'è la situazione qua?" chiese, appoggiando le mani sullo scorrimano. "I serbi sono a qualche kilometro dalla città, sarà solo questione di tempo prima che ci assalteranno". "Difese della città?" chiese seccamente. "Militari, polizia, carabiniere, alpini..tutti i corpi armati italiani sono in città. Hanno eretto una barriera sulla cartina, che va da Trieste fino al punto più alto sulle montagne. Li, sono posizionate le barricate. E' la prima ed unica linea difensiva della nazione..". Lily era pessimista. "Avrai bisogno di una mano..." "Si, due poteri sono meglio di uno", le rispose con un mezzo sorriso. Uno scoppio, urla e rumori di spari scoppiarono dall'altra parte della città. "Sono arrivati, dobbiamo dargli una bella lezione", Michelle era sempre contenta quando si trattava di combattere. "Come ai vecchi tempi?" "Si Lily, come ai vecchi tempi".
Londra, primo pomeriggio.
Il temporale tuonava nella capitale inglese. Con lampi e fulmini, strappava e lacerava la quiete e il silenzio, solo apparente, tra un tuono e l'altro. Con la fitta pioggia che batteva sui tetti e sulle finestre, la luce illuminava e riscaldava l'appartamento di Tom. Tracy e Brooke mangiavano il pranzo a tavola, con una sedia libera. Comparve Tom, con dei granelli di sabbia che gli scendevano su tutti i vestiti. "Scusate, in Arabia c'era una tempesta di sabbia micidiale..", si sedette sulla sedia e cominciò a mangiare. "Uhm..buono questo agnello..sai cosa ci manca tesoro? Un po di pepe..". Tracy lo guardava sorpresa, e con un pizzico di ironia, gli rispose. "Vieni qui all'improvviso, mi sporchi la casa di sabbia del deserto e mi dai pure delle dritte su come cucinare?". Tom e sua figlia risero di gusto. Poi Tracy si fece seria. "L'hai trovata?". "No", rispose con un lungo sospiro. "Non c'era, sono riuscito a rintracciare solo Loren e Nadin nelle Ande, ma non lasciano il villaggio, dicono che questa non è la loro guerra". Pensò un attimo, ed ebbe un idea illuminante. "Forse so dove le posso trovare, ci vediamo dopo". E scomparì sul posto, senza lasciare diritto di replica a sua moglie. "Brooke, seguilo" "Si mamma". E scomparì anche lei.
Trieste
Gli scontri tra serbi rivoltosi e i militari italiani, erano cruenti e violenti. I proiettili schizzavano all'impazzata sulla stradina, il sangue si spargeva sull'asfalto e sulle mura antiche dei palazzi rinascimentali. Continuavano a perdere pezzi, sotto l'esplosioni delle bombe a mano e dei lanciagranate. Le due ragazze, osservavano gli scontri da sopra un tetto degli edifici che formavano la stradina. "Pare che i militari, non abbiano bisogno del nostro aiuto..", disse Michelle molto dispiaciuta. Lily invece, era più seria e osservava gli scontri con un'altra ottica. "Tanto sangue sulle strade per niente...". La sua voce era piena di tristezza e delusione. "..Pensavo che gli umani, avrebbero smesso dopo la caduta dei mutanti. Invece, da allora, le battaglie e le guerre sono ancora più aspre che in passato". Michelle oramai ci aveva fatto il callo alla follia umana, e rispose all'amica delusa. "Non ti meravigliare. I mutanti avevano dato un nemico comune a tutta l'umanità, ecco perchè non si sono ammazzati a vicenda per anni. Avevano qualcuno da combattere insieme e noi, glielo abbiamo tolto. Credono che, ora, non abbiano niente in comune..". "La razza..", sussurrò Lily. Michelle le pose una mano sulla spalla destra. "Non concepiranno mai questo pensiero, Lily...". Ma durante gli efficaci respingimenti degli alpini, qualcosa di grosso si muoveva in mezzo alla folla dei nemici slavi. Venivano spostati e buttati sui marciapiedi, con violenza e potenza inadutica. Riuscì senza poblemi a farsi varco in mezzo agli assaltatori, e arrivò davanti ai militari italiani. Gli spari smisero di suonare nella cittadina e tutti quanti, sia italiani che serbi, smisero di muoversi e darsi battaglia. Un enorme essere disumano, con spalle e busto enormi, gambe e braccia di proporzioni fuori parametro. Il suo volto era umano, a differenza del resto del corpo. "Mutante..". Disse chiaramente Lily. Caricò sui corpi di difesa italiana, che presero di nuovo i mitra e spararono sull'essere che li caricava. Ma i proiettili non li sentiva, schizzavano dentro la carne, ma era come se non li sentisse. Scaricavarono tutto il piombo che avevano, ma non serviva. Caricò un pugno col braccio destro, per poi colpire verso