Erzulie

ritratto di Rubrus

 Per Uriah - Heep perchè lo stesso personaggio può ispirare racconti diversi. 

Non era bella, Ana.
Aveva natiche pesanti, troppo, in confronto al corpo esile. I denti erano un po’ storti e la pelle, intorno agli occhi ed alla bocca, mostrava le prime rughe. Quando caracollava sugli zatteroni rossi, lungo la strada che da Coreppia portava a Sesto Milanese, sembrava barcollare. Forse era un silenzioso moto di protesta, forse il segno che, alla vita, non si era ancora abituata, né lo avrebbe fatto mai.
«Come diavolo fai?» aveva chiesto Simone, stillando sudore come un pupazzo di neve sorpreso dalla canicola «Come diavolo fai?».
Aveva indicato la propria faccia pallida e le braccia esili che sbatacchiavano dentro la camiciola di cotone, punteggiate di punture di zanzare come se qualcuno gli avesse sparato con una lupara caricata ad inchiostro rosso.
«Erzulie» aveva detto Ana, allargando le palme rosate delle mani, in contrasto con la carnagione scura.
Simone aveva guardato l’edicola accanto alla quale Ana aveva appoggiato la seggiola sdrucita su cui sedeva sventagliandosi e badando a tenere le gambe ben larghe, soprattutto se c’erano auto nei paraggi.
«Erzulie» aveva ripetuto. Simone aveva guardato di nuovo l’edicola con la rozza immagine della Madonna Addolorata, seminascosta dall’ombra sottile di un pioppo. Sotto, lumini come quelli del cimitero esalavano un sottile filo di fumo nell’aria afosa.
«La Madonna Addolorata» l’aveva corretta Simone. Lei aveva sorriso. Un’espressione fugace, giocosa come i riflessi del sole sull’acqua sporca del fosso lì accanto. «Stessa cosa» aveva risposto.
Simone aveva annuito sorridendo, poi aveva mosso un passo indietro, come se lì, in quei pochi metri quadrati di ombra, stesse per accadere qualcosa di meraviglioso e terribile.
Si era allontanato quasi di corsa sotto il sole cocente, voltandosi un paio di volte come se scappasse. Ogni tanto agitava le mani, cercando di scacciare le zanzare che avevano ripreso a tormentarlo.
 
«Ti stai innamorando»
«Non dire sciocchezze, Guido» Simone aveva scolato il bicchiere, poi, per un istante, aveva guardato il fondo, come se lì si trovassero le parole che non era riuscito a dire.
«Sì, invece. È una battona, per la miseria. Uno non nota, in una battona, i ceri che accende alla Madonna. Non se non è innamorato. Non fai caso a certe cose se non sei innamorato. Maledizione… quante persone hanno notato al primo colpo che hai un occhio verde e un grigio? Tua moglie, no? Beh… è un po’ la stessa cosa».
Fissò Simone con aria inquisitoria. «Ci hai parlato. Hai parlato con quella battona, non è vero?»
«No» disse Simone. Aveva fatto cenno al barista che, con tempismo perfetto, si era voltato dall’altra parte un attimo prima di poterlo vedere.
«Ci sei stato, no? L’hai pagata, almeno. Dimmi che l’hai pagata».
«Non l’ho pagata e non ci sono stato… Hu, un altro… maledizione, mi sa che dovremo imparare il cinese se vogliamo farci servire da bere». Si era voltato verso il compagno assumendo quella che gli sembrava la passabile imitazione di un atteggiamento virile. «Sono sposato, ricordi?»
«Sicuro. E approveranno la legge per la riduzione del numero dei parlamentari». Guido aveva schioccato le dita e il barista si era voltato.
 
«Perché non funzionano più?»
«Evoluzione. Le zanzare si abituano agli insetticidi. Dovremmo installare le zanzariere, ma…».
«Sto parlando di noi, Clara. Perché le cose non funzionano più?».
Sua moglie aveva guardato Mery e Corrado. A un certo punto la bambina aveva lanciato un grido di esultanza, annunciando la sua vittoria in qualche gioco alla playstation.
«Evoluzione» aveva ripetuto sua moglie.
 
