Maria voleva le ali - cap. 7 a Treviso
Capitolo 7°
“Tullio!”
Adele, con un diavolo per capello, si spostava dalle cantine ai magazzini chiamando. “Tullio…Tullio, ma dove ti sei cacciato benedetto uomo!”
Antonia che stava uscendo da un ripostiglio, reggendo fra le braccia robuste due ceste di biancheria sporca, si scontrò con la donna e si fermò.
“ Hai visto mio marito?” la interpellò la minuscola donna.
“E’ uscito presto, il vostro Signor Tullio” Sbottò Antonia, e riprendendo a camminare soggiunse “ Quando mai a noi il Vostro signor Tullio ci direbbe qualcosa!”
Adele alzò le spalle e rientrò nella sala di mescita, dove dei signori stavano aspettando una sua risposta.
“ Ma quale risposta?” Pensava la donna, “solo mio fratello poteva darla…e se sbaglio?…”
Sì. Sentiva la mancanza di Francesco, non era mai mancato per tanti giorni e nel suo pessimismo pensava che tutto stesse andando a rotoli.
I due nuovi acquisti: Tullio e Adele, che si consideravano validi aiuti, stavano in quei giorni dimostrando la loro incapacità, e non volendo ammetterla, si davano la colpa a vicenda. La forza della donna veniva dalle ali protettive del fratello e il marito? Il povero Tullio, viveva spensierato. A lui piaceva perder tempo, suonare la sua amata tromba, a fumare i suoi adorati sigari giocando a carte, e poltrire. Dopo la brutta avventura nel campo del lavoro e l’inevitabile licenziamento, aveva trovato, nella trattoria del cognato, pane per i suoi denti. Piccolo, biondo con due enormi occhi azzurri a palla che gli davano un’espressione d’eterna meraviglia, sembrava, a chi non lo conosceva, una pasta d’uomo, ma dentro di lui il rancore covava, non ammetteva i suoi errori. Aveva anche rotto i rapporti con i parenti. Pure lui come la moglie aveva sentito la mancanza del cognato e proprio in quei giorni, arbitrariamente, aveva stipulato un contratto verbale con le Ferrovie dello Stato: una mensa per i loro dipendenti. Lui non aveva calcolato il numero dei ferrovieri che si sarebbero presentati a pranzo e a cena alle Scorzerie . Non era stato capace di quantificare gli acquisti e in pochi giorni le proteste si fecero sentire.
Proprio quel mattino, Adele era alle prese con gli incaricati delle Ferrovie. Li aveva pregati di aver pazienza e dimostrando tutta la sua incapacità, aveva dovuto ammettere che il rientro prossimo di suo fratello avrebbe sistemato tutto. I due, non convinti, la salutarono e uscendo le fecero presente che avrebbero aspettato ancora per pochi giorni.
La mattinata in trattoria, per i sottoposti, non passava mai. Adele, con il diavolo in corpo, dava lavate di capo a tutti e i poveretti aspettavano con ansia il rientro del padrone.
Tullio rientrò furtivo per l’ora di pranzo, ovviamente non il pranzo per i clienti, ma all’ora del suo desinare, e, come non fosse il caso suo, s’infilò nel bancone, riempì una misura di vino e si rifugiò nella saletta privata; pensando di dare meno fastidio. Adele troppo presa, non aveva notato il rientro del marito, ma quando, finito il lavoro, si recò nella saletta e lo vide che stava leggendo il giornale, centellinando il vino: scoppiò a piangere, investendo il malcapitato di vituperi. L’uomo che non s’aspettava una simile reazione, perché nulla sapeva delle proteste, e cercò di difendersi:
“Adele, calmati; cosa ho fatto di male?”
“ Tu, tu…” singhiozzò la donna, “quando c’è bisogno della tua presenza, manchi sempre! Voglio andare da mia madre…” borbottò con voce infantile e “ Tullio…devi crescere, se ci arrivano dei bambini, voglio allevarli bene…Voglio una casa tutta mia.”
“ Adele, ora basta!… Ascoltami bene…Io ho un progetto.”
La donna si soffiò il naso, e attese.
“Tuo fratello ha avviato bene la cantina e il locale; c’è lavoro per tutti…Devo ammettere che è stato bravo e che ci sa fare…Noi non dobbiamo far altro che seguirlo, e …diventare, col tempo, comproprietari…E’ andato a sposare una ragazza di campagna e …di questo non devi aver paura…Ti do un consiglio, quando arriverà, non darle confidenza, anzi cerca di tenerla al suo posto…”
Adele, asciugandosi le lacrime, cercò di far ragionare l’uomo.
