L'anno del cane

Il cane vive accanto all'uomo da migliaia di anni. Nessun altro animale ha imparato a capire i gesti e le parole umane tanto quanto il cane, nessun altro animale riesce a comunicare cosí intensamente con l'uomo.

Quest'anno vogliamo dedicare un posto speciale al cane. Ogni autore é chiamato a scrivere un'opera in cui vi sia un cane come protagonista o tra i protagonisti. Pubblicatela e poi aggiungete un commento a questo avviso inserendo all'interno il link della vostra opera in modo che i lettori possano trovarla facilmente.

 

Per cercare ispirazione e per farvi le ossa ecco tre opere di autori famosi che ci hanno emozionato con storie di cani:

1. Jack London – Il richiamo della foresta.

Buck non leggeva i giornali. Suo padre, Elmo, un enorme San Bernardo, era stato il compagno inseparabile del giudice e Buck prometteva di seguirne le orme. Non era altrettanto grosso – pesava solamente sessantatré chili – perché aveva preso dalla madre, Shep, un pastore scozzese.

Non gli costò fatica imparare a combattere a colpi di denti, con lo scatto fulmineo del lupo: così avevano combattuto i suoi progenitori dimenticati; essi resuscitavano in lui l’antica vita, e le antiche astuzie che avevano trasmesso a tutta la specie erano le sue stesse astuzie. Riaffioravano in lui senza sforzo, senza che dovesse scoprirle, come se le avesse possedute da sempre. Quando nelle notti tranquille e gelide puntava il naso in direzione di una stella e ululava a lungo come fa il lupo, erano i suoi antenati, morti e ormai polvere, a levare il muso verso le stelle e a ululare giù dai secoli attraverso di lui.

Buck é il protagonista del “Richiamo della foresta”, il bellissimo romanzo di Jack London classificato a torto come libro “per ragazzi” in realtá una grande storia di vita cruda, crudele e meravigliosa allo stesso tempo, in cui i cani tornano ad essere “cani” veri, quasi selvaggi.

 

2. Roald Dahl – Mr. Feasey.

Roald Dahl nel racconto Mr. Feasey ci porta in un mondo in cui i cani sono atleti rispettati e ammirati e diventano il sogno di gloria dei due protagonisti Claud e Gordon che grazie ad un astuto piano diventaranno, forse, ricchi.

 

3. Stephen King – Cujo

Vic si era alzato subito e aveva visto un cane enorme che usciva dal fienile. Nel primo attimo di confusione si era chiesto se fosse davvero un cane e non qualche strano e brutto esemplare di pony. Poi, quando il cane era emerso ciondolando dall'ombra dell'ingresso del fienile, aveva visto i suoi occhi tristi e si era reso conto che era un San Bernardo.

Che cosa ti ha preso, vecchio mio?” domandó Gary. Non aveva mai sentito Cujo ringhiare in tanti anni che lo conosceva, da quando i Camber lo avevano preso. A dire la veritá, non avrebbe mai nemmeno immaginato che il vecchio Cujo potesse ringhiargli contro.

Stephen King trasforma il miglior amico dell'uomo in un incubo, un mostro dotato di una forza sovrumana.

 

Buon divertimento e in bocca al lupo.
La Redazione

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ritratto di Quinzioatta

Direttamente dal cuore...

