Miseriaccia 21 - Cocaine (Silvana)
Le mie lacrime si mescolano al mio seme sulle labbra di Silvana. Dice che non ha ricordo della prima volta che ha fatto l’amore. Per fortuna, perché il suo primo uomo è stato il padre.
Ci siamo conosciuti questa notte al Black Roses, un pub dalle parti di Cortina. Veniamo spesso a suonare qui, ci abbiamo anche registrato un live, perché qui la gente è calda. Canta e balla sulla nostra musica, anche sui tavoli e sul bancone del bar, ed è pure successo che un gruppo di ragazze ci spogliasse nel finale di un concerto infuocato. Paolo, il batterista, smise di suonare dicendo che bisogna avere rispetto per il blues. Fu così che mi resi conto che non aveva mai capito nulla e che dovevo sostituirlo al più presto.
Da quando ho visto il video di Bo Diddley, in cui il bassista infila la corista-percussionista tra sé e il proprio strumento continuando a suonare mentre le balla addosso, durante le nostre serate scelgo la ragazza che mi sembra più adatta e la invito a partecipare. Ambra, la mia compagna di adesso, si è fatta strada, a differenza delle altre, perché da subito ha detto che vuole essere la mia chitarra, non essere messa in mezzo ogni tanto. In Austria Ingrid mi ha dato un bacio e il modo di contattarla. In Svizzera una meravigliosa ragazza Thai mi ha messo nei guai. A Vittorio Veneto Francesca mi chiede sempre di partecipare e, aderendomi bene addosso, quando mai mi deciderò a suonare anche lei, in separata sede. Perché nei concerti vicino a casa c’è sempre Ambra con me. Veramente Ambra c’era anche quella volta a brunico dove Fio, dopo l’esperienza nella chitarra, mi ha trascinato nel bagno delle donne. Vabbè, sono begli anni in giro per il mondo, mi fermo qui.
Chiaro che la voce si è sparsa, perché Silvana non l’ho mai vista prima, ed è lei che nel bel mezzo di Cocaine, versione J.J. Cale ma moolto più blues, si infila a sorpresa tra me e la Fender Stratocaster su cui monto sempre la leva per il vibrato. Ma non è a quella che si interessa, va con decisione sulla mia, senza alcun pudore. Applica movimenti rotatori che me la drizzano nella posizione che desidera e mi vibra per tutto il resto della canzone. I compagni della band dicono che è stata la versione più lunga e intensa che abbiamo mai eseguito.
Domani suoniamo in mezzo ai monti, a una cinquantina di chilometri verso nord, così ci fermiamo a dormire qui. Scopro che è la sorella di quello che ci ospita e che abita sopra di lui. Così, quando salgo sulla gloriosa Ascona per raggiungere la casa, lei ci si butta dentro e si accovaccia al mio fianco, dandomi un’altra massiccia dose di adrenalina. Lì ci aspettano anche Sergio, il cantante, e un amico di Shampo. Che è il soprannome del fratello. Da buon padrone di casa tira fuori grappa di montagna e gira le canne. Ci sediamo attorno a un bel tavolo di legno grezzo illuminati da candele. Lei si piazza al mio fianco, in piedi, e mi passa da fumare insieme alla sua saliva. Nessuno bada al mio braccio che delicatamente la circonda da dietro, sulla vita. Da lì, allentando il leggero elastico dei calzoni, mi introduco con leggerezza verso il basso lungo l’incavo del fondoschiena, poi salendo scivolo sotto la morbida camicia indiana su cui porta un variopinto gilet, ampia abbastanza per potere circumnavigare il fianco e arrivare al ventre.
Intanto vengo a sapere che non vive sola, ha un figlio di quattro anni e un marito che non ama la musica e dorme con il piccolo già da ore. Per questo lei è potuta venire al concerto. Al che la mia mano nascosta si ferma, incerta sul da farsi. Ma lei con naturalezza, dall’esterno, ci appoggia sopra la sua e mi invita a proseguire. Arrivo all’attaccatura del seno attorno al quale scorro lievemente mentre chiacchieriamo con gli altri. Lei incespica un po’ ma nessuno fa caso a queste cose quando si beve e si fuma. I capezzoli si ergono, ma la consistenza attorno è strana, poco tonica. Penso sia legato all’allattamento. Comunque escludo che ci possano essere ulteriori sviluppi visto che siamo a casa del fratello e lei vive sopra con la famiglia.
