La Metà Illuminata

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Mamma mia
qui ci sbattiamo la faccia tutti. Mi fai molto pensare,
mi fai pensare a quanto e cosa lascio raccontando storie, o disegnandomi dentro le poesie. Forse travaso? E a me cosa rimane? Sicuramente lascio vuoti se non rughe. Vuoti che però sono costretta a riempire di nuovo e a scaricare in una storia, in una poesia, in un quadro o in un pezzo di danza.....questo forse è buono a parte quella sensazione alla bocca dello stomaco. Ma cosa rimane una volta che loro, le opere hanno preso vita e si sono allontanate, come dei bravi figli che lasciano il nido....
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Che cazzata!
Impossibile essere portatori sani di emozioni. °-°
:
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mh... il portatore sano
si solito trasmette la malattia senza avverttirne i sintomi perciò intendevo che è impossibile (almeno per me) trasmettere, travasare, usare creativamente le emozioni se prima non ci hanno fatto ammalare (traduz. se prima non ci hanno cilpito emotivamente)
ecco, in questo senso....
ciao bello :-)))
moni
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La metà illuminata è il conscio ma generalmente è molto meno.
Solo in soggetti avanti nel loro processo di individuazione,la parte illuminata del loro essere puo' aver raggiunto la metà.L'inconscio infatti è sempre in maggioranza rispetto al conscio.Poi diminuisce man mano che si integrano ulteriori parte inconsce nel conscio.
Moni in un commento del continuo accenna alla possibilità di un'autonomia del tuo scritto in prosa,e più generalmente di ogni prosa degna di tale nome.Io ho scritto che qualcosa avvenga anche per la poesia.Il mio breve saggio,ha titolo :AUTONOMIA DI UNA POESIA:REALTA' O METAFISICA ? Consta di una decina di pagine fittamente dattiloscritte.Allegavo questa mia critica ad una mostra di un caro amico pittore,ora venuto a mancare.
Est anima in rebus!
"Ogni cosa ha la sua anima,che tace più spesso di quanto non parli" dice Kandinskij.
Artisti come A.C.instintivamente ne sono coscienti,o,per lo meno agiscono artisticamente come lo fossero.Quando dipingono aiutano l'anima dell'opera in fieri a rivelarsi ,a parlare.Questo artista usa colori molto fluidi,versati sulla tela,che,prima di raspprendersi,perrmerttono all'anima dell'opera di esprimersi in questa.Racconta A.C. che lui dsi meraviglia proprio di questo crearsi autonomo ,sotto i ,che spesso si protrae fino al mattino seguente anche fuori della sua vista.L'azione di A.C. non è costrittiva e coatta,ma maieutica,ostetrica:permette e collabora alla venuta alla luce di quella meravigliosa creatura che porta con sé i geni di due entità,di due inconsci,di due anime che solo incontrandosi diventano opera d'arte vitale.
Ne,l mio saggio cerco di dimostrare con parole di vari poeti famosi la possibilità di momenti di autonomia di una poesia nella sua fase creativa.Miti, simboli,immagini archetipe,metafore,rime ,assonanze,spesso la metrica stessa e molti altri importanti raspporti sgorgano autonomamente dall'inconscio.Dante nella Vita Nova(XIX),a proposito della genesi della canzone Donne che avete intelletto d'amore dice;"Allora dico che la mia lingua parlò quasi come per sé stessa mossa"
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Un tema affascinante! E la
Un tema affascinante! E la riflessione mi Miss "infiltrata" mi trova d'accordo e mi fa riflettere anche quella: forse se non travasassimo saremmo noi quelli interessanti.
Però... Pagani! Via! Va bè che lui era uno che lasciava le cose a metà, talmente distratto e svanito che si scordava anche di finire decentemente un normale racconto, ma un po' più di cura nel RIfinirmo questo popò di soggetto... secondo me ci sarebbe stata bene!
Ecco t'ho anche fatto la ramanzina! Che vergogna! Non si ripeterà, promesso. Mi sto sul culo da sola.
Saluti
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m*
racconto che entra nei sotterranei dell'io, dove l'essere si vede da dentro e poi esce un attimino e si guarda con l'occhio di un altro sé. Quello che potrebbe completare senza indugi la parte in ombra che tendiamo a rilegare nell'angolino. Ma c'è e scalpita. Ed esce fra le righe, fra i versi, fra l'urlo sommesso del non detto fino a graffiare lembi di tempo.
Una corsa al ritrovarsi, all'illuminare l'altra medaglia che s'appoggia alla schiena.
Scavante, Max scavante
smuck, splendido
s
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ma....
....max, gemellino, ora io di chi sono gemella?
sono confusa, ecco. sono proprio confusa.
la gemella
ps: davvero un bel racconto, hai scritto. uno di quelli che restano impressi, nel tuo inconfondibile stile genial-surreale.
questa sorta di dorian gray degli scrittori, che ti succhia via... m'è piaciuto proprio. la tua metà illuminata sei tu, ed è illuminata pure l'altra metà..
pps: stefa', sapessi quante volte gliel'ho detto! ma non ce niente da fa', co' 'sto gemello :( cioè, sì. gemello, hai mail...
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molto
carino
:))
ciao max
ps: se serve, te lo rimando. questo è ancora quello coi refusi...
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mi scusi
io vorrei tornare a 40.... mi dice dove devo voltare al semaforo?
destra o sinistra?
pezzo molto bellissimo
no splatter at all
mil
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legga il labbiale: no
legga il labbiale:
no splatter at all
che vor di': nun e' penniente splatter
derci
mil
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raccontano
al mio paese che restamo sulla terra ancora quaranta giorni dopo morti e possono guardare e sentire tutto forse è successo così a questo uomo?
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Alcune espressione, da sole, come quella relativa alle varie "D" o " era inutile cercare di forzare la perdita di memoria per scordarsi di essere smemorato" valgono, da sole, il piacere di leggere il racconto. Anche la distinzione grafica del colore è assai indovinata. Gustosi i riferimenti letterari. La metà è "illuminata" e questo è rassicurante. Quanto al travaso, io nei miei racconti ho fatto fuori un sacco di gente, quindi meglio per tutti che continui a "travasare" no?... il meccansimo però è esattamente lo stesso e l'hai descritto benissimo. Piaciuto molto.
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