...prima che il Diavolo si accorga che sei morto

ritratto di Massimo La Tanza
Anche se era domenica, Nicola era indaffarato nel suo negozio “Antichità e Cose Bizzarre” di via Cesare Battisti.
Era alle prese nel sistemare una statua in argilla raffigurante una divinità sumera, proprio in cima a uno scaffale quando Lucky, il suo cane metà Dobermann e metà diosolosacosa, decise di mordere il braccio di gomma dell’Elvis in scala ridotta.
“No Lucky, no!” urlò disperato Nicola, mentre teneva sospesa per aria la divinità sumera e pensava a cosa avrebbe dovuto raccontare al proprietario della sala scommesse che gli aveva commissionato la statua gommosa del cantante di Tupelo.
In tutta risposta, Elvis prese vita e, ondeggiando le anche, intonò Be-Bop-A-Lula.
Nicola sistemò la statua in argilla, spense Elvis e rimproverò il cane che, evitando il suo sguardo, si accucciò in un angolo buio del negozio.
Una classica scena da film…pensò Nicola.
Guardò l’orologio del Big Ben in miniatura: le 11.30.
Decise che era ora di dirigersi al mercatino nel quartiere Salinella.
 
Parcheggiata la macchina e fatto scendere il cane, Nicola si addentrò nel mercato sapendo di portare a casa più gomitate che acquisti. Lucky sembrava allenato e non perdeva tempo a odorare incessantemente l’asfalto e a scansare gambe umane.
Il rito era sempre lo stesso: passare una buona parte della domenica alla cura del negozio e, dopo, alla ricerca di pezzi da collezione o di reperti richiesti o da poter vendere.
Ma quella domenica di maggio, più nuvolosa che assolata, sembrava offrire le solite robe: vinili da 45 giri datati, VHS erotici o di film sconosciuti, dvd masterizzati, t-shirt con marche fasulle, telefoni antichi e GSM dei primi anni ’90…tutte cose poco appetibili.
A rompere quella monotonia, fu Lucky che, puntando un venditore, strattonò con tale violenza il guinzaglio, facendo perdere l’equilibrio al padrone che finì su una donna dall’età indefinita, con capelli color platino, fuseaux fuxia, zeppe oro-cromate, canotta arancione stra-scollata su seno abnorme e giacca jeans bianca; Nicola non fece neanche in tempo a chiedere scusa, che la cosa in fuseaux lo spinse usando i gomiti e gridando un “OOOOOOOUUUUHHHH!!” che più che un assomigliare ad un  staiattentobruttoimbecille sembrava essere un verso animalesco.
Superato l’impasse, i due si diressero (più che altro è corretto dire che Lucky continuò a dirottare l’altro alla bancarella puntata) verso il venditore di libri.
Lucky iniziò ad annusare freneticamente i libri esposti, mentre con la coda degli occhi osservava il padrone che, di rimando, lo guardava stupito.
Nicola, scelse poi di rivolgere il suo sguardo al venditore: a differenza degli altri, quello non gridava per attirare potenziali clienti, non sponsorizzava la sua merce, non si guardava in giro in cerca di prede.
No, quel venditore sedeva su uno sgabello e leggeva un libro con aria annoiata.
Solo un cartello: “Bibbie del 1947 a 69 euro”.
Nicola lesse il cartello e, tra lo sbigottito e il divertito, passò in rassegna quei libri: una ventina di copie della stessa edizione sparse sul tavolino.
Il ragazzo ne prese una, ma proprio in quel momento il venditore chiese sgarbatamente a Nicola di non toccarle.
Continuava a non staccare gli occhi da quel libro, che non era una copia della bibbia che vendeva.
“D’accordo, ma devo pur vedere per comprare.” disse Nicola.
“No. Non si tocca né si contratta. Per sessantanove euro questa copia sarà tua.”
“E cosa avrebbe di speciale?”
Il venditore sollevò gli occhi dal libro per fissarli in quelli di Nicola; aveva un’espressione indefinibile.
Lucky si mise seduto sulle zampe posteriori e, con un lamento, fissò anche lui il venditore.
“L’edizione è del 1947” attaccò l’uomo infastidito “…ed è speciale per quello che c’è dentro. Tutto qua. Non c’è da aggiungere altro. Se credi che sia come quella che, forse, avrai nel tuo appartamento, ti sbagli. È diversa, stop.” disse e si rimise a leggere il libro.
Lucky guardava il suo padrone con la lingua penzoloni e scodinzolando.
Nicola lo interpretò come un segno: prese una banconota da cinquanta euro, una da venti e pagò il venditore.
“Scegli quella che vuoi.” gli disse l’uomo, mentre intascava i soldi.
“E il resto?” chiese sbalordito Nicola.
“Mi dispiace, ma non è un articolo che riesco a piazzare facilmente, quindi niente moneta!”
“Se non riesco a rivenderla o è una bufala, me li ridai tu i soldi!” disse Nicola a Lucky ignorando l’uomo; il cane inclinò la testa a sinistra e sbuffò.
 