Vado in bagno, mi sono trattenuto a lungo per non staccarmi da lei. Approfitto per darmi una bella rinfrescata. Quando esco la trovo sola, in corridoio. Dice che gli altri sono andati a mostrare a Sergio la stanza per la notte. La mia invece è lì, dietro a Silvana. Mi avvio verso la camera, lei è sulla traiettoria, e la costringo a indietreggiare finché non siamo dentro tutti e due. Dice -Non possiamo…- e io –Perché no?-. Mentre la bacio chiude a chiave la porta. -Penseranno che sei andata a dormire- cerco di rassicurarla, se mai ce ne fosse bisogno. In un attimo mi spoglia, penso che non c’è voluto molto a convincerla, anzi ho quasi l’impressione che sia stata lei a guidare le mie azioni, bene. Mi aiuta a farsi spogliare, ci sono laccetti da sciogliere che negli stati in cui sono potrebbero richiedere ore, e si stende sul letto pronta ad accogliermi.
A volte salto i preliminari, ci sono casi che lo consentono o che necessitano di rapidità, ma adesso che mi vengono tolti d’ufficio mi impunto. Allungo i tempi più che posso, inumidendo ogni suo centimetro, con lei che spasima e fa di tutto per trascinarmi sopra e infilarmi dentro di sé. Mi nutro del suo desiderio e di umori che scopro densi e biancastri. Annuso per assicurarmi che non sia candida, conosco bene la bestia, perché al solito non ho preservativi con me. Opto per l’ovulazione e decido che, con le dovute attenzioni, è tempo per l’affondo. Quando sento migrare il mio esercito di girini esco e cerco la bocca di Silvana sperando che voglia accogliermi. Uno squadrone finisce sul gilet steso sul cuscino ma il più viene accolto con l’ospitalità sperata.
Mi affianco a lei abbracciandola. Piange. Non posso averle fatto male io, non ce l’ho né così lungo né così grosso. Direi anzi che è di quella giusta misura che viene apprezzata anche in zone meno usuali. Devo insistere parecchio per farmi spiegare. Così mi dice del padre, di una madre che chiudeva gli occhi ubriacandosi e del fratello che si è rifiutato di crederle quando finalmente s’è decisa a confidarglielo. Racconta di come sia riuscita a fuggire di casa sposando il primo uomo disposto a prenderla con sé e al quale non potrà mai raccontare. Mi sento trasformare in lacrime che mi beve. Poi raccoglie le sue cose -Devo scappare- dice. Ci diamo un lunghissimo bacio. - Lava il gilet- le raccomando mentre esce.
Dormo malissimo. Al risveglio sono tutti al lavoro, Sergio ha lasciato scritto che aspetta al pub per caricare gli strumenti. La colazione è pronta sul tavolo ma bevo solo un caffè, poi esco. Quando infilo la mano nella maniglia dell’Ascona sento che c’è qualcosa di estraneo. Apro un foglietto ripiegato più volte e leggo: “Pensa a me quando suonerai Cocaine”. Lo faccio sempre, Silvana, ma non è facile.
la foto è "Quotidianerie" di Lilium, carissima amica - per ingrandire cliccare sulla foto o qui
p.s. la modella non ha nulla a che vedere con Silvana
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Tutti gli uomini rimpiangeranno
di non aver fatto i musicisti
e sicuramente tutti i musicisti diranno...
cosa diranno?
quanto ha ragione questo autore di racconti! Tutti così abbiamo fatto...
sembra però una favoletta
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Ecco il cocktail
Ecco il cocktail dolc-amarognolo che piace a me! Ed è bella questa cosa che Silvana sia rimasta una canzone. Succede anche a me, con certi momenti e certe persone. Quando si “canzonizzano” non te li levi più dalla testa!
Osservazioni tecniche.
“non starci in mezzo” → non stare in mezzo tra me e... decidi te. Si? No? Fate vobis!
“mi chiede sempre di entrarci e mentre la suono...” → si capisce ma non ci vogliamo adeguare. Io lo spiegherei meglio
“Però li c’è sempre Ambra con me” → lì, ma comunque io lo leverei proprio il lì → però c'è sempre Ambra con me. Punto.
Che c'entrava, poi, la consistenza strana attorno ai capezzoli? E io eliminerei anche i dettagli medici di diagnosi candida / ovulazione. Stonano con l'atmosfera. Ma la vuoi smettere di fare lo scientifico, ingegnere spaziale o ginecologo che sia, quando parli d'amore?! Hahahahaha.
P.S. Hai fatto bene a levare la parte del messaggio non si capiva di quale “lei” si parlava.
Risaluti (oggi scorpacciata eh)
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Preziosissima Stefania grazie! spero di aver aggiustato bene