Oro argento e... (incipit hank88)

ritratto di Vecchio Mara

Oro argento e…

Il ragazzo con la valigetta indicò un punto nel cielo.

«Vorrei provare come si sta lassù, un giorno».

La ragazza si riparò gli occhi con la mano e fissò il cielo. Le nuvole si stavano aprendo e dallo squarcio di azzurro filtrava un cilindro di luce. La ragazza pensò a un buco di infinita profondità. Distolse lo sguardo.

«Alle volte non ti riesco a capire», disse.

Il ragazzo abbassò la testa e si incamminò verso la panchina di legno nel mezzo del vialone pedonale. Lei lo seguì.

Si sedettero e restarono in silenzio. Aveva piovuto e l’aria vibrava davanti ai loro occhi.

Il ragazzo inspirò con il naso gonfiando il petto e sospirò. «Più tardi potremmo prendere un gelato».

«È che... non lo so. Hai voglia di gelato?».

«Alla gelateria siciliana preparano una nocciola molto buona».

«Lo sai che a me piace solo il gelato al limone».

«Lo so.».

Il ragazzo si grattò la guancia. «Ma a volte è bello anche cambiare».

Il cielo si stava schiarendo. Lo immaginò come un’enorme macchia carnivora intenta a divorare le nuvole. Tirò su con il naso.

La ragazza posò la testa sulla spalla del giovane e lui non disse niente. Strinse la maniglia della valigia.

«Mamma ha telefonato?».

«No. Proverò a farlo io, più tardi, ma...».

«Secondo te sta bene?».

La ragazza drizzò la schiena e si lisciò la gonna con le mani.

«È da un sacco di tempo che me lo chiedo».

«E hai trovato una risposta?».

«Come pensi che possa sentirsi?».

Tossì, coprendosi la bocca con il pugno. «Lei è così... Non lo so».

Il ragazzo distese le gambe e si concentrò su un bidone poco distante e su tre coppette di gelato abbandonate, impilate una sull’altra.

«Forse avremmo potuto chiederle di venire con noi, giusto per farla distrarre. Che ne so, magari stando all'aria aperta...», disse.

«Non sarebbe mai venuta. La conosci».

Nelle coppette non c’era traccia di gelato. Il ragazzo pensò che la pioggia dovesse aver lavato via ogni cosa.

La ragazza si alzò dalla panchina e guardò le vetrine dei negozi ai lati del vialone pedonale.
“Stanno aprendo, è ora d’andare.”.

Il ragazzo annuì alzandosi a sua volta, l’affiancò e stringendo con la mano destra la maniglia della valigetta, intrecciò le dita della sinistra con quelle della mano destra di lei
“Possiamo andare.”, esclamò sospirando.

Il ragazzo lanciò un’occhiata all’insegna del negozio.
“Entriamo?”.

La ragazza inspirò profondamente.
“Andiamo!”.

Il ragazzo si avvicinò alla vetrina, guardò prima all’interno, poi in direzione della ragazza ottenendo in cambio un cenno d’assenso; allungò la mano e, dopo un attimo d’esitazione, schiacciò il pulsante del campanello.

L’uomo di mezza età, alto e magro come uno stuzzicadenti, intento a sfogliare voracemente le pagine di una rivista patinata, ricca d’immagini povere di contenuti; inarcando le sopracciglia diede un’occhiata guardando al di sopra delle lenti degli occhiali, dopodiché chiuse la rivista, la scostò di lato e, usando il pulsante posto sotto al banco aprì la porta.

Il ragazzo posò la valigetta sul banco, con un gesto rapido dei pollici fece scattare le chiusure, la aprì e, girandola verso l’uomo, mostrò il contenuto.

L’uomo prese un coltello dalla valigetta e verificò la punzonatura, poi guardò i due ragazzi.
“Argento… niente oro questa volta?”.

La ragazza abbassò il capo, il ragazzo fece cenno di no con la testa.

L’uomo controllò che il servizio di posate fosse completo.
“Brutto segno… se si arriva a vendere le posate, significa che siete ormai oltre la frutta… dopo queste che vi venderete?”, chiese con sarcasmo.

La ragazza trattenne a stento le lacrime.
“Qualcos’altro troveremo.”.

L’uomo puntò lo sguardo lussurioso sulla maglietta gonfiata dalle procaci forme.
“Qualcosa troverai di certo.”, disse sorridendo.

Il ragazzo lanciò un’occhiataccia carica di disprezzo all’indirizzo dell’uomo.
“Sicuramente non quello che speri tu!”.

L’uomo mise su un ghigno, un abbozzo di sorriso, poi guardò il contenuto della valigetta.
“Trecento!”.

“Trecento! Ma valgono almeno tre volte tanto!”, sbottò il ragazzo chiudendo la valigetta.

L’afferrò per il manico con la mano destra, con la sinistra strinse quella della ragazza
“Andiamo!”, esclamò strattonandola.