il militare più vicino. Ma una barriera d'acqua bloccò l'attacco. Era quasi invisibile, e ad ogni tocco, le piccole onde dell'impatto si ripercuotevano su tutta la barriera, creando uno spettacolo surreale. "Dirigetevi verso l'interno della città . Proteggete Trieste da altri eventuali attacchi. A questo ci penso io..". I militari si guardarono un po intorno, poi il sergente diede l'ordine di fare ritirata verso l'interno della città, a controllare gli altri quartieri. "Non così in fretta...". Una statua rinascimentale volò davanti a Lily e Michelle a velocità esagerata. Ma scomparvero lasciando una nebbiolina nera, per poi teletrasportarsi allo stesso posto. "Come avete fatto?". La voce era quella di una mutante dai capelli verdi, con un percing sull'orecchio destro e un tatuaggio intorno agli occhi. Come una maschera tribale. Un ombra la coprì del tutto. "Pensavo che un po d'aiuto le servivano, visto l'inferiorità numerica...". Tom era nel tetto, di fronte all'edificio di Michelle e Lily. "Ei Tom, vedo che la tua pelle è tornata normale e i tatuaggi luminiscenti, sono scomparsi. Te la passi bene..". Scosse un po le spalle. "Umh..me la cavo Michelle". Il mutante grosso ed inumano si irritò. "Ei Jane, diamogli una lezione. Io mi prendo la ragazza dai capelli corti, non sa cosa ha osato fare..". "Ok Brutus, io mi prendo la ragazza accanto..". L'essere disumano balzò all'altezza di Lily, sferrando un fendente verticale, che lei evitò facilmente, diluendosi velocemente in un getto d'acqua lento e roteante. Si posò a terra e poi si compose in un'immagine umana, ma completamente costituita d'acqua. "Prendimi se ci riesci.." e se ne andò verso il centro città, in tante piccole bolle. Jane alzò un camino dietro a Michelle, staccandolo dal tetto e facendolo gettare alle spalle della ragazza, ma si dissolse in sabbia, evitando il colpo, per poi ricomporsi. "Non ci casco due volte..". Jane divenne ancora più arrabbiata e cattiva, aggrottando le soppracciglia. Una sedia volò fuori da una finestra di un edificio vicino. Scese, fino a porsi accanto alla mutante. Che si sedette con calma, e librandosi in aria, la portò sopra nei tetti. Scese e cominciò a rincorrere Michelle che, sotto forma di sabbia del deserto, volava via sopra alla cittadina.
"Cosa? E io non ho nessuno?". Uno sparo di una pistola. Tom lo evitò teletrasportandosi sopra ad una statua rinascimentale. "Ahh vero, ci siete anche voi..me l'ero completamente dimenticato..". Un altro colpo di pistola, che evitò scomparendo. Il proiettile prese in pieno un vaso agganciato a mezz'aria, rompendolo e sfracellandolo al suolo. Black era dietro di loro, nel ponte sopra al piccolo fiume. "Allora? Di meglio non sapete fare?". Un altro sparo di pistola e lui, si teletrasportò ancora più indietro, attirando i serbi verso di se, oltre il canal grande.
Brutus rincorreva Lily lungo il porto, mentre lei sguizzava come l'acqua fra un lampione e l'altro, mandando a farsi benedire ogni colpo che il mutante sferrava. I lampioni cadevano sotto i colpi carichi di rabbia omicida del mutante, che si infuriava ancora di più quando la mancava solo per così poco..Un senso di frustrazione gli salì sul corpo deforme, rendendolo una vera e propria bestia pericolosa e letale. Finito il grande marciapiede in legno che accostava il mare della baita triestina, attraversarono la strada. Brutus, nel tentativo di colpire quella maledetta semimutante, sfasciava le macchine parcheggiate davanti, facendo partire l'allarme. Entrarono in un edificio antico, che poteva vantare sulla sua destra, una torre dai graziosi ornamenti e un orologio, dalle tinte rinascimentali. Sopra all'entrata sostenuta da un arco bianco, troneggiava una scritta inequivocabile, sebbene la lingua usata fosse il latino. Era inciso "Aqvario". Quel giorno, l'edificio esposto al pubblico, era chiuso per manutenzione straordinaria. Una volta dentro, Lily fece perdere le sue tracce velocemente, fermando la collera di brutus, che cominciò a ispezionare con accuratezza la sala. Al centro del piano terra, un'enorme vasca ottagonale e un'altra più piccola. In quest'ultima, alcuni pinguini riposavano in pace e tranquillità. La luce era poca, quel tanto che bastava da far rendere un atmosfera da film horror. Camminava lento, con tutti i sensi attenti, a scovare un minimo movimento sospetto o qualsiasi altro indizio rilevante.
