PARLANDO DELLA SCOPERTA DELL’AMERICA
PARLANDO DELLA SCOPERTA DELL’AMERICA
(elegia per Cristòbal Colòn)
Ho visto con questi occhi
Cristòbal Colòn, scrutare il mare
[e la ciurma di Spagna era uccello rapace]
confondere il limite del cielo
con vagiti di terra
e nostalgia di Palos de la Frontera,
aspra di donne andaluse.
L’andare è perdere il cuore
dove s’incrocia la vita agli occhi,
bere tutto il mare del mondo
[a sorsi di sale]
dimenticare l’arsura asciutta
di Valladolid, lo sgusciare attento
di lucertole e biancospini.
«Dove sei, tierra d’España, ora
che m’inginocchio, nel nome del cielo»
su sabbia aliena, su spiagge
che non hanno memoria di me:
«…ora posso soltanto tornare,
riprendere i passi e le vele»
il sorriso incerto del tempo.
Ah, Isabel de Trastàmara, perduta
nella nebbia di Castiglia, lontana
[che la luce è una candela agitata
dal vento del nord], la notte
un consolare di lato le ferite,
questa terra, nuova e vicina
che s’addormenta la sete.
I segni del cielo sono le linee
incise sulle mani:
sono la Niña, la Pinta, la Santa Maria
sparvieri di morte, albatri neri
vento cristiano d’occidente
a cancellare ogni ricordo,
ammiraglio Colòn.
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Pubblicato da Full il Mer, 04/07/2012 - 16:56.
Sono salito a bordo anch'io oggi. Ho scelto la Pinta... m'ispira.
Apprezzato questo tuo andare per mari e terre diverse, in poesia.
Ciao.
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E' un bel descrivere, pieno
Pubblicato da Gwalard il Mer, 04/07/2012 - 18:49.
E' un bel descrivere, pieno di sapori e fragranze poetiche, questo tuo.
Molto apprezzata.
saluto, Walter
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Uno sbarco di "alieni"
Pubblicato da Vittorio Civitillo il Gio, 05/07/2012 - 10:38.
L’aggettivo “aliena”, riferito alla sabbia su cui si inginocchia Colombo, ritorna alla mente quando parli di «sparvieri di morte, albatri neri / vento cristiano d’occidente», mettendoti dal punto di vista dei nativi.
Uno sbarco di “alieni” dalle conseguenze inimmaginabili.
Ciao, Anser!
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