“Tullio, non ti ricordi più le parole dell’avvocato Biscaro!…Altro che lavandaia, lui ha trovato e con sorpresa. Una solida famiglia…Quella Maria…altro che lavandaia,…di campagna fin che vuoi,…il caro Biscaro ha visto una bellissima donna…Tullio, tu non capisci…io vorrei che tu trovassi un lavoro fuori di qui…”
“Impossibile mia cara, la mia situazione non mi dà nessun’opportunità, ci sono state troppe chiacchiere sul mio conto, e…il mio piccolo errore, in questa città, è diventato un affare di stato e…a questo punto ci dobbiamo accontentare…”
Adele sospirò e riprese:
“ Quando torna quel benedetto uomo!…Tu non sai chi è venuto stamani…” e raccontò in poche parole la visita.
“Accidenti!” Brontolò Tullio: “mi sono dimenticato di ordinare più pane!”
“Come sempre,” sospirò Adele, ripetendo “Tullio, Tullio…ma dove sei stato tutta la mattina?”
L’uomo vide, con la coda dell’occhio, Antonia, la donna tuttofare, uscire dalla cucina reggendo un grosso vassoio per loro; felice di non dover più rispondere, si infilò una cocca del tovagliolo sul gilet, guardò curioso i piatti fumanti: aveva fame.
Inaspettati, Maria e Francesco tornarono la sera stessa. Era ora di cena. Furono accolti da sale fumose e piene di gente. L’uomo rimasto di sasso si guardò intorno; non riconobbe le sue Scorzerie.
Adele stava uscendo trafelata dalle cucine e come li vide sbottò:
“Era ora!” E rivolgendosi al fratello, ignorando la sua compagna. “Ci sei mancato,… ti abbiamo fatto una sorpresa!”
“Chiamala sorpresa” borbottò l’uomo, state dando da mangiare a tutta la città, o mi sto sbagliando?”
“E questa è tua moglie.” Riprese la piccola donna; guardando in tralice e con invidia la compagna del fratello. Non pensava di vedere una bellissima donna molto elegante, e con una punta di cattiveria, le si rivolse:
“ Ben arrivata! Ma non perdiamoci in chiacchiere…ci devi dare una mano.” E, rivolgendosi al fratello, “ Di questo ti parlerò dopo.”
“ Maria, ti chiami così, vero?” Adele fingeva di non ricordare il nome della cognata. “ Vieni in cucina…ci devi dar una mano, manca la lavapiatti.”
La donna, angosciata, seguì quella piccola donna dall’apparenza celestiale, che nei suoi confronti si era dimostrata maldisposta..
Entrarono nelle cucine. Le donne addette alla cucina non s’aspettavano di veder comparire Maria, e, aspettando il nuovo arrivo; in suo onore stavano canticchiando una tiritera:
Sìora Maria
Coea cotoea descusìa
Coe tete de veùdo
sìora Maria
te saeùdo
tacquero imbarazzate...
L’odore forte dei cibi e il vapore diedero fastidio a Maria che guardava angosciata verso il marito, cercando aiuto. Francesco, per nulla preoccupato, l’aveva lasciata. La cognata la aiutò a levarsi la corta pellegrina. Lei si tolse il suo adorato cappellino; guardando con tristezza le due tortore ormai spennacchiate dalla troppa pioggia presa. Fu avvolta in un’ampia falda, ma non riuscì a tirar su le maniche della camicetta, troppo strette dal gomito in giù. Adele vide gli armeggi e fece finta di nulla. Poi portò la poverina davanti ad una gran vasca di rame zincato piena d’acqua e saponina fumante e borbottò:
“Siete arrivati finalmente! Ora devi dare anche tu una mano! So che sei abituata a certi lavori…Io, purtroppo, sono troppo delicata e questi non sono sicuramente compiti miei.”
Maria che aveva seguito per tutto il viaggio di ritorno, come un cane bastonato, il marito, non era stata capace - sapendo che in parte la colpa era anche sua - a penetrare nell’animo di quell’uomo così solare e simpatico. I suoi silenzi avevano creato una barriera di incomprensione e sperava in cuor suo, di aprire uno spiraglio aiutandosi con l’intimità della sua nuova casa.