La ragazza si divincolò.
“No! Alla mamma servono i soldi! Dammi la valigetta!”.

Il ragazzo gliela passò senza proferire verbo.

La ragazza la pose nuovamente sul banco, davanti allo sguardo dell’uomo, che in verità mostrava di essere più interessato all’oro dei suoi capelli che all’argento contenuto nella valigetta.
“Dammene quattrocento… e ti prometto che se mai accadrà, sarai il primo a cui la offrirò.”.

Il ragazzo strabuzzò gli occhi.
“Ma sei impazzita?!”, urlò.

“Stai zitto e lasciami fare!”, urlò più forte, con voce stridula, la ragazza.

Il ragazzo s’ammutolì, non l’aveva mai vista comportarsi così; e si che di momenti difficili ne avevano passati altri, - la disperazione la sta facendo impazzire, a questo può portare l’impotenza difronte alla miseria arrembante. -, pensò sconsolato.

La ragazza puntò gli occhi azzurri come il cielo dentro quelli neri venati di rosso dell’uomo.
“Allora, accetti l’offerta?”.

L’uomo da prima rise, poi si fece serio.
“Che valore posso dare alla tua… preziosa offerta… vediamo; la verginità, quella di certo non me la puoi vendere, avendola già spesa… probabilmente con lui.”, disse indicando il ragazzo.

“Non ti permettere, porco pervertito! E’ è mia sorella… e tu accontentati di sognare sfogliando quei giornaletti!”, sbottò il ragazzo facendo un passo avanti con i pugni serrati, indicando con lo sguardo la copertina della rivista, dove campeggiava un busto nudo di ragazza.

La ragazza, fulminandolo con lo sguardo, ne arrestò la veemente reazione, poi con un sol cenno della mano lo fece arretrare.

L’uomo non si scompose, osservando divertito il siparietto attese che tutto si acchetasse.
“Allora stavamo dicendo; la verginità l’hai già spesa, non con lui ma con qualcun altro… così va meglio?”, concluse irridendo il ragazzo, che tenuto sotto scacco dallo sguardo fermo della ragazza non replicò.

“Ma questo in fondo renderà le cose più facili per entrambi.”, chiosò l’uomo intrecciando le mani.

Pregustando l’affare lanciò un’occhiataccia viscida da sopra gli occhiali e, sciogliendo le mani, allungò la destra oltre il banco.
“Una carezza, come caparra?”.

La ragazza avvicinò il viso ch’esprimeva solo ribrezzo, alla mano vibrante di desiderio, l’uomo l’adagiò delicatamente sulla guancia.

La ragazza sopportò, con trattenuto disgusto, il caldo e sudaticcio impatto.

“Ora basta!”, sbottò il ragazzo, rosso d’ira e di vergogna.

L’uomo sorrise e scivolò via stringendole il mento.

L’uomo contò il denaro e lo posò sul banco.
“Quattrocento… più altri dieci per un gelato.”.

La ragazza prese il denaro e, lasciando dieci euro sopra il banco, ghignò: “Ingozzati con il tuo gelato.”

L’uomo prese i dieci euro e la valigetta.
“Gustandolo, penserò a te!”.

Lacrime d’impotente rabbia bagnarono le gote della ragazza.

Il ragazzo, stringendola a sé, lanciò un’occhiata pregna di disprezzo all’indirizzo dell’uomo.
“Andiamo, usciamo da questo inferno.”.

L’uomo li seguì con lo sguardo, ben oltre la porta di vetro; sin quando non li vide svanire in mezzo alla folla.
“La prossima volta mi venderai il tuo bene più prezioso, questo è sicuro.”, disse, tornando a sfogliare la rivista.

Il ragazzo indicò la gelateria.
“Un gelato al limone spegnerà l’amarezza.”.

Seduti sulla panchina gustavano il gelato guardando un cielo finalmente azzurro.
“Ora chiama la mamma, quattrocento euro la rassereneranno… almeno per un po’.”, disse il ragazzo.

“Chiamala tu, non saprei come rispondere se mi chiedesse cosa ci venderemo la prossima volta.”, fece lei, prima di affondare le labbra nel cono di gelato.

Il ragazzo, guardando le poche nubi allontanarsi, si chiese quanto sarebbe durata la breve parentesi azzurra nel loro cielo.
“La prossima volta ci andrò da solo da quel bastardo.”.

La ragazza lo guardò stupita.
“Tu! Da solo… e cosa gli venderai ora che ci sono rimasti solo gli occhi per piangere?”.

“Quello che si merita… né più né meno di quello che si merita!”, sibilò il ragazzo serrando la mascella.

                                                           FINE
 

 

 

 
 

 

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Gradimento

ritratto di Tomaselli Barbara

Ciao Giancarlo!

Molto triste questa storia, poveri ragazzi! Racconto molto emozionante, piaciuto! Buona notte Giancarlo!

Barbara

ritratto di Vecchio Mara

purtroppo...

hanno dovuto imparare a loro spese che Babbo Natale non esiste.

