GENESI 2 The Secret Of Shadow Capitolo 2: Preludio
GENESI 2: The Secret Of Shadow
Capitolo 2
"Preludio"
Garganta del Diablo, Brasile
Le cascate dell'Iguazù, regnavano potente e sovrane nella gola del diavolo profonda centocinquanta metri, dove le bellissime acque si gettavano in un salto spettacolare. Era lunga settecento metri, la vegetazione composta da alberi tipici delle zone umide, lasciava la strada ai fiumi generati dalle cascate. Nadin, osservava il bellissimo spettacolo naturale da una delle 275 cascate, che si abbattevano sulla gola brasiliana. L'enorme quantità d'acqua, creava una nebbia fitta che si propagava nell'intera valle. Piccoli arcobaleni si creavano in mezzo alle cascate, il cielo azzurro era la cornice di quel splendido quadro. Con i piedi inzuppati sull'acqua e i corti capelli, ornati da diversi orpelli di fattura maya. Guardò la gola acquatica per un'ultima volta. Con uno scatto fulmineo, cominciò a correre. Con uno sprint da ghepardo, si gettò dalla spaventosa cascata. L'acqua cristallina, le bagnava la schiena, mentre diversi schizzi .le presero il viso concentrato solo sull'arrivo. Il tuffo, sollevò un enorme massa d'acqua. Nadin nuotava come un delfino sott'acqua, con braccia e gambe unite in un unico sinuoso movimento. Sguizzava nelle forti correnti dei prepotenti fiumi senza problema alcuno, elegante in ogni suo spostamento. Nuotava destra e a sinistra, sotto l'acqua fresca e bianca che inondava la garganta del diablo. Attraversò tutta la gola, con piroette e girate spettacolari. Arrivò dall'altro capo della valle, e con un balzo, uscì dall'acqua per arrampicarsi nella parete rocciosa, affianco ad una cascata. Cominciò a scalarla a grandi salti felini, attaccandosi alla roccia con artigli lunghi e affilati. Ad ogni balzo e ogni aggrappata, piccoli sassolini cadevano giù nell'acqua. Ma Nadin non era impaurita dall'altezza vertiginosa, continuava a scalare la parate senza problemi. Arrivò ad una piccola rientranza, dove la cascata non era continua. Ma bensì, formava piccole cadute di qualche metro, per poi gettarsi in un unico salto. Saltò su una pietra, posta in mezzo ad uno di questi salti e sulla destra,dove la vegetazione era rigogliosa, un giaguaro nero la stava osservando. Con fare misterioso. La guardava tranquillamente, senza balzarle addosso o nascondersi dietro a un cespuglio. Nadin ricambiò lo sguardo intenso, ma al contempo stesso, tranquillo e rilassato. I suoi occhi, divennero gialli come quelli del giaguaro e la sua pelle, cominciò a ospitare diverse macchie scura con, all'interno, rosette dal colore rossastro. Per ultime, spuntarono figure tonde, al centro delle macchie. Nadin tornò normale, sorridendo al grosso felino. L'animale, si girò come se nulla fosse e se ne andò. La ragazza non poteva più scalare, la roccia diventava troppo ripida e scivolosa. Con nessuna trasformazione, poteva oltrepassare quel muro . Si alzò in piedi, in mezzo alla piccola cascata. Dalla schiena, aprì, in tutto il loro splendore, bellissime ali da falco. Saltò e volò nella cascata, accarezzandone l'acqua pura. Arrivò fin in cima, dove iniziava il salto. Si mise comoda nel fiume, restrinse verso l'interno le maestose ali d'aquila, fino a farle scomparire. Si girò e guardò di nuovo quel bellissimo spettacolo della natura, che si chiamava cascate dell' Iguazù. "Sapevo di trovarti in questa gola...". Nadin si girò, non sorpresa, con sguardo serio e intenso. "...Ti stavo aspettando Damon..".
Villaggio Maya
La catena montuosa, era oscurata dalle nuvole che riempivano il cielo grigio, la nebbia era fitta su quelle altitudini di quelle montagne delle Ande. I fumi si alzavano lenti, dai rudimentali sistemi che utilizzavano per cuocere il cibo. Pietre, erbacce e pentole vecchie e arruginite. La poca gente, che abitava in quel insieme di capanne, era in giro per il villaggio, indaffarata per motivi di semplice soppravvivenza. Come asciugare gli abiti, andare a caccia o creare il fuoco per il cibo. Non si potevano permettere altro dopottutto, quelle persone non hanno la fortuna delle popolazioni occidentali. Oramai, gli abitanti dei cosidetti paesi del primo mondo, hanno perso il significato delle cose più importanti, e invece sprecano la loro vita per futili motivi. Soprattutto i giovani, cui dedicano la loro vita al divertimentificio, allo sballo e all'alcool. Quei ragazzi, che fumano sigarette e bevono superalcolici, perchè la società di oggi, dice di fare così. Sennò sei fuori dai giochi, sei un'estraneo, sei uno sfigato, sei un alienato. I giovani, pensano che sia una forma di ribellione verso gli altri, verso i propri genitori, verso la sporca società. Non potevano concepire pensiero più sbagliato. Questo è quello che vuole la società. Questo conformismo, è dilagato in maniera sproporzionata e imbarazzante nelle giovani età, dove fare sesso a tredici anni è diventato un cult, dove fotografarsi al cesso e mettersi in posa con degli occhiali da sole è bello. E' cool. Non credo che il mondo, in tutta la sua lunga esistenza, abbia mai ospitato esseri viventi così inferiori, a livelli talmente bassi e infami. No, sul serio, questo piccolo e pazzo mondo, non ha mai fatto vivere in casa sua gente di questo genere. Neanche il più deficiente degli animali, pensa come fa il resto della mandria. Ogni bestia nel pianeta, ha il suo modo di pensare, la sua logica mentale è diversa da tutti gli altri. Non c'è ne sono due uguali. Nel mondo animale, non c'è uno che pensi come un suo compare. Invece l'uomo si. Siamo riusciti in qualche modo, a convertire le nostre menti piene di immaginazione, fantasia e creatività, in qualcosa che non ha senso. Non la si può neanche paragonare alla merda, perchè anche lei ha un'utilità, ha un senso logico di esistere. I cervelli di questi esseri invece, non hanno più modo di esistere, perchè non servono più a niente. Menti che si fanno influenzare dalle persone, dall'ambiente circostante. Menti che, come i peggiori leccaculo, seguono, dicono e fanno tutto quello che il compare vicino dice. Basta, queste persone non hanno il diritto di esistere. Queste persone sono morte. Non meritano più niente. Niente contatto visivo, uditivo o tattile. Niente parlare con loro, ne osservarli neanche distantemente. Non hanno più nessun diritto, neanche quello di esistere. Hanno perso addirittura il diritto più importante che un essere animale, vegetale e umano, possa avere fin dalla nascita. Quello del rispetto. "Dio mi ha dato un cervello, se non lo usassi gli mancherei di rispetto".
