L’uomo nel parco
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Rù,
direi che con quella frase finale hai ribaltato ogni mia previsione e mi hai insinuato il dubbio. :-)
Credo fosse questo l'effetto desiderato quindi .... che dire ... ci sarà un motivo se ti leggo, il motivo è tutto lì. :-)
Ciao
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Mmm...nutro forti dubbi sul
Mmm...nutro forti dubbi sul fatto che fossero due..penso più ad un caso di schizofrenia. Comunque sia il pezzo fila via e ti prende fino alla fine, che poi non e' una fine perché ti chiedi chissà che fine avrà fatto l'uomo del parco.
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L'ozio non partorisce virtù
io lo prendo così com'è, lo trovo completo. Ovvio che chi diventa un assassino uccide prima se stesso che il prossimo... soprattutto se il movente è dato da ipotesi e non da prove... o forse era uno solo ma non importa, non cambia il risultato.Mi piace questa duble face, in cui una faccia non smentisce ma conferma l'altra.
Gran bel pezzo.
monica
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Sì, ma tu...
...non puoi terminare tutti i tuoi racconti con un finale "aperto", o passibile (si dice così?) di qualsiasi interpretazione...
eh no, troppo comodo. Devi scegliere da che parte stare, qualche volta...
Niente male davvero, avvince fino alla fine, che poi è lo scopo principale. Speriamo solo che sia finito sotto il treno quello giusto...
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Incalzante, mi piace molto
Incalzante, mi piace molto il modo in cui è scritto questo racconto, possiede un ottimo ritmo. Il narratore parte parlando di sé, senza darci troppe spiegazioni. Poi l'attenzione è spostata sull'altro uomo del parco, che diventa quasi, attraverso gli occhi di chi parla, il vero soggetto principale del racconto.Anche di lui non ci è dato sapere troppo, solo quanto basta a incuriosire. Quindi si procede. Ma attenzione, già la prima frase contiene un grosso indizio: solo che non lo si scopre fino alla fine ehehe. Molto bello, un'ottima lettura.
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All'inizio inciampo un poco
All'inizio inciampo un poco tra quegli "ho sempre" e "sono". Poi parte come quando si scala di marce per lo slancio in un sorpasso. Hai dimenticato il verbo dopo "non è così che si fa".
Sei bravo.
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roberto
un uomo ed il suo dopplengänger: in genere, quando lo si incontra, è un presagio di morte, ma per chi? questa è la fantstica domanda che chiude il tuo racconto, e che non poteva essere altro.
perturbante quanto basta, incipit fantastico: davvero un bel lavoro.
complimenti e un bacio,
franca
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rob
più 'fantastica' che psichiatrica: il dopplenganger nel senso del 'double walker', il doppio paranormale di una persona...
ma tu, a che pensavi? :)))
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ma qualche volta falliscono
Ancora il tema del doppio, Bob, della metà oscura?!
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ciao Rubrus***
Non credo che la fine abbia un senso.
Mi sta bene così, perchè hai condotto tutto il racconto con mano felice. Hai portato il lettore dove hai voluto.
Sei riuscito a dargli un ritmo incredibile.
Bravo
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Un altro gioiello perfetto, Roberto
che avrebbe meritato più pagine, non ci trovassimo tutti in mezzo al guado tra ottocento e Net Art.
L'inizio e il finale sono semplicemente eccezionali, capolavori da studiare e imitare. Ritengo che nei tuoi racconti brevi litweb lavori molto sull'incipit e il finale, asciugando con la tua capacità prodigiosa di sintesi lo svolgimento, e il risultato si vede.
Continua la tua diffidenza per le immagini e un carattere più grosso (Roby se scrivi dei brevi usa almeno il medium!), ma rispetto il tuo profondo ancoramento alla carta stampata.
Il noir è un genere caratterizzato dall'indagine degli aspetti più crudeli e oscuri della vita e di quelli più degradati dela società, indugia su tutto ciò che desta le nostre paure e nelle storie più riuscite, contemporaneamente le esorcizza.
Caratteristica essenziale nel noir è l'AMBIGUITA', la doppiezza e anche triplezza dei personaggi e di tutta la storia che li contiene.
Più che di schizofrenia parlerei di ALIENAZIONE per questo racconto; il personaggio fa parte di una società pur essendo completamente scollegato dalla stessa.
Osserva da una panchina senza interagire, passivamente, reattivamente: potrebbe essere un mistico che medita come un maniaco che sta pianificando un crimine...quast'ambiguità è stata resa in modo perfetto, anonimo, quotidiano, e quindi inquietante, perturbante al massimo grado: nella nostra anima la distanza tra Dio e Satana è come il diametro di un capello fine, facile passare da un versante all'altro, basta solo una spinta, uno scatto, una palpatina...
