Il Paradiso è qui

ritratto di L.P.

Oggi a Potenza ci saranno Rutelli, Quagliariello, Urso, e pure Pittella.

Ne sono francamente onorato.

Stesso che vengono, e poi se ne vanno, non potrebbero portarsi dietro con loro un po’ di zavorra politica lucana?

E sì, perché, tolta la zavorra, la Basilicata potrebbe prendere il volo.

Alla cena lei aveva una faccia un po’ stanca con un’espressione un po’ ebete. Guardava alternativamente il marito, che stava alla sua sinistra, e una signora alla sua destra, conosciuta qualche anno prima, in un’occasione simile, a seconda di chi parlasse.

Non sembrava capire granchè, ma comunque non perdeva una battuta. Poi si piegò verso il marito e gli sussurrò che desiderava andare in bagno. Questi scattò in piedi, ma apparve chiaro che rimase un po’ infastidito, anche se non le avrebbe mai fatto mancare il suo sostegno. Sapeva, d’altronde, che la anziana moglie non si sarebbe accorta del suo passeggero fastidio. Più che altro a lui dispiaceva interrompere la conversazione, ma ci era abituato.

Nel frattempo un nonno felice ballava con il nipotino, indifferente al resto, ivi comprese le portate che si susseguivano ai tavoli.

Il cibo era scadente e neppure si sentiva un’aria davvero natalizia.

Poi i saluti. Qualche battutaccia fra uomini sulla spilungona all’ingresso, e tutti a casa, la festa era finita.

In Basilicata si sono buttati dalla finestra milioni su milioni di euro, e ancora non abbiamo un aeroporto, o una strada buona che ci porti, per esempio, a Bari. Per arrivare a Roma senza prendere multe impieghiamo quattro ore, con la macchina, ma le cose non migliorano, anzi, con treni o autobus.

Trovo disgustoso il sistema lucano, mentre quello italiano mi fa venire l’orticaria.

Meritocrazia, in Italia, e ancora di più fra i lucani, significa avere un padrino politico al quale leccare il culo, o portare la borsa, andare a fare la spesa, o procurare un servizio buono e gratuito. Se lo hai, il padrino, meriti, altrimenti, ciccia.

Ma, nonostante ogni tanto qualcuno lanci un grido al riguardo, il popolo lucano fa spallucce, parcheggia in doppia fila per il caffè, e sta sempre alla ricerca di un santo che gli revochi una multa o gli sistemi il figlio. L’aria è fetida, e i livelli, tutti, mediocri. I migliori vanno via, pare, e quei pochi che rimangono subiscono il malefico condizionamento del popolo dei sudditi. Oppure si ritrovano soli, con attorno solo terra bruciata.

Tornati a casa, tutti i partecipanti alla festa pian piano si spogliarono e indossarono i pigiami. Qualche commento blando su come era vestita Clara, e su come è invecchiato Gigi, su quella gnocca della Maria, e su come è buffo Franco, e le palpebre cominciarono ad abbassarsi lentamente.

Quella notte non morì nessuno. O quasi.

Gradimento

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