Era quello che stava pensando Loren, quando vide entrare nel villaggio Nadin e Myst. Stava cullando in braccio, una neonata del posto. Sorrideva alla bambina di colore, poi la ridiede alla sua vera madre, salutando la piccola con una carezza sulla testa. Quando Myst la vide, notò che era un'altra ragazza. Si era fatta crescere i capelli biondissimi, che ora le arrivavano fino alla schiena. Il viso era più rotondo e sorridente, gli occhi grigi brillavano nonostante il colore, non certo molto allegro di per se. Aveva gettato via la veste rossa sangue, ora indossava un vestito bianco, che si intonava alla perfezione con il suo sorriso solare e amichevole. Lo salutò con un abbraccio e un sorriso. Da quando l'aveva conosciuta, non aveva mai salutato un amico o una persona con tale grazia e felicità.
L'accompagnò dentro alla sua capanna. Si, viveva in una capanna, aveva lasciato le comodità del mondo occidentale, per vivere in una capanna fatta alla meglio. In mezzo a montagne, tagliate fuori dal resto del mondo. Fuori dai cellulari, dalle televisioni, da internet, dalle automobili. Da tutta la fredda e inanimata, tecnologia del nuovo secolo. Si sedettero su un lettino non certo molto comodo, ma almeno Loren, aveva qualcosa su cui appoggiare la testa e lasciarsi cullare, cullare dolcemente dal mondo di morfeo. "Perchè sei qui Myst?". La sua voce era squillante e vivace, quasi di un'altra ragazza. Pareva rinata. "Basta con quel nome fasullo, chiamami pure Damon..". Sempre con un viso smagliante e solare, rispose sorridendo "Ok..Damon, sei venuto semplicemente per rivedere noi due o c'è altro?". Gentile ed educata, mentre gli versava una bevanda calda, dentro a un piccolo bicchiere di plastica. Damon ringraziò Loren per la gentilezza e ne prese un sorso. "Non sono venuto per un incontro di cortesia. Ma questo già lo sapevate. Da quando la SemiGod è caduta..bè non si è risolto nulla. Le nazioni hanno ripreso a massacrarsi fra di loro, le guerre stanno lacerando l'Europa e l'Asia settentrionale. E come se non bastasse, ci sono troppi movimenti sospetti di altri mutanti in tutto il mondo. Dall'assalto serbo, all'attacco scandinavo contro la Russia, ci sono troppe azioni paranormali che si verificano di continuo. La situazione è seria, stanno cercando di far rivoltare popoli contro altri popoli. Non so se avete capito..è semplice, stanno aiutando l'umanità a suicidarsi, per poi prendere il potere su tutto il pianeta. Almeno..credo che sia così, non ho altre ipotesi..". Damon era serio, molto serio e preoccupato. Da come la dipingeva, pareva la fine del mondo, ma Loren era diffidente. Sbuffò. "L'umanità pare sempre sull'orlo dell'estinzione, ma non lo è mai veramente..." "Non sto scherzando Loren, gli Stati Uniti sono caduti. Non esistono più, questo come me lo spieghi?". Stavolta Damon era duro e rude. "Un impero crolla nell'ora del suo apice di bellezza. Gli Stati Uniti non erano diversi dagli imperi passati, tutto qui. E comunque no, io non mi muoverò da qui..". Non era più simpatica e allegra. Qualcosa di malvagio e oscuro, le stava riafforando nell'anima. "Ma il mondo ha bisogno di noi, stregoni e streghe. Ha anche bisogno di te..". Una voce disperata riecheggiava nella capanna. "Questo villaggio ha bisognio di me!! In questo pianeta ci sono due mondi diversi, quello sviluppato e quello povero. E io ho il diritto di scegliere quale meriti il mio aiuto. E quello che merita è il mondo povero..". Era scattata in piedi e aveva alzato la voce. Arrabbiata e furiosa. Con lo sguardo fissato sugli occhi di Damon. "Io ho fatto la mia scelta, tu fai la tua...". Sentì il pianto di un bambino. Proveniva dalla stradina del villaggio. Uscì e prese in braccio il piccoletto, rassicurandolo e cantando qualche calzoncina. Di colpo, smise di piangere e cominciò a sorridere. Damon era rimasto di sasso. "Mi dispiace Damon, ma Loren ha fatto la sua scelta. Era impossibile che andasse diversamente...". Damon era ancora impietrito. "Senti..so già che tu la seguirai, ma se cambiate idea.." tirò fuori una cartina da una tasca della giacca, poi l'aprì. "Ci trovate qui, a qualche decina di kilometri da Dundee, vicino alla costa, in mezzo alla fitta foresta. Non potete sbagliare..". Nadin accennò un si con la testa. "Ok, ma non ci contare molto..Auguri Damon.". Si abbracciarono, poi sparì con una brezza invernale, fuori dalla capanna.