ritratto di luciotto

IL PICCOLO GABBIANO

Il semaforo lampeggia il verde. Volto la testa a sinistra. Lo sguardo si ferma sulle automobili inchiodate difronte al palo rosso. Alla mia destra, sull’asfalto infuocato del lungotevere e a pochi metri di distanza da me, c’è un uccello. Una fausta razza bestiale perché fornita di ali che permettono loro di prendere il volo e dileguarsi in cieli più tersi di quello di Roma. Il piccolo gabbiano è fermo sotto il solleone nel mezzo dell’ampio  viale. Incosciente e determinato nel suo misterioso proposito. Attraverso le strisce pedonali e comincio a camminare sotto i platani fronzuti, sul marciapiede putrido di orina e birra irrancidita. Il fogliame  verdeggiante mi ripara dalla calura. Più mi avvicino al volatile e più sento i suoi strilli acuti penetrarmi le Trombe di Eustacchio. Mi fermo a pochi passi da lui,  persuaso del pericolo cui va incontro: schiacciato mille  volte dalle ruote delle macchine.
Mi volto indietro con la speranza di un guasto improvviso ai semafori. Una  Kawasaki si sta avvicinando a una velocità pazzesca e il rumore del motore supera lo stridio del piccolo gabbiano. Come frecce di un barbaro contemporaneo, le due ruote lo schivano. Lo strenuo corridore non se n’è neanche accorto. L’attrazione tra i due sembra essere lontana un miglio. Rimane nell’aria l’odore acre di gomme bruciate e benzina. Non sono riuscito ancora a stabilire chi sia superiore e virtuoso, l’uomo o l’animale, ma so che resterebbe un giudizio soggettivo.Un senso di trepidazione mi coglie d’improvviso, mentre la prima fila di automobili prende  velocità e si avvicina. Il progresso dell’umanità ha contribuito in una piccola parte all’estinzione di un primitivo ambiente naturale. Che cosa posso fare?  mi domando. Immolarmi  per una razza volatile che dalla mattina alla sera tardi si appropria del cielo di Roma e lascia ovunque in ricordo le sue candide feci?  Non posso rammaricarmi con il piccolo gabbiano, come fa lui in questo pendente. Ma con chi se la prende? 
Phss! Via! Via!
grido, gesticolando con le mani... Come ancora diverse case del centro sono state condannate in au
Finalmente!
 Il piccolo gabbiano, ancora inetto a destreggiare a dovere le ali, si appressa all’altro lato del lungotevere,  stridendo e a passetti solleciti. Ecco chi sono io a quarant’anni suonati: un conte, padre di famiglia, scrittore, ma anche un amorevole padrone di una cagnetta spagnola. Mi ricorda il mio recondito passato e poi, chi sa...
Mi nasce il sospetto che l’uccello esista o sia solo un’immagine onirica. Infatti l’ho perso di vista! Proprio quando le carrozzerie multicolorate mi sfrecciano dinanzi, lasciando dietro un ondata di diesel. So per esperienza che prima della fine della sfilata metallica trascorreranno dieci minuti. Scatterà il verde e poi: Non lo rivedrò più il piccolo gabbiano?
Sul marciapiede a tre platani di distanza da dove si è appena conclusa la scena di suspense, proprio dove si estolgono le scale di marmo dall’argine del fiume, si è parato un punk bestia. Sono la  versione moderna degli hippies  degli anni settanta, con l’aggiunta dei cani randagi che scortano il loro  vagabondaggio e servono a far guadagnare loro spiccioli. Così si asserisce in giro. Un’altra loro attività lucrativa penso che sia lo spaccio di canabis. Sono solo dicerie? Lui non mi sembra tanto fiorente ma sdentato, con un volto vizzo e segnato dall’acne. Indossa una laida camicia sanguigna e uno zainetto in spalla. Accanto a lui scodinzola un cane smagrito e abulico, dal pelo canuto, un misto tra un cane lupo e un weimaraner.
 ‘’Vuoi del fumo!’’ mi chiede così su due piedi senza elucubrare.
Potrei essere un poliziotto in borghese... penso con logicità. Ma forse ha ragione lui. Evidentemente è già fatto! Deduco, fissando i suoi occhi intorpiditi. Cinzia la trovai in un canile di Porta Portese, sola soletta rinchiusa in una gabbia. Ero lì per beneficenza. Quando mi vide corse  verso di me, infilando il musetto tra le sbarre e leccandomi le dita di una mano. Non resistetti e la portai via dal reclusorio. Mi nasce la curiosità di saperne di più dei punk bestia e delle loro infime attività, specie quelle ai danni dei nostri più cari amici.
‘’Quanto vuoi?’ gli rispondo partecipando al gioco, anche un po’ pericoloso.
Si mette a ridere con i tre denti sotto e uno sopra, prima di rispondermi: ‘ Non qui... seguimi a distanza fino a Piazza Trilussa!’’ risponde l’iberico, passandomi accanto con lo stesso risolino di poco prima impresso sul  viso butterato.
Ora lui attraversa Ponte Sisto e mi posso muovere anch’io, come un segugio a due zampe senza la compagnia della mia Cinzia. Scatta il verde, proprio mentre riconosco l’ispanico seduto sulle scale della fontana barocca a baloccarsi con il cane.
Lo farà solo per opportunismo, per non attirare l’attenzione... penso.
Non è solo sui gradini. Una giovane coppia di gay si sbaciucchia alla portata di tutti i turisti. Mi guardo intorno per assicurarmi che nessuno mi tenga d’occhio. Mi siedo a pochi centimetri dal punka bestia, come se non lo ravvisassi neanche da dieci minuti.
’’ So’ cinquanta euro!’’ dice lui tenendo fermo il cane intento a sniffare una sandalo, prima leccato a casa dalla mia Cinzia.
 Senza guatarlo in viso e facendo finta di telefonare con il  cellulare, rimugino sulla sua richiesta. C’è da fidarsi? Ma che vuoi che siano cinquanta euro e poi ti porteranno alla verità sui maltrattamenti dei cani?!
 ’’Ti posso fare una domanda?’’ gli dico mentre gli passo sotto mano la banconota arrotolata, come un candido avventore della calle. In fin dei conti sono sempre un conte ! penso.
Lo spagnolo segue la mia mossa con sguardo tonico e poi fa un segno al cane che me la strappa dalla mano con  i denti giallognoli e acuminati.
Gli ha imparato pure questo...? dico tra me, seguendo la mano del mio vicino prendere dalla bocca dell’animale la banconota. ‘’Alla svelta però ...’’ mi risponde nervosamente, sprigionando dalla bocca un fetore di alcol.
‘’Perché non gli dai da mangiare a questo poveretto?’’
Lo spagnolo mi fissa con uno sguardo trasecolare ma mordace, allungando un po’ le labbra e ostentando un dente lucente in una bocca atra.’’ Aspettami qui per dieci minuti...’’ per ancorare le diverse corse di entrare in qualificazini di esre cosi interi per soddifare i reigiuarditi in caos di felitirie di ficare ancora ti di spiur sirotri dguruetyreu di cgierutieru ducgerener
Senza aggiungere altro e facendo segno al fedele amico di seguirlo, il punka bestia scende gli ultimi scalini e comincia a incamminarsi verso Vicolo del Moro, mescendosi tra i passanti. Dal cuore di Trastevere non intravedo cani o zampe ma solo le gambe e polpacci spogli dei passanti che  vanno e  vengono dai vicoli limitrofi. Alzo lo sguardo  verso il cielo lustro con la speranza di rivedere il piccolo gabbiano, ma dagli uccelli che sorvolano la piazza mi rendo conto che è una gesta fallita in partenza.  Do’ un’occhiata al cellulare per controllare l’orario. E’ trascorso un bel quarto d’ora. Lo spagnolo è in ritardo! Ma non ho detto di essere un’animalista?  E mi son scordato che sono un conte sposato con moglie e  figli a carico? I punka bestia non solo maltrattano i cani, ma imbrogliano anche la gente? Vivicidiati gemeratir idee cofabricati di solidita cansi distra
 Penso che lo spagnolo  aveva dedotto  che quel signore così tanto premuroso verso gli animali  possedeva un cuore talmente puro che cinquanta euro gli si sarebbero potuti carpire con facilità... Non è così? Solo al pensiero che neanche un centesimo dei miei soldi finiranno spesi a vantaggio del povero cane, mi rende rabbioso, con la bava alla bocca. Mi alzo e me ne vado, riflettendo che in fin dei conti ho avuto in poco meno di mezz’ora il responso che desideravo e ora non mi resta altro di spargere la voce a difesa dei cani randagi. La mia Cinzia non è di nessuna razza animale, ma il suo padrone la rispetta lo stesso, nonostante sia iberica come il ladro che mi ha derubato. Dippendenti di sauture di solirdita, diferenziatroei di sua di ferenziatori da suale di finanziatroi di saluti d evi disonortifaicare di saluti de precare i sonostri saluti di casa ancora di pericoili di stratturare di silenzio  collegamento di rova di scarroreter