Dopo aver pranzato a casa della madre, ritornò nel suo appartamento dove il cane gli corse incontro per salutarlo.
Mise un po’ di pasta al forno avanzata dal pranzo nella scodella di Lucky e si sedette sulla poltrona.
Decise di leggere la copia della bibbia e di confrontarla con un’altra di cui era in possesso.
Innanzitutto prese a ispezionare meticolosamente la copia acquistata quella mattina: la copertina era in perfette condizioni, in pelle nera con la scritta LA BIBBIA in caratteri romani e ricamati in oro: sicuramente un punto a suo favore; le pagine erano spesse, anche se un po’ ingiallite e la brossura era perfetta; le parole erano stampate in maniera lineare e l’inchiostro sembrava non aver risentito del tempo trascorso. Un buon lavoro.
Era davvero quello l’anno di stampa?
Una successiva ispezione alle pagine finali, chiarì a Nicola che il libro era stato finito di stampare nel 1947 a Dublino.
Si ripromise di far ispezionare la copia, appena finita di leggerla, a un suo amico di Roma esperto in materia.
Sfogliò il libro e vide che c’erano anche dei ritratti dei personaggi e di alcune scene riportate nel libro.
Si soffermò su uno di questi: davvero ben fatto.
In basso a sinistra lesse la firma del ritrattista, un certo Gambino.
Fece una foto in digitale di alcuni ritratti, connesse la fotocamera al portatile, estrasse i file e inviò una mail a un suo collega di Firenze esperto in dipinti e ritratti; gli chiese di verificare l’autenticità delle foto e di sapere qualcosa di più su Gambino.
Nel frattempo, iniziò la lettura della Bibbia.
“In principio, Dio creò il cielo e la terra…”
 
Passarono diversi giorni, pieni di lavoro, passeggiate con Lucky, pranzi, cene, ma la vita privata iniziava a scarseggiare a favore della lettura di quella bibbia.
Nicola leggeva e confrontava senza trovare differenze.
Intanto il suo collega di Firenze, gli rispose che sì, quelli sembravano i ritratti di Antonino Gambino, pittore e ritrattista nato e vissuto a Roma dal 1877 al 1924, morto per colpa di un colpo di fucile fatto partire dal padre che, in una notte di foschia, scambiò il figlio che rincasava per un ladro.
Il suo amico richiedeva, inoltre, di poter ispezionare i ritratti dalla copia originale e che se confermata la natura, quei disegni potevano avere un valore economico modesto.
Nicola sorrise, e capì che, infondo, la diversità di quella bibbia stava proprio nei disegni di quel Gambino.
Spense il computer e riprese la lettura del Nuovo Testamento.
 