"Chiudi gli occhi e tieni la mente bene aperta. Tutto questo può essere nostro, dalle montagne più alte agli oceani più vasti. E' tutto nostro"
Foresta Scozzese, a 46 kilometri da Dundee
La notte arrivò presto e inesorabile, portando i suoi rigori in tutta l'oscura foresta ,dove la nebbia si alzava e i lupi si svegliavano dal sonno. Pronti a cacciare le loro prede, sotto la luce protettrice della luna. Quel chiarore, enfatizzava le zanne che si infilzano nella carne di qualche povero animale. Rumori lontani, alberi vecchi, orsi in letargo e il canto di barbagianni e gufi. Un ambiente oscuro dove la luce non trovava spazio, dove la tranquillità e la pace, venivano interrotte dai canti famelici e dagli ululati continui, che straziavano quei posti. Di notte quella foresta diventava la culla dell'oscurità, la madre delle paure umani incoscie. Il terrore, riaffiorava in superficie, creando e suggestionando le fragili menti, che avevano la sfortuna di subire quel surclassamento sensoriale. Udito e vista erano messi in serio pericolo, il soggiocamento mentale era dietro l'angolo. Ogni volta che si parla di fantasmi o spettri, in realtà o si tratta di uno scherzo, o gli ultrasuoni intaccano il sistema sensoriale della vista e dell'udito. Se ci si mette anche un ambientazione oscura e poco amichevole, come una casa abbandonata o una foresta poco rassicurante, ecco lo spettro volante, danzante fra mille rami di vecchie quercie. Quella foresta però, nascondeva in mezzo agli inquitanti alberi pieni di muschio dal color vermiglio, una magione bianca che non dovrebbe esserci. Dentro, la villa era abbastanza classica, ma niente dipinti o statue, i muri vuoti e spogli venivano coperti da teli rossastre molto eleganti. La nuova casa di Damon. Black, Michelle, Sasha e Lily sedevano sul tavolo principale del salone, insieme al proprietario di casa. "Va bene se utilizziamo la mia dimora per queste riunioni?", aprì Damon. "Si, è perfetta. Grande e nascosta al tempo stesso, non c'è di meglio" rispose Lily mentre si guardava intorno. "Facciamola breve, è meglio". Prese il telecomando e accese il notiziario scozzese. "Come potete vedere nalla notizia in caratteri cubitali,strane manifestazioni mutanti, si sono propagate in tutta europa. In Russia, a San Pietroburgo per la precisione, una nave finlandese ha irotto nel porto, proteggendosi con una barriera difensiva innaturale e invisibile. Solo dopo numerosi tentativi, l'esercito è riuscito ad abbattere lo scudo e di conseguenza, affondare la nave. Un'altra cosa strana, è che quando i russi hanno pescato i relitti della nave, hanno rinvenuto soltanto cinque corpi. Troppi pochi per guidare una nave da vela e, allo stesso tempo, bombardare con dieci cannoni. I serbi, si sono rivoltati a causa di qualche mutante infiltrato nella folla. Inoltre, in Afghanistan, come ha detto la nostra Michelle, ci sono stati dei grossi burberi armati di bazooka. Sta succedendo qualcosa, che ipotesi suggerite?". Un lungo proloquio, che rimbombava nel silenzio profondo e tombale della magione. "E' semplice, vogliono rifondare la SemiGod. Stanno approfittando delle guerre. Una volta che l'uomo si sarà massacrato per bene, salteranno fuori loro e tenteranno..di nuovo, a conquistare il pianeta. Non sono una reale minaccia, per quanto mi riguarda..". Tranquilla e solare Michelle. "..Mi preoccupano di più i tipi pompati di steroidi...". "Tatuaggi, sigari e armi pesanti. Sono mercenari al soldo di qualcuno..". Le parole di Tom attirarono l'attenzione verso di lui. "Si esatto.." le rispose Michelle. Poi Tom continuò. "Qualcuno li ha assoldarti per farti fuori, è chiaro. Dobbiamo arrivare a quel qualcuno, è l'unico modo..." "Hai ragione, ma come facciamo?" continuò Damon. "Possiamo..diventare mercenari a nostra volta...", propose Sasha, un po diffidente di quello che diceva. "Non credo mia cara" rispose secca e dura Michelle. "L'idea di Sasha non è male, poi sembra l'unico modo per raggiungere quel qualcuno...". Damon pareva abbastanza sodisfatto dell'idea. Ma Michelle, era fortemente contrariata. "State veramente valutando questa pazzia? Non avete idea di cosa possono fare i mercenari, interi villaggi spazzati via dal loro passaggio, centinaia di vite spezzate a scopo di lucro. Non dobbiamo diventare come loro..". Sasha le rispose con sicurezza. "Non dobbiamo fare per forza tutte queste cose, non dobbiamo uccidere o spazzare via villaggi. Ci saranno delle missioni più tranquille, come..non lo so..controllare una zona o uccidere un ricercato. Non sarà poi così difficile..". Michelle reagì con la rabbia di un pitbull. "Non è questione di uccidere una persona o controllare un territorio. Ti chiederanno piccole cose all'inizio, ma poi la quantità di sangue versato per terra avanzerà , piano piano con gli incarichi. Senza che voi vi accorgiate di qualcosa. All'improvviso, uccidere persone non vi sembrerà un male, sarà ordinario e giornaliero. Arriverete al punto, di tradire la vostra migliore amica e massacrare anziani in una casa di riposo!!!". I suoi occhi mostravano rabbia e disperazione. Il pugno battè violento sul tavolo di legno. Il rumore dilagò in tutta la villa, rompendo la silenziosa e tenebrosa quiete di quel posto. Era uno sfogo violento e improvviso. Rimasero tutti in silenzio. Un silenzio stupefatto. La ragazza araba abbassò la testa e si direzionò verso la sua camera da letto. Si fermò alla soglia della porta, senza voltarsi verso i suoi compagni e amici. "Se avete deciso questo, io non ne voglio far parte..mi tolgo..Buona fortuna..". Con voce di tono bassa, scandiva le parole. Poi, uscì dal salone con il suo lento camminare.