Osservò per qualche attimo i pinguini dormire, quando sentì uno spostamento d'aria dietro di lui. Un piccolo, minimo e leggero movimento d'aria proprio alle sue spalle. Si girò di scatto, osservando le acque blu della vasca ottagonale, apparentemenete tranquille. Fissò quelle acque, senza nessuna forma di vita presente. Un ombra passò veloce sopra alla sua imponente figura da mostro. Si girò di nuovo, ma non c'era nessuno. Dei rumori provenivano dal piano superiore, sopra quella chiocciola di scale metalliche. Un altro rumore dalla vasca. Stavolta, delle bollicine salivano fino alla superficie, poi ancora il nulla. Osservò attentamente, ma niente. Allora si girò e si diresse verso il primo piano. Lì, il vivarium ospitava numerosi specie di anfibi, rettili e pesci d'acqua dolce. E' presente anche un grande terrario, dove è costruito uno stagno carsico nel quale si riproducono rospi comuni, rane verdi e ululoni. V'era anche un altro terrario, stavolta più piccolo, che ospitava salamandre e rospi, dove probabilmente, i bambini potevano accarezzare gli animali. Cominciò a camminare lento in mezzo all'enorme vivarium, quando, dietro di lui, sentì una specie di canto. "Uuh..uuh..uuh". Si girò velocemente in direzione del suono, proprio dietro di lui. Ma era solo il canto di un ululone. "Brutto bastardello..". Avvicinò l'enorme mano minacciosa, verso la piccola rana dal ventre giallo. Ma la mancanza di armi di difesa da parte dell'anfibio, era solo apparente. Secernò una sostanza biancastra volatile, che prese il naso di brutus, entrando nelle narici e negli occhi. La sostanza irrita fortemente la mucosa, che protegge tutti gli organi in comunicazione con l'esterno. Brutus divenne adirato e urlò di dolore. Gli occhi e il naso, cominciarono a bruciarli di dolore, proprio dove la sostanza era entrata. Si girò urlante, quando tutta l'acqua presente nell'intero piano, saltò per aria all'improvviso, confondendo il mutante già irritato dall'ululone. Ma era solo uno stratagemma, un diversivo. Quando l'acqua ricadette nelle vasche, veloci passi si diressero al piano terra, passando per le metalliche scale. Brutus era vicino ad una crisi di nervi. Uscì urlante di rabbia e rancore, verso Lily e il suo potere. Di nuovo al piano terra, ispezionò di nuovo con accuratezza l'intero piano, in cerca di qualche lieve movimento. Qualcosa nella vasca si muoveva. Si avvicinò, scrutando tutta l'acqua. All'improvviso, la faccia di Lily comparì in acqua e si stampò sul vetro della vasca, come un fantasma tornato per vendetta. Brutus prese un colpo, poi, con la rabbia in circolo, diede un pugno alla vasca. Ruppe il vetro e fece fuoriuscire l'enorme quantità d'acqua, creando una specie di rapide che si riversava contro Brutus. Uno squalo saltò fuori all'improvviso, addentando con le sue mascelle enormi e i denti aguzzi, la testa di brutus. Lasciò cadere il braccio destro con cui aveva rotto la vasca, nel fondale. La mano venne addentata da una razza, nascostasi sotto la sabbia. Era appostata li da ore, in attesa di una preda. E ora l'aveva trovata. Con la mano sinistra, diede continui pugni allo squalo, attaccato a forza sopra la testa di Brutus. continuava ad azzannare la parte inferiore del collo e quella superiore dell'addome, provocandogli lancinanti dolori. Alla fine lo squalo cedette e lasciò la preda, cadendo a terra e balzante, in cerca di acqua, che arrivò subito dall'enorme vasca, ora vuota. La razza invece non mollava, la sua enorme e inaspettata forza, sconcertò il mutante. E con uno strattone, riuscì a mozzargli la mano. Gridò colto da un dolore tremendo, che velocemente si diffuse in tutto il corpo. Il sangue si spargeva sull'acqua, colorandola di un rosso acceso. Lily uscì dalla porta principale e il mutante, urlante di dolore, la rincorse con il braccio destro che sanguinava copiosamente. Lily si diresse verso il centro. Ma mentre correva sul marciapiede, un edificio completamente rosso venne preso da un missile venuto da chissà dove, facendolo collassare