Una notte, mentre le palpebre di Nicola si facevano pesanti e Lucky finiva di grattarsi l’orecchio con la zampa anteriore, il ragazzo finì finalmente di leggere il libro.
Si sentì sollevato, ma qualcosa lo turbava; finì di confrontare le due copie e chiuse entrambi i libri per mettersi a dormire.
Si svegliò subito dopo da un sogno strano: lui, vestito di bianco e con un’espressione mista tra lo speranzoso e l’estasiato, che saliva verso una botola inondata di luce, mentre dietro di lui si alzavano lamenti e mani che cercavano di afferrarlo.
Forse c’era arrivato: aveva davvero capito cosa quella bibbia avesse di diverso dalle altre copie, ma perché?
Aprì la bibbia del 1947 e lesse le ultime parole dell’Apocalisse, dopo aprì la sua copia e lesse le stesse ultime parole.
Scoppiò a ridere, quasi liberato da un peso.
 
La domenica successiva, con Lucky che faceva slalom tra gambe e bancarelle, Nicola si diresse nuovamente al mercato.
A passo spedito raggiunse la bancarella del venditore di bibbie.
Era ancora seduto nella stessa posizione di qualche domenica prima e leggeva forse lo stesso libro.
“Le compro tutte” gli disse Nicola “a patto che tu mi dica perché…”
Il venditore staccò gli occhi dal libro per squadrare Nicola.
“Hai il pomeriggio libero?” chiese. Nicola annuì.
“Bene, alle 14 al bar dei Giardini Virgilio.”
 
Il bar non era affollato a quell’ora. Solo qualche coppia di ragazzi che si scambiavano baci e qualche avventore solitario armato di libro.
Nicola scelse un tavolino appartato all’aperto, legò il guinzaglio di Lucky alla sedia e iniziò ad accarezzarlo.
Il cellulare vibrò una sola volta: era un sms del suo amico di Roma.
“L’analisi conferma che il libro è stato stampato nel ’47 da un piccolo editore irlandese ormai scomparso, tale Jason Lohn. Ti rispedirò il libro domani.”
In quel momento, Lucky cominciò ad agitarsi: riconobbe il venditore che senza salutare, si sedette sulla sedia difronte a Nicola.
“Trovata interessante la lettura?” chiese sorridendo.
Nicola aprì la bibbia all’ultima pagina e la girò verso l’uomo che aveva difronte:
 
            18 Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro;
            19 se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro.
            20 Colui che attesta queste cose, dice: “Sì, vengo presto!” Amen! Vieni, Signore Gesù!
            21 La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi.
            22 Che tu possa arrivare in Paradiso mezz’ora prima che il Diavolo si accorga che sei morto.
 