«Tu peggio» aveva detto Ana.
«È per via del divano… cioè… dormo sul divano del salotto e fa un caldo infernale così devo lasciare la finestra aperta e…».
Aveva lasciato perdere. Ana si era messa a frugare nella borsetta, aveva estratto un oggetto marroncino e sottile che sembrava un biscotto, l’aveva guardato con espressione intesa, l’aveva appoggiato sul davanzale dell’edicola, poi aveva ripreso a rovistare finché non aveva estratto un barattolo. Per tutto il tempo aveva mugolato qualcosa in una lingua incomprensibile.
«Tu fermo» aveva intinto le dita nel barattolo e aveva preso a spalmare un unguento sul viso di Simone, sempre canticchiando.
Era un tocco gentile, delicato, come se tutta la bellezza che ad Ana mancava si fosse concentrato in esso. Simone chiuse gli occhi. Avrebbe voluto… avrebbe dovuto…
Pagala – disse la voce di Guido nella sua testa.
 
«Ho paura» disse Simone. Stava seduto sul divano, chino in avanti, le mani appoggiate alle ginocchia «Ho paura» ripeté. La voce era roca, come se qualcuno gli avesse strofinato le corde vocali con la carta vetrata. Succedeva sempre, quando litigava con Clara. Quando capitava loro di stare da soli (Mery e Corrado erano dai genitori di Clara) finivano sempre per urlare fino a notte fonda. «Paura di perderti» concluse.
«Tu hai sempre vissuto nella paura, Simone» disse Clara «Paura di questo, paura di quello… adesso devi decidere se ti fa più paura cercare di rimanere con me – e accettare che le cose siano cambiate in un modo che non ti piace – oppure rimanere da solo – e accettare che possano cambiare in un modo che tu non vuoi. Forse dovresti smetterla di pensare alle tue paure ed iniziare a vivere».
Clara fissò l’orologio appeso alla parete. La lancetta dei minuti si avvicinava a quella delle ore, come una lenta, inesorabile ghigliottina che decapitasse il tempo.
«Torno da mia madre» annunciò «Terribilmente banale, lo so, ma non è tutto terribilmente banale, tra noi? Sarò qui di nuovo tra un paio di giorni. Mi dirai tu se per andare o restare».
Simone non si mosse.
«Potrai usare la camera da letto, almeno» aggiunse Clara «Sai, le zanzare… anche se mi sembra che ti lascino in pace, da un po’ di tempo in qua».
 
«Tu occhio verde, occhio grigio» Ana faceva scorrere le dita lungo la guancia di Simone. Se ci fosse stato qualcun altro, lì, oltre a loro, avrebbe detto che lo stava accarezzando.
Simone le afferrò la mano. Era calda, secca. Un isolato, labile sbuffo di vento frusciò tra i rami del pioppo. Alcune foglie marroncine si staccarono e volarono via, come un presagio d’autunno. Le fiamme accese nei ceri sotto l’immagine della Madonna tremolarono. Simone cercò di sorridere e non ci riuscì. L’altra mano, quella che non stringeva le dita di Ana, scivolò verso la tasca posteriore dei pantaloni.
«L’unguento» disse Simone. Accennò al viso. «Pomata. Zanzare» disse. Il secondo tentativo di sorridere fu anche più fallimentare del primo.
«Tua donna?» chiese Ana. Parte di una fotografia era uscita dal portafogli assieme al denaro: Simone e Clara da qualche parte. Dietro di loro un mare tranquillo.   
«Moglie, madre, bambini» disse Simone lasciando la mano di Ana. 
«Mamma, capisci… famiglia» aggiunse. 
Qualcosa passò sul viso di Ana, qualcosa di profondo e letale come una notte nella giungla. O forse era solo uno scherzo del vento e delle foglie del pioppo.
«Mamma» insistette Simone. Aveva rinunciato a sorridere. «Come Madonna». Accennò all’edicola e all’immagine dipinta. «Erzulie» disse.
«No» disse Ana «Diverso».
   
Non era bella, la Madonna Addolorata dipinta sull’edicola sotto il pioppo. Aveva gli occhi storti, la testa grossa e le mani piccole. Le proporzioni erano tutte sbagliate.
Il tempo non era stato clemente, con lei. Parti del dipinto erano scrostate e certi punti, dove si addensava il fumo, erano neri.
Anche i ceri che Ana aveva acceso sembravano neri. «Erzulie» ripeteva cantilenando mentre appoggiava pezzi di biscotto e deodoranti da quattro soldi, di quelli che trovi al supermercato, sotto l’immagine. «Erzulie».
Rare auto sfrecciavano lungo la strada.
  
