Filò.

ritratto di AA.VV. - Autori Vari -

       

                    

          (parafrasi dal dialetto bergamasco di Mauro Banfi)

 
….e a mezzanotte, quando non c’era in giro neanche un anima viva, allora quell’uomo nascosto è venuto fuori, è andato vicino alla tomba della morta ingioiellata e ha preso in mano il piccone e pian pianino ha spostato la pietra di marmo e si è seduto sulla costa della tomba; e allora, slam! è saltato dentro: la cassa era lucida come un cassettone appena lucidato, con la punta del piccone ha cercato di tirare via il coperchio, ma il legno scricchiolava, scricchiolava, sembrava che non voleva aprirsi, allora s’è appoggiato sui due piedi e gli ha dato un colpo, crac! e ha spaccato via tutto.
La morta era lì con la veletta sulla faccia e le braccia incrociate.
Per prima roba gli ha levato il diadema che aveva sulla testa e dopo, per levarle la collana di perle che aveva al collo, ha messo una mano sotto al collo e gli ha alzato la testa.
Gli anelli della mano destra è riuscito a levarli via subito, ma quelli della mano sinistra che erano più grossi e più preziosi e tira e tira…non riusciva a toglierli.
Allora ha estratto il coltello e zac…le ha tagliato via la mano con tutti gli anelli.
E dopo di quell’uomo lì non si è saputo più niente.
Ma una notte è andato a una gran festa in una villa lì vicino al suo paese e quando stava tornando a casa, arrivato al crocevia il cavallo si è impennato e non ha voluto più andare avanti; ha visto là dove c’è la cappella della Madonna una signora vestita di nero.
«Ha bisogno di qualcosa signora?»
E allora la signora gli ha chiesto se poteva portarla a casa.
Allora l’ha fatta accomodare vicino a lui sul calesse e ha cominciato a frustare il cavallo, ma il cavallo invece di andare verso il paese è girato nel viale del cimitero e l’ha portato proprio appena fuori dai cancelli del camposanto.
Lui continuava a frustare il cavallo ma il cavallo non si muoveva.
«Io sono arrivata» gli dice la signora “aiutatemi a scendere per piacere”.
L’uomo non sapeva cosa fare.
Allora scende dal calesse, gira dalla parte della signora per aiutarla ascendere e le dice “mi dia la mano, signora”.
Allora la signora si alza in piedi e gli dice:
«la mia mano ce l’hai tu, ladro!»
 

dedicato a mio nonno

                                                                                                                                    
                 
                                            

                                  
 

Un cordiale saluto a tutte le amiche e gli amici di Neteditor.
I miei genitori (avevano il pallino della narratologia) mi hanno chiamato “Narratore Onnisciente”, ma per i conoscenti sono Nonno Onnio, e spero vorrete chiamarmi così anche voi, per spirito di brevità e di amicizia.    
Oltre a essere un fabulatore di storie per questi ragazzini che mi stanno intorno, sono il portavoce di questo simpatico gruppo di autori, chiamato A.A.V.V. (Autori Vari), quattro amici che si dilettano di narrativa fantastica e dintorni.    
Il nostro Rubrus parlerà qua sotto dei contenuti dell’iniziativa.
 

Questa simpatica banda di autori amici vuole creare una comunità di sodali e amici dediti alla narrativa nello spirito del pop, del weird e del pulp, nel senso anglosassone del termine, vale a dire “popolare”, aperto a tutti i dilettanti e agli appassionati di narrativa breve.    
Infatti, il termine “pulp”, in inglese, si riferisce alle pagine interne stampate su carta non rifilata di polpa di legno (pulp, per l’appunto) che permetteva alle riviste americane di racconti fantastici, negli anni ’20, i Pulp Magazine, di abbassare i costi per attirare il pubblico più vasto possibile in edicola.    
Questo termine “pulpesco” simboleggia lo spirito non snobistico e non elitario del nostro gruppo.    
Non avete a che fare con un cenacolo ermetico o con un club esclusivo di gente con la puzza sotto il naso, arrogante e altezzosa.    
Chiunque di voi si senta pronto per partecipare alla nostra raccolta di racconti, è il benvenuto.    
Noi chiediamo solo un minimo di qualità nella resa della storia, l’evitare qualsiasi lite di carattere personale e in definitiva, il rispetto del regolamento di Neteditor.    
Ma prima di tutto questo, vi chiediamo solo immaginazione e amicizia.
Il resto lo scopriremo solo leggendo e scrivendo.    
Abbiate gioia!    
                                                                                                                               