“Perché la nota 22, che nelle altre bibbie non esiste?” chiese Nicola indicando la nota.
Lucky appoggiò la testa sulla coscia del padrone.
“Partiamo dal principio.” disse il venditore.
“Non è una sorta di maleficio, anatema o quant’altro abbia a che fare con la religione, ma solo un simpatico aneddoto che curiosamente insegue alcune persone.”
“Strano come incipit.” rise Nicola, mentre accarezzava Lucky.
“Non avere fretta. Iniziamo con il precisare come io sia venuto in possesso di queste centodieci copie. Una mattina un mio amico di Trieste mi chiama e mi dice che con trecento euro posso fare un affare: comprare una cassa con centoundici copie della bibbia risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Bene, dico, magari riesco a tirar su qualcosa; così parto per Trieste con quei pochi spiccioli che mi sono rimasti e faccio l’affare…”
Arrivarono i caffè che Nicola aveva ordinato in precedenza; li consumarono velocemente ed entrambi si accesero una sigaretta.
Lucky continuava a farsi accarezzare dal padrone mentre sbuffava annoiato.
“Arrivato a casa, presi a ispezionarle: erano ben fatte e c’erano delle illustrazioni. Bene, penso, forse ci faccio qualche soldo. Ne portai una copia da un mio amico che s’intende di roba antica e me le valutò intorno ai sessanta euro.
Con la foga di fare soldi, decisi di affittare un posto al mercato di Taranto.
Dentro di me però, qualcosa mi spinse a leggerne una copia, così, in meno di quattro giorni lessi e confrontai la bibbia con una copia che avevo conservato dalla cresima.”
Nicola sorrise sbuffando una nuvola azzurra di fumo.
“Ho fatto la stessa cosa. Ma devo confessarti che l’ho fatto perché ho intenzione di rivenderla al mio negozio di antiquariato.”
“Capisco. Forse alla fine del racconto, vorrai tenerla per te. Andando avanti nel confronto non notai nulla, fino a quando non notai questa…” disse il venditore battendo con il polpastrello la pagina rimasta aperta della bibbia “…così cercai di documentarmi, cosa che sicuramente avrai fatto anche tu. La persona che stampò queste copie fu un piccolo editore, un tale di nome Lohn. Da bimbo, rimasto orfano di madre, venne spedito in Irlanda dal padre…”
“Fermati!” chiese Nicola allungando il palmo sinistro “come sarebbe a dire? Lui non è irlandese?”
“No, lui nacque e visse fino all’età di dieci anni a Roma sotto un altro nome. Suo padre lo cacciò letteralmente dalla Nazione perché, a detta sua, suo figlio non sapeva lavorare nei campi; inoltre si ubriacava e lo picchiava. In Irlanda rinasce con lo pseudonimo di Jason Lohn.”
Lucky strattonò la sedia di Nicola per dare la caccia a un calabrone poco distante da lui; dopo che questi volò via, tutto tornò alla normalità.
“Qui, Jason” proseguì il venditore “cominciò una vita totalmente nuova: da un orfanotrofio dove venne ospitato, fu adottato a quindici anni da una famiglia di tipografi e, alla morte dei genitori adottivi, ne proseguì il lavoro. Lavorò sodo e visse una vita normalissima; ma il malessere dovuto alla mancanza del suo vero padre, lo spinse a trovare conforto in varie religioni: ci provò dapprima con i Testimoni di Geova che lo cacciarono quasi subito dalla comunità perché, davanti ai numerosi appuntamenti con il Messia e con il Giudizio Universale sbandierati dai Testimoni e mai avvenuti, un bel giorno, durante una funzione, si alzò in piedi e chiese se per quello stesso giorno fosse previsto un nuovo Giudizio Universale, visto che aveva il suo vestito buono in tintoria.”
Nicola rise e diede atto al coraggio dell’uomo.
“Poi si avvicinò ai pentecostali, ma fu nuovamente scacciato perché esternò la sua paura sul fatto di perdere un membro della comunità poiché reo di masturbarsi tre volte al dì; lui non voleva saperlo bruciare tra le fiamme dell’inferno e non poteva tollerare che questi non volesse pentirsi.”
“Beh, questa è il massimo” continuò a ridere Nicola mentre Lucky lanciò un lamento.
“A dirla tutta, il nostro Jack iniziò a perdere la fede, in qualsiasi forma essa volesse dimostrarsi. Fu in quel momento che, forse un segno di Nostro Signore Gesù, le sue diatribe interne cessarono: una missiva spedita dall’Italia informava che il suo vero padre era malato e che non gli restava molto da vivere.” il venditore si bloccò per accendere una sigaretta.
Lucky puntò una cagnetta dal pelo bianco e riccio e abbaiò in segno d’apprezzamento.
“Lui…” continuò il venditore “…non sapeva se essere contento o meno, ma aveva la certezza che quel malessere era dovuto all’amore/odio che provava per il padre.  Era combattuto se ritornare nella Capitale o meno, quando gli fu commissionata la stampa, in lingua italiana, di centodieci bibbie direttamente dal Vaticano.”
Il volto impassibile del venditore s’illuminò per la prima volta e, stringendo tra indice e medio la sigaretta, indicò la bibbia.