E’ sera. Sono seduto in terrazza a contemplare il divino pennello dipingere il crepuscolo dietro la cupola di San Pietro e i tetti di Roma. I soliti stormi di gabbiani eseguono la colonna sonora di un film  in corso su questo eccelso sfondo. Una sola nota è stonata stasera: sulla cupola del campanile barocco confinante il panoramico  verone, il piccolo gabbiano si lamenta  ancora con la stessa energia e tristezza.
Non posso credere ai mie occhi e alle mie orecchie. Dopo tutte queste ore?
 Che concomitanza!  Non è la prima volta per me e un  vago sentore mi suggerisce che non sarà l’ultima.Chi sa se mi ha riconosciuto? O forse mi vuole ringraziare per avergli salvato la vita?
Spesso gli animali sono più compassionevoli di noi, ma nella loro ossequienza non gliene diamo atto. Mi accorgo che a pochi centimetri da lui  si è parato un mero gabbiano. Di quelli colorati di argenteo, con un portamento fiero,  si ritrasformano rsit urrati  di seraficiatos diffferenziatiat0o  catastrofale  beneficiario doi salutario  actastale di fosrzaun becco minaccioso e soprattutto ali larghe e possenti come l’aereo di linea che sta sorvolando la terrazza. Il piccolo gabbiano invece prosegue a stridere, muovendo le zampette in direzione del vicino che a sua volta si allontana di qualche passo e con aria serafica fissa all’orizzonte le colline di Monte Mario imbrunite dal tramonto.
I due gabbiano non avranno un legame di parentela? Ma sì... che ingenuo che sono stato a non pensarci prima... sono madre e figlio!
Ecco perché il piccolo gabbiano si disperava, rischiando di essere investito sul Lungotevere. Aveva perso sua madre!
Mi alzo in piedi. Cerco di seguire da vicino la scena pietosa,  provando a non finire giù in strada, non avendo le stesse loro ali a disposizione.
Aspetto con ansia un gesto di ristoro della madre rispetto al figliuol prodigo, mentre penso alle centinaia di film  visti e rivisti sugli schermi del cinema: una madre che con le lacrime agli occhi e a braccia aperte accoglie il proprio caro perduto, con il sottofondo di un orchestra di archi in minore... Finora mi sono pervenute solo le urla sconsolate del piccolo gabbiano indirizzate al genitore impavido e diffidente.
 Perché la madre non prende il volo sulla città se non lo vuole accogliere sotto le sue ali ?  La natura è molto meno tenera degli esseri umani.
 Forse mi sono sbagliato nel giudicare duramente il punka bestia? Gli animali  sono  veramente superiori agli esseri umani?
 
