Pallida luna

ritratto di Vecchio Mara

Pallida luna

Arrampicando,
con movenze di ragno,
il duro sasso
arrivò in su la vetta
ch’era già sera,
ormai da un po’
la luna l’attendeva,
si’ vicina appariva
ch’allungando il braccio appena
di sfiorarla gli pareva.

“Oh, luna,
portami con te
nel tuo pallido mondo
dove regna il silenzio,
di lottar ferocemente
e odiar ardentemente
per trovare un posto al sole
non ne voglio più sapere,
non è questo il mio mestiere.”,
la implorò
dall’alto del suo altare.

L’intera notte trascorse infreddolito
dietro una roccia rattrappito;
ad occhi aperti, guardando dritto
la silente luna nello sguardo
attese invano un suo pronunciamento…
infastidita dall’imminente alba
ella, compagna della notte, s’allontanò.

Non un attimo esitò;
corse verso il baratro
e quando si lanciò
ad afferrar l’ultimo lembo
del fuggiasco astro,
a squarciagola la chiamò…
e la pace al fin trovò,
non dentro il firmamento
ma impattando il duro sasso
ch’avea da pria scalato.

 

 

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