IL BAR TRATTORIA DA "PINA" 1ª puntata

ritratto di Kallio

Ho un sogno nel cassetto: andare per i bar a leggere i miei racconti, le mie poesie.

Per settimane ho girato bar, bar con trattorie, osterie, piccole pensioni, partendo dalle più lontane da casa mia, quelle della bassa, per poi con un moto a zig-zag avvicinarmi a quelle meno distanti.

Finora non avevo avuto successo e nella maggioranza dei locali visitati, non mi ero azzardato ad avanzare la mia proposta, solo in pochi locali ci avevo provato ma ero stato visto come se fossi un matto o se fossi arrivato da oltre la via Lattea.

Poi qualcuno mi aveva parlato di un locale vicino alla nuova zona industriale, dove di giorno si fermavano i camionisti di mezza Europa, ma dalla sera veniva frequentato dalla gente del posto, anche perché attratti dalle donne procaci che lo gestivano.

Al bar “da Pina” ci arrivai in un primo pomeriggio, ero stanco, avevo sete e fame, mi trovai seduto in un piccolo angolo ad un tavolo messo in fretta per me.

Il locale era ancora strapieno di gente che rumoreggiava in tutte le lingue, erano i camionisti del boom dell’est Europa che andavano e venivano dai numerosi mobilifici, prima che questi ultimi chiudessero quasi tutti per delocalizzarli. Si andava dai candidi nordici, passando per russi e balcanici, fino ad arrivare ai turchi e a qualcuno dalle fattezze degli abitanti della steppa, ma tutti indistintamente dalla razza e religione, sembravano strafatti da quanto mangiassero e bevessero.

Mi sentii fuori posto, intimidito ancora di più per esser stato accantonato a quel tavolo alla vista di tutti come fosse già un palco.

Un ragazza sui vent’anni, capelli rossi e con le lentiggini, rapidamente apparecchiò sbattendomi il seno appuntito sulla tempia, forse arrossii, poi, in modo inespressivo e melenso da farmi dimenticare la piacente donna che stessi vedendo, si mise a sciorinare una serie di primi e secondi: ordinai un secondo con un po’ di verdura fresca ed acqua.

La ragazza non batté ciglio, sparì nel retrobottega senza che potessi chiederle dove fosse la toilette, così mi misi a guardare finché vidi un cartello alle mie spalle indicante il WC.

Volevo resistere di andarci perché temevo di trovare il lato oscuro di quel già pesante spettacolo in sala ma l’incombenza fu troppo forte.

Le segnalazioni indicavano di scendere, scesi un paio di rampe controvoglia ma, raggiunto il piano interrato, fui stupefatto di trovare una pulizia da far invidia ad una sala operatoria, non cessi ma vere toilette, con tanto di donna per le pulizie seduta dietro ad un tavolino e il piattino per la moneta, la figura esile all’apparenza si alzò di scatto frapponendosi tra me e le toilette e guardandomi diritto negli occhi, con voce perentoria mi scosse dicendomi «Italiano?»

Alla mia conferma, depose un pacchetto di cartoncini scritti in varie lingue ed indicandomi l’antro in cui recarmi, mi disse che se avessi sbagliato centro mi avrebbe fatto pulire, poi aggiunse, indicandomi col dito un'altra porta, che se più tardi dovessi vomitare, lì dovevo recarmi.

Intimorito da tanto piglio le dissi che dovevo solo pisciare, mi preoccupò di più l'allestimento di una sala vomito che gettava dubbi sulla qualità del cibo, tuttavia, mentre espletavo, ebbe sopravvento il pensiero che dalle toilette di “Pina”, si intuisse una sensibilità diversa e ciò m’ispirava a credere che potenzialmente proprio in questo locale, il mio sogno si realizzasse e che il vano aggiuntivo forse fosse stato preparato per chi eccedesse.

Non avevo capito niente finora, pensai, nei diversi locali già passati avrei dovuto visitarne i cessi prima di decidere il da farsi.

Lasciai una moneta da 500 lire e salii le scale accompagnato da un «grazie» proveniente da quella donnina e dopo una manciata di secondi, anche da un «bravo giovanotto, vedo che ha capito», segno che lei avesse controllato.

Ritornai al tavolo lieto di aver fatto una buona azione e appena seduto arrivò la rossa di prima che depose, con più grazia e senza tocchi rispetto all’apparecchiare, il piatto di mezzo pollo arrosto e la verdura ordinati. Pane, acqua e oliera erano già sul tavolo.