“Jason all’inizio non volle accettare la commissione, perché disgustato dalle religioni, ma era una delle tipografie più in vista d’Europa e i preti pagavano bene  lavoro finito. Così prese una copia grezza e la sfogliò: la sua attenzione fu attratta da un disegno del Gambino: il ritratto dell’incontro fra il figliol prodigo e suo padre.”
“Una rivelazione!” fu il commento sarcastico di Nicola. Lucky assentì con un lamento.
“Ma l’hai guardata bene? È qualcosa di grandioso! Il figlio e il padre si abbracciano e mentre il padre, disegnato come una figura esile, è di spalle, il figlio ha una faccia matura, adulta, che guarda al padre con espressione serena, quasi come lo avesse perdonato sovvertendo il significato della parabola stessa.” il venditore aveva gli occhi accesi dalla passione.
“Gambino fu ucciso dal padre che lo scambiò per un ladro” disse Nicola.
“Giusto, e quel disegno è un testamento vero e proprio. Gambino e suo padre non avevano un buon rapporto e, forse, sentì che sarebbe morto per mano del padre.”
“Una buona storia per vendere la bibbia, ma tu che ne sai di tutta questa faccenda?” chiese sornione Nicola.
“È stato il mio amico di Trieste: si è documentato parecchio. Ma non è questo il punto. Jason, convinto dal disegno e dalla storia di Gambino, decise di stampare centoundici copie, aggiungendo quel vecchio detto irlandese per poi tradurlo in italiano, augurando al padre di arrivare comunque in paradiso, nonostante quello che aveva fatto al figlio.”
Nicola ebbe un piccolo sobbalzo: si ricordò del sogno.
Lucky si accucciò accanto alla sedia del padrone: ormai la cagnetta era lontana.
“Chiese, inoltre” aggiunse il venditore “di far arrivare quella copia in più al domicilio del padre, sperando che avesse capito.”
“Non scrisse alcuna lettera al padre? Come faceva il padre a sapere che il figlio gli aveva mandato quel messaggio?” chiese Nicola raddrizzandosi sulla sedia.
“Non l’ho mai scoperto. Il mio amico è venuto a sapere che la bibbia fu recapitata al padre, mentre le altre centodieci furono portate al Vaticano. La notte stessa il padre di Jason morì, e così avvenne al tipografo qualche settimana dopo.”
“Cosa successe poi alle altre copie e perché proprio centoundici?”
“Quando al Vaticano si resero conto della modifica di Jason, ordinarono di bruciare le copie immediatamente; ordine che non venne eseguito. La bibbia recapitata al padre non fu mai ritrovata. L’uomo a cui fu detto di bruciare le bibbie, era il nonno del mio amico triestino: le chiuse in un baule e le lasciò in uno scantinato. Per quanto riguarda il numero di copie, alcuni teologi asseriscono che centoundici erano gli anni di Giuseppe, padre di Gesù, al momento della morte.”
“Poetico, fu fatto a posta?”
“No!” rispose bruscamente il venditore, tirandosi su con la schiena e accendendosi l’ennesima sigaretta “Le copie commissionate erano centodieci, il mio amico conserva la bolla originale. Fu un caso, così come lo è che queste bibbie capitino sempre nelle mani di chi ha avuto in passato problemi con il padre.”
Il venditore fissava intensamente Nicola con un sorriso appena accennato sulle labbra; il ragazzo non sapeva se prendere quell’ultima affermazione con distacco o infuriarsi per la mancanza di rispetto.
Decise di tacere.
“Anche io ho avuto i miei bei problemi” proseguì il venditore sbuffando l’ultima nuvola di fumo “…e sono stati anni d’inferno. Forse non è proprio un caso o qualsiasi altra cosa uno possa immaginare. Ho letto quella bibbia con lo stesso trasporto con cui l’hai fatto tu e, non puoi negarlo, a ogni pagina sentivo quell’inchiostro trasudare il bisogno di una figura paterna.”
Lucky alzò la testa per guardare il suo padrone.
“Non so come tu abbia reagito a questa storia, ma sento che, come me, non puoi rimanerne indifferente. Non voglio sapere che guai tu abbia avuto, ma ogni copia di quelle che ho venduto o regalato, mi hanno sempre riportato indietro storie simili a quella mia, a quella di Jason o a quella di Gambino…e mi bastava capirlo guardando solo negli occhi quelle persone…in fin dei conti, abbiamo tutti lo stesso sguardo. Abbiamo tutti le stesse paure di commettere gli errori di nostro padre.” spense la sigaretta e si alzò.
“Forse ti riconcilierai con lui pregando” continuò il venditore “o forse lo odierai di più, possibilità alquanto improbabile. Forse venderai quel libro, cosa cui credo ancora meno. Dentro di noi sappiamo benissimo che, per quanto dei mostri possano essere stati i nostri padri, ne sentiremo sempre la mancanza.”
Il venditore posò una busta bianca sul tavolino e rivolse un ultimo sguardo a Nicola.
“Spero almeno che questo caffè mi sia stato offerto.” disse sorridendo.
Nicola vide l’umo andarsene per poi sparire dietro un angolo.
Prese la busta e l’aprì: dentro c’erano una banconota da cinquanta euro e una da venti.
Sorrise e la fece sparire nelle tasche del jeans.
Rimase ancora un po’ a rimuginare sulle parole del venditore mentre una lacrima gli rigò il viso.
“Lo vedi? Lo sapevo che non sarei riuscito a rivenderla questa bibbia!” disse il ragazzo a Lucky, che ora lo guardava contento di tornare a casa.
Gradimento

