LATINO E DIALETTO - Sognora e sonnira

ritratto di Vittorio Civitillo

In latino somnus, i, maschile, è ‘sonno’; somnium, ii, neutro, ‘sogno’. In italiano hanno avuto esito sia SOMNU(M) > ‘sonno’ che SOMNIU(M) > ‘sogno’. In dialetti in cui ha avuto esito solo il maschile SOMNU(M), la forma sonnu (suonnë) indica sia ‘sonno’ che ‘sogno’.

Riportiamo alcuni esempi tratti da una rapida ricerca su Internet. Calabria: Cchi beddu sonnu chi m'haju sonnatu! – Gallipoli (Lecce): Spartere lu sonnu: condividere il sonno (proverbio) - Basilicata: Ninna ninna e ninna cu' lu sonnu, stu figliu…(ninna nanna) – Sicilia: Haiu fattu un bruttu sonnu sta notti, e nun mi lu pozzu livari. (Luigi Capuana) – Lu sonnu è parenti di la morti (proverbio) - Ah, comu sugnu felici! Mi pari un sonnu! Mi pari un sonnu! (Luigi Capuana) - Cu avi sonnu non cerca capizzu (proverbio).

Nei dialetti meridionali, tuttavia, si è conservato il genere neutro latino[i] – anche per nomi che in latino non erano neutri – identificato da una forma dell’articolo diversa da quella maschile. Nel dialetto di Gioia Sannitica (comune dell’Alto Casertano) - ad es. -  il maschile sónnu (identificato dall’articolo determinativo u, pl. i) indica ‘sonno’ e ‘sogno’, mentre il neutro sónnu, identificato dall’articolo determinativo lu, (privo di plurale) indica ‘il sonno’. Al plurale i sónni, maschile, indica prevalentemente ‘i sogni’. Più raro l’uso nel significato di ‘dormite’. Quindi, nel dialetto citato:

MASCHILE: sónnu ‘sonno’, ‘dormita’, ‘sogno’.

Es. “mi feci un bel sonno (nu sónnu)”;

“il sogno (u sónnu) di questa notte”;

“ho fatto un sogno (nu sónnu) pauroso”.

NEUTRO: lu sónnu ‘il sonno’:

Es. “quando perdi il sonno (lu sónnu) stai male”;

“quando ti viene il sonno (lu sónnu) devi dormire”.

Nel significato di ‘sogni’, forme particolari di plurale sono il toscano ‘sognora’ e il siciliano ‘sonnira’.

Giuseppe Manuzzi: «[Sogno] nel plurale fa Sogni, ed anticamente anche Sognora. Lat. somnium, insomnium … Giambon. Mis. Uom. 96 Leggesi di Nabucodònosor re, che vide sognora che molto lo spaventaro…».[ii]

Incerto autore del secolo XIV: «Ora ascolta la novitade de le sognora».[iii]

Pietro Fanfani: «Tèmpora. coll’aggiunto di Quattro: si dice Quattro tèmpora, per significare Le digiune di tre giorni che si fanno nelle quattro stagioni dell’anno una volta per istagione. Questa è schietta schietta la voce plurale del nome latino tempus; e dei molti nomi italiani antichi, ridotti alla desinenza de’ neutri latini con incremento, è l’unica forse che ora sia rimasta viva. Gli antichi poi dicevano corpora, gradora, protora, sognora, botora, agora, ramora, focora, ed altri senza numero».[iv]

Innocenzio Fulci: «Alcuni letteratuzzi torcono il grifo, allorché odono il basso popolo siciliano usare tali sorta di plurali, che sono più numerosi in Sicilia, che il Italia come vutira=voti nomira (=nomora e nomi) ortira (ortora e orti) pojira (poggi e poggiora) sonira ( = suoni e suonora) sonnira (= sogni) lettira (=letti) fruttira ( = frutti e fruttora ) furnira (=forni) fochira (=fuochi) ma dovrebbon ricordarsi, che siffatta desinenza è antica quanto la lingua, perché deriva forse dalla desinenza neutra dei latini, e usata da Ciullo D’Alcamo traggemi de ste focora: e Rosaco (Dial. sulla Lingua) ci avverte, che sin oggi i contadini di Firenze, appo i quali la lingua è stata meno alterata, conservano tali desinenze nelle parole: quindi un argomento di più a comprovare la somiglianza del Siciliano col Toscano».[v]  

Vedi, anche, il titolo della recente raccolta di poesie del poeta catanese Senzio Mazza “ÙMMIRI e SÒNNIRA” (Ombre e sogni).[vi]

 

[i] v. I nomi neutri nel dialetto di Gioia Sannitica, Vittorio Civitillo, www.culturaescuola.it

[ii] Vocabolario della Lingua Italiana, già compilato dagli Accademici della Crusca, corretto e accresciuto, Firenze, David Passigli e soci, MDCCCXL.

[iii] Vita di Cola di Rienzo ridotta da Zefirino Re, Firenze, Felice Lemonnier, 1854

[iv] Vocabolario dell’uso toscano, vol 2, Firenze, G. Barbera Editore, 1863.

[v] Glottopedia italo-sicula, Catania, Tipografia del Reale Ospizio, 1855.

[vi] Edizioni del Calatino, Catania 2011.

 

 

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