«Mi si è buttata sotto senza guardare….» continuava a ripetere l’uomo, sconvolto. Fissava il sangue sull’asfalto, come incapace di credere che potesse avere quel colore. Sembrava molto più scuro che in TV, ma forse era colpa della scarsa illuminazione di Coreppia.
«Clara Leporati, 36 anni, impiegata» disse l’agente mentre si allontanava dal cadavere. Si avvicinò all’uomo accanto al maresciallo e lo fissò con astio, continuando a frugare nel portafogli. «Aveva marito e due figli. Un maschio e una femmina» aggiunse.
«Mi si è buttata sotto senza guardare….» disse ancora l’uomo, poi rivolse verso i carabinieri due occhi liquidi e smarriti, grandi come pozzanghere dopo un temporale. «Non mi crederete mai…» singhiozzò.
«Hai cambiato disco, eh delinquente?» ringhiò l’agente.
«Taci, Coviello» lo zittì il maresciallo. «Allora» disse poggiando una mano sulla spalla dell’uomo «Perché non dovremmo crederti?».
L’uomo parve rabbrividire. Spirava una leggera brezza da ovest che pareva portare nella notte una promessa di pioggia.
«Era… assalita» disse l’uomo. «Erano centinaia, migliaia. Le sciamavano tutt’intorno in una nuvola nera come se volessero sbranarla». Deglutì.
«Zanzare» concluse.
 
 
 
NDA. Erzulie è uno spirito o una divinità familiare (Lwa o Loa in lingua originale) propria del Vodun praticato principalmente ad Haiti e in altre regioni del mondo caraibico. Erzulie è la divinità femminile per eccellenza, associata all'amore e alla bellezza, al matrimonio, al lusso e alla danza. (…) Erzulie rappresenta, in sintesi, l'essenza della femminilità e della compassione ma non le è estraneo anche un lato oscuro espresso dalla gelosia e dal vizio, degenerazione del sentimento amoroso (…) Erzulie veniva venerata inoltre -similmente alle altre divinità- attraverso il rito del sacrificio durante il quale i fedeli offrivano alla dea gioielli, profumi o anche biscotti dolci. Quando il Vodun entrò in contatto con la religione cristiana, praticata dai coloni europei che l'avevano importata nei Caraibi, si generarono naturali fenomeni di sinecismo religioso che portarono in breve, all'assimilazione degli idoli vodun con le figure fondamentali del cristianesimo. Si venne a creare così una forma di culto originale in cui Erzulie fu assimilata alla Madonna Addolorata. (Fonte: Wikipedia)

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

Ti è piaciuto questo testo? Condividilo su Facebook o su Google+
usa il pulsante sotto per condividere il testo!

Condividi
Visita il sito

ritratto di Jorily

affascinante

 .. mi ricorda un che dei film horror primi anni ottanta.

Storia molte ben congeniata: complimenti!

ritratto di Rubrus

***

grazie. L'effetto non era voluto, ma credo che, vedendolo, tu abbia visto il giusto. Come diceva quel tale "non si esce vivi dagli anni '80". 

ritratto di il Moscone

caro Roberto

 trovo meraviglioso che su Neteditor si stia creando un'invisibile catena tra autori di qualità, nella scrittura di racconti su persone considerate "marginali" e sul potenziale nascosto che questi individui possono apportare al mondo. Tu lo fai nel modo che io preferisco, cioè con l'intervento del mitologico e del sovrannaturale, insomma del Grande Mistero. Questo racconto è da abbinarsi all'altro grande di Uriah Heep; come quello era tolstojano e portatore di un realismo umano altamente etico, così questo è dostoevskiano e rappresenta l'aspetto oscuro e misterioso delle persone che solitamente etichettiamo con qualche ottuso giro di parole. Uno sforzo creativo d'autore altrettanto etico e umano, e come diceva il grande scrittore argentino Sabato, tu e Uriah avere unito la scrittura diurna e notturna.

Mi piace molto la solidarietà tra una marginale e un uomo che sta per essere abbandonato dalla sua compagna, un altra forma di alienazione come quella della stessa donna che non si sente di stare più dentro a una storia. Rappresentazione magistrale dell'alienazione che oggi ci colpisce tutti, esseri privi di un centro di gravità permanente. Nessuno di noi ci sta più dentro e questo breve ci racconta e fa da specchio alla nostra più o meno quieta disperazione.

