HOMOBARATTO QUATTORDICI

ritratto di ponera

Frans de Waal, noto primatologo dell'Università di Atlanta, ha di recente scritto un libro dal titolo "Il bonobo e l'ateo".

In detto suo saggio vuole dimostrare che le religioni moderne hanno solo poche migliaia di anni ed è difficile credere che la psicologia dell'uomo fosse radicalmente diversa prima dell'avvento di esse. Non è che la religione e la cultura non abbiano un ruolo da giocare, ma gli elementi costitutivi della moralità precedono la nostra specie di umanoidi.

Ci siamo resi conto osservandoli che certi valori morali sono presenti nei nostri parenti primati, nell'elevatissima empatia  dei bonobo e nella reciprocità degli scimpanzè. Le regole morali ci dicono quando e come applicare queste tendenze ma esse fanno già parte del programma genetico.

C'è chi sostiene che i valori morali non si possono valutare su un piano evoluzionistico trascurando il legame inscindibile tra individuo, comunità ed ambiente e ciò dovrebbe far pensare a delle ipotesi abbastanza assurde poiché riguardano esclusivamente il massimo dell'evoluzione umana.

Saremmo troppi con idee troppo diverse e in continuo mutamento per parlare di evoluzione della morale, sia a livello quantitativo che qualitativo.

Parlare dei presupposti genetici della morale si può prestare  a mistificazioni di tipo riduzionista, l'ipertrofia dell'empatia umana gioca senza dubbio un ruolo importante in questo processo.

Analizzando  quanto scrisse Darwin a riguardo sull'origine dell'uomo la moralità è la parte più importante dell'evoluzione umana.

L'empatia e la compassione, ovvero l'altruismo dell'uomo, che può portare al sacrificio personale a favore di altri uomini, lo stesso altruismo che Darwin non riusciva a spiegare con una selezione al livello dell'individuo.

Si giustifica , secondo Darwin con una selezione a livello superiore dell'organismo, una selezione al livello di gruppo familiare o al massimo "tribale", unico caso ammesso esplicitamente di selezione che non agisce sull'individuo.

Dal mio punto di vista l'umana gente evolvendosi accumula cultura con lo scopo di trasferire le varie specializzazioni e le regole sociali di comportamento alle generazioni successive.

La morale diventa necessaria per stabilire le regole della convivenza ed è mutevole con l'evolversi delle  svariate società formatesi nel tempo.

Anche il sacrificio umano, in certe società primitive, era considerato moralmente doveroso. Morale lo si potrebbe considerare anche quel comportamento che favorisce la sopravvivenza del gruppo. L'altruismo verso i neonati, per il partner sessuale, per il branco e di conseguenza potremmo dire che si è formato selettivamente, non potendo tra i mammiferi sopravvivere quella specie che, ad esempio, non curava i piccoli.

La diversità dell'altruismo umano rispetto a quello delle specie animali, anche delle più socializzate, non risiede in un diverso tipo di selezione naturale, il quale è uno per tutti gli esseri viventi, ma nella capacità degli uomini di creare società molto più complesse di quelle animali.

Ad un altruismo da branco è seguito nel nuovo contesto un altruismo da società. Le regole degli accoppiamenti umani, ad esempio, contemplano il rispetto di norme eugenetiche contro l'incesto ed alcune considerazioni politiche, econimiche e militari sulle relazioni fra clan diversi. Ciò vale anche per la divisione del cibo e del lavoro.

L'inganno è considerato un comportamento immorale, ebbene anche gli scimpanzè hanno il senso dell'inganno.

Quando le femmine hanno rapporti sessuali con soggetti al di fuori del gruppo di appartenenza si vanno a nascondere, come ad esempio dietro un cespuglio, ed al momento dell'orgasmo del maschio gli mettono una mano sulla bocca affinchè non sia avvertito da altri il loro copulare.

Da ciò si potrebbe dedurre che nella società degli scimpanzè, anche se in forma rudimentale, vi sono delle regole morali di comportamento.

La scimpanzè è coscente di compiere un'azione immorale accoppiandosi con un soggetto con il quale non dovrebbe allacciare un tipo di relazione così intima.

 Questa deduzione ci fa pensare che l'umana gente non possiede una morale innata superiore a quella degli animali, possiede invece un cervello ed una società più complessi, che richiedono solidarietà diverse e più articolate.

Con la società umana nascono esigenze comunitarie prima inesistenti, che rappresentano la condizione in cui si forma il volere collettivo, Se infatti esiste una comunità deve esistere il volere comunitario.

Ed infatti il costante incremento demografico ha generato delle regole di comportamento morale valide per tutti. Basta pensare che 100.000 anni. fa si presume che gli abitanti della terra fossero 30.000 unità. Al comparire dell'uomo moderno e cioè 40.000 anni fa 800.000. Dall'anno zero con il calendario in uso (2.013 anni) 160 milioni. con l'inizio del XX° secolo un miliardo e mezzo ed oggi circa sette miliardi.

I valori sulle quantità ipotetiche di popolazione nella preistoria sono stati elaborati con il concorso  multidisciplinare dei dati: antropologici, archeologici, etologigici, etnologici, zoologici, geografico-geologici e climatologici, etc.

Per finire è doveroso interpellare la neurologia la quale ci dice che nasciamo con la capacità di essere morali grazie all'evoluzione. In un capitolo precedente abbiamo parlato del "CP" cioè della corteccia prefrontale orbitale ed è proprio lì la sede  che consente a ciscuno di noi di vivere in gruppi sociali. In poche parole ci dà quelle abiltà morali di cui non siamo consapavoli, ma che sono fondamentali come tutte le altre attività sensoriali.

Non abbiamo solo il senso del giusto e dell'ingiusto, ma siamo anche interessanti all'etica. Siamo capaci di sentire il giusto e ciò che non lo è cercando di scoprirne la motivazione non attraverso le istruzioni sociali o materne ma per mezzo della ragione. La corteccia prefrontale (così sviluppata nel cromagnoide) è un laboratorio di ricerca. Si pone degli interrogativi e costantemente nel suo processo evolutivo ha tentato di darsi delle risposte.

Ma l'evoluzione ha creato solo un cervello preparato e motivato a vivere  in un ambiente in cui esso si preoccupa di come le cose devono essere per essere giuste.

I dettami della morale non albergano nel nostro cervello ma hanno trovato una sede nei rapporti sociali quando l'umana gente diede inizio alle transazioni del dare per avere.  Possiamo quindi sostenere che il "baratto" fù una delle componenti della morale poiché necessitava di regole comportamentali. 

Il problema quindi non è come e quando è nata la morale, ma come e quando è nata la comunità. Questa ovviamente sopporta un grado di egoismo individuale. I gruppi umani che non hanno accettato le regole dell'insieme si sono estinti.

 

Segue con: Homo Onis XVIII° capitolo.

 

 

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