LA METROPOLITANA

ritratto di Carmilla

Stavo aspettando la metropolitana alla stazione di Campi Flegrei. Poichè l'agognato convoglio era, come sempre, in notevole ritardo, decisi di sedermi sulla sbilenca panchina di marmo del marciapiede interno della stazione. Affianco a me c'era un tipo biondiccio, sui 50, in camicia bianca, abbronzato che si lamentava dello stato delle cose con una tizia che stava in piedi, più o meno, di fronte a noi.

Quando arrivò il treno, caso volle che, dopo esserci saliti sopra, ci sedemmo vicini. Così, cominciammo a chiacchierare del più e del meno. Lui, lo rividi ancora, in seguito. Mi disse che faceva l'insegnante di lettere e che andava a nuotare anche d'inverno, ecco perchè era sempre abbronzato. Viaggiava nella mia stessa direzione. Mi disse anche che era sposato e che aveva due figlie.

Passò un anno. Dopo 13 mesi di quel viavai, persi il mio lavoro e quindi smisi di prendere regolarmente la metropolitana. Dopo qualche mese, andando a prendere il figlio di una mia amica all'uscita della scuola elementare che il bambino frequentava, lo rividi. Stava aspettando la figlia. Mi avvicinai per salutarlo e lo  aggiornai sugli ultimi avvenimenti.

E fu così che, all'improvviso, lui estrasse il suo cellulare dalla tasca e mi chiese il numero di telefono. Che non gli diedi. Poi mi propose di vederci, ogni tanto, per stare assieme.

Gli chiesi se stava scherzando. Gli dissi, tu sei sposato...  che vuoi da me? E lui, di rimando, mi spiegò, che siccome sua moglie aveva "chiuso la saracinesca" (sue testuali parole), gli sarebbe piaciuto farlo con me.

Gli risposi, non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

Sorrise.

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