Grande letteratura: sarebbe bello se tu e Uriah pubblicaste su Net (e anche altrove) i due racconti uniti. Lancio a te e a Uriah e tutti gli amici e le amiche di Neteditor, un'altra idea: perchè non mettiamo i nostri racconti sui "dropout" nel Forum e non li raccogliamo con un'iniziativa aperta a tutti dal titolo "AlieNazione"?

Abbi gioia e un ciao anche a Uriah

P.S. Roberto, condivido con te l'amore per le antiche edicole in disuso ( e i loro dipinti dilettanteschi in disfacimento), pagane o cristiane o di qualsiasi religione, dei piccoli centri per lo smarrito cuore umano, che in questo racconto vengono evocate in modo fantastico: Abbino il link di una mia operilla creata sul tema:

http://www.neteditor.it/content/185130/il-bastone-fiorito-proposito-della-morte-dell%E2%80%99arte

ritratto di Rubrus

***

sì.. l'avevo visto quel pezzo sull'edicola (e l'ho anche commentato). Credo che sia qualcosa, l'attenzione per queste forme di religiosità popolare, ma profonda (e antica - per un attimo avevo pensato di mettere, nell'edicola di questo racconto, il ricordo di Ecate ululata per trivia ) che viene dalle nostre radici.  

Il confronto tra autori è il sale di net ed è, secondo me, fondamentale. Una delle più importanti ragioni per frequentare il sito.

Ma che cosa sono i dropout? ehhee

ritratto di il Moscone

caro Robi, il termine dropout è un termine polisenso,

 come tutti quelli che adoro per esprimermi.

E' un termine che deriva dalla cultura sessantottina, momento del novecento a cui sono legato da un forte rapporto di amore e odio, con un chiaroscuro fortissimo, come del resto al Romanticismo, di cui è una propaggine.

Detesto la psichedelia chimica come amo le chitarre elettriche di Hendrix, Page e Santana.

Alienato, emarginato, UNO CHE NON CI STA DENTRO: questo è il dropout. A sedici anni li contrapponevo agli odiati piccoli borghesi del mio paese, poi ho imparato che sia da una parte che dall'altra c'è del bene e c'è del male. 

Un processo di crescita e consapevolezza che devo al grande Hermann Hesse, che su questo tema ha scritto capolavori, anche se continuano con grottesco luogo comune a definirlo uno "scrittore minore". Un dropout, un outsider, per l'appunto.

Ciao

ritratto di Rubrus

***

ah ecco perchè mi era ignoto: '68. Sarebbe un lungo discorso, ma per me il '68 è "roba vecchia" Sarebbe un lungo discorso, ma ti assicuro che tanti di quelli che nel '68 dicevano "la fantasia al potere", al potere, adesso, ci stanno. Quanto alla fantasia... beh. E non credo che si tratti di un "tradimento" - come vorrebbe una autoassolutoria versione di comodo - dello spirito di quei tempi - almeno nella maggior parte dei casi. Ma è argomento che andrebbe sviluppato a parte e che se trattato qui diverrebbe un off - topic.     

ritratto di Uriah Heep

.

:)
AlieNazione mi piace moltissimo.

ritratto di Rubrus

***

AlienNation (ehehhe)

ritratto di Full

**

Estate: tempo di horror e mistery, relegati al tempo d'estate perchè considerati un genere disimpegnato. Qui invece non si ha certo quest'impressione. Purtroppo per me, il brivido da horror è ormai anestetizzato da decenni, ma confesso di averlo sentito mentre parlavi di corde vocali strofinate con la carta vetrata.... eheheh!

Splendide alcune espressioni: su tutte, quel tempo ghigliottinato dalle lancette. Perdona Roberto se la mia condizione di vecchio autore mi porta a parlare più dei dettagli che della trama.

Comunque conto di approfittare anch'io dell'estate per cimentarmi con un horror, uno dei pochissimi miei.

Ciao.

ritratto di Rubrus

In realtà non lo considero un

In realtà non lo considero un horror, questo. Hai detto bene, però. "considerati" - a mio giudizio a torto - un genere minore.

Detto questo,  i particolari - che sono parte integrante della scrittura che, per me, vuol dire scegliere un particolare al posto di un altro in quanto quello scelto rappresenta sperabilmente quello più efficace per il raggiungimento del fine "poetico" (in senso lato) - sono importanti.

La mera trama, senza scelte stilistiche e quindi di particolari,  sarebbe interessante come un estratto conto ( dall'altra parte, lo stile senza trama è vuota accademia, carrozzeria senza motore).   

ritratto di Uriah Heep

.