Non potrebbe essere proprio questa la cagione dello strano comportamento della madre  verso la progenie? Dopotutto a pensarci bene  lei non avrebbe tutti i torti:  il piccolo gabbiano dovrà al più presto aprire le sue ali e prendere il volo nell’immenso cielo di Roma, andando incontro a molti pericoli, da solo... E’ trascorsa la notte, insonne per me, dopo le avventure vissute ieri sulle sponde del Tevere. Cammino sotto gli stessi platani mentre Cinzia si poggia sulle zampe posteriori e fa la pipì.  All’albero successivo comincia a girare un paio di volte su se stessa per poi fermarsi nella posizione più confortevole. Il guinzaglio le si attorciglia intorno  ma non perdo la pazienza: da ieri ho imparato a venerare gli animali e non solo loro. Tiro fuori dai calzoni il sacchetto e ripulisco l’albero dagli escrementi della cagnolina. Cinzia riprende il nostro percorso sul lungotevere, inconsapevole di passare accanto al fatidico luogo del mio primo incontro con il piccolo gabbiano.
Oggi per fortuna il volatile non c’è lì nel mezzo della strada trafficata e non so neanche se ieri sera ha finalmente ripreso il volo sui tetti della città,  in piacevole(spero) compagnia della mamma.  Mi  voglio immaginare i due gabbiani insieme sorvolare la cupola di San Pietro alla tenue luce del crepuscolo e al canto gracidante delle loro voci. All’altezza della scaletta che porta al Tevere, Cinzia s’imbatte in un cane  a me non nuovo, pelo canuto e un muso oblungo. Sì, è proprio lui! Il fedele compagno  a quattro zampe dello spagnolo! Ma lui dov’è? Mentre i due cani, forse conterranei, si stanno annusando a vicenda e sembrano simpatizzare ,  si ode un fischio proveniente dai gradini della scaletta. In cima al muraglione  appare  la testa dello screditato padrone. I suoi occhi mi riconoscono in un  batter d’occhio, tanto da sparire con la stessa velocità con cui erano apparsi dal fiume. Il suo cane smette di trastullarsi con Cinzia e da fedele servitore segue il capo, correndogli dietro e imboccando la rampa che porta al Tevere. Mi affaccio dal muraglione, tirato da Cinzia che non vuole perdere il suo amante e riconosco la maglietta punicea  muoversi velocemente sull’argine del fiume, seguita dal suddito a quattro zampe. Stanno scappando... dico sottovoce a Cinzia che già guaisce. Il rumore  forte di acqua che scroscia sull’asfalto e l’odore penetrante di disinfettante, mi fa voltare lo sguardo in direzione del già noto semaforo. Due spazzine stanno scopando il marciapiede.
Cinzia s’innervosisce,  vedendo avvicinarsi i fasci di erica che sembrano volerla ramazzare. ‘Mi scusi...’  mi dice la giovane donna                                                           ‘’Non si preoccupi...?’’ le rispondo, tirando Cinzia verso di me per non intralciare il movimento regolare della scopa. All’altezza del liceo Virgilio ci sono tre  autocarri parcheggiati sul marciapiede. Intorno a loro vedo alcune persone che portano in spalla una macchina da presa e tengono in mano un microfono. Una donna bionda in jeans e maglietta bianca con un paio di occhiali da sole che le coprono buona parte del viso, dà ordini a destra e a manca.
Studi Cinematografici  c’è scritto su uno sportello di un camion.
Intanto la troupe seguita dalla regista, attraversa il viale facendo attenzione al traffico.
‘’ Si potrebbe spostare per cortesia?’’ mi dice la donna. Io tirò il guinzaglio e mi sposto con Cinzia accanto alla sponda. ‘’Che cosa state filmando?’’ domando alla regista.
‘’Un documentario sui gabbiani... per una nota televisione regionale ...’’ mi risponde lei in fretta, dando istruzioni all’operatore.
Non posso crederci!  
Da qualche parte nella mia mente sogno il piccolo gabbiano sorvolarmi la testa per tranquillizzarmi della sua presenza. Grazie a questa troupe cinematografica, come se loro fossero venuti a filmare lui e magari anche sua madre, insieme a sorvolare le acque torbide del Tevere. Non posso non tenere d’occhio la camera da presa, con la speranza d’incontrare i due uccelli , proprio lì poggiati sulla superficie del fiume a caccia delle loro prede preferite: carpe e cefali. Non riesco a distinguere i volatili l’uno dall’altro; mi sembrano tutti uguali i gabbiani sia nel portamento che nel roco canto delle loro  voci. Girano intorno alla preda così velocemente che la macchina da presa ha difficoltà a inquadrare la scena di caccia.
‘’Ma chi è quel pirla?’’ dice l’operatore alla regista, fermando la ripresa e indicando con la cinepresa un uomo buttarsi nel fiume.
Mi affaccio anch’io dalla muraglia e riconosco lo spagnolo che si dimena nell’acqua agitata, mentre il muso oblungo di un cane spunta dietro le sue spalle.
‘’ Ma si è buttato nel fiume per salvare il cane?’’ domanda la regista, affacciata anche lei, prima di aggiungere:’’ Riprendi! Riprendi la scena...’’ aggiunge,  urlando  verso l’operatore.
‘’Vedrai che ce la fa a conquistare l’argine...’’ dice il collega che tiene in mano l’asta del microfono diretta verso il fiume... Mi avrà fatto pure la sola, lo spagnolo, ma ora per me ha preso l’aspetto di un eroe cinematografico.
E’ il miglior attore e padrone che il suo cane  si poteva sognare!
‘’ Riprendi quei gabbiani...!’’ urla la regista, indicando con una mano due uccelli che si sono messi a girare intorno al punka bestia e al suo cane..
‘’Non ci posso credere... sono loro... madre e figlio !’’ dico ad alta voce.
‘’ Eh? Ma di chi parla...’’ mi domanda la regista, incuriosita. ‘’Io non vedo altre persone, in acqua?!’’
‘’ No... non uomini, ma gabbiani!’’ le rispondo.
 Intanto anche le spazzine sono accorsi per  seguire la scena drammatica in corso sulla sponda del Tevere: lo spagnolo segue i due volatili in un percorso senza corrente dove si può avvicinare  più in fretta all’argine. Anche il piccolo gabbiano sorvola le teste dei dispersi, destreggiando le ali come un uccello adulto.
‘’Ce l’ha fatta!’’ urla  la mora spazzina.
‘’Si è aggrappato con una mano al terrapieno...’’ aggiunge la regista della troupe. ‘’Continua a riprendere la scena... che documentario!’’
Il cane è il primo a mettere le zampe sulla terra ferma e ora si scuote l’acqua di dosso. Lo spagnolo lo segue, tirandosi su a fatica e rimanendo fermo a  riprendere fiato, con i piedi ancora nell’acqua. La sua camicia è ancora più sanguigna di ieri, ma ora anche più pulita. Intanto i due gabbiani stanno riprendendo il volo  come me li ero sempre sognati: madre e figlio  stridendo e sorvolando Ponte Sisto una accanto all’altro in direzione dell’eterna cupola di San Pietro.