su se stesso. Cadde rovinosamente a terra vicino alla ragazza, che venne ferita al braccio destro da un detrito sparato in aria. Brutus la raggiunse e in corsa, le diede un enorme colpo con il braccio sinistro, facendola schiantare contro un altro palazzo. La potenza del colpo, era tale da mandarla a colpire altri palazzi. Con la forza che gli rimaneva, riuscì a fermarsi a mezz'aria in mezzo ad una strada, ma non c'era tempo per una pausa. Il mutante stava correndo verso di lei con la spalla sinistra a mò di ariete. Lily si scompose in acqua e sparì in una stradina secondaria. Brutus la seguì, ma perse le sue tracce alla prima curva. Girovagò spaesato per alcuni minuti, in cerca della ragazza in quelle stradine piccole e multiple. Alla fine la trovò. Era vicina al Canal Grande, proprio alla destra del fiume, che osservava il mutante. Le nuvole riempivano il cielo, e la pioggia cominciava a cadere fitta e incessabile sulla città triestina. Lily ansimava continuamente, mentre i corti capelli neri erano lisci e bagnati dalla pioggia. Osservava il mutante, con il respiro affannato e con un nodo alla gola. L'acqua del fiume cominciava a muoversi torbida e fuoriosa. Brutus non esitò e cominciò a correre con la sua enorme possanza verso Lily. Dei getti d'acqua, sospinsero dal fiume le gondole ferme parcheggiate ai lati del canale, gettandole con forza contro Brutus, che le incassò una alla volta. Lo rallentavano vistosamente, i pezzi di legno si conficcarono nella carne di continuo, causando lacerazioni e ferite profonde. I resti delle gondole si distrusse per terra o negli edifici rinascimentali vicini. Ma, nonostante il forte dolore, continuò a correre in avanti, raggiungendo Lily. Quando si trovò davanti, le diede un pugno carico di vendetta e rabbia omicida, ma la semimutante si squagliò a terra. Era solo una sagoma, un fantoccio. Si girò e la rivide, ferma davanti al retro di un edificio apparentemente grande e importante. Passò il ponte che collegava le due parti del Canal Grande, e caricò in corsa nuovamente, con la spalla sinistra a fare da sfondamento. Lily era ferma a fissare il mostro che caricava. Quando colpì, divenne una pozza d'acqua che cadette a terra. Un altro fantoccio. Sfondò la parete, entrando in una chiesa completamente vuota. Stanco, dolorante e profondamente offeso nel
suo onore, Brutus camminò fino all'entrata della chiesa per uscire dal palazzo. Quando si trovò appena fuori dalla porta, c'era l'ennesima Lily. Ma stavolta era quella vera. "Finiamola qui, stupida ragazza..", disse con sprezzante odio che fuori usciva da ogni parola. "Già, finiamola qui..", rispose la ragazza, con aria da giustiziere di morte. Sopra, l'intero portico era sostenuto da sei colonne portanti, tre a destra e tre a sinistra. L'acqua cominciò a scendere copiosa dal soffitto, bagnando i muri dell'entrata. All'improvviso, le colonne portanti, si trasformarono in acqua, e il soffitto cominciò a scricchiolare. Poi cedette e crollò addosso a Brutus, sfracellandosi in un tonfo assurdo. La polvere si alzò a causa dell'impatto del cemento su cemento. L'intera entrata della chiesa di Sant'Antonio era crollata, non c'era più, scomparsa in un mucchio di macerie. Brutus si alzò frastonato, ferito gravemente e con la rabbia che circolava sempre più violenta nelle sue vene. Non poteva correre più, era distrutto. Lily si diresse verso Piazza Unità D'Italia, e il mutante, sebbene mal ridotto, la seguiva ancora, per l'ennesima volta.
"In questo mondo di guerra e violenza, anche i fiori piangono e noi continuiamo a credere che sia rugiada"
Michelle volava libera sopra ai tetti, sotto forma di piccolo mulinello di sabbia. Ma la sopra, era troppo visibile e sarebbe stata facilmente individuata da Jane. Vide un enorme palazzo posto sopra ad una collinetta, apparentemente chiuso. Vi entrò da una finestra aperta. Jena però la vide e non esitò. Si diresse all'interno senza pensarci due volte, distruggendo la porta principale senza prendersene cura del rumore provocato.