                         
                                    - Nonno Onnio: illustrazione di Antonio Calzone -

"Qualche tempo fa passeggiavo in montagna con un amico e suo nipote di nove anni. 
Non so come, il discorso cadde su "L'albero degli zoccoli".
In quel film c'è una scena nella quale un contadino racconta una storia di paura su dei profanatori di tombe.
Il bello è che quella storia l'avevo già sentita io, da mia nonna, circa settant'anni dopo l'epoca del film, con pochissime varianti (una gamba invece di una mano).   
Ma non è questo quello che importa.
Quello che conta è che quel ragazzino di nove anni era affascinato da quella storia esattamente come i ragazzini di cento anni prima (e come, qualche anno addietro, ne ero stato affascinato anche io). 
Roba passata si dirà. Al massimo  si aggiungerà “passata da poco” perché la c.d. civiltà contadina, da noi, è arrivata, senza troppi scossoni, fino alla soglia degli anni ’60.
Ma siamo certi, noi internauti del terzo millennio, di non aver nulla a che spartire con quel mondo?  
La domanda è rimasta inevasa fino all’anno scorso, quando, più o meno in questo periodo, Mauro ha pubblicato un post (non chiedetemi se blog o forum, non sono così moderno) sulla tradizione orale contadina con particolare riguardo a quelle narrazioni che, con termine moderno e straniero (l’uso di una parola inglese è significativo) si dice weird e si può tradurre con “fantastico”.
E’ bastata una rapida ricognizione in rete e/o “fare mente locale” per accorgersi che, anche oggi, non è affatto difficile ritrovarne tracce di quelle vecchie storie, un po’ inquietanti.
Quelle narrazioni sono diventate le “creeypasta” (ossia storielle terrificanti, a volte leggende metropolitane, a volte racconti, sempre anonimi e sempre basati sul “mi hanno detto che”) che circolano per il web. Sono diventate le horror short stories che si trovano su you tube e su altri canali simili, dove ce n’è veramente uno sproposito.
Dietro forme apparentemente diverse non è difficile rinvenire la stessa sostanza.
L’esempio più evidente è la storia, senza tempo, dell’autostoppista fantasma, le cui prime versioni risalgono al tempo in cui sulle strade, giravano le carrozze a cavalli e non le automobili. A volte, queste storie diventano racconti di un certo spessore, altre volte rimangono quello che sono, vicende da raccontare attorno al fuoco, magari digitale.
A volte ancora si perdono.
È un peccato perché la persistenza di queste trame e questi intrecci elementari dimostra che essi hanno qualcosa da dire a una parte profonda di noi, così come ce l’avevano per i nostri avi e come ce l’avranno, è lecito supporre, per i nostri discendenti.
Lo scopo di questa iniziativa è quindi conservare queste memorie e perpetuarle, e anche attualizzarle.
Circa un anno fa alcuni di noi, rovistando nei cassetti della memoria, o anche in quelli fatti di legno, hanno quindi ripescato ricordi di storie passate che ben possono ascritte a questa categoria.
Il bello e il brutto della rete è che se, da un lato, è effimera, dall’altro, una volta che qualcosa è sulla rete è estremamente difficile toglierlo, tanto che ci si è dovuti inventare il “diritto all’oblio”.
Da qui a mettere quelle storie in rete con l’ambizione, neanche troppo nascosta, di farle diventare da pastoge , “meme” o contenuti virali che dir si voglia, il passo è stato breve.
L’esito lo troverete sotto, nei link.
A noi è parso interessanti e quindi… perché non riproporlo? Del resto, la caratteristica di quei racconti, antenati – credo – di ogni racconto, è proprio di essere ripetuti e ripetuti e ripetuti e ripetuti con varianti. Quindi, per usare parole 2.0, di essere fluidi e virali.
Dopo un anno, quasi per caso, e forse anche no – nessun l’ha deciso, non ci siamo trovati a tavolino a dire “ehi, riproponiamo e allarghiamo FILO?” e questa ciclicità magari potrebbe voler dire qualcosa – rieccoci qua.
L’Italia è grande, le tradizioni locali tantissime, le storie moltissime, le loro varianti incalcolabili.
Pertanto, se qualcuno vuole aggiungersi, è il benvenuto.
Noi chiediamo alcuni semplici piccoli accorgimenti anche perché la narrazione orale di partenza, per poter essere comunicata, non è mero arbitrio e dadaismo, ma essendo una forma di comunicazione, deve essere diretta a un interlocutore col quale stringe un patto.
Niente paura, comunque – non ancora, almeno.
Le richieste che rivolgiamo sono davvero poche e semplici:

Chiunque voglia partecipare a questa raccolta di storie chiamata “Filò”, non deve fare altro che:

1) Postare sul suo profilo personale il racconto che riporterà la dicitura “Filò”, prima del titolo della storia pubblicata;
2) Indicare prima del testo il link a questo format del gruppo A.A.V.V. (autori vari);
3) Inserire nei commenti di questo format il link al vostro racconto.

Ad ogni modo, per chi lo trovasse più comodo, è permesso ed è possibile pubblicare direttamente la propria opera nei commenti di questo format.    
Ovviamente i commenti nel format sono liberi da qualsiasi regola, se non quelle inerenti al regolamento di Neteditor.    
Ad ogni buon conto, se qualcuno vuole pubblicare in Filò e non ha ancora compreso bene la dinamica, può richedere il nostro aiuto per messaggio privato o per email, per gli autori che l’hanno in evidenza nel profilo.
Noi per il momento siamo: Mauro Banfi, BRUTTOMABUONO, Rubrus & 90Peppe90.   

Detto ciò, non resta che sedersi attorno al fuoco digitale ed ascoltare."

Rubrus

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ritratto di Mauro Banfi

LA BORDA DELL'ARGINE VICINO A PO di Mauro Banfi

ritratto di BRUTTOMABUONO

*FILO' - A' JANARA*

 
La mia storia è questa: FILO' - A' JANARA.
 
 
 
ritratto di Rubrus

FILO' - Paese d'Ottobre

Il mio contributo, nato da questa storia di tradizione popolare, raccontatami anni fa,

http://www.neteditor.it/content/244605/fil%C3%B2-gatto-nero,

è questo 

http://www.neteditor.it/content/244562/paese-dottobre#new

ritratto di Selly e le bebe rosse

aavv*

 

complimenti a voi, bella iniziativa! per quanto mi sarà possibile vi seguirò. davanti ad un bel camino virtuale

 

ritratto di AA.VV. - Autori Vari -

Grazie Selly: volevamo creare questo clima da stalla virtuale,

o da salotto di silicio, in cui poterci scatenare con la fantasia, nello spirito di una presenza di gruppo amichevole.
Grazie per il sostegno da parte di Nonno Onnio e gli AA.VV.
Abbi gioia
ritratto di 90Peppe90

FILÒ - I muoitti (I morti)

Ringraziando, intanto, Selly per l'attenzione e i complimenti... ecco qui il mio contributo:

http://www.neteditor.it/content/244610/fil%C3%B2-i-muoitti-i-morti

Un caro saluto a tutti!

ritratto di monidol

Filò - La Storia di Pincio

Ringraziando tutta la banda per la bellissima iniziativa.

Ero indecisa se pubblicare o no questa storia, perchè non fa paura, o almeno non è questa credo la sua intenzione, ma è davvero molto antica e la mia famiglia se la sta passando oralmente da generazione in generazione, infatti è interessante come alcuni elementi che oggi farebbero inorridire, sono vissuti come "normali" dal protagonista.

Vabbè sperando di essere rimasta nel tema questo è il link al mio contributo:

http://www.neteditor.it/content/244617/fil%C3%B2-la-storia-di-pincio

Grazie a tutti!

moni

 

ritratto di AA.VV. - Autori Vari -

La storia è davvero stupenda, Monica

e ci consente di fare una precisazione.
Le storie di Filò non devono per forza essere legate a un genere, ma come hai ben evidenziato appartenere a una certa tradizione orale che ha preceduto il racconto, a quel modo di porsi come compagni di immaginazione per il tempo di un racconto, a quel farsi amici con la condivisione di una leggenda, di una fiaba, di un mito.