                                                                                                                                                       

 

ritratto di Max Pagani

Suggerimento/istruzione della redazione

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ritratto di luciotto

http://www.neteditor.it/conte

http://www.neteditor.it/content/246104/il-piccolo-gabbiano

ritratto di michaela gabriele

A Sophie

Senza bisogno di parole
mi hai saputo dire
le parole giuste
con quel tuo sguardo languido o vivace
di chi ama e lo dice anche se tace
senza mani per accarezzare
mi hai saputo cullare
facendomi sentire sempre
che eri lì in ogni momento
in cui avevo bisogno di affetto
e lo capivi anche se io non
l'ho mai detto
perchè quel legame che ci univa
era più forte di una catena
e senza bisogno di giunzaglio
in ogni strada mi hai seguita
e non hai commesso mai uno sbaglio
semmai è stato il mio l'errore
prendere per scontato il tuo amore
e non avertelo sempre dimostrato
E con te mi sentivo sicura
come chi non è mai sola
anche nella solitudine più scura
tu eri lì con me
incredibile creatura
e non c'era paura
Adesso che non so più dove sei
forse capisco ancor di più
quanta forza hai avuto
per stare fino alla fine a me accanto
senza lamenti e senza lacrime
ma solo qualche morso per dirmi ti voglio bene
e sei andata via così
lasciandomi gli ultimi ricordi felici
delle mie attenzioni
dei nostri sguardi riconoscenti
della mia carezza e dei tuoi forti denti
che gentili mi prendono la mano sapienti
come nessuno mai saprà mai dirmi grazie
solo con uno sguardo solo con un fiato
..e sola, con il tuo ultimo commiato ci hai lasciato
senza dire addio perchè tu sola
hai saputo soffrire in silenzio
provare dolore senza farcelo pesare
senza lamenti e senza lacrime
sei andata via
per un ultimo sacrificio d'amore
come di chi ha sempre amato
senza volere in cambio niente
solo la tua presenza
perchè dell'amore carpivi l'essenza
La tua assenza non potrò sentire mai
perchè non ci sarà mai un vuoto
che tu non abbia già riempito
e se piango è perchè solo ora l'ho capito
quanto bene mi hai voluto...
Addio Sophie, anzi arrivederci
http://www.neteditor.it/content/245937/lanno-del-cane

ritratto di Mauro Banfi

Ecco il mio "Bastardo!" contributo, Redazione:

