Amnesia

ritratto di DoctorWho

 

 
 
La prima cosa che intravide, nel riaprire gli occhi, fu un anonimo soffitto bianco, solcato da crepe, al cui centro penzolava un piccolo lampadario, proprio sopra la sua testa.
La vista era un po’ annebbiata e ci mise qualche istante a mettere a fuoco la scena. Gli fu però subito chiaro di trovarsi sdraiato su un pavimento, anche perché la sensazione di una dura e fredda superficie dietro la schiena non lasciava adito a molti dubbi.
Dove diavolo sono?
Non riusciva a ricordare come fosse finito lì, né perché si trovasse a terra. L’unica certezza era la sensazione di profonda confusione, come se una nebbia pesante gli gravasse dentro la testa.
Ho forse avuto un malore? Forse sono svenuto...
Voltando di poco la testa, verso destra, vide un tavolo e delle sedie, poi un mobile con sopra un televisore vecchio modello. Nient’altro.
Allora spostò lo sguardo verso sinistra, con calma, mentre ancora la stanza ondeggiava davanti agli occhi.
Quel che vide lo lasciò senza fiato.
A pochi metri da lui c’era un divano con una giovane donna distesa sopra. Non ci voleva un genio della scientifica per capire che la poveretta era morta. Il pallore della pelle e gli occhi sbarrati senza vita erano certamente un indizio, ma soprattutto lo era il sangue rappreso sul collo e sulla spalla. Qualcuno doveva averla ferita a morte.
Cosa diavolo è successo qui?
Spaventato, cercò di alzarsi a sedere, anche se con molta fatica. Per fortuna la testa stava smettendo di girare, forse a poco a poco sarebbe stato meglio.
Solo a quel punto vide il sangue sulle proprie mani. Sul momento, ancora confuso, non riusciva a capire. Immaginò di essersi ferito in qualche modo.
Forse sono stato colpito anch’io dall’assassino, forse mi ha creduto morto ed è fuggito via prima di finirmi...
D’istinto si guardò addosso, si sfiorò il collo e la faccia, verificò braccia, gambe, anche tra i capelli, ma non sembravano esserci ferite vive e recenti. Non gli sembrava neppure di avere alcun dolore. E dopotutto si sentiva meglio ogni minuto che passava.
Allora, mentre si alzava stancamente in piedi, un nuovo e orribile pensiero lo attraversò: quello che aveva sulle mani sembrava sangue rappreso, proprio come quello della sconosciuta poco distante.
Si sentì gelare.
Oddio...
Possibile che fosse lui l’assassino e che non si ricordasse di aver compiuto un’azione così efferata? Le gambe gli tremavano, ma non sapeva se per la debolezza che ancora sentiva o se per la consapevolezza di poter aver compiuto un omicidio senza ricordarsene.
A fatica si portò presso il divano, dove giaceva la ragazza, e la guardò meglio.
Non mi sembra di conoscerla... ma forse l’ho dimenticato, così come ho dimenticato chi sono e perché sono qui... è terribile...
Le osservò bene il viso, il corpo, le gambe, e la trovò straordinariamente attraente. I lunghi capelli castani le ricadevano sulle spalle e sul divano, adagiati come fili di seta, e le deliziose braccia erano distese inerti lungo i fianchi. Portava una camicetta leggera, aperta all’altezza del petto, dove si intravedeva il reggiseno. La gonna aveva la zip mezza slacciata, le scarpe si trovavano poco distanti, vicino al lato del divano, dove sembravano essere state gettate senza cura.
Come in un impeto di passione.
Io e lei eravamo... amanti?
Le fece tenerezza. Se non fosse stato per l’aspetto cadaverico e gli occhi aperti a fissare il vuoto, avrebbe quasi potuto dare l’impressione di dormire.
Quando però spostò lo sguardo sul collo, d’un tratto qualcosa gli sembrò sbagliato.
Era un dettaglio che nella confusione non aveva colto subito, ma che in quel momento gli sembrò molto importante, se non essenziale: non c’era sangue sul divano, sulla camicetta e sui capelli. Se le avessero reciso la giugulare, dettaglio che avrebbe spiegato la morte repentina della donna, il sangue sarebbe sgorgato a fiotti e la stanza ne sarebbe stata piena. Invece niente di tutto questo. No, la ferita al collo era troppo piccola per aver causato la morte.
Ma cosa l’ha uccisa, allora?
Le si avvicinò ancora di più, osservando meglio il collo della vittima: adesso che ci poneva maggiore attenzione quella non sembrava affatto una ferita da taglio. Assomigliava piuttosto a un leggero strappo della pelle, o a una piccola lacerazione.
O forse a un... morso?
Però, lo stesso, come si spiega la mancanza del sangue?
No, qualcosa non tornava in tutta quella storia.
Stava già pensando ad allontanarsi da lì, dovunque si trovasse e qualunque cosa avesse fatto, quando d’improvviso gli occhi della donna parvero scintillare e guardarlo con rabbiosa intensità. Nel ritrarsi di scatto quasi cacciò un grido e si ritrovò col sedere a terra, davanti al divano.
Animati da un nuovo, freddo guizzo di vita, gli occhi si spostarono veloci su di lui, fissandolo duramente. Gli sembrò di essere trapassato da gelide fiamme di risentimento.
– Tu, bastardo!
La ragazza, nonostante un attimo prima fosse decisamente morta, si alzò su un gomito mentre con l’altra mano si toccava il collo all’altezza della ferita.
– Cosa mi hai fatto!
Non sta succedendo davvero... non è possibile... devo essere impazzito...
Rimase impietrito a guardare la sconosciuta che, nonostante fosse ancora bianca come un cadavere, gli puntava contro un dito accusatorio.
– Come hai potuto? Che tu sia maledetto per l’eternità per quello che mi hai fatto!
Non attese oltre. Si alzò come avesse il diavolo alle calcagna e corse verso l’uscita.
– Adesso scappi, eh? Ma dove credi di andare, adesso?
Non diede ascolto a quelle ultime parole. Spalancata la porta, stava già correndo a perdifiato lungo uno stretto e breve corridoio, su cui si affacciavano altre porte tutte uguali. Mentre si lasciava alle spalle le grida della ragazza, vide davanti a sé la salvezza da quell’incubo: l’uscita in fondo al corridoio era rappresentata da un’altra porta con una vetrata offuscata.
Oltre la quale filtrava la luce del sole e della libertà.
 