"Fantasmi mi perseguitano, mi attendono nell'oscura notte di Strasburgo. Hein aveva ragione, non lo dovevo consegnare.Per quale dannato motivo non l'ho seguito?? Dio mi sta punendo per qualcosa che è troppo grande per me, mi sono avventurato nella mia avventura ultima, di questa sporca vita. Sangue e vendetta, mi attendono oltre la tomba. Troppe persone hanno perito per la mia penna, che lenta, si appoggiava su quella menzogna. Fatta di un insieme di pagine di falsità. Tanto sangue per della verità non detta, per delle parole che la mia bocca, non ebbe il coraggio di pronunciare. Dovevo starmene fuori, i miei occhi hanno visto troppo. Troppo per un singolo uomo, sopportare tutto questo peso. Peso che mi porto sulle spalle e sul cuore. Ho sbagliato, troppe vite ho spezzato. Pensavo non esistessa altro modo. Pensavo male. Che Dio, mi sia testimone in questa mia confessione. Ho sbagliato e devo essere punito. Che la mia carne bruci nelle fiamme eterne e la mia anima, dannata per sempre. Ma posso fare ancora una cosa, oramai non mi rimane molto tempo. Gli spiriti vogliono la mia anima, vogliono che perisca insieme a loro. Fra poco, diventerò la loro vendetta. Ma prima che questo accada, posso ancora redimermi o alleggerire la mia pena eterna. Voglio rimediare. Voglio che nessuno scopra il libro, voglio che nessuno, si avvicini a questa verità. E' troppo per l'umanità. L'uomo dovrà sapere, solo quando smetterà di trucidare i suoi simili.Ma fino ad allora, nessun' anima dovrà più perire per questa falsità. Ma so che il mio errore, è costato a molte persone innocenti e costerà ancora molto, in futuro. Ma questo non lo posso più cambiare. Devo nascondere questa verità, ho già sparso indizi falsi che molte persone seguiranno. Devo raggiungere Hein, lui sì, saprà dove nasconderlo. Dopottutto, Brno non è tanto lontana"
Anonimo, 8 dicembre 1494
"Dov'è Michelle? Se ne è già andata?". La voce assonnata di Lily, era il primo suono di tutta la dolce mattina. "No, è ancora a letto", le rispose Sasha. Lily scese le scale dell'antro principale. Entrò in cucina. L'amica, osservava la foresta dalla finestra. Le luci rossastre dell'alba, non riuscirono a perforare le nubi. Nuvole nere e dense, cariche di pioggia. La mattina non rischiarava le tenebre, ancora fitte. Non si scomponevano, non lasciavano la foresta. "Forse dovrei parlarle...", disse sommossamente, mentre si sedeva sulla sulla sedia più vicina. "...Ci serve il suo aiuto...", continuò Lily. "E' irremovibile..Non credevo che...una mercenaria??? Non pensavo...non lei almeno...". Disse sbuffando Sasha, un po delusa per il segreto non rilevatole dall'amica. "Perchè non ne ha parlato?", continuò imperterrita. Nella sua testa, quel pensiero si era fatto strada da solo, regnando nella sua mente. "Sai Sasha...", le rispose Lily, "..Alcune volte, la vita non potrebbe continuare, se non si gettasse il passato nel passato. Liberando così il presente dal suo peso. Ha fatto bene, è stata forte...". Lily la vedeva in diversa ottica. "E' stata forte?.." chiese sarcasticamente l'amica, "..Tenersi dentro il segreto, e poi all'improvviso, eruttare tutto quanto come un vulcano? No, non è da persone forti, Lily...". La ragazza con le vene blu non ci vide più. Le urlò come mai aveva fatto. "Come fai a guidicarla così, Sasha? Nonostante il suo passato, riesce sempre a dimenticarsi il sangue, le morti e le stragi. E oggi, nel presente, tira fuori sorrisi smaglianti. Vorrei vederti te. Sul serio Sasha, cosa faresti al suo posto? Non sei così forte come lei, saresti già crollata. Come lo sarei io. Come lo sarebbero tanti altri. Portale rispetto..". Damon entrò in cucina. "Per favore non urlate. Mi sarei appena svegliato...Cosa avete da gridare?". "Niente Damon, scusa se ti ho svegliato..", Lily se ne uscì dalla cucina, dando un'ultima occhiataccia a Sasha.
