il giorno dopo - da Vitalogia

ritratto di esercizi

I.

Improvvisamente
succede che un giorno
(poniamo il giorno dopo)
ti venga il fondato sospetto
di cosa sia esattamente la realtà

sia come ritrovarsi isolati in piedi
nelle corsie di un supermercato:
la vedi negli scaffali, allineata
fra la pancetta dolce ed il latte
una confezione di realtà per te
l’ultima rimasta disponibile,
e per giunta in offerta

la scegli,
ma non c’è etichetta.

 

 

II.

Il giorno (mio) dopo
assume tremendi contorni
(in considerazioni sparse)
alla orientale – sento persino
ogni singolo poro della pelle
soglia erroneamente aperta
fragil’esposta e succube

percepisco anche i più assurdi
rumori che nella testa e
tutt’insieme frastuono,
un fastidio denso di

immagini che s’aggiungono
all’afa e alla noia incredula
che ciò ch’era ieri non sia mai
esist- alcune immagini

(per esempio)
ci sono troppe signore
che mi ricordano tartarughe
se stendono i panni al sole
tenendo le mollette in bocca

ci sono le strade grigie
grigi pure i gas di scarico
come le facce alla mattina
o le occhiaie delle donne
in tailleur e sicurezze
in perenne mostra

ci sono persone sudate
sotto le ascelle ed in fronte
perline d’acido corrosivo
sull’addome sulla schiena
dovrebbero – e invece ridono
mostrando dentature gialle
ci sono i piatti da lavare
nel secchiaio, bollicine d’unto
i vestiti da stirare e ripiegare
il frigorifero che si dispera

in successione telefonate da fare:
rassicurare tutti ch’io respiri
e mangi e che io cammini, sorrida
ma solo quel tanto che basta

ci sono vecchi in silenzio
ingobbiti dal tempo, silenziosi
in fila ad un passaggio pedonale
ordinati come bicchierini di vino
annacquato sui banconi del bar

ordinati come le trentatré
di birra sul tavolo della cucina
vuote – io che mi vedo riflesso
nello schermo della televisione
in piedi con un piatto in mano,
masticare
deglutire
ingerire
masticare\

intanto, fuori
un sole bollente
di metà pomeriggio

 

imperversa.
 

 

III.

Succede che il giorno dopo
s’aggiunga il sospetto fondato
di cosa sia invece un sogno

ieri, quand’eri desiderabile nuda
a gambe incrociate sul mio letto
e leggevi a voce alta, versi
e ridevi come una ragazzina
inclinavi il collo grazioso
e fingendo stanchezza
t’abbandonavi

a me

quand’ero nudo
e dietro e di lato o sottosopra
oltre le difese, dentro alla tua anima
o ad accarezzarti la pelle morbida

con le mie mani grandi,
i tuoi immensi vuoti.

 

- Ma ricordalo bene
mia cara, mia perduta:
noi non esistiamo in realtà.

 

Noi non.

 

 

testo tratto dal libro Vitalogia. nove scellerati poemi lunghi

 

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ritratto di Odradek

"Finito il tempo a tua

"Finito il tempo a tua di-spo-si-zio-ne..." se il pc potesse parlarmi (magari con la voce di Mario Monti...), e allora via di qui! Da questa realtà confezionata senza conoscere la provenienza... senza.
Qui: come se la tele, un piatto, una mano, potessero fare mondo. Chi parla? Chi rivela o afferma logicamente, paradossalmente, la sua inesistenza? Resta tutto sospeso come la vita che è anche sogno e risveglio e una bella frase in un libro aperto o chiuso o... Beh speriamo che il giorno più caldo ci ritrovi senza un supermercato aperto. A rileggerti di sicuro.

ritratto di esercizi

se il pc/mario monti potese parlarti

ti racconterebbe una barzelletta che non fa ridere sui nuovi moduli del fisco scritti in versi.

grazie del passaggio, un saluto