 
– Purtroppo c’era un testimone – asserì scuro in volto l’agente Z, tornando dal suo collega presso l’auto di servizio. Gli occhiali scuri d’ordinanza gli proteggevano gli occhi dal riverbero del solleone e allo stesso tempo gli nascondevano lo sguardo. – Si trovava nel parcheggio di fronte all’entrata secondaria del motel, verso le nove di questa mattina. Era in completo stato di shock: figurati, non faceva altro che continuare a ripetere di aver visto quel tipo uscire di corsa dalla porta di servizio e polverizzarsi sotto i suoi occhi appena fatto pochi passi.
L’agente K, seduto al posto di guida, sbuffò. Forse per il caldo, forse per la routine di quel lavoro.
– Gli hai già fatto il trattamento?
– Sì, gli ho cancellato dalla memoria l’evento. A lui e a tutti quelli che gli erano intorno. – L’agente Z ridacchiò. Quello di inventare sempre nuovi ricordi per i testimoni era l’unico aspetto creativo del loro mestiere. E lo adorava. – Adesso credono di aver assistito a una rissa tra ubriachi.
– Abbiamo un altro problema: alla reception del motel sono sicuri che ci fosse anche una donna. – K. si tolse gli occhiali scuri e si passò una mano sudata sulla faccia, come a voler scacciare il caldo. – Probabilmente sarà rimasta contagiata anche lei e sarà solo questione di tempo prima che qualcun altro la veda disintegrarsi alla luce del sole in mezzo a una strada affollata.
– Maledetti vampiri. Ultimamente ci stanno dando molte più rogne che in passato.
– Mi chiedo solo come sia possibile dimenticarsi di essere un “succhia sangue” e suicidarsi senza volerlo. – L’agente K. indossò di nuovo gli occhiali da sole e mise in moto. – Per noi umani sarebbe come dimenticarsi di respirare o che il fuoco brucia, no?
– Non so che dirti. – Z. gli si sedette accanto e chiuse lo sportello. – Però... senti: sarò cinico, ma sinceramente spero che questo nuovo morbo dell’amnesia che circola tra i vampiri ce ne levi dalle palle quanti più possibile.
 
 
 
 
 

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (2 voti)

Ti è piaciuto questo testo? Condividilo su Facebook o su Google+
usa il pulsante sotto per condividere il testo!

Condividi
Visita il sito

ritratto di Blue

C'è un leggerissimo...

...(ma proprio un accenno, eh?) richiamo ai "Men in black"...     :o)
beh, confesso che la svolta finale mi ha un po' spiazzata. Cioè, la corsa verso la luce lascia presagire il suicidio, certo, ma la ragione è un bel colpo di scena...
Si fa leggere d'un fiato fino alla fine: direi che lo scopo è raggiunto, no?

ritratto di Rubrus

***

non deludi mai le aspettative. Questo racconto, ad una buona trama, unisce anche un pizzico appena - giusto quel che ci vuole - di conisderazione per il "diverso" derivante dalla differenza tra come egli percepisce se stesso (con le relative consguenze) e come lo vedono gli altri.

ritratto di maria elisa

Ottimo direi. Bellissima

Ottimo direi.

Bellissima l'idea di polverizzarsi al sole.

Il mondo visto dagli altri

Letto d'un fiato

ritratto di francaf

eh, doc

ti fai aspettare, ma poi leggerti è sempre un piacere.

 un tema abusato come quello dei vampiri fra noi, e tu trovi una nuova prospettiva! oltretutto, come la scrivi bene!

grazie e un bacio,

franca

 

ritratto di Massimo Bianco

6+

Senz'altro carina l'idea dei vampiri che non si rendono conto di esserlo e si sgretolano al sole ma, insomma, mi pare solo l'ennesima variante non particolarmente geniale di un tema veramente abusato. Il mio voto dunque è un 6, al massimo un 6+

ritratto di Ottawa

 Solo stasera ho letto qui

 Solo stasera ho letto qui due pezzi sui vampiri. Complice la serie tv, e' un revival. 

Comunque devo dire che il tuo e' sicuramente ben scritto, omogeneo ed equilibrato. Mi sembra, pero', che manchi qualcosa che non so identificare. Il finale ci sta tutto, e' una bella trovata, ma avrei legato di più il dentro e il fuori del motel. Così invece restano due mondi paralleli. E non so se la cosa mi convince. ...

ritratto di Starsky

eh eh... i MIB dei vampiri

eh eh... i MIB dei vampiri non sono male... e devo dire che trovo anche dei punti di contatto fra questo tuo e l'ultimo mio scritto...

Però non mi ha convinto del tutto... Sempre un bel leggere anche se con un "però"....

 

ritratto di ivan bui

L'ho letto volentieri ...

buon ritmo em trama costruita benissimo. Alla fine mi é sembrato mancasse qualcosa ma sinceramente non saprei cosa aggiungere. Alcuni passaggi sono delle vere chicche. Finale inaspettato o ... quasi.