Rovine dell'America settentrionale.
I vecchi Stati uniti d'America, erano ridotti in macerie. La vegetazione si era ripresa quello che era suo. Gli animali selvatici erano padroni di quelle terre, i palazzi cominciavano ad arruginirsi lentamente. Ma sotto le macerie e il disastro lasciato dalla SemiGod, sedeva una base segreta. Di mutanti. Un grande bunker sotterraneo, di cui nessuno sapeva niente. All'interno del salone principale, nel piano più profondo, una piccola riunione si stava svolgendo. Dentro, un uomo con il cappuccio pareva sopra a livello e grado, rispetto agli altri presenti. "Ho visto Brutus prima, di ritorno dall'Italia. Era ridotto male. Qualcuno mi sa dire cos'è successo?". Un silenzio di paura e timore, pervase la stanza. Un uomo poi, con coraggio, rispose. "Brutus e Jena..mio signore..hanno incontrato tre eretici, due donne e un uomo...". La persona che rispose aveva, oltre il coraggio di prendersi carico della situazione, una leggera barba e fini baffi. Entrambi di color bianco. Un uomo sulla cinquantina, portava un cappello da ufficiale. "..E mi volete dire...che tre eretici...hanno ucciso una delle nostre migliori allieve, e amputato la mano al figlior prodigo di Aribert? E' questo, quello che è successo?". Una voce tenebrosa, ma al tempo stesso, tranquilla. "...Il primo indizio, del libro del capo della SemiGod, porta in Francia. Nella valle del Reno. Andateci e scovatelo, prima che lo facciano l'eretiche. Ma state attenti, non fatevi vedere. Nonostante l'umanità si stia trucidando, la Francia è uno dei pochi paesi che non sono subentrati in una guerra. E non voglio che questo accada..". Quella voce, continuava a essere di provenienza oscura e maligna. "Perchè non dobbiamo causare una rivolta, o una guerra in Francia, signore?". Chiese una persona con sommo rispetto, verso il suo signore. "Gli eretici non sono stupidi, hanno capito che dove c'è una rivolta, ci siamo noi. Ci hanno visto in Italia, non possiamo commettere lo stesso errore. E..un'altra cosa, prima che voi andiate. Gli animali, utilizzateli solo in caso di estrema emergenza. Se la situazione non è grave, avete pur sempre i vostri poteri, non dimenticatelo mai. Ora andate, e fate il volere di nostro signore". All'ultima frase, i tre mutanti intorno risposero all'unisono. "A morte le Streghe!!". Ne venne fuori una gran voce, un coro quasi di origini politiche o idealiste.
SudAmerica
Nadin e Loren, osservavano le spettacolari cascate Iguazu, che si gettavano nella valle del Diablo. Solo il rumore dell'acqua, irrompeva nella, altrimenti, quiete assoluta e pacifica. Gli enormi alberi occupavano la Garganta, allagati e sommersi dall'acqua cristallina. Pitoni e boa sguizzavano nell'acqua, in attesa di prede succulenti. Enormi fiori tropicali dipingevano il paesaggio, e le stelle del cielo, facevano da cornice a quel bellissimo quadro equatoriale. Loren teneva fisso lo sguardo nella gola, pensando a quello che aveva detto a Damon, quello stesso giorno. "Stai ancora pensando a stamattina, non è vero?". Le chiese l'amica, con la solita innocenza da piccola fanciulla. "Si. Penso che..se il mondo avanzato e tecnologico cade..i nostri villaggi non riuscirebbero più a tirare avanti. E' una verità non poco rilevante, che non avevo calcolato...Tu Nadin? Che ne pensi?". La ragazza maya, l'osservava con quei due occhi, che brillavano sotto la luce delle stelle. "Spetta a te la scelta. Scegli quello che ti pare più giusto". Per l'amica non faceva differenza. Uno o l'altro, lei l'avrebbe seguita in capo al mondo. "Non so, non voglio uscire dal villaggio, ma se non lo faccio...il villaggio non esisterà più". Rispose sbuffando, con aria sconsolata. "E se io ti do una terza scelta?". Ribattè una voce dietro alle ragazze, che si girarono per capire chi sia. Era Michelle. "Michelle? Cosa ci fai qui?". Le chiese Nadin. "Sono venuta a portarvi notizie..". Diede una pacca sulla spalla a Loren, poi si sedette accanto a lei. "Hanno deciso di porre rimedio a queste battaglie..in modo non certo meritevole..", disse inizialmente. "Cosa vuoi dire Michelle?". Loren staccò gli occhi dalla gola, e puntò l'amica. "Per porre termine alle guerre, spargeranno sangue innocente..non se ne accorgeranno neanche...". "..Ci spieghi meglio?". Loren era impaziente e vogliosa di notizie. "Ve lo spiego. In Afghanistan, mi hanno affrontato diversi omoni, pieni di testosterone come gli squali. Li ho liquidati in fretta, è ovvio. Ma chiunque li abbia mandati, volevano me. Chi vuole me, vuole anche che le guerre continuino. E l'unico modo per scoprirlo..è essere al servizio di queste persone. Cioè mercenari." "Cosa??" sbottò Loren. "Vogliono diventare dei mercenari? Ma questa è pura follia" "Già, ma non mi hanno voluto ascoltare. Non si salva il mondo in questo modo. Ecco perchè sono qui. Voglio che mi aiutate. Dobbiamo scovare questi mutanti, prima che sia troppo tardi. Quattro di noi sono già fuori, non arriveranno mai alla verità. Noi invece possiamo. Allora, ci state?". Nadin sorrise. "Mi pare una soluzione abbastanza equa. Loren?". L'amica pensò un attimo, poi decise. "Ok, mi poteva andare peggio dopottutto". E sorrise anche lei. "Ti sei fatta crescere i capelli? Stai meglio lo sai?" le disse Michelle. Passarono quella notte là, vicino alle cascate, a pensare ai vecchi tempi andati. Sorrisero per tutto il tempo, felici e smaglianti.