                                                 "BASTARDO!"

http://www.neteditor.it/content/245940/bastardo#comment-713183

Naturalmente non potevo mancare alla celebrazione dei miei amici canidi.
Grazie ancora per l'ottima iniziativa: buona gioia ai tanti partecipanti.

ritratto di Giuseppe_Conti

Ritorno a casa

ritratto di Jazz Writer

Vita da cani

Pubblicherò una serie di racconti sui cani, racconti brevissimi, quasi tutti biografici... lo farò in omaggio a questa bella iniziativa. Qui ne voglio mettere uno solo, un anticipo diciamo. Complimenti alla Redazione per l'iniziativa: il cane è l'animale che di gran lunga amo di più.

 

Vita da cani

 

Seguivamo quella signora; lei era magra, e camminava svelta, ma aveva una borsa piena di carne e avrebbe anche potuto perderne un pezzo. Dopo la Posta vedemmo sulla via laterale un gruppetto di randagi come noi che rovistavano nei rifiuti, e ci avvicinammo. Il loro capo ringhiò. Era troppo grosso, arrabbiato e cattivo. Cambiammo strada fin che trovammo il nostro amico barbone, che ci gettò un pezzo di pane. Io lo lasciai a Lilly, e rimasi di guardia mentre mangiava.

ritratto di Claudio Di Trapani

Potevi pubblicarne

contemporaneamente più di uno, vista la brevità. Comunque, dal primo che ho letto posso dire che hai felicemente condensato in poche righe le percezioni acuite al massimo del nostro caro amico cane, più il senso dell'altruismo finale che sembra una costante del suo modo di agire verso quegli esseri (simili o umani) che lui così spesso ama.

Piaciuto

ritratto di Jazz Writer

Grazie Claudio

proprio stamattina ne pubblico una decina nella sezione racconti, li chiamerò Vita da cani...è una raccolta di brevissimi, 6 o 7 righe, che descrivono storie biografiche e autobiografiche di cani, animale che adoro.

Poi partirò per un viaggio...intanto ti saluto, starò via un po'. Buona scrittura e buon permanenza.

ritratto di Rubrus

L'anno del cane

Buon anno e lieto di rivedervi attivi. 

Tempo fa scrissi sui cani questo racconto che, nell'immediatezza, vi ripropongo. http://www.neteditor.it/content/161468/uomo-mannaro 

Mi riservo comunque, non essendoci un termine per quello nuovo, di inviarvene un secondo, Cordialità.

 

ritratto di Elker Errani

Fanfiction per l'anno del cane

A me piacciono i cani. Inoltre,neanche a farlo apposta in questi giorni stabo leggendo della saga di Balto. E,appena qualche ora fa mi è venuta l'ispirazione per la mia storia.
http://www.neteditor.it/content/245947/john-company-capitolo-1

ritratto di Luigi Chiavarelli

BIMBA

 

BIMBA

Bhe, il gran momento era giunto. Era morto.

Era vissuto sempre ai margini della società, in una solitudine piena di rancore per tutto e per tutti. Chi aveva amato non c’era più da tempo. Viveva in una baracca ai margini della grande citta. Campava di espedienti: carità, piccoli lavori, elemosine, rifiuti dei mercati generali, mense Caritas. Credeva vagamente in una entità superiore che però non amava, rassegnato ai suoi imperscrutabili voleri, ma che certo si era dimenticata di lui. Nonostante tutto, mai aveva pianto in vita sua. Odio e rancore avevano rinchiuso i sentimenti nel profondo, in una gelida prigione.

Bimba aveva raspato alla sua porta in una fredda serata di gennaio. Avrà avuto 5 o sei mesi, non più. Nera come la pece, incrostata di fango e di sporcizia. Una femmina  Labrador, apprese poi. Spalancò nervosamente la porta facendo entrare una folata di freddo e di umidita. “Cosa vuoi bestiaccia, levati dai coglioni ! “ Stava per colpirla con il  bastone quando il suo sguardo incrociò quello dell’animale, rimasto immobile e tremante sulla soglia.  Uno sguardo dolce come non aveva mai visto, uno sguardo che  lo scrutava nel profondo toccando corde dell’anima che da tempo non vibravano più. Abbassò il bastone, si chinò e la prese in braccio incurante della lordura.

Da quel momento la sua vita cambiò. In meglio.

Lei lo seguiva nelle sue tristi peregrinazioni, non lo lasciava mai. Lui le parlava  come non aveva mai parlato a nessuno. Le raccontava la sua vita, le sue disgrazie, i suoi malumori, i suoi rancori. E lei sempre lì, sdraiata  ai suoi piedi, attenta, come se capisse tutto, che partecipasse alle sue preoccupazioni e forse era così.

Passarono gli anni. Lui si incurvò, pieno di dolori e di rancori. Lei si appesantì, non saltava più portandogli il bastone che lui doveva lanciare e che lei con grande precisione gli riportava. Vivevano al rallentatore, mangiando sempre meno, muovendosi sempre meno.