Assaggiai il pollo con diffidenza, era buono, controllai e condii stando attento alla pulizia della verdura e al colore e al profumo dell’olio, però tutto andò bene.

Iniziai a mangiare quando una voce mi scosse di nuovo.

«Sono la proprietaria, lei è un ispettore dell’igiene e profilassi? Ma siete già stati la settimana scorsa e avete trovato tutto impeccabile. Non vi fidate? Proprio non vi fidate!»

Alzai la testa con la verdura pendente dalla bocca così che il condimento cominciò a colare lungo il mento.

Deglutii senza quasi masticare e mi pulii come fossi un automa, rapito dal fascino emesso dalla visione avvenente apparsami.

Era una simbiosi di certi miei miti di donna da letto, anche lei con i capelli rossi e le lentiggini come la cameriera, volto ben fatto e leggermente ovale, qualche ruga ed il naso proporzionato, il tutto le dava un sex-appeal più che sensuale.

Automaticamente abbassai lo sguardo fino all’orizzonte del tavolo, scivolando lungo il corpo non esile ma ben proporzionato. I capelli ben curati toccavano le spalle, il seno era sicuramente una quarta o quinta e mi convinsi che fosse naturalmente così ritto.

La voce riprese interrompendo quella mia contemplazione da maschio con gli occhi fecondatori come si dice dalle mie parti, mi sembrò un suono celestiale, m’accorsi che sbavavo saliva, un po’ per l’apparato gustativo che reclamava il pollo arrosto, un po’ per gli stimoli arrivanti dal mio cervello vedendo quel paradiso.

M’accorsi anche come la ragazza di prima, mi osservasse ridendo dal bancone del bar e non osai guardare se anche altri facessero lo stesso.

Allora tossii come se qualcosa mi fosse andato di traverso, alzai la testa e con voce ansimante, risposi di essere rimasto sorpreso e colpito da quella domanda, poi cercai di rassicurare la donna di non essere un ispettore, non mi credette.

Si sedette di fronte a me cominciando con un tono serio e deciso a dirmi quanto era stufa di questa assiduità di controlli nei suoi confronti.

Io la guardai e guardavo quei suoi occhi a cercarne il verde aspettato dato le lentiggini ed il rosso dei capelli, ma erano di un brillante marrone chiaro.

Lei si accorse e si fermò e allora arrossendo di nuovo, giocai le mie carte.

Anzitutto mi scusai del mio guardare e poi per tentare di convincerla della mia serietà, le dissi con quella scioltezza di parola che mi piacerebbe sempre avere, come davanti alla sua bellezza non potessi sottrarmi a guardarla, quindi proseguii con scioltezza e naturalezza di voce a raccontarle del mio sogno nel cassetto, senza fronzoli, così come pensato.

Alla fine della mia esposizione, lei mi disse semplicemente di si e che se volessi, avrei potuto iniziare dalla sera stessa.

Rimasi attonito, a bocca aperta in silenzio, un brivido mi scosse perché non mi aspettavo un si così immediato ed esplicito, mi sentii impreparato e in questo mio arrovellarmi, incominciai ad incupire.

Lei si accorse e con un tono più deciso e perentorio mi chiese allora cosa volessi fare, la guardai con gli occhi fissi, forse languidi ma i suoi dicevano qualcosa da sentirmi sprofondare in quell’imbarazzo da timido che ogni tanto mi prende.

Volevo prendere tempo, mi aveva spiazzato le dissi, allora mi fissò come se si fosse pentita ed io capii di aver sbagliato nel mio parlare.

Dopo qualche attimo ancora, mi rincuorai, non volevo perdermi né perdere quella opportunità e allora le dissi che ero rimasto pensieroso sul cosa fare perché non avevo dei testi pronti e che in effetti mi ero messo solamente a cercare disponibilità nei locali.

Con senso ironico mi disse che sicuramente avevo diversi testi interessanti per cui bastava che ne scegliessi una decina da leggere.

Mi aveva fregato, ora se le avessi detto di no sarei passato da cretino se non peggio, così alla fine dissi di accettare e che sarei andato subito a casa a prepararmi.

Lei sorrise, io quasi svenni sia per il suo sorriso, sia per quel volto che prese fattezze dolci, sia per la felicità di leggere, poi con quella sua voce indescrivibilmente suadente mi disse di tranquillizzarmi e come ora stessi andando meglio.