Dopo qualche ora di risate e piacevoli conversazioni, Nadin se ne andò a letto, stanca e assonnata. Loren e Michelle invece, se ne stavano ancora li, sedute, a guardare la gola del diavolo. "Sai da dove possiamo cominciare?" le chiese Loren. "Forse. Conosco dei mercenari in Arabia, potremo sapere tutto di loro. I spostamenti, le missioni, i mittenti e le vittime. Sarà un gioco da ragazzi entrare nel loro sistema, credimi", le rispose ammiccante. "Mica male come inizio. Ma, toglimi una curiosità, come sai dove trovarli?". La domanda spiazzò Michelle. "Di tanto in tanto, passano per il mio villaggio. E le voci su di loro, corrono in fretta". Disse la prima scusa buona che le passò in testa. Non voleva dirle la verità, almeno non in quel momento. "Io..non ho molto sonno. Sai, ho dormito in Scozia e li c'è un altro fuso orario" le sorrise Michelle. "Ok.." sbadigliò l'amica, "Io vado a dormire, domani, per fortuna, è un altro giorno". Michelle se ne andò, polverizzandosi nell'aria. Loren stava per ritornare al villaggio, quando sentì qualcuno che la chiamava. Si girò verso la gola. Solo il silenzio. Eppure, aveva sentito nominare il suo nome. Sarà stato qualche ramo mosso dal vento. Pensò. Si girò e se ne ritornò al villaggio. Intanto, la quiete regnava nell'atmosfera tropicale, delle cascate dell'Iguazu.
"E' notizia di oggi, che il mio carissimo amico di Strasburgo, ha lasciato la città. Sta venendo qua, lo sento. L'ultima volta che l'ho visto, stava male, cominciava ad avere spasmi alle mani. Mi parlava di incubi terrbili, che non riusciva a tenere sotto controllo, sogni di sangue e fiamme. Lo sospettavo che sarebbe finita così. Ha fatto degli errori, e ora vuole rimediare. Spero, con tutto il mio cuore, che abbia lasciato la città per porre fine a tutto questo. Fra poco lo incontrerò, lo so. Sta arrivando qua, vorrà che lo aiuti a nasconderlo. E lo aiuterò. E' mio vecchio amico, gli devo rendere onore, come lui ha fatto con me tempo addietro. Speriamo che non si accorgano del falso, di quella menzogna. "Menzogna a fin di bene", mi disse. Ma mai una bugia, che cala nella falce della morte tante vite, è a fin di bene. Le azioni, le gesta di buon animo, sono quelle dove il sangue non viene sparso. Dove la spada non trafigge nessun cuore, dove nessuna persona viene arsa viva. Quando vedo il fuoco acendersi nel legno, il fumo salire e i bambini piangere, so che tutto questo è una pazzia. Oramai, non riesco più ad assistere ai roghi. Troppo cruenti, sanguigni e falsi. Troppo fumo che si alza in cielo, troppe urla. Troppa malavgità. E con che colpa? Quella di essere una donna bellissima, intelligente...e povera. Dico la verità. Nessuna donna, di qualsiasi alto valore gerarchico, dev'essere ancora arsa viva. Non so se è una questione di soldi, oppure realmente ci credono. Credono a tutte queste menzogne. Nei rituali magici, nel paganesimo inventato, nei calderoni ribollenti e nei cibi a base di bambini. Se ci credono, allora vorrà dire, che l'uomo non è pronto per sapere la verità. Io e il mio amico l'abbiamo vista, la verità. L'abbiamo udita, abbiamo avuto il privilegio di toccarla, di conservarne memoria, fino a quando la nostra carne sarà cenere. Ma loro, sono così belle. So che non posso, non posso farlo per gli impegni presi, ma loro, sono così giuste. Sono meravigliose, tranquille, solari e mamme perfette. Perchè tutto questo? Loro sono l'evoluzione dell'uomo. Non parlo, per quello che possono fare, come curare la frebbe del proprio bambino, solo con la forza della mente. Vogliono giustizia, pace e danno armonia alle persone intorno. Forse ho capito. Sono troppo perfette. La donna fa paura. Da quando una ragazzina adolescente francese, ha dimostrato la superiorità delle streghe, la chiesa ha paura. Sopprime persone con l'animo buono. Uccidono, color che sono la carezza di una madre ad un bambino, color che fanno profumar i fiori. I canti degli uccelli, l'acqua cristallina dei fiumi, il verde degli alberi, il sonno ristoratore e riparatore. La chiesa ha paura di questa figura. Ma, non sanno la verità. Se la sapessero, due vie si potrebbe intraprendere: quella dell'invidia. Fatta di sangue, stermini, fiamme e urla.. Oppure, chinare la testa. Ma questo, non succederà mai. La verità....No, la verità deve rimanere segreta. E per questo migliaia di persone moriranno. Tutto questo, solo perchè, io e un mio amico, siamo stati curiosi. Troppo curiosi. E questo, alla fine, ci costerà tutto quanto. Ci costerà le nostre anime."