Dentro, il buio regnava sovrano e silenzioso, interrotto soltanto da alcuni rumori naturali provenienti dall'esterno. Cominciò a camminare in quel via vai di corridui lunghi e oscuri, verso la parte sinistra di quella che poi, osservando le multiple aule presenti, si rilevò l'università degli studi di Trieste. Aprì un portone di legno. Vi entrò. Enormi scaffali con migliaia di libri posti al'interno. La sala era illuminata soltanto dalla luce fioca che passava dalle finestre, luce grigia che illuminava ben poco, a causa delle fitte nubi che si addensavano sopra Trieste. Cominciò a camminare in mezzo agli scaffali colmi di libri di qualsiasi genere, cercando dove si poteva nascondere la semimutante. "Lo so che sei qui, perchè non salti fuori e combatti a viso aperto?". La sua voce acuta e profond,a si propagò nell'eco della libreria. Michelle non rispose. Due fili di sabbia cominciarono a strisciare dietro la mutante, piccole e silenziose. Divennero enormi sollevandosi da terra, ma Jena non se ne accorse, scrutando sempre davanti a se. Agguantò le caviglie della ragazza, sbattendola violentemente sul pavimento. Presa alla sprovvista, rispose subito mostrando eccellenti riflessi fulminei. Il grande e maestoso lampadario, si staccò dal soffitto con il potere della telecinesi e cadde sulle due forti funi di sabbia, che all'impatto, scomparvero improvvisamente nell'aria. Jena si alzò e aprì bene le orecchie. Si trovava al centro della sala nel grande corridoio, mentre intorno tutti scaffali e libri. Chiuse gli occhi e ascoltò. Sentì due rumori distinti provenienti da due diverse direzioni, i due corridoi a destra e a sinistra. Da sotto entrambi i tappetti, si alzò qualcosa, che correva contro la mutante. Uscirono di scatto due forti getti di sabbia, ma Jena riuscì a intercettare i colpi, proteggendosi con due tavoli mossi dalla sua mente, che deviarono gli attacchi. Michelle allora, decise di farsi vedere, venendo fuori allo scoperto in un mulinello di sabbia che partì dall'alto e finì vicino a Jena. "Perchè siete qui?". Schietta e veloce Michelle, non voleva perdere tempo con qualche mutante insignificante. "Credi di essere più forta di me?". Jena rispose a tono con voce sprezzante, quasi come un essere superiore. Quattro robusti fusti di sabbia roteanti, presero Jena per gli arti superiori e inferiori, sbattendole la schiena contro il soffitto. Subitò, reagì provando a muovere un tavolo sotto di lei con la telecinesi, ma non ci fu niente da fare. Il tavolo non si mosse di un millimetro. Qualcosa non andava, non era mai successo che un oggetto non si muoveva con il potere della telecinesi. "Non ci provare, è inutile.." la voce di Michelle era beffarda. Tutti i tavoli, le sedie, la reception, i libri e gli armadi si sciolsero in sabbia, spargendosi in tutta l'aula vuota, formando dune di sabbia che solo nei deserti arabi e africani potevi ammirare. "Non hai letto il cartello all'entrata? Diceva che la biblioteca era sotto restauro. Ora però voglio ascoltare, perchè tu e il tuo amico siete qui in Italia?". La minacciò, mentre le funi di sabbia si fecero più strette e la pressione sugli arti, aumentava a dismisura come una pressa meccanica. "Parla, se non vuoi che la pressione non ti rompa tutte le osse...". La forza esercitata aumentava piano piano, e Jena sentiva sempre più dolore, il suo viso ne era una prova, esprimeva un male non sopportabile per un umano. Michelle fu un po stupita dalla testardaggine della ragazza dai capelli punk, di colore verdi acidi. "Perchè non parli?" gridò con tutto il fiato in gola. "..Perchè sono più forte delle altre ragazze!!!". Un urlo quasi liberatorio che echeggiò nella sala vuota. Poi chiuse gli occhi. In quel momento, tutto il corpo divenne molle. Morta?. No, non era possibile, non aveva fatto così tanta pressione da ucciderla. La sabbia scomparì nell'aria, e Jena cadette verso il suolo. Ma Michelle non glielo permise, prendendola in tempo con altra sabbia con estrema facilità, poi la mise giù delicatamente. Le controllò i battiti del cuore sentendo il polso. Erano normali. Quindi è semplicemente svenuta. Ma perchè? "Perchè sono più forte delle altre ragazze.." sbuffò Michelle.. "Cosa volevi dire con quello? Chi sei realmente?". La prese fra le sue braccia e quando se ne stette per andare, vide un esplosione di fuoco avvolgere le mura del Castello di san Giusto. I serbi sono riusciti a fare irruzzione nel forte triestino.