Ti auguro tanta gioia:
Nonno Onnio
 

ritratto di Rubrus

***

Mi accodo all'osservazione di Mauro. 

 

ritratto di Roberta_M

Ciao ragazzi, le atmosfere di

Ciao ragazzi, le atmosfere di queste storie mi ricordano perfettamente quelle che ci raccontava la mia nonna materna: prendendo spunto da storie già esistenti aggiungeva ingredienti inventati da lei. Con il tono della voce, le pause e le espressioni del viso sapeva creare suspance e ci faceva  restare col fiato sospeso o impietrire dalla paura, ma poi addolciva sempre la pillola trasformando l'orrore in meraviglia.

Quelle storie ho tentato di recuperarle con l'aiuto dei miei fratelli e cugini, ma ancora non siamo pronti a ricostruirle del tutto, ci stiamo lavorando però :-). Ci raccontava anche tante filastrocche.
Se la storia era a lieto fine, ci faceva ridere con questo "gran finale":

 

I ha fato noze composte, sorzi pelai e gati scortegai.

E mi che ero soto la taola che pestavo ‘l pever

No i m’ha dato gnanca ‘na goza da bever

I m’ha tirò n’osso ntela schena

Che l’è ancor qua che ‘l me remena.

 

Grazie per questa iniziativa.

ritratto di AA.VV. - Autori Vari -

Ti ringrazio per questa toccante testimonianza, Roberta:

e vi auguro di riuscire a portare a termine l'importante lavoro di riscrittura e salvataggio di quell'affascinante tradizione orale.
Nelle storie le persone amate non muoiono mai del tutto, ma si trasformano in gioia.

Abbine tanta anche tu!

Nonno Onnio

ritratto di Elisabeth

Filo'

 

 

Questo è il mio contributo.

La leggenda ha pochi elementi, ma io l'ho trovata affascinante.

E' la leggenda del Rifrullo del Diavolo. In Piazza Duomo, nei pressi di via dello Studio, si sente una leggera brezza, che nei mesi più freddi si trasforma in vero tramontano.

Quel vento è il «rifrullo del diavolo», un curioso fenomeno atmosferico.

La leggenda narra che:in un giorno di un’epoca imprecisata, il diavolo si fosse messo a inseguire un prete lungo le strade di Firenze, cercando in tutti i modi di rubargli l'anima. 

Giunti di fronte alla cattedrale di Santa Maria del Fiore, l’uomo disse al demonio che, prima di subire l’eterna dannazione, avrebbe voluto pregare un’ultima volta. Il diavolo acconsentì, appoggiandosi al Duomo nell’attesa che il prete uscisse.

Il sacerdote ovviamente approfittò di questo momento d’ingenuità per fuggire, servendosi di un’altra delle porte della Cattedrale senza che Lucifero se ne accorgesse.  

Nel frattempo Satana, annoiato per la lunga attesa, aveva cominciato a sbuffare, sollevando così una leggera brezza. Scoperto l’inganno, il soffio diabolico si tramutò in un vero e proprio turbine.

http://www.neteditor.it/content/244662/fil%C3%B2-il-rifrullo-del-diavolo

 

ritratto di AA.VV. - Autori Vari -

Cara Elisabeth,

ti ringrazio per aver partecipato a Filò con il tuo bellissimo racconto che ci narra una delle tante interessanti storie che ha generato e ancora crea la tua stupenda città.
Un bel abbi gioia da Nonno Onnio e dagli AA.VV. !
ritratto di Rubrus

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Una leggenda urbana, dopo le leggende e le storie di campagna. E' da notare ed apprezzare come il tuo racconto abbia dato una lettura del tutto personale e autonoma della storia di partenza. 

ritratto di Massimo Bianco

Una bella iniziativa,

Una bella iniziativa, ragazzi. Certo che organizzare qui si Net iniziative collettive ora che il forum è stato abolito diventa assai più complicato che in passato. Adesso mi dedico alla lettura dei vari Filò, li avevo già notati giovedì me ho deciso di tenermeli da leggere tutti insieme oggi. Certo però che 'ste chiacchiere in bergamasco sono proprio fastidiose, per leggere prima ho dovuto toglierle.

