Sinistra: se non ci fosse…
Ah, la sinistra…
Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.
Già.
…
Sì, ehm, però…
… non c’è!
In Italia, almeno. In giro per il mondo non so, va’ a distinguere fra ciò che è realtà e ciò che è illusione in quello che raccontano i telegiornali. Ma, sicuro, qui da noi, sinistra non ce n’è. Nemmeno l’ombra.
Sarebbe dunque il caso che qualcuno si decidesse ad inventarla, una.
Non dovrebbe essere difficile. La richiesta c’è, e, in fondo, qualche buon esempio, in passato… in un lontano passato… l’abbiamo avuto.
Peccato abbiano fatto tutti una brutta fine.
Agli albori, si chiamava partito socialista. Oggi, quel che ne rimane, sta a destra alla corte di Re Silvio.
Poi fu PCI, una vera forza.
Sì, qualche vizietto ce l’aveva, tipo mangiare preti e bambini… o, almeno, così si diceva. Poi si scoprì che erano i preti che si mangiavano i bambini, ma questa è un’altra storia. Avevano la fissa della rivoluzione (anche se si presentavano regolarmente alle elezioni, a momenti le vincevano con lo strumento democratico del voto, e comunque non minacciavano ad ogni contrarietà di far scendere in campo trecentomila fucili, neanche dall’opposizione), è vero, e guardavano al modello sovietico come ad una stella polare, tutta roba davvero disdicevole (?). In occasione delle Olimpiadi tifavano Russia anziché Italia… Ma diamine, non si butta via il bambino assieme all’acqua sporca! Saremo pure in grado di distinguere un tenero puffetto da una viscida brodaglia. Se non sappiamo fare nemmeno questo, è inutile che ci agitiamo, siamo destinati all’estinzione. E non sarà solo colpa del governo.
Qualcosa, di buono, quei romantici antenati degli odierni PD, SeL e qualcos’altro la mettevano in campo. Come parlare di eguaglianza fra tutti gli uomini, come il famoso eversivo… come si chiamava? Ah, sì, Gesù Cristo; e porre al primo posto, fra gli obiettivi da conseguire, il lavoro.
“Pane e lavoro”: era questo lo slogan, agli inizi. Poi si sarebbe anche pensato al resto, ma, prima di tutto, il lavoro. Curioso, lo stesso elemento che il primo articolo della costituzione considera alla base della nostra repubblica. Ed oggi vituperato persino dagli attuali ministri della medesima.
Chi ricorda lo stemma con la falce e il martello? Sono stati aboliti quasi con un senso di vergogna dalle “nuove generazioni” di “comunisti”, come se fossero un simbolo del male al pari della svastica nazista o della stella a cinque punte dei riti satanici (beh, di stella a cinque punte ce n’era anche un’altra, e neppure di quella, in effetti, era il caso di andar fieri).
Falce e martello. Strumenti di lavoro, umili quanto preziosi.
Pane, e lavoro. Altro che trading on line!
Ma ormai le aspirazioni della cosiddetta sinistra nostrana hanno subito un deciso cambiamento. Non sono più quelle le priorità. Si giudica persino disdicevole scendere in piazza al fianco di lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro.
Per i più estremisti, in primo luogo, c’è da conseguire la legalizzazione dello spinello. L’aumento della quantità di stupefacenti consentita per uso personale. Far sposare gli omosessuali. Rendere le carceri più vivibili, chissenefrega se nel pronto soccorso di un ospedale si sta infinitamente peggio, se in tante case, in Italia, si sta altrettanto peggio, e ci sono persone che hanno perso qualcuno o ancora tremano per le violenze subite e si sentono indotti ad intenerirsi per le condizioni di vita dei loro carnefici. Tutte finalità soft, alla moda, capaci, alcune, di registrare adesioni, almeno formali, persino da destra.
Per quelli più moderati, più “istituzionali”, qualche anno fa, la priorità assoluta era privatlizzare aziende statali o partecipate. Scalare qualche banca. Finanziare cooperative. Stritolare artigiani e piccoli esercenti con tasse impossibili da pagare fino a portarli alla chiusura… o a lavorare in nero. Oggi è allearsi con Casini e magari anche con Fini. Cercare di accaparrarsi Monti…
Monti!
Ma, Bersani, mi dici cosa diavolo ci trovi in Monti di così prezioso?
Perché è riuscito a risanare, o almeno pare si stia muovendo in quella direzione, i conti dello stato e l'immagine dell'euro spremendo i meno abbienti, cancellando decenni di conquiste sindacali, colpendo diritti elementari e fondamentali in ogni società civile quali quelli al lavoro, allo studio, alla pensione ed alla salute, e lasciando intatti i privilegi assurdi della solita casta per il timore che si porti le ville in Svizzera, o perché è troppo complicato scovare un miliardario a bordo di un’anonima Ferrari o di una barchetta di cinquanta metri con una ventina di persone d’equipaggio? O perché egli stesso, dopo tutto, appartiene a quella categoria?
Questo è sinistro, non sinistra!
Questo è un comportamento da manuale secondo i più puri dettami dell’ideologia di destra. Come si fa, in nome della sinistra, a sostenerlo oggi e addirittura augurarsi di ritrovarselo nello stesso ruolo dopo il 2013? Magari riuscendo a candidarlo nelle proprie liste!