Un mattino si svegliò e non vide il bel muso di Bimba appoggiato al materasso come ogni mattina, in attesa del suo risveglio da chissà quanto tempo. Si allarmò. Dolorante come sempre, si alzò in un  penoso tentativo di affrettare i movimenti, facendo scricchiolare le giunture. Strisciando i piedi andò verso il giaciglio di Bimba nella stanza accanto  e nella penombra, a metà strada, inciampò in un fagotto scuro. Bimba era li, morta, come se stesse venendo da lui.   Probabilmente, sentendo   arrivare la fine, aveva cercato di raggiungere il suo padrone, il suo amico, il suo Dio ma non c’era riuscita, le forze le erano mancate e si era spenta da sola, in mezzo a quella stanza buia.

Rimase in silenzio, accucciato presso di lei, con il cuore a pezzi mentre come una marea montava dal profondo un dolore intollerabile, una pressione invincibile che eruppe alfine con una forza mai provata e riuscì a sgretolare le difese di una vita : pianse a dirotto, pianse come non aveva mai pianto, pianse con singhiozzi liberatori l’unica amica che mai avesse avuto, l’unica che l’ ascoltava, lo capiva, che lo amava. Pianse stringendola al petto quasi a trasmetterle un po’ della sua vita e per la prima volta pregò.  Si rivolse a quell’essere sconosciuto che aveva sempre evitato, che non aveva amato e con il quale spesso si era arrabbiato. “Non ti ho mai chiesto niente, non mi hai mai dato niente, mi porti via l’unico essere per cui valeva vivere. Ma chi sei, cosa vuoi da me, perché mi fai questo. Se ci sei, se mi ascolti fa qualcosa, aiutami….” Non finì la frase, qualcosa si ruppe nel suo petto con uno schianto. Un dolore acutissimo fu l’ultima cosa che provò su questa terra.

E ora era lì, in una luce abbagliante che lo accecava e che non gli faceva vedere nulla ma……era felice, felice come non lo era mai stato. Non capiva, non vedeva, sapeva solo che non avrebbe mai voluto andare via da lì. Tutti i dolori, le umiliazioni, il freddo, la fame, la solitudine, tutto scomparso, solo gioia, gratitudine, profondo benessere . Era quello il paradiso ?

 Cominciò  a camminare verso la luce, lentamente, poi, rinfrancato, sempre più velocemente, a passo leggero, elastico come in gioventù. Una forza d’amore lo attraeva verso la luce mentre ombre indistinte, che l’attendevano, si profilavano all’orizzonte.

All’improvviso una di queste si staccò dalle altre. Non riuscì a capire cosa fosse, chi fosse, ma l’ombra sembrava accelerare, veniva verso di lui con la forza, la gioiosità della giovinezza e poi riuscì a distinguerla: una giovane femmina Labrador, nera come la pece che correva a perdifiato verso di lui, con un espressione di amore, di felicità inenarrabile negli occhi dolcissimi.

“ Si quello era il paradiso, pensò.”

ritratto di Yvan Rettore

CUORE DI CANE

CUORE DI CANE!

Faceva un caldo torrido durante quella estate di tanti anni fa. 

Il bambino che di nome faceva Francesco, mi aveva appena salutato con una tenerezza insolita.

Poi suo padre mi aveva messo in fretta e furia il guinzaglio e costretto a salire sul SUV.                                                                      

Dopo diversi chilometri si era fermato, mi aveva fatto scendere, liberato da collare e guinzaglio.

Credevo volesse farmi correre nel bosco là vicino e invece era risalito velocemente sull'auto ed era corso via come un fulmine.                                                                                                                   

Sul momento, avevo pensato che sarebbe tornato a riprendermi e che mi aveva lasciato lì perché forse non voleva avermi d’ impiccio portandomi con sé.                                                                                 

Ma passarono le ore e quando giunse il tramonto capii finalmente che mi aveva abbandonato.

E' così facile liberarsi di un cane sul ciglio di una strada.

Avevo sentito dire che tanti lo facevano e mai avrei creduto che un giorno sarebbe toccato a me.                                                                                            

Mi misi a piangere e anche se voi umani non potete vedere le nostre lacrime, anche noi sappiamo esprimere la nostra tristezza parlando con i nostri occhi.                                                                          

Mi chiesi cosa avessi mai potuto fare di male per meritarmi una simile punizione.

Francesco mi adorava da sempre, fin dalla sua nascita, quando cucciolo anch'io, entrai nella sua vita.

Facevamo tante cose insieme, dormivamo, giocavamo, passeggiavamo...                                                                                      

I suoi genitori invece si comportavano diversamente.

La madre era piuttosto indifferente e andava su tutte le furie le poche volte che abbaiavo o che la facevo in casa, perché nessuno mi portava fuori in tempo per i miei bisogni.

