La casa sul lago

Sentore palpitante di letizia intorno al fuoco
sono refoli  di acero e di resina essicata
fra i vigneti che s'innalzano oltre i colli vespertini
oggi colmo finalmente la mia sete di esistenza.

Ricordo di una strada che portava agli uliveti, di quelli grandi e così fruttuosi che il nonno ci faceva l'olio per un intero anno scolastico. 
Il mio vecchio. 
Spesso capitava che lo aiutassi nella raccolta delle olive, o almeno questo è quello che mi fece sempre credere, e a lavoro completato solevo rifugiarmi nell'ombra dell'albero più grosso, deliziando il mio palato con della marmellata di castagno. Succedeva allora che egli schiarisse la voce con un colpo di tosse e un lento gesto della sua mano sfiorasse la lunga barba come a ribadire il suo ruolo indiscusso di "anziano".
Era il segnale.
Ah come rimpiango l'udire quel timbro così intenso partorire certi racconti! Così avvincenti che conclusasi ogni trama avrebbe potuto riattaccare con la medesima storia senza che io peccassi in alcuna disattenzione, pervaso da quell'interesse che è sempre così gonfio nell'udire un abile narratore. 
Mi parlava della nonna e della guerra, di come sopravvissero ai bombardamenti e alla fatica con cui dovettero ricostruirsi un futuro ripartendo da poche macerie... discorreva in soliloqui senza fine come alienato in un mondo di ricordi ora felici ora tristi ora un po' nostalgici, ma sempre donando le sue memorie a me che poco tuttavia riuscivo a comprendere di tutto quello che cercava di dirmi. Poco male comunque, poichè ad appagarmi l'animo era la sola cadenza melodiosa della sua voce tanto ammaliante.
In realtà non è che andasse sempre così. Spesso narrava di storie fantasiose su castelli e foreste magiche, su eroi senza tempo e creature assai bizzarre... e inesorabilmente mi ritrovavo a calarmi nella parte ora di questo ora di quell'altro personaggio, a cui il mio vecchio riusciva a dare vita in maniera così naturale e allo stesso tempo convincente.

Ci fu un momento tuttavia, non saprei sinceramente collocarlo nel tempo con precisione, in cui mi trovai aimè ad intraprendere quella strada che conduce alla fine ineluttabile del proprio mondo incantato... quello di cui ogni fanciullo si fa scudo contro una realtà troppo spesso avversa ad ogni limpida e genuina esternazione di letizia e spensieratezza... e in un tempo indefinito morirono così le speranze di restare per sempre un innocente bimbo sperduto, prigioniero consenziente della mia isola che non c'è. Smisi tutt'a un tratto di essere quell'eterno Peter Pan che si gettava ogni giorno verso nuove e fantastiche avventure, uccidendo pirati scellerati al fianco del nonno travestito da indiano.
Dicono che si chiami crescere e forse lo è davvero... ma è storia che un Peter Pan attempato e corrotto da un mondo adulto non avrebbe mai le forze per salvare la sua Wendy e Campanellino dalle grinfie del Capitano. 
Già...
... ma ora poco importa e in ogni caso questo è quanto. Mi piace pensare che a quei tempi il mio mondo finisse lì, fra l'argentea barba di mio nonno e i prosperi rami dei suoi olivi, quando oltre il nero cancello non esisteva null'altro se non il grande specchio d'acqua in fondo alla collina... là dove ci si recava tutti insieme, genitori e sorelle appresso, a cercare un poco di rinfresco sotto il sole ridente. 
Là...
... dove molti e molti anni dopo avrei incontrato per la prima volta il ricordo perduto di una vecchia casa sul lago.
 
 
Gradimento

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ritratto di dora chiti

***** La casa sul lago-di satiro_piangente

Una dolcissima lettura, amabile e malinconica. Che meraviglia i racconti dei nonni che lasciavano sempre  le nostre bocche spalancate! E quanto amore ci hanno dato, quanto...Un racconto che mi ha intenerito e commosso, bravo! Un caro saluto, dora.

...

 Hai ragione Dora... comunque ti ringrazio molto! :)