Anonimo, 10 dicembre 1494
Boemia, 1494
Cammino con mille ansie e paura, lungo il sentiero. Le foglie gialle sparse nel terreno, la notte oscura e spettrale mi attanaglia la mente. Con i suoi rumori, con la sua oscurità, con la sua atmosfera. Non vedo più fantasmi, da quando ho lasciato la città. Vuol dire che sto facendo la cosa giusta. Per queste lande, il sole deve ancora rischiarare il cammino, e consolare le anime disperate. Come la mia. Nonostante tutto, la nottata stava passando bene. Di cavalieri vaticani, nemmeno l'ombra. Ma poi cambiò tutto. Mentre continuo a camminare, sul sentiero boschivo, sento delle urla. Poi, dei passi veloci, qualcuno correva. Una lontana fiaccola, comincia a ingrandirsi, ad avvicinarsi sempre più, facendosi largo nelle tenebre. Una ragazzina, correva verso di me. Piangeva disperata. Le lacrime le rigavano il viso. "La prego..mi aiuti". Disse distintemente . Gettò a terra la fiaccola, poi si buttò su di me. "Mi aiuti...". Era disperata. "Mi stanno cercando..mi metteranno al rogo!!". Ancora cavalieri vaticani. Speravo che, almeno quella notte, non li avrei incontrati.Maledetti, ci sono sempre. Ovunque, dalla Francia, alla Boemia. Non lasciano scoperto nessun territorio. Dove vanno, solo fuoco che arde nel legno, e fumo che si leva in cielo. La morte in terra. Non perdetti tempo alcuno, e velocemente, le dissi di nascondersi in mezzo alla boscaglia. Spensi la torcia, e la buttai nel cespuglio più vicino. Feci appena in tempo. Quattro cavalieri in groppa, corsero verso la mia direzione. Mi videro e cominciarono a rallentare, per poi fermarsi vicino a me. Il cavaliere a capo del gruppo, scese da cavallo. Notai una cosa strana, appena arrivarono. Erano armati molto bene. Troppo bene. Tutti quei mezzi di morte, per una sola strega, non li ho mai visti. Che abbia qualcosa di speciale quella donna?. Il cavaliere si mise vicino, poi mi riconobbe. Con la mano destra, si tolse l'elmo dalla testa. In segno di profondo rispetto. "Lei è amato dal braccio destro di Dio, dobbiamo solo portare onore e rispetto signor...". Gli porsi una mano sulla spalla sinistra, per fermarlo. Non voglio che il mio nome, venga sparso per tutta la regione. Nessuno deve sapere che sono qui. Chiusi gli occhi, poi li riaprì. Fissai il soldato intensamente. Cominciai a dare ordini. "Lei e i suoi sottoposti, cavalieri vaticani, vi girerete e comincierete a prendere le vostre cose dal villaggio. Poi, uscirete dalla regione e non vi entrerete mai più. Lei, lascerà il ruolo di cavaliere, e diventerà un'eremita. Ritornerà ad una vita normale, soltanto dopo aver ucciso il papa in persona. Ci potrà impiegare tutto il tempo che vuole. Anche anni. Ma lo farà". Le sue pupille mutavano, si ingrandivano per poi rimpicciolirsi continuamente. I soldati dietro, cominciarono a ridere di gusto. Poi, mi avvicinai al suo orecchio. E gli sussurrai. "Ora girati. Uccidi i tuoi sottoposti, sono stregoni". Le sue pupille tornarono normali, appena finii di parlare. Si girò, estrasse la spada, e uno a uno, li uccise. Li trafisse con la lama, i loro corpi senza vita, giacevano a terra. "Tornato al villaggio, dirai che i tuoi compagni sono scomparsi nel bosco. Infine, darai l'ordine di lasciare questa regione. Per sempre". Obbiedente come un cane al suo padrone, prese il cavallo e se ne andò. La giovane fanciulla, uscì dal cespuglio. "Grazie mille signore..ma come ha fatto?". Strega in apprendimento. "Le devo chiedere io una cosa. Lei, che ha fatto? Troppe armi per una sola strega". Divenne rossa. "Ho ucciso sei guardie vaticane a Firenze". Sorrisi per un attimo, "Veramente complimenti", le dissi. All'improvviso, le foglie si staccarono dalle fronde degli alberi. Cominciarono a girare in aria. Una forza soppranaturale le comandava. Una strega alle prime armi, riesce a muovere con così tanta facilità, naturalità, tantissime foglie d'albero? E' davvero potente. Il vento cessò, le foglie caddero a terra, sopra il duro terreno. "Non mi sono presentata.Sono Lisa Gherardini, da Firenze".