Entrò all'interno della fortezza in un mulinello di sabbia, in un corridoio pieno di armi antiche, sia da fuoco che vecchie lame e lance. Pose Jena su un angolo, lontana dalla confusione degli scontri. Infatti, gli alpini italiani stavano combattendo estrenuamente gli invasori serbi, per cacciarli dal castello della collina. Uscì dalla finestra e si unì, insieme al corpo italiano, nel cortile interno. Al centro, insieme ai militari, completamente accerchiati dai nemici, sfoderò le due sciabole dalla cintura e si gettò a capofitto sugli invasori. Si liberò facilmente di qualche nemico non armato, colpendo con fendenti letali, veloci e micidiali. Proprio in mezzo agli assalitori, diede un affondo contro il nemico davanti a lei, che stava per tentare un colpo verticale. La spada lo trafisse da parte a parte e proprio dalla sua schiena, un getto di sabbia colpì numerosi nemici, gettandoli a terra o sulle mura, uccidendoli sul colpo. Alle sue spalle, un nemico tirò fuori una pistola d'ordinanza e la puntò all'altezza della nuca di Michelle. I suoi lunghi e fini capelli neri come l'oscurità, divennero di sabbia, sabbia fina e sottile, infilandosi nella canna dell'arma, inceppandola. Il nemico provò lo stesso e sparò, ma la pistola gli esplose sulle mani, non sparando nessun colpo, mentre il serbo cadeva a terra, con le mani sporche di sangue. Si alzò in aria, aiutandosi con un sollevamento da terra con la sabbia, evitando due fendenti che arrivarono da destra e sinistra. Le lame che si scontravano, emettevano un rumore metallico e stridente. In aria, unì le due sciabole in un unico colpo verso terra, che provocò un onda d'urto di sabbia. I nemici più vicini, vennero sbalzati contro le mura. La pioggia cominciò a battere forte sulla città friuliana, facendo scioglierle i capelli, che divennero lisci e bagnati e cadevano sul suo corpo. "Grazie signorina per il suo aiuto, da soli non ce l'avremmo fatta". Gli alpini cominciarono a disperdersi all'interno del castello, in ricerca di feriti e di eventuali serbi rivoltosi che non hanno lasciato l'edificio. Il capo alpino vide qualcosa nei capelli di Michelle. "Togliti!!". Un mirino rosso ondeggiava sulla testa di Michelle. Si girò sulla sinistra, da dove proveniva il laser. Il mirino rosso le puntò la fronte. Poi, lo sparo. Chiuse gli occhi, impaurita dal rumore. Ma non venne colpita. Riaprì lo sguardo. Davanti a lei, ondeggiavano cinque antichi scudi medievali. Quattro di questi erano perforati, mentre l'ultimo era riuscito nell'intento di fermare il proiettile. Si girò verso i corridoi del castello e dalla finestra della sala delle armi, c'era Jena in piedi, che osservava la scena con aria stanca e sfinita. Svenne di nuovo, facendo cadere anche gli scudi. Il comandante degli alpini, trovò l'attentatore e lo raffreddò con una scarica di mitraglietta. Michelle si prepicitò da Jena, entrando dalla finestra con un mulinello di sabbia. Ritornò normale e la vide lì, stesa a terra svenuta, un'altra volta. Il suo viso, completamente rosso e caldo. Pose una mano sulla fronte. Aveva la febbre. Aprì per un attimo gli occhi, indebolita dalla telecinesi sugli scudi. "Sono più forte delle altre ragazze!!!".
La folla serba, immensa e arrabbiata, scrutava ogni angolo e anfratto delle stradine. Stavano cercando Black. Comparì sopra ad una statua rinascimentale, sulla sinistra. Decine di spari di proiettili si piombarono su di lui. Si teletrasportò nell'edificio opposto, attirando altro fuoco di pistole e mitragliette. Evitò un altra volta, comparendo su un elegante arcata bianca, che si estendeva in tutta la sua bellezza rinascimentale a mezz'aria. Un serbo tirò fuori l'arma più grossa che avevano. Un lanciamissili. Sparò un razzo verso Black. Aveva evitato spari di pistola e mitra, di certo un missile sparato da un bazooka non era problematico. Lo evitò senza nessun problema. Il razzo esplose contro l'arcata, che si sgretolò in decine di grandi frammenti. "Non siete molto intelligenti...". Black, parlava da dietro una finestra spalancata, di un edificio sulla destra dei mutanti. Ancora colpi di pistola che infransero la finestra aperta, ma Black rimase al suo posto. Era solo il riflesso del vetro. I serbi si girarono indietro, ma Black si era già teletrasportato, lasciando solo delle smagliature nere in aria. La folla cominciò ad agitarsi innervosita. Il sudore bagnava i loro volti. Volti dipinti di terrore. Uno di loro, in preda al panico, lasciò la folla e i suoi compagni, addentrandosi in una via laterale completamente scura. E culla delle tenebre più profonde. Delle grida e degli spari. Poi, un tonfo sordo e portatore di brutte notizie, attirò l'attenzione della folla. Altri tre tizi, pistole alla mano, vi addentrarono nella via, ma l'oscurità ingoiava tutto. Tre colpi corpo a corpo e tre tonfi consecutivi. La tensione saliva, in mezzo ai serbi preoccupati e sempre più terrorizzati. Uno di questi, frustrato, scaricò tutta la sua tensione, lanciando una bomba a mano nel vicolo. Non ci fu nessuno scoppio. La bomba venne rispedita al mittente, comparendo dall'opposta via, dietro alla folla. Esplose in mezzo ai serbi, facendo una strage di vittime. I nemici, confusi e impauriti, se ne andarono a gambe elevate, ritornando indietro. Li, trovarono l'esercito italiano che li freddò con colpi d'arma da fuoco. Si sparsero pozze di sangue, in quella città tranquilla e pacifica. Black osservava le uccisioni, da un tetto di un palazzo del centro storico.
