Davide
Davide era un mio compagno di classe alle superiori.
Un ragazzo “perfetto”: simpatico, intelligente, fisicamente ben messo (anni di sport ed arti marziali), due profondi occhi nocciola, con quella acconciatura alla Dirk Benedict quando faceva “Sberla” nell’A-Team e quella espressione sempre gioviale contro la quale non potevi mai arrabbiarti , troppo buono per una società che si stava rapidamente “imbastardendo”(è stato l’ultimo dei “capi scout” con il quale sono riuscito a comunicare senza provare un profondo istinto omicida!), a volte, forse, troppo ingenuo, senza malizia e, nonostante la sua intelligenza, poteva accadere che si fidasse troppo dei suoi compagni di classe da fare figure idiote a scuola.
Una volta fu trovato distratto durante la lezione di storia: la professoressa gli chiese “Chi erano gli Eretici?”, disorientato mi guardò con aria spaventata in attesa di una ciambella di salvataggio… peccato che all’epoca fossi un po’ più “stronzo” e gli allungai un bigliettino con la risposta… che lesse senza neanche pensare cosa ci fosse scritto “Un movimento filosofico, religioso e massone del periodo papalino” (credo che di quel 4 se ne ricordi tutt’oggi).
Davide, comunque, non portava rancore, anzi: qualche tempo dopo mi coinvolse, insieme ad altri quattro-cinque compagni “tra i più navigati” in una profonda discussione: voleva farlo con la sua ragazza per la prima volta e chiedeva suggerimenti!
All’epoca sul “ sesso “ non si scherzava mai: era un argomento complesso, segno di “grande maturità fisica ed intellettuale”, argomento che accomunava tutti i maschi in una sorta di tacita confraternita dove tutti aiutavano tutti per raggiungere lo scopo… Portarsela a letto!
Data la sua ineccepibile bellezza, e quel suo fisico scultoreo, Davide era l’unico in classe che, a diciassette anni, aveva la ragazza di diciannove che lo veniva a prendere all’uscita della scuola con la macchina (per questo tutti, me compreso, provavano una profonda ammirazione pensando a cosa una bella diciannovenne navigata potesse fare ad un imberbe diciassettenne vergine! )
Quel giorno, un venerdì al secondo intervallo, ci chiamò nei bagni e ci chiese qualche consiglio affinché il loro primo weekend da soli fosse INDIMENTICABILE.
Probabilmente noi tutti sopravvalutammo il nostro caro compagno: sorvolammo gli aspetti tecnici che pensavamo conoscesse (almeno in teoria o grazie a qualche rivista/filmatino dell’epoca) e puntammo su tutti gli aspetti ancillari, ma importanti. Musica giusta al momento giusto, candele profumate, invito a “fare la doccia insieme”, cucina raffinata ordinata e consegnata a casa al momento giusto, Luci soffuse (non troppo buio perché può spaventare, né troppa luce perché rovinerebbe l’atmosfera).
E, ovviamente, confezione famiglia da dodici di preservativi “ritardanti per lui e stimolanti per lei” (gentilmente offerti dal compagno figlio di Farmacisti)per lasciarla senza fiato ed estasiata!
Facevamo tutti il tifo per lui quel venerdì quando lo vedemmo allontanarsi in macchina in compagnia della sua bella, e tutti eravamo frementi, al lunedì successivo, di ascoltare le 48 ore di sesso sfrenato a cui si sarebbe dovuto abbandonare!
Stranamente, il lunedì successivo, Davide non aveva la classica espressione ebete e soddisfatta che ci aspettavamo (insomma niente tipica espressione post coitale di estrema soddisfazione), bensì uno sguardo molto cupo e corrucciato.
Ci evitò per tutto il giorno, intervalli compresi, e fummo costretti a “sequestrarlo” alla campanella di fine lezioni per portarlo nei bagni e sentire cosa era successo.
A quanto pareva il weekend di fuoco era durato lo spazio della serata di sabato, ma non riuscivamo a cavargli fuori il perché.
Iniziammo con domande dirette “Aveva le sue cose?” o “Hai detto qualcosa di sbagliato al momento sbagliato?” o “Non trovavi i preservativi? Potevi fare il balzo!”, ma niente di tutto questo.
Finalmente, visibilmente imbarazzato confessò ciò che era successo: non posso giurare sulle parole esatte, ma vi assicuro che più o meno ha raccontato così.
“Stava andando tutto benissimo, finita la cena ci siamo spostati sul divano ed abbiamo incominciato a baciarci. Dopo un po’ lei aveva allungato le mani in basso ed io avevo iniziato a slacciarle il reggiseno. Poi anche io sono sceso giù con la mano, ma… “ Con profondo stupore tutti chiedemmo all’unisono “Ma?” temendo che dopo sei mesi insieme avesse scoperto che la sua lei, in realtà, era un lui! A quel punto il povero Davide iniziò ad arrossire di un rosso così forte che non pensavo un essere umano potesse diventare “…non so, li sotto sembrava quasi se la fosse fatta addosso e le ho sentito spuntare come un bozzetto piccolino la sotto.. e aveva iniziato ad agitarsi quando, per errore lo avevo sfiorato”. Il primo impatto fu di totale disorientamento del tipo e allora? Tutto normale direi fu il pensiero che credo tutti avemmo durante quella descrizione “… allora io non ho capito bene cosa fosse e non sapevo se chiederle se aveva qualche problema che non mi aveva detto… quindi mi sono alzato, sono andato a lavarmi le mani e le ho offerto un caffè, per tentare di stemperare la tensione che si era creata”.
Ovviamente la ragazza deve aver realizzato l’impossibilità a continuare la cosa (povero Davide: la prima volta è sempre meglio avere dall’altra parte una persona molto, molto comprensiva e paziente), quindi si è alzata e se ne è andata per non farsi più sentire.
In quel momento non sapevo se provare rabbia per l’assoluta idiozia della situazione o compassione per il povero Davide che DAVVERO non aveva capito cosa fosse successo.
Fortunatamente per lui, tutti concordammo sulla seconda opzione, evitando di metterlo in ulteriore imbarazzo provando a spiegargli ciò che non aveva capito.
La cosa venne “dimenticata” dai più, ma non prima di avergli regalato , al suo compleanno in quinta superiore, una copia di “Moana e Cicciolina ai Mondiali”.
Non credo abbia più avuto problemi in tal senso (a giudicare dalle successive bellissime ragazze con cui lo vidi andare in giro), ma penso che quella prima strana esperienza lo abbia fortemente segnato