"Il più completo atto di fede è non soltanto credere in Dio, ma credere che Dio crede in me"
Dopo dieci minuti di cammino, insieme alla mia nuova compagna di viaggio, ci trovammo di fronte al villaggio. La foresta tutt'intorno alle capanne, il fiumiciattolo vicino e le alte montagne, che oscuravano l'orizzonte. Le fiaccole, alimentavano la luce in quel povero villaggio. Piccolo e oscuro. Un gran movimento generale, in tutto il villaggio di queste lande. Stavano andando via. Uno a uno, i cavalieri imboccavano la via principale. Con tutta la loro roba personale, se ne andavano da quella regione. Da quelle lande maledette da secoli. Dopo aver causato il male di tanti, procuro del bene a pochi. E' una sensazione bellissima. Aver evitato a delle persone, anche se poche, di finire sotto il fuoco della morte, è una sensazione che non avevo mai provato prima. Ed è la migliore. I miei antichi pregiudizi, prendevano il possesso della mia mente, quando si parlava di streghe. Credevo, come il resto della gente, che queste donne erano maligne, al servizio del demonio. Come mi sbagliavo. Sono fiori sbocciati, fanciulle bellissime. E adesso, che ho salvato la vita a codeste signore, sento qualcosa di nuovo che scorre dentro me. Mi sento meno pesante. Come, se avessi pulito parte della mia anima. Ne abbia tolto delle scorie. E mi sento leggero, come mai prima d'ora. Ora, capisco perchè tanti uomini sono malvagi. Vuol dire che non hanno mai provato, in tutta la loro esistenza, questa sensazione. Sensazione di benessere, di felicità, di leggerezza. E' bellissima. Devo farlo più spesso. E' troppo bello, è il mio paradiso terrestre. Diventerà la mia droga. L'ultimo cavaliere, solcò la soglia dell'uscita del villaggio. Gran festa si fece nel paesino. Urlarono di gioia. Liberi dalla minaccia vaticana. Il terrore di tutta Europa, un movimento che profana il nome di Dio, sporcandolo con sangue innocente. Io e Lisa, entrammo nel villaggio, estirpato dallla creatura portatrice di morte. Alcune fanciulle del villaggio, notarono Lisa, e l'accolsero come vecchie e adorate amiche. "Sei viva, pensavamo sareste caduta in mano a quei sporchi soldati" "Anch'io avevo paura per voi, ma Nostro Signore, ha vegliato su di noi. E anche questo buon uomo. E' stato lui, ad aver mandato via i soldati". A udir codeste parole, le dame volsero il loro sguardo fanciullesco su di me. "Ma come avete fatto a cacciarli?". Era la stessa domanda, propostami in diverse modi. Risposi tranquillo, ma anche un po titubante. Non voglio che qualcuno mi riconosca. "Gli ho semplicemente parlato, li ho convinti ad andarsene.". Le dame mi guardarono sospette. "Che sbadato, mi sono dimenticato di presentarmi. Mi chiamo joachim Klaus". Si, il nome falso dovrebbe funzionare. "Non riesce a incantarci, ci dica il suo vero nome". Sono potenti. Sanno distinguere la verità dalla falsità. Da che streghe è composto, questo villaggio? Prima Lisa e adesso, le fanciulle...c'è qualcosa che non va. Comunque, è meglio che non faccio domande troppo inopportune. "Streghe vero? Vengo sempre beccato.." e cominciai a ridere, stemperando il clima di diffidenza nei miei confronti. "Chiunque lei sia, grazie mille per averli cacciati via". Mi dissero sorridenti. Ce l'ho fatta, sono riuscito a fugare ogni dubbio. "Ragazze, smettetela di importunare il signore. Mi scusi immensamente per la curiosità delle figliole. Ma sa com'è, lei, un anziano signore, che gira da solo per la foresta, salva un villaggio dai cavalieri. Deve dire, che un episodio del genere, causa molta curiosità". Una signora anziana, si fece largo tra le streghe, con queste parole. Rispondo. "Ed è anche molto curioso, che diverse fanciulle si aprano ad uno straniero, rivelando in pubblico il loro essere streghe. O sbaglio?". "Siamo streghe potenti, notiamo un nostro fratello quando ci parla vicino. Comunque, le siamo tutte quante grate, per quello che ha fatto. La invitiamo a dormire qui stanotte, deve essere stanco. E poi, con tenebre così oscure e tetre, è meglio non venturarsi per queste terre. Mi creda". Accetto di buon grado il suo invito a restare. Ci incamminiamo verso la capanna, dove passerò la notte. Lisa mi aprì la porta, dandomi le indicazioni solite. Il vaso di notte, il torrente vicino per lavarmi il viso e l'attenzione ai topi. La ringrazio cordialmente, e le do la buonanotte. Accendo la candela, fievole luce nel mio oscuro cammino. Fuori, la foresta buia, con i suoi rumori ingannevoli. Dentro, la parete rovinata, il letto di paglia e le mie rughe nelle vecchie mani. Mi stendo nello scomodo letto, e fisso il soffitto. Penso a tutto quello che ho perso. L'opportunità di crearmi una famiglia. Una bellissima donna che mi assiste durante i miei studi, colei che mi rincuora quando perdo la speranza. Colei, che applaude ai miei successi, colei che mi stringa la mia mano sola. Ma è morta, tempo fa. Solo perchè era....vabbè, forse è meglio non pensarci, e mettersi a dormire. Penso a tutto quanto. Al male che ho causato e al bene che ho appena fatto. Mi metto sotto le coperte, al caldo finalmente. Guardo la fiamma che viva, si muove e riscalda la camera. Soffio sulla candela, spegnendola. E penso al bene che ho fatto, è bellissimo. Ma per fortuna, Dio mi ha dato l'opportunità per redimermi, e io non la sprecherò. Dio grazie. Intanto, domani è un altro giorno. Un altro giorno per la mia redenzione.
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