ritratto di Rubrus

***

conoscendo il proverbio irlandese, sono stato attratto dal titolo e devo dir che il racconto mi è piaciuto. Ben costruito, con una trama ben congegnata e personaggi delineati bene. Forse mi sbaglio, ma è possibile che in certi punti tu abbia tratto ispirazione da un pezo de "la zona morta?". Ad ogni modo, piaciuto. Ben arrivato, visto che ti leggo per la prima volta.

ritratto di Massimo La Tanza

Ciao Rubrus! Innanzitutto:

Ciao Rubrus!

Innanzitutto: GRAZIE!

Per "LA ZONA MORTA", no, non ho preso ispirazione da quel testo (intendi l'opera di Stephen King?)

ritratto di Rubrus

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sì... all'inizio uno dei personaggi (il cattivo, per essere precisi) vende bibbie "speciali" (se non ricordo male, l'ho letto tmepo fa) ma poi la storia prende una piega completamente diversa.

ritratto di Massimo La Tanza

Ho letto quel romanzo davvero

Ho letto quel romanzo davvero tanti anni fa e avevo assolutamente dimenticato il venditore di bibbie di King!

No, non ho utilizzato quel personaggio.

ritratto di Massimo Bianco

Beh, un racconto che si fa

Beh, un racconto che si fa leggere con piacere fino in fondo. La lunghezza non si nota, la scruttura è buona (a parte qualche insignificante quisquilia, mi ricordo ad esempio l'iniziale "Era alle prese nel sistemare": essere alle prese regge la preposizione con) la storia funziona, il personaggio del protagonista anche, e non ci sono banalità. Nulla da eccepire, insomma, apprezzato. Benvenuto anche da parte mia.
 

ritratto di Massimo La Tanza

Davvero molto gentile a

Davvero molto gentile a commentare e, soprattutto, a leggere la mia "storia".

Grazie per il "benvenuto" che accetto, ma devo ammettere che non sono "nuovo" da queste parti!

Appena posso, leggerò le tue creazioni...anzi, ne approfitto subito!

Massimo.