"Sei stata brava a stendere quei tipi molto più grossi di te, Brooke..". Di colpo, sua figlia gli comparve vicino con lo stesso modo del padre. E mentre osservava la stradina dove i cadaveri si accumulavano, disse "Dovresti chiamarmi quando fai queste cose, cominciano a divertirmi..". "E' proprio per questo che non ti ci porto, non vorrai di certo finire come il tuo vecchio. Saltare da un capo all'altro del mondo, per prendere a calci qualche culo? No, non permetto che tu sprechi la tua vita...". Nonostante le parole di Tom, Brooke continuava sulla stessa linea. "E perchè no? Sarei brava.." replicò la figlia. "Lo so, saresti bravissima. Ci mancherebbe altro, sei mia figlia dopottutto. Ma la vita..." tirò un lungo sospiro. Come se dovesse mentire. "..Di vita ne hai una, non sprecarla così. Io me lo posso permettere, tanto una famiglia c'è l'ho. Ho una bellissima casa, ho una moglie fantastica e una figlia di cui vado molto fiero e orgoglioso. Non ho altro da fare, invece tu si..." le sorrise da buon padre. "Ma una volta che avrò un figlio o una figlia e un marito, quando non ho altro da chiedere, potrò fare quello che stai facendo tu?". Chiese la figlia, con un misto di serietà e di ironia. "Quando tu avrai fatto su famiglai, io con ogni probabilità o sarò un vecchio decrepito oppure sarò morto..quindi, non vedo come il mio pensiero potrà influire sulla tua futura scelta..", disse, mentre rideva alla figlia.
Brooke ebbe un leggero capogiro. "Ei, tutto bene?" chiese un po allarmato Tom. "Si..è solo un po di mal di testa, non è da molto che uso il teletrasporto, ci devo fare l'abitudine.." "Ce la fai a tornare a casa per intera?". Lei scomparì e un missile trapassò le smagliature nere. Il missile, mezzo impazzito, colpì il palazzo Aedes, un edificio completamente rosso vicino alla costa, che collassò su se stesso. Brooke ricomparì sullo stesso punto, ma crollò dalla fatica, presa al volo dalle braccia del padre. Il malvivente serbo, in strada, venne subito localizzato dalla polizia italiana e ucciso seduta stante. "Tranquilla ti porto a casa..". Scomparvero nel nulla. Quando ricomparirono in casa, la tavola era già stata sparecchiata. La pioggia batteva sulle finestre con meno insistenza di prima, ma i fulmini e i tuoni continuavano a imperversare nel cielo londinese, sguarciandolo di continuo. "Cosa l'è successo?" chiese la madre. "Niente di preoccupante, è solo stanca per il teletrasporto, è così all'inizio, ci sono passato anch'io". La distese delicatamente e con cura nel divano, coprendola con delle lenzuola pulite. "Comunque le ho trovate. Le sto aiutando a respingere i serbi dall'Italia, oramai abbiamo quasi finito..." disse, mentre le si avvicinò toccandole il fianco destro e la baciò. "Stai attento mi raccomando.." "Tranquilla tesoro, non sarà qualche serbo di troppo a mandarmi all'altro mondo.." Si teletrasportò a Triesta. La pioggia, aveva cominciato a scendere forte e fitta sulla città triestina. Sentì un gran convoglio di potenze elettromagnetiche, concentrarsi in piazza Unità d'Italia. Scomparì di nuovo.