Diede ordine di mettermi in conto il pranzo mi salutò e se ne tornò alle sue faccende dietro la cassa.

Io effettivamente mi sentii sereno, finii il pollo, andai di corsa a casa a prepararmi. Il cuore pulsava.

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Gradimento

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ritratto di Kallio

QUESTA È UN PRIMA PARTE

di un racconto più lungo che sto' scrivendo.

Sarei felice di ricevere osservazioni d'ogni tipo anche sui miei errori di sintassi o grammaticali che do' per certo esistere.

 

Grazie e auguri a voi.

 Ah, infatti, perché

 Ah, infatti, perché s'interrompe sul più bello!
Io gli errori non te li posso segnalare perché non me ne accorgo neanche io, però riguardo al contenuto posso dirti che è simpatico, e si fa leggere bene. 

ritratto di frame

Mica male

 L'idea promette bene, è bislacca e intrigante al punto giusto.

Soltanto perchè lo chiedi, ti dirò che a mio parere il ritmo è un po' blando,

troppi particolari ripetuti e certi francesismi andrebbero dosati con parsimonia,

altrimenti nel tentativo di essere brillanti si scade di tono inutilmente.

... avevo sbagliato di parlare, mi suona proprio male.

Anche, andai in cesso, non è il massimo.

Sempre per esprimere un parere e non per criticare,

leggerò volentieri la seconda parte, sono proprio curioso di sapere come va a finire.

 

Ciao franco

ritratto di Aurora_M

Kallio

Anch'io aspetto la seconda parte...mi hai lasciato con la sete :)))

un saluto

ritratto di Ippi

Io già lo faccio Claudio ed è bellissimo- Vero

faccio proprio così

Auguri a tutti voi, sognatori veri, che amate quello che leggete, quello che scrivete, che amate i vostri ascoltatori  come io amo i miei

I migliori auguri per la vostra Kermess

Io non potrò esserci ma è come se ci fossi

sarete bellissimi

Sarà bellissimo

Abbracci per tutti voi  Ippolita

ritratto di Full

**

Vedo che solo Frame ha aderito alla tua richiesta.

Anch'io trovo buona, intrigante l'idea di fondo. Per il resto, non so quale dimestichezza hai con la narrativa... qui ne emerge poca.

Linguaggio spesso arcaico: ...davanti a cotanta bellezza, non potessi sottrarmi... I congiuntivi sono un peccato della lingua italiana e i narratori li evitano il più possibile. 

A volte incomprensibile: ...scivolai dolcemente con le mie le dissi.... forse mancano delle parole.

Eccetera.... diciamo che è da rileggere.

Riguardo la grafica, alcuni spaziano poco, tu troppo. Non devi fare una interlinea ogni volta che vai a capo: ne risente anche il ritmo. La grafica è molto importante. Dapprima devi scrivere il testo in m.word, così faì esattamente come vuoi, poi lo copi in Net.

So di aver fatto poco, ma spero un pochino utile.

Un saluto

ritratto di Massimo Bianco

Beh, la storia è simpatica,

Beh, la storia è simpatica, la scrittura è così essenziale che il rischio di scrivere strafalcioni è basso (e un po' più di eleganza non guasterebbe), certo però che quel scialacquò invece di sciorinò è proprio brutto. Io prendo il racconto come autoconclusivo, quasi mai leggo racconti a puntate, specie se le altre puntate non sono già state scritte prima, anche perchè gli autori hanno troppo spesso la pessima abitudine di non saperle finire e abbandonarle oppure far passare settimane da una puntata e l'altra costringendo così il lettore a rileggersi le puntate precedenti e, insomma, una menata. E a proposito di menate, riferendomi alla trama, se io son qui a commentare vuol dire che pretendo di essere scrittore, eppure non ho mai sopportato coloro che pretendevano nelle birrerie che frequentavo di leggere loro poesie o racconti: scassaballe, li ho sempre considerati. Saluti.

ritratto di Kore

 Fluida e vivace la

 Fluida e vivace la narrazione, piaciuta per la sua vividezza, Kallio

ritratto di Kallio

HO RIVEDUTO IL RACCONTO

meditando alle varie osservazioni fatemi, sia qui come commento, sia in altro modo.

Ringrazio tutti per questo.