Trovo che il tag mistero sia azzeccato. c'è molto non detto, molti aspetti sottintesi che si sciolgono nel finale. 
Ti dirò, fino alla fine ho avuto il dubbio che il racconto parlasse d'altro, si intravede qui la sottotraccia di un rapporto 'tra moglie e marito' in cui tu, per costitituzione, non metti il dito. Lo lasci abbozzato sullo sfondo, non è il tuo 'campo' e in fondo il racconto non lo prevede. Tu giustamente non indaghi e non lasci che la storia dilaghi in altre maniere.
Che lo stesso personaggi possa ispirare racconti diversi è già un piccolo miracolo in sè. Recentemente un altro utente mi ha inviato un suo racconto che ha sempre per protagonista una ragazza di strada. Non è questo che sorprende, che il 'soggetto' è effettivamente un grande classico. La curiosità sta tutta nel vedere come diversi autori si pongano difronte al medesimo tema e scelgano diverse strade per l'esame autoptico.
Piaciuto molto.  

ritratto di Rubrus

***

Se metti il dito tra moglie e marito rischi che prima o poi qualcuno te lo tagli. Dico e non dico...(o PAC o altro ancora... boh).

Beh, anche se ci saranno altri racconti sul "tema" (ce n'è un altro più antico e tuttavia più presente?) tu potrai sempre dire "primus inter pares". E non è poco.

ritratto di monidol

In ogni racconto

diventi sempre più poetico.

Non so se è una mia impressione ma i tuoi pezzi si stanno arricchendo di descrizioni minuziose che contribuiscono non poco a creare l'atmosfera e la caratterizzazione dei personaggi.

Per esempio  Simone,  è bellissimo, la sua paura, la sua poca decisione, il suo lasciarsi fare dalla vita, sembra di vedere quel suo sguardo mezzo e mezzo, non troppo profondo né vivace, ma sperduto al punto giusto :-)

E il luogo dell'altarino delle offerte costruito da Ana? Sei riuscito a far sentire tangibilmente l'impalpabile, la diversità dell'aria, la strana aurea che lo circonda.

Vabbè il tuo scrivere in questa direzione mi piace ancora di più, ha più sapore.

Beh.. che mi è piaciuto è inutile dirlo.

moni

ps... forse refusino refusetto: intesa

ritratto di Rubrus

***

effettivamente lo concepisco anche io così, il personaggio maschile e mi fa piacere che così sia stato percepito.

Vuol dire che ho raggiunto il mio scopo.

Non credo di essere "poetico" - spero di no per i poeti! - cerco di descrivere in maniera precisa e suggestiva )in quest'ordine) luoghi e persone e se quanto scrivo piace, sono contento. 

ritratto di hank88

 Lo stesso personaggio puà

 Lo stesso personaggio puà ispirare storie diverse. Ciò che i due racconti hanno in comune, è la qualità eheheh. Credo che in questo tuo racconto i pezzi vengano a comporre la narrazione un passo alla volta, arricchendo la strada di particolari, per poi arrivare alla conclusione che abbraccia pienamente quello che è il tuo stile :) E il motivo dell'agire di Ana? Forse questa donna, che all'occhio dell'uomo medio appare come poco più che un oggetto, ha visto in Simone quello che quello stesso uomo medio non riesce a vedere.. E ha agito per amore ( ? )

Buona giornata. 

ritratto di Rubrus

***

è un racconto "a puzzle" come altri miei e lascio al lettore di stabilire le connessioni, in relazione alle quali mi limito a fornire possibilità.

In questo caso, per esempio, il fatto che Ana si accorga della optodiscromia  (credo si chiami così) di Simone si connette a quanto, sullo stesso particolare, Guido ha detto a Simone poco prima (in sintesi "sono quei particolari che può notare solo chi è innamorato" - ecco perchè tra l'altro non gli ho dato un occhio nero ed uno azzurro: quelli si notano più o meno sempre). 

Al lettore il resto.   

ritratto di maria elisa

La voglia c'è

di parlarne. Il tema è talmente variegato!

Sono anni che la voglia di scrivere io e la prostituta c'è.

Tu vai sempre sul sicuro, inventi poco.  Mi piace.

Io non inventerei nulla, la vita a volte inventa le storie per noi.