La pioggia continuava a battere malinconica, sulla città della bora, tartassata da diverse e continue esplosioni al seguito del assalto serbo. Il lontano castello San Giusto, che si imponeva sulla città dall'omonima collina, aveva perso un fianco delle possenti mura. Causa, fuoco e fiamme che imperversavano all'interno della fortezza. Lily guardava il mare adriatico, vicino alla statua del soldato che impiantava la bandiera nel terreno. Il mare era mosso dai forti venti e continuava a infrangersi sulle coste, che come un pugile quando viene atterrato e poi si rialza, continua a colpire i massi sempre con più forza. E se fallisce, torna indietro solo per prendere la rincorsa e ritentare di nuovo. Brutus entrò nella piazza desertica, bagnato fradicio dall'acqua, con la mano destra amputata e dolori ovunque in tutto il corpo. La caduta dell'arco della chiesa, lo aveva ridotto a un moribondo. Vide Lily che osservava la baia triestina, vicina alla costa. Con la forza della rabbia e della vendetta, provò a camminare verso di lei, ma arrancava vistosamente. Lo sforzo era eccessivo per le sue attuali energie fisiche, che l'erano rimaste. Si inginocchiò a terra, stremato da tutto ciò. Ansimava e aveva il fiatone. Arrivò anche Michelle, con una piccola tempesta si sabbia che si abattè sulla piazzetta, oscurando la vista altrui. La sabbia poi, scomparì, dissolvendosi nell'aria lagunare. Michelle era affianco di Lily, con lo sguardo rivolto al mutante in ginocchio. "Vedo che non hai avuto problemi a batterlo..". Disse con un mezzo sorriso, mentre osservava Brutus. "Niente che non abbia fatto in passato. Solita routine ordinaria.." "Ei Lily, vacci piano. Questa voce rude e menefreghista non fa per te. Piuttosto, lasciala a me e a Sasha..." scherzò ironicamente.."Comunque..." continuò Michelle, "..Cosa ne facciamo di lui?". Lily scosse la testa. "Aspettiamo che il suo capo se lo riprenda. Sarà agli ordini di qualcuno dopottutto...invece la mutante che t'inseguiva? Dov'è?". Michelle era un po confusa sul come dirle quello che era successo. "E' un po difficile spiegarlo..E' morta. Mentre lottavamo in una scuola, è svenuta sul colpo. Sentì degli scoppi nel castello medievale, allora andai a controllare, lasciando la ragazza in un corridoio interno alla fortezza. Io intanto, annientavo i nemici nel cortile interno. Quando pensai di averli fatti fuori tutti..un mirino rosso mi puntò la fronte..Non potevo evitarlo, così chiusi semplicemente gli occhi. Quando sparò però, il proiettile non mi raggiunse. Allora, riaprì lo sguardo e vidi cinque scudi medievali, che fluttuavano in aria davanti a me. Avevano bloccato il colpo. Mi girai verso il castello e vidi in una finestra, la mutante, completamente stremata. Crollò di nuovo a terra. Corsi da lei senza pensarci due volte e sentì la sua fronte. Era calda. Riaprì gli occhi e mi disse, che era più forte delle altre ragazze..". Lily era frastornata dal fiume in piena, che Michelle le scaricò addosso. "Più forte delle altre ragazze? Cosa voleva dire??". Le chiese Lily. Michelle era desolata e triste."Non lo so. Non ho potuto chiederglielo. E' morta subito dopo. Gli alpini l'hanno sepolta vicino al castello...". Lily era sorpresa da quello che le stava dicendo. "Ti ha salvato la vita.. Prima cerca di ucciderti e poi ti salva la vita..Non ha senso..". In effetti, il comportamento di jena non aveva una logica. Brutus cominciò a ridacchiare divertito. "Jena...era solo una debole ragazzina immatura. La morte era inevitabile per gente come lei...". Michelle si spazientò a udir quelle parole. Un getto di sabbia lo catapultò in alto di almeno una trentina di metri, poi ricadette al suolo con un tonfo spacca ossa. "Taci schifo umano. Non meriti neanche di vivere...". Black comaprì vicino a Michelle, cogliendo le ragazze di sorpresa. "Cavolo Tom...Avvisa quando compari..". "Te la prendi troppo mia cara..". Una persona comparì all'improvviso vicino a Brutus, con lo stesso sistema di Tom."Vieni fratello, ti curiamo noi..". Poi scomparirono nel nulla, sotto la pioggia battente. "Bene..siamo stati fregati...E ora?". Tom era un po stranito. "Qualcuno mi può dire cos'è successo?". "Semplice, l'hanno preso e portato via, prima che noi potessimo agire. Una vera e propria inculata..Comunque, io il mio lavoro l'ho fatto. Con il vostro permesso, me ne torno in Afghanistan. I kamikaze non si prendono mai delle ferie.Ci si vede". E se ne andò, in un mulinello di sabbia. "Ti porto a Venezia, vi devo parlare...". Tom pose la mano a Lily. Guardò un attimo la città in rovina, poi scomparirono. E la pioggia batteva ancora.
"Il mondo è come un contadino ubriaco. Non fai in tempo ad aiutarlo a montare in sella da una parte che subito cade dall'altra"
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Premeto:
no go leto tuto però te lasso on saluto...
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