La finestra
Ogni volta che mi affaccio alla finestra,e vedo il Museo della Shoa,mi tornano in mente "quegli anni'', i miei sedici anni,la mia esuberanza e la gioia di vivere,ero un'esplosione dienergia,di bellezza,di voglia di andare verso orizzonti lontani.In quel periodo andavo a prendere lezioni private di latino dal Prof.Gianfranco Rossi,già allora personaggio di una certa portata,ottimo insegnante,gentile e umile,qualità assai rara.Dopo neppure un mese di frequentazione lo consideravo già un "amico adulto",mi sentivo a mio agio in sua compagnia,era una presenza rassicurante.Mi fidavo ciecamente di lui e,dei suoi consigli ne facevo tesoro.Sapevo che la spontanea spigliatezza che mi caratterizzava,lo divertiva,era curioso,mi ascoltava con piacere quando raccontavo di come si muoveva il mondo di noi sedicenni,sembrava vivesse di riflesso ciò che a lui era stato negato.Un pomeriggio,appena terminata la lezione,mentre raccoglievo i miei libri,mi mostrò un foglio di quaderno a quadretti pieno di annotazioni,nell'angolo superiore esterno notai un disegno eseguito a penna,era il ritratto di una ragazza con i capelli lunghi.Dopo averlo osservato con attenzione,gli domandai chi fosse, - Sei tu - mi rispose, - Sei talmente bella...- non terminò la frase,lo aveva eseguito mentre ero impegnata a svolgere una traduzione.Chiesi di poter tenere il disegno,lo conservo ancora. Gianfranco Rossi,di religione ebraica,all'età di dodici anni dovette rifugiarsi con la famiglia in Svizzera,a causa della persecuzione razziale nazifascista.La famiglia venne poi smembrata per diverse destinazioni,a lui e alla sorella Anna toccò una località nei pressi di Lucerna.c.f.r.Gli Spettatori dimenticati.Uomo e artista timido e riservato.scrittore e critico cinematografico, ha trascorso la sua vita a ferrara in una vecchia dimora in compagnia di una moltitudine di piccoli animali,soprattutto gatti.In "Dialogo segreto",pubblicato all'indomani della sua scomparsa,il soliloquio dello scrittore assume impronta di dialogo tra lui e i gatti conosciuti passati e presenti.Io lavoro in uno studio situato di fronte al Museo Nazionale della Shoah in via Piangipane a Ferrara,posso dire di averlo visto nascere,anzi,trasformarsi da vecchio e decadente Carcere giudiziario all' edificio sobrio e imponente che vediamo oggi: Il Museo della Shoah,per ora solo una parte è aperta al pubblico,non essendo terminati i lavori degli interni,chissà,forse la prossima primavera potremo visitarlo per intero. Virginia
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smembrata
tutto in una parola l'idea stessa di dissoluzione, sparizione ....... i pezzi che vengono persi, i visi sepolti
nessun ricordo ......... smembrata
abito vicino Ferrara città che amo e conosco ( ci corro anche la Ferrara fuori le mura) so dove è il museo, sono stato al cimitero ebraico ci vado quando non voglio dimenticare, perchè ricordo è arrivare in ritardo
f
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