In fondo questi riti ci sono, e a volte ci si meraviglia che funzionano!!!!!!!!

E l'ignoranza fa il resto.

Buono

 

ritratto di Rubrus

***

il "personaggio" accanto alla vecchia edicola è reale e vederla mi ha suggerito la storia, che invece è totalmente inventata. 

Peraltro (può sembrare strano, ma è così) molte vengono costrette alla prostituzione ricorrendo, una volta entrate in Italia, a minacce legate a riti magici, minacce di maledizioni, ecc. 

Io ho messo insieme le due nozioni.

L'opzione soprannaturale è, come in molti racconti che scrivo, appunto un'opzione. Il lettore è libero di accettare il suggerimento oppure no. Io cerco di fare in modo che la storia funzioni "con" o "senza" apporti soprannaturali.   

ritratto di Stefania Tolari

Vai per immagini reiterate

Vai per immagini reiterate per sottolinearle (una, sempre lei, che ritorna) e per sensazioni-tormentone (le zanzare) e poi espandi il tutto a macchia d'olio. O meglio: a spruzzo d'olio, perché tra un pezzo e l'altro della macchia ci sono gli interstizi del mistero e del dubbio (qui tantissimi). A proposito: non è che l'Urrà ti ha presentato, oltre al suo personaggio, anche la sua amica Sibilla che ogni tanto gli fa visita? ;-) Scherzo, Ru. Ma lo sai che con me devi andare o sul facilone andante o sul simbolico spinto, sennò mi perdo per la via (il che... nemmeno mi dispiace poi tanto, ti dirò). Non accetto vie di mezzo :-)))

Saluti.

ritratto di Rubrus

***

sì è vero. Spesso uso un elemento apparentemente avulso dalla trama cercando di rivelarne (o suggerirne) l'importanza solo alla fine... insomma hai presente quando in un giallo si inquadra un certo dettaglio che non si capisce cosa c'entri, ma che s'immagina possa essere determinante ai fini della soluzione? Ovviamente lo faccio sperando di avvincere il lettore.

Qui gli elementi sono due: gli occhi bicolori di Simone, funzionale alla trama sentimentale, e le zanzare, funzionale alla trama "horror"  (horror... mmmm.... ho scritto un racconto più lungo di questo in cui le zanzare fanno ben altro...). 

ritratto di Antonino R. Giuffré

... sugli ottimi spunti narrativi...

... c'è poco da dire. Hanno detto tutto. Sei tra i migliori.

Mi chiedo però il motivo per cui, nei tuoi scritti, i dialoghi siano così preponderanti. Pochissime sequenze descrittive, poche sequenze psicologiche, pochi flashback etc. Spesso percepisco la tua presenza come autore, ma non il mondo che dovresti costruire attraverso personaggi e luoghi, per lo meno, non in maniera esaustiva (ovviamente per me! giudizio che vale 0!). Immagino sia per il web, ma un racconto virtuale, nella maggior parte dei casi, muore nello stesso istante in cui finisci di leggerlo (finire... che parolone!). Chi cazzo mai andrà a cercare in internet un vecchio scritto di uno sconosciuto? Sarebbe meglio impostarlo come se dovesse essere pubblicato in formato cartaceo. Magari, un domani, ci sarà un Max Brod della situazione.

(forse questa è solo la versione web!)

Un caro saluto e una buona estate.

ritratto di Rubrus

***

provo a risponderti. Per me un racconto web non è un racconto cartaceo "a dieta". Per quanto mi riguarda i racconti nascono dalla trama (non credo che sia così per tutti e non credo neanche che sia giusto che lo sia) e il numero degli elementi di trama determina la lunghezza del testo. Ci sono trame web e trame cartacee, insomma.

Detto questo, il lavoro, dopo la scrittura, è per me sempre potatura e questo indipendentemente dal tipo di racconto, web o no.

Nel web è da me maggiormente sentita (e qui la difficoltà è maggiore, rispetto al cartaceo) l'esigenza di ridurre il più possibile gli elementi non strettamente funzionali al fine"poetico" (in senso improprio)  perseguito. Stringi stringi, alla fine spero sempre che l'elemento scelto sia quello giusto.   

Qui - per esempio - sono importanti ai fini della trama a) la fine della relazione tra Simone e Clara b) il prospettarsi della relazione tra Simone e Ana c) la "non decisione" di Simone - che in sostanza è una fuga.

