Insonnia (quasi sonetto)
Come quando di notte cala lo sguardo
inquieto sulla perdita del confine
tra cosa e cosa, muto sguardo di nera
consistenza, che cerca luce là dove
esiste solo il nulla, così io vago,
i capelli sciolti sulle spalle, neri
raggi, passo dopo passo percorrendo
il consueto ciclo sul marmo freddo,
cedendo sempre al pathos dell'insonnia.
Vorrei una lama che colpisca, laceri
infine la trama d'ombra, bianca lama
d'acciaio, pensiero rapido e feroce
come l'amore, che di notte, talvolta,
sorge improvviso, paradosso lucente.
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dodeca
Dodeca o endeca, sempre brava sei!!! Un abbraccio.
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Com'è bella.. Gli ultimi tre
Com'è bella.. Gli ultimi tre versi mi attraversano proprio come la lama che vorresti; e che divieni con questa lirica. Mi rendo conto, anche se di metrica non capisco un'acca.
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Mi piace la precisione che c'è sempre nelle tue figure. La perdita del confine tra cosa e cosa; i capelli, neri raggi; e quella lama d'acciao che aggancia e trafigge la chiusa d'amore.
Ciao Francuzza
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ormai sono convinto che sei
ormai sono convinto che sei di un altro pianeta....grande Franca leggerti e' sempre illuminante
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Così simile in fondo
Così simile in fondo all'amore quel tagliare le tenebre con quella lama lucente ed aprire un varco: un'arma propria che più propria non si può ... Ciao, Franca il mio grande apprezzamento ai tuoi versi è quasi un sottinteso , che non osa , oltre. Ciao e sempre quell'abbracio, milena
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