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quella confusione finale
quella confusione finale inuce a pensare che giustizia non è stata fatta e che, se la storia continuasse, se ne vedrebebro ancora delel belle
è così, non ci si sbarazza facilemnete dela aprte non accolta di sè
bel racconto, spiazzamte: io , mentre leggevo, me ne andavo da tutt'altra parte con le previsoni.
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... novelli Vladimir ed Estragon...
... caduti nel vortice della monotonia quotidiana o psicoastenico W. Wilson alla maniera di Poe? Due facce distinte di uno stesso principio di'insoddisfazione o un problematico sdoppiamento di un'unica fobia?
L'atmosfera è quella di certi drammi di T. Wilder: la visione di una vita che si ripete stancamente nei suoi episodi essenziali (i bambinetti felici, i vecchi, il leggere, o, in questo caso, il far finta di leggere.) Credo che tu abbia reso credibile l'incredibile, dal momento che tutto viene presentato con sobrietà e scioltezza.
Trovo però che il finale sia troppo drastico e spiazzante. Avrei preferito che approfondissi un poco l'ultima sequenza narrativa. E forse avrei fatto dialogare maggiormente questo tipo tanto misterioso.
Ps. C'è un refuso: Da un po' di tempo...
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**
Pur non essendomi ancora appossionato ai noir, nonostante voi specialisti, riconosco che il genere consente di spaziare e penetrare in ogni direzione soprattutto nei meandri della psiche. In particolare i tuoi noir. Qui, ad esempio, arrivato all'ultima riga ho dovuto, ribaltare, rivedere, riconsiderare... eheheh! Sei bravo negli inghippi.
Ciao Roberto
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è il motivo per cui, tanto
è il motivo per cui, tanto per non saper né leggere né scrivere, sulle banchine sto rasente ai muri fino a che il treno non è fermo.
La gratuità del male è spesso legato al capriccio altrui. è questa la vera vertigine: non sapere né il posto né l'ora.
è la variabile indipendente che spingerebbe molti a chiedersi, potendo: 'perchè a me?'.
e qui finisce la hola.
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Torno a leggerti...
... dopo molto tempo (purtroppo) e subito trovo un brano avvicente, scritto in prima persona (sono quelli che preferisco), dal ritmo serrato e finale inquietante nonché aperto (ma mica troppo).
Ottimo! :-)
Ciao
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Io l'ho interpretato come la
Io l'ho interpretato come la scissione iteriore della parte inquietante che risiede dentro la ormalità di ognuno di noi. Non so se era il senso. Il fatto è che, a prescindere dal ribaltone finale che apre tutte le interpretazioni possibili o chiude le porte a tutte quante con il <<mi sa che non ho capito na mazza>>, tutta la lettura è un gioiellino.
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Un buon noir che si legge
Un buon noir che si legge d'un fiato. E il cui finale io avevo interpetato diversamente dagli altri di cui ho letto il commento. In effetti non avevo pensato che l'uomo del parco fosse una persona sola e dunque uno schizofrenico, ma che con la frase finale egli intendesse dire che per l'aver commesso un omicidio non si sentiva più lo stesso uomo di prima e cioè che in un certo senso uccidendo l'uno aveva anche ucciso se stesso, perchè con un omicidio sulla coscienza, seppur commesso per motivi aaltruistici (fermare chi riteneva un maniaco), non avrebbe mai più potuto essere la stessa persona di prima. Che ne dici? Ciò detto aggiungo solo che mi è piaciuto. Ciao.
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Molto bello questo tuo brano. C'è una specie di ...
... introspezione che rovescia la personalità dell'io narrante seducendo il lettore fino alla riga finale che rimette in gioco tutte le alternative. Compreso il non senso. Insomma ognuno ci vede quello che vuole. E qui il discorso si complica perché ne viene fuori un racconto che racchiude in sè le varie facce della virtualità: l'uccisione di un assassino, un suicidio, la finzione, il sogno di un gesto eroico. Sì, credo che l'ultima riga sia stata una voglia di troppo che non hai saputo trattenere. Ciò detto, un gran bel pezzo.
Un caro saluto.
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Be', che dire? Fantastico,
Be', che dire? Fantastico, come al solito sei in grado di farmi finire - sin dal primo rigo - dentro la storia. Non riesco più a finire di leggere i tuoi racconti. Anzi, non voglio finire di farlo!
Stile inconfondibile e coinvolgente, come al solito.
p.s.: credo che al nono rigo, partendo dal basso, hai tralasciato un "ho". Te lo segnalo nel caso volessi correggerlo. ;)
Ovviamente, piaciuto anche questo racconto.
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