Rispetto al primo momento è centrale il concetto di "evoluzione". Quindi ho mostato una scenetta in cui la parola "evoluzione" è centrale.

Rispetto al secondo è centrale il concetto di legame non sessuale. Qui ho usato il paticolare degli occhi.

Rispetto al terzo  è centrale il concetto di "fuga e svilimento". Qui ho usato il ruolo del pagamento. 

Pagandola - e pagandola tra l'altro per qualcos'altro - Simone ributta (vigliaccamente, credo che possiamo dircelo) Ana nel ruolo di prostituta. Di qui la reazione.

Insomma, un elemento solo sperando che sia quello giusto.

Fosse stato un racconto cartaceo avrei usato più elementi, ma (e qui sta la difficoltà del cartaceo rispetto al web) avrei dovuto connetterli in modo da non annoiare. 

Non so se sono riuscito a spiegarmi...

 

 

ritratto di Giulia75

beh

mai quanto in questo momento mi ha davvero impressionato questo racconto. Sono piena di punture di zanzare, ne avrò una trantina in tutto il corpo, mi gratto come avessi di nuovo la varicella. Mih ... Rù ... :-)))

Bello però. Certo che tu le crei proprio bene l'atmosfera da panico! :-)

Ciao

ritratto di Rubrus

***

sangue dolce eh? Yum yum.

Pensa che temevo che il titolo - obiettivamente ermetico - fosse un repellente per il lettore, ma per fortuna mi sono sbaglaito, a qunato sembra.

Beh sai, i racconti horror (mannaggia, mi sa che dovrò considerare anche questo un horror, visto che me lo dicono da più parti) sono un po' come gli scaffali del supermercato: se cerchi bene la tua fobia la trovi, prima o poi.   

Ciao societta.

Buon zampirone.

ritratto di Selly e le bebe rosse

r*

 Non ti nascondo che l'ho dovuto leggere due volte (non che mi sia dispiaciuto, anzi!!). Il fatto che la trama sia intervallata dai flash intrecciati di vita mi ha un po' distolta dall'unire ed amalgamare il tutto. Alla seconda rilettura ho assaporato le sfumature sottili che caratterizzano i vari personaggi (figli compresi). Un racconto che lascia il fiato sospeso e si srotola piano piano nell'aria misteriosa di una credenza che racchiude una forza che supera i sentimenti.

Una unione di sacro-profano che trova la foce in un finale giallo, dove anche le zanzare diventano entità oltre l'animale.

Bellissimo, di non facile realizzazione. Bravo sempre

sandra

ritratto di Rubrus

***

grazie... non so mai quanto dire e quanto non dire. Vado a naso e spero di non rompermelo... ma se qualcuno ti rilegge... beh, è il massimo!

grazie davvero.

ritratto di francaf

rob

arrivo tardi, ed è già stato detto molto. uno dei tuoi migliori, secondo me, per caratterizzazione dei personaggi, intensità della storia, capacità di suscitare atmosfere, situazioni ed emozioni.

 c'è da dire che te lo dico spesso, uno dei tuoi migliori, e tu poi mi/ti superi sempre :)

complimenti, e al prossimo

franca

 

ritratto di Rubrus

***

grazie.

In realtà questo potrebbe essere l'ultimo dell'estate. Ne ho in testa uno, ma non so se ho il tempo di scriverlo, rivederlo e limarlo.

ritratto di francaf

uff

pigrone :))

buone vacanze, allora! 

ritratto di Rubrus

seeeee....

magari!

ritratto di 90Peppe90

 Bello. Come al solito mi

 Bello. Come al solito mi piacciono tantissimo le pause descrittive tra un dialogo e l'altro, che mi mettono sempre dentro la storia. Secondo me sono i punti forti dei tuoi racconti, le parti migliori. Buona trama e la trovata di Erzulie.

ritratto di Rubrus

***

grazie. Sono contento che l'alternanza dialogo / narrato funzioni.

A questo non manca nulla. Per

A questo non manca nulla.

Per chi sia particolarmente suggestionabile e non proprio in fase idilliaca di rapporto non é consigliato,dal gran che é efficace

ritratto di Rubrus

***

ahaha.... casomai ci metterò sopra un cartello con le avvertenze ehehe.

Ti ringrazio.

direi,altrimenti da parte tua

direi,altrimenti da parte tua sarebbe segno di un'imperdonabile sopravvalutazione del genere umano.

E avresti sulla coscienza un totale di soggetti morti per macumbe varie.