L’arrivo alla stazione di Treviso era stato di buon auspicio, all’uscita avevano trovato Dragoni, il conducente di una carrozzella di piazza che aveva fatto feste di benvenuto, rasserenandole l’animo, e poi li aveva portati a casa. Francesco, chiese all’uomo di portare i bagagli dentro l’abitazione: voleva far conoscere la moglie ai parenti e ai dipendenti…e vedere con i propri occhi come andavano gli affari…
Maria tuffando i piatti sporchi, rovinando per sempre la camicetta, pensò di essere arrivata in una gabbia di matti; quella cucina le era sembrata l’anticamera dell’inferno.
Francesco le aveva parlato poco della sua attività, lei non sapeva che i cognati vivessero con il marito, e non aveva accennato ai compiti che le sarebbero spettati, anzi le aveva parlato di gite in carrozza e di spettacoli teatrali…
Passarono ore, i vapori di cibi grassi le stavano rovinando i vestiti e i grassi si infiltravano anche sui capelli
Le donne che lavoravano in quella cucina, la guardavano e fra di loro ci furono commenti acidi verso i padroni e parole di pietà verso quella che loro consideravano la nuova vittima della signora Adele.
Maria lavava pensando, con ottimismo, che forse questo eccezionale incarico sarebbe stato solo per questa sera. La lavapiatti sarebbe tornata? A ora tarda il marito la chiamò per la cena. Era così arrabbiata e stanca, e aveva già pensato di dover mangiare in cucina con le serve.
Andò a sedersi, l’odore del grasso le saliva dalle maniche e la presenza dei cognati e le continue domande che le facevano e che rispondeva a monosillabi, le fecero passare l’appetito. Non vedeva l’ora di andare nella sua nuova casa.
Capì solo il mattino dopo che il lavoro della sera prima non era straordinario, ma era tutto suo.
Maria, non abituata ai rumori della strada, si era svegliata presto, e per non svegliare il marito, che non aveva sentito coricarsi, aveva fatto una sommaria toilette, e pian piano richiuse la porta alle spalle.
Aveva scoperto, con disappunto, e solo entrando nella nuova casa, accompagnata dalla cognata: Francesco e Tullio si erano fermati nel locale, che non avrebbe vissuto sola, ma con l’ingombrante presenza dei cognati, che si erano appropriati del primo piano.
Aprì le finestre e gli scuri. Curiosa guardò la strada1 sottostante già brulicante di gente frettolosa: carretti tirati a mano, donne con ampi scialli neri, bambini con gli zainetti che si recavano scuola…Senti un campanaccio che annunciava un carro coperto, tutto gocciolante d’acqua, tirato da un grosso cavallo da tiro+ peloso bianco e rosso, seguito da parecchi ragazzini. Il carro si fermò vicino al portico delle Scorzerie. dal posto di guida il conducente scese; si mise sulle spalle un grosso sacco di juta e afferrò un palo con un uncino e si diresse sul lato posteriore e dopo aver dato dei colpi, si caricò sulla spalla due mezze stanghe di ghiaccio e si diresse nel locale di Francesco, come l’uomo entrò, i ragazzi che lo stavano seguendo si precipitarono a prendere le schegge di ghiaccio, che si erano formate dalla rottura della stanga, e succhiarono avidamente. Maria non perse la scena, anche a lei era venuta la voglia di assaggiare una di quelle punte, che da lassù le sembrarono punte di cristalli rotti e pensò al sogno del padre di avere le ghiacciaie.
Si staccò con fatica dalla finestra, girò per casa e vedendo una scala, salì al piano superiore e vide, in una stanza piena di armadi, i suoi bauli ancora intatti, poteva incominciare a dar un ordine alle sue cose!
Maria aprì le finestre e con sorpresa vide, fra le fronde degli alberi, un angolo di cielo, e il verde fiume Sile così diverso nei colori del suo canale Brenta.
I rumori che salivano dall’interno della casa le fecero capire che il marito si era alzato e che era ora di vestirsi e di affrontare con coraggio il nuovo giorno. Prese da un baule un vestito da casa che s’infilò, era un po’ stropicciato, non ci badò e scendendo le scale sentì la cognata parlare, con voce adirata, al fratello; non era riuscita a capire bene le parole, ma il senso sì.
Si sedette su di uno scalino e aspettò che i due uscissero, aveva paura che i due la sgridassero.
Tornato il silenzio, rientrò nelle sue stanze e si trovò di fronte ad una servetta che le stava preparando la colazione sul tavolo nel piccolo tinello adiacente alla camera, tirando fuori da un vassoio coperto un bricco di latte,del caffè d’orzo e due misere fettine di pane.