Forse è per quel carisma innegabile che si ritrova, e di cui non si riesce a trovare traccia nello schieramento a quello di Berlusconi avverso (ringrazio l’on. Veltroni per la dritta, che mi consente di evitare la risibile definizione “di sinistra” per quella formazione)?
Sì, il professore ha stile. Ha un’immagine che incute rispetto. Docente universitario, economista con un curriculum prestigioso, altezza nella media anche senza tacchi, nessun incidente con il deretano della Merkel… Il solo vederlo ispira fiducia. Un po’ come Celentano, che ti avvince o ti fa scoppiare a ridere anche quando sta zitto e si gratta la testa mentre cerca qualcosa da cacchio dire.
Avercelo, a sinistra, un candidato così carismatico!
Più che a sinistra, nel PD. Perché i più piccoli, in qualche modo, si arrangiano. Come SeL, con un Vendola che potrebbe apparire pure credibile, se si riuscissero a capire i suoi incomprensibili sproloqui. O un IDV, con un passionario come Di Pietro che, quando parla, non si capisce lo stesso un’acca, anche se per il motivo opposto, ma almeno riesci a indovinare quello che vuole dire. Il che crea qualche problema ad un partito democratico che fa delle primarie la sua bandiera, e poi deve manovrare in modo da non farsi soffiare la leadership da uno di questi pittoreschi statisti (o aspiranti tali). Qualche anno fa dovette inventarsene qualcuna, per tenersi fuori dalle scatole Beppe Grillo.
Già, Beppe. L’astro nascente… ma che dico? pare già bell’e piazzato… della nuova opposizione. È lui il nostro futuro Lenin? Mi piacerebbe crederlo, anche visti i numeri che è riuscito a raggranellare, e la simpatia che ispira. Ma non sono così ottimista: è facile avere ragione finché si tratta di condannare quello che fanno gli altri, specie se per “altri” intendiamo la nostra attuale classe dirigente. In questo modo, persino un personaggio come Bossi riesce a crearsi un’immagine da leader carismatico e un movimento niente male. Il problema è farle funzionare, le cose, una volta che sei chiamato a dirigerle, e il caro Beppe ha dimostrato si saperla sparare anche lui qualche cavolata.
E comunque, finora, da nessuna parte, qualcuno disposto a spendere una parola in favore del lavoro. A porre questo come tema centrale dei suoi interventi, delle sue lotte, delle sue strategie. Della sua propaganda.
Probabilmente, è un problema generazionale. I vecchi social-comunisti venivano dal proletariato (qualcuno ricorda cosa significhi questa parola?). Molti avevano conosciuto la miseria, la fatica, la fame. La guerra. Ed avevano imparato che, rivoluzione a parte, c’è solo uno strumento per affrancarsi da quelle sofferenze, e garantirsi dignità: il lavoro. Oggi, per lo più, sono figli di papà, che stanno a sinistra perché è più chic che stare a destra. Ne ho avuto un assaggio già ai tempi dell’università, quarant’anni fa, con addosso jeans strappati e malridotti (di fabbrica) che costavano dieci volte quelli blu scuro che compravo io e che mi vergognavo di indossare appena cominciavano a scolorirsi un po’, che inneggiavano alla rivoluzione e guardavano con aria torva il figlio di un operaio che invece andava lì per studiare, e crearsi un futuro, con la consapevolezza di costare alla propria famiglia immani sacrifici. Damerini ansiosi di mostrare la propria perspicacia impegnandosi in problematiche di nicchia (ricordo ancora con che orgoglio, durante la meteora Prodi, Massimo D’Alema si pavoneggiava andando negli Stati Uniti a sostenere la moratoria della pena di morte – questione di rilevanza primaria, in una società afflitta da disoccupazione e criminalità), e infischiandosene delle condizioni di chi, nell’europea Italia, si dibatte nell’indigenza e nella disperazione. Incapaci persino di immaginare le invettive lanciate verso la tv da un disoccupato o da un lavoratore ormai stanco prorogato per altri sette anni mentre, al tg, discutono fino a litigare a proposito delle unioni gay…
Avanti, forza, non c’è nessuno che voglia farsi avanti? Ad impegnarsi a pronunciare quella parolina semplice semplice (la – vo – ro), non dico per risolvere il problema, ma almeno farsi un po’ di pubblicità, e dare l’illusione a masse di disperati sempre più numerose che, forse, qualcuno che si preoccupa per loro in fondo c’è.
O nel 2013 dovremo scegliere fra due (o tre) destre, fra quella libertina e quella morigerata, fra quella che almeno fa un po’ ridere e quella che fa solo piangere?
P.S.: Ah, Renzi… se hai il coraggio di dire che l’attuale PD sta sbagliando tutto e dimenticando (tradendo!) i valori ai quali dovrebbe ispirarsi, bene. Se il problema è solo, come ti ho sentito dire, che Bersani e Bindi sono vecchi, che hanno fatto (anche bene) quello che potevano, e che è ora di dar spazio ai giovani… per favore, stattene a casa pure tu.
Questo, ed altri scritti, nel mio blog all'indirizzo: blog54.altervista.org/
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