Una cosa non ho capito, se le tradizioni su cui scrivete devono essere tutte rigorosamente autentiche, cioè storie che voi stessi avete udito raccontare e che voi vi limitate a "narrativizzarle", "romanzare" - e in tal caso io, temo, non parteciperò mai perchè non conosco assolutamente leggende liguri ( o di altri luoghi) da presentare, vi parrà strano cari AAVV, pare anzi strano pure a me, ma non me ne viene in mente proprio nessuna - oppure se basta un piccolo spunto di partenza, una tradizione base, anche davvero da poco e poi voi autori ci ricamate sopra inventandovi di fatto la storia vera e propria che raccontante - e in tal caso è come se avessi già partecipato anch'io, perché è proprio quello che io e Twin avevamo fatto quando, partendo dalla tradizione del monumento ai caduti di Savona che batte ogni giorno 21 rintocchi di campana per commemorare i morti in guerra durante i quali il traffico sia pedonale sia automobilistico si ferma, ci eravamo inventati di sana pianta la storia fantastica del "Custode della Memoria" misterioso personaggio che uccideva coloro che non rispettavano la tradizione di fermarsi per commemorare i defunti durante il suono delle campane. Ciao.

ritratto di Rubrus

***

Ciao. L'idea è di partire o da leggende, o da favole raccontate dai propri parenti più anziani. Poi ci si può limitare a riportarle oppure costruire una storia partendo da esse. Tra l'altro non devono avere per forza un contenuto cupo. 

Quanto alle leggende liguri... oddio,  io ne ho sentito qualcuna, tra Streghe di Triora (su queste ho letto anche un romanzo, anni fa)  e una, che però non ricordo assolutamente, sulla grotta della Basura a Toirano. 

A proposito di Bergeggi, poi, mi pare che ce ne sia una che parla di una cappella trasportata in volo o qualcosa di simile - insomma, qualcosa di simle alla casa di Loreto.

 Sono sicuro che see fai mente locale ti ricordi altro.

ritratto di Massimo Bianco

Beh, so che a Triora secoli

Beh, so che a Triora secoli fa c'era stato un importante processo a delle streghe, ma la mie informazioni sull'evento iniziano e finiscono qua, quanto a Toirano e Bergeggi, ohibò, ne sento parlare da te ora pe rla prima volta e sì che tu da quelle parti sei solo ospite occasionale e io a Bergeggi ci sono praticamente di casa!

Va beh lasciamo stare, comunque ho deciso che non sto a commentare tutti i Filò, commenterò solo in calce a quello che mi sarà piaciuto di più e poi qui col copia e incolla, magari con qualche aggiunta. Ciao Rubrus.

ritratto di Massimo Bianco

Filò. Ladies and gentlemen, il vincitore è...

Ok, ho terminato i vari racconti di Filò. Decidere quale di questo racconti mi è piaciuto di più per questa garetta che mi sono divertito a inventare e in cui ho deciso di fare da giudice non è stato facile. Una premessa è però necessaria: Rubrus ha partecipato con la sola leggenda del gatto nero che sta alla base del suo racconto "Paese d'ottobre", ma se fosse stato direttamente "Paese d'ottobre" a partecipare, Rubrus avrebbe vinto a mani basse. Aggiungo che iol racconto partecipante di Elisabeth è un deciso passo avanti nel suo voler confezionare qualche horror, direi che non c'è paragone tra questa storia e la precedente. Il racconto di Mauro poi mi ha tentato parecchio, anche perchè assai ben scritto, perchè fascinoso e perché conoscevo già la leggenda della borda avendola letta in uno dei libri scritti da Francesco Guccini. Ho trovato però qualche lungaggine di troppo, ad esempio a mio giudizio almeno una dei doni d'oro rivelatisi insufficienti a risolvere la sitiuazione donati dalla maga alla protagonista si potevano evitare (io avrei eliminato in toto la parte sul pettine).

E quindi di tutti i racconti dell'iniziativa Filò che sono stati qui pubblicati ho deciso che quello che mi è piaciuto di più (il più bello?) è il racconto di 90Peppe90, perfetto nella sua semplicità, efficacia e concisione, con un finale sorprendente e brillante testimonianza della sua (tua, Peppe) grande creatività. Davvero un ottimo raccontino. Bravo Peppe, hai vinto un bacino sulla punta del nasino da parte mia, ma ti autorizzo a non ritirare il premio, ah ah.