“Siate la benvenuta, I miei rispetti signora!” la ragazza sorrise, “ mi chiamo Elvira…Vi sto aspettando da un pezzo, sono già stata da vostra cognata e adesso tocca a voi..”
“A me?” rispose meravigliata Maria, “cosa dovete farmi?”
“A pettinarvi! “ Rispose la ragazza.
Maria sorrise malvolentieri e a cuore stretto rispose:
“Non serve, ho sentito dalle scale gli ordini che dava mia cognata a mio marito, non serve proprio, devo stare in cucina come ieri sera, mi sono già fatta la treccia, grazie comunque…, sarà per un’altra volta.”
Dopo aver fatto la frugale colazione, chiamò la ragazza per chiederle:
“ Elvira dov’è la cucina?”
“Dovete sapere mia cara signora”, rispose la ragazza, “che da quando sono venuti ad abitare i vostri cognati la cucina, che si trovava al primo piano, é stata adibita a ripostiglio, la signora Adele fa portare tutto dalla trattoria. La signora sostiene che c’è più convenienza. Io sostengo che il lavoro da quando è arrivata si è raddoppiato!…Non diteglielo; per carità-…Quella lì mi farebbe licenziare! Noi tutti speriamo in voi, avete trovato un marito che è una perla d’uomo, forse troppo buono con la sorella.”
Maria sorrise, non le promise nulla, perché anche lei si sentiva nella stessa situazione, doveva pensare come poteva dipanare quell’ingarbugliata situazione. E, sinceramente aveva ancora da conoscere la perla d’uomo.
“A proposito, la vostra signora cognata mi ha detto di riferirvi di non far tardi…”
Maria, dopo aver fatto la frugale colazione, ritornò nella stanza degli armadi, e dai suoi bauli cercò il vestito che usava a Fiesso per i lavori pesanti e lo scialle di lana nero2, si cambiò, e con rimpianto appese il vestito appena tolto. Guardò lungamente il verde Sile e il ritrovato angolo di cielo, diede un gran sospiro e lentamente scese le scale e uscì.
La strada in quell’ora del mattino era silenziosa, triangoli e rettangoli di luce disegnavano a colori parte dell’acciottolato e delle pareti di case del lato assolato.
Una donna tutta vestita di nero; sola e immersa nei più cupi pensieri, sta avviandosi lentamente verso il portico delle Scorzerie Il peso che metaforicamente si porta sulle spalle è così pesante, e se c’è qualcuno che la stesse osservando nel suo breve tragitto avrebbe notato una impercettibile incurvatura della schiena. Le ali che timidamente le stavano spuntando si erano ripiegate.
1 Via Fiumicelli
2 Costume tradizionale veneto, usato solo dalle donne del popolo
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Ovvero: il disincanto la
Ovvero: il disincanto
la realtà si mostra ben diversa dalle aspetattive della giovane sposa
brava Maria Elisa: caratterizzi benissimo ambienti e stati d'animo.
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Mamma mia, che ragnatela di
Mamma mia, che ragnatela di situazioni da sbrogliare. Devo leggermi la puntata precedente che ho saltato.
È un bel romanzo ed è anche una possibile bella telenovela.
Mai pensato di cederne i diritti a qualche produttore di fiction?
Realistici i dialoghi e sempre eccellente l'ambientazione.
Ciao.
Oissela
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sarà
pure una perla d'uomo ma, certe volte, sarebbe meglio accertarsi prima che le perle siano vere e non nascondano altro. :-(((
Povera Maria .... pure la convivenza forzata!!!!
Spero in una sua prossima ribellione. eh eh
Ciao Maria Elisa
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Sempre più intensa è
Sempre più intensa è l'emozione che riesci a trasmettere con i tuoi capitoli.
Immagino il prossimo: la giovane sposa in quel groviglio, disorientata, ma, decisa a farsi rispettare.
Brava Maria Elisa. Ciaoo
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Un racconto
Un racconto
che non stanca e non annoia affatto. Ti leggo con molto piacere.
Complimneti sinceri.
Ciao da nonno Libero.
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Nella chiusa di questo
Nella chiusa di questo capitolo tutta la poesia del romanzo, davvero brava Maria Elisa!
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E ci credo che la fine mi
E ci credo che la fine mi lasciava l'acquolina in bocca e un senso di incompiuto... non era la fine. Continuo, allora. E ben volentieri!
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