Ciao Barbara.

Giancarlo 

Commento

Scritto  in modo originale, il tuo racconto mi è piaciuto!

ritratto di Vecchio Mara

ti ringrazio...

ma il merito va in gran parte ad hank88 è suo l'incipit io ho solo provato a seguire il suo stile narrativo.

Ciao Mara.

Giancarlo

C'è una terribile contrapposizione.....

.....tra il negoziante, che suppongo anche strozzino, e i due poveri ragazzi che, ormai, sono proprio alla frutta.

Il racconto non dice perché debbano compiere gesti così disperati, ma forse è meglio. Ognuno di noi può immaginare quello che vuole, tanto in questo mondo marcio di oggi il materiale su cui riflettere non manca.

E se da un lato troviamo la cupidigia e la brama di avere, dall'altra, invece, rimane pur sempre la dignità. Disperata, estrema, ma pur sempre dignità.

Ed è quello il bene prezioso che nessuno dovrebbe mai barattare.

E allora cosa baratteranno i due ragazzi domani? Anche qui il lettore si può immaginare quello che vuole.

Io personalmente un'idea me la sono fatta e credo proprio che al negoziante converrà più essere protagonista di uno dei miei racconti horror.....

Sapete già come vanno a finire.....

Bravo Giancarlo e bravo HANK88 (che non conosco ma che conoscerò presto).

 

ritratto di Vecchio Mara

è uno dei racconti...

che ho scritto ispirandomi agli incipit di quella splendida idea estiva di Monidol: Regala un incipit per l'estate. Noterai che lo stile è molto diverso dal mio solito; spiego il motivo: la prima parte, l'incipit, è di Hank 88 (quella con i dialoghi tra i caporali è sua, poi io ho proseguito con le virgolette) io ho provato a immaginare il seguito cercando di seguire il suo stile per rendere il racconto omogeneo. E rileggendolo a distanza di tempo, mi pare che sia venuto abbastanza bene. Ti ringrazio.

Ciao Paolo

Giancarlo 

P.S. prossimamente posterò anche altri racconti, ispirati dagli incipit di altri bravi autori di Net

 

 

ritratto di paola_salzano

Ciao Giancarlo,mi è piaciuto

Ciao Giancarlo,

mi è piaciuto questo tuo racconto...

Ne ho apprezzato soprattutto la tensione emotiva tra i due protagonisti, che si percepisce sia dall'incipit (molto suggestivo), sia dai dialoghi (condotti sempre in modo egregio).

Eh già, la vita talvolta può essere molto dura e sembra che non lasci scampo, ma penso che la via d'uscita che appaia la più scontata o l'unica percorribile, a scapito del proprio modo di essere e dei propri valori, oltre a non essere quella vincente, sicuramente poi ti presenta un conto molto amaro...

Pertanto l'ultima frase del protagonista è più che mai azzeccata, oltre che preludio ad un seguito tutt'altro che scontato.

Complimenti e un salutone.

Paola.

ritratto di Vecchio Mara

hai detto bene...

è un incipit davvero suggestivo, così suggestivo che non me lo potevo certo lasciar passare davanti agli occhi senza costruirci sopra un racconto che, naturalmente, non poteva essere tutto baci e abbracci... una storia dura, degna di questi anni di crisi infinita, che ha visto crescere come funghi i compro-oro... alcuni pure con strozzinaggio incorporato. Ti ringrazio.

Ciao Paola

Giancarlo

ritratto di monidol

Triste...

fa anche un po' incazzare... giustamente, essì ma un incipit così non poteva certo preannunciare balli di gioia. Consola un po' la frase finale del fratello. Piaciuto

ciao

moni

psss pssss....Anche io ho scritto un racconto con questo incipit lo sai? Se ti interessa dare un'occhiata è qui: http://neteditor.it/content/227261/la-mamma-ha-chiamato-incipit-di-hank88

ritratto di Vecchio Mara

è l'ultimo racconto...

che mi aveva ispirato la tua bella iniziativa... ne ho altri cinque o sei, piano piano li riposterò tutti... ora vado a leggermi la tua interpretazione dell'incipit di hank88. Ti ringrazio.

Ciao Moni

Giancarlo

ritratto di Claudio Di Trapani

Un racconto suggestivo...

decisamente triste e senza via d'uscita. La vita di certe persone ai margini sembra essere proprio quella, specie nelle grandi metropoli. Rimane un sentimento di fratellanza che mostra un barlume di speranza... un punto fermo da cui ripartire, magari, ma devo sforzarmi assai per scovare un pezzo di futuro possibile, oltre lo squarcio tra le nuvole.

Piaciuto

;)

ritratto di Vecchio Mara

il futuro...

per alcuni può essere un'ipotesi, una speranza... per molti altri, gli ultimi, i reietti, nemmeno d'illudersi vien concesso. Ti ringrazio.

Ciao Claudio

Giancarlo