Il padre invece era spesso scontroso con me e mi trattava con sufficienza.                                                           

Mi mancavano Francesco, la sua casa, le sue coccole ed il suo sorriso.

Ero davvero distrutto e non sapevo cosa fare.                                                                                                                                   

Calò la notte e salì la mia disperazione.

Ad un certo punto, vinto dalla stanchezza, mi assopii.                                                              

Quando mi risvegliai, avevo una gran fame e una gran sete e mi misi a camminare senza una meta precisa lungo la strada.                                                                                                                       

Dopo diversi chilometri, giunsi in una grande città piena di macchine.

Una rischiò perfino di investirmi e l'autista mi mandò non so quanti sproloqui.                                                                                       

Vidi un ruscello, la sete mi stava bruciando la gola e facendomi forza corsi a zampe levate verso di esso.

Bevvi tantissimo, tanto che poi spossato dalla stanchezza e dalla fame, sentii le mie energie mancare e crollai per terra come un sacco di patate.                                                                                                  

Una mano calda sul mio muso mi destò e quando riaprii gli occhi vidi un gigante davanti a me.

Mi stava sorridendo dietro una lunga barba e aveva il volto coperto di peli, quasi come me.

Osservandolo meglio, mi accorsi che gli  mancavano anche alcuni denti.  

Era vestito diversamente dai miei ex padroni. I suoi indumenti erano usati, stracciati in alcuni punti, grigi o neri.

Aveva una grossa sacca ed uno zaino striminzito e con diversi fori.  

Mi accarezzò a lungo e poi mi dette un paio di biscottini che divorai all'istante.                                   

Dopo un po’, mi disse:                                                                                                                                       

"Ma lo sai che sei proprio bello? Mi chi amo Sacha, vengo da un paese molto lontano e una volta ero ricco e avevo molti cani. Ora invece sono rimasto solo e sono molto povero. Ma sono più felice di allora perché sono libero. Però, a volte la solitudine si fa sentire e vorrei tanto avere un vero amico con me. Vuoi diventare mio amico?"                                                                                  

Ancora oggi non riesco a capire sempre il linguaggio di voi umani, ma sentivo che il cuore di quell'uomo era come il mio, pronto ad accogliermi nella sua vita, senza chiedermi null'altro che compagnia  ed affetto. 

Ovviamente non potevo rispondergli, ma i miei occhi gli fecero capire che la sua proposta era accettata.                                                                                                                              

Mi sollevò da terra e prendendomi in braccio, mi mise su una coperta, per poi aggiungere:                                                           

"Non so da dove vieni e con chi eri, ma ricordati che con me sarai sempre libero, perché l'amore nasce dalla libertà. Quindi mai nessun guinzaglio o collare per te. Da oggi se lo vorrai saremo una cosa sola io e te e per questo ti chiamerò Ahcas, il contrario del mio nome. Ci stai Ahcas?"                          

Scodinzolai la coda e presi a leccargli la  guancia pelosa.

Mi sorrise, si distese sulla coperta e ci addormentammo insieme.                                                                                                                    

Oggi, Sacha ed io andiamo di città in città.

Lui fa quello che voi umani chiamate l'elemosina.

A volte quando non beve troppo, suona l'armonica ed io mi metto sempre al suo fianco, senza battere ciglio.

Dividiamo tutto: il cibo, l'acqua, gioie e tristezze, ogni momento.

Sacha non ha una casa calda da offrirmi, non sempre riusciamo a mangiare tutti i giorni e d’inverno non è facile resistere al freddo.

Ma mi ha dato e mi dà l'unica cosa che conta: tutto sé stesso.

Come noi cani facciamo sempre con tutti i padroni, anche con coloro che non lo meriterebbero.

 

Tratto da "Schegge" (breve serie di racconti) di Yvan Rettore - Edizioni Profprom

ritratto di Nino Lacagnina

Nell'anno del cane

Ieri con mio figlio Fabio,

la sua famiglia e la mia,

ci siamo recati

nell'Agriturismo Agricasale

sito nella contrada Ciavarini di Piazza Armerina.

Qui, dopo aver consumato

davanti ad uno scoppiettante caminetto

un delizioso pranzetto

prerarato sapientemente

dalla signora De Bebedetti,

contitolare,

ho preso a girovagare per l'azienda.

Al cospetto di polli, anatre, capre e cavalli,

un cagnone nero,

dallo sguardo languido

e la coda sempre scodinzolante,

si è messo a tallonarmi.

Poi, stimolato forse dal freddo,

lontano dai fabbricati,

al riparo da sguardi,

dietro un muretto,

mi sono lasciato andare

ad un bisognino fisiologico

mentre sopraggiungeva il cagnone.

Raggiuntomi,

mi ha fissato lungamente,

scodinzolato e,

alzata la gamba posteriore destra

si è unito allo scrosciare.

Quindi, dopo aver raspato il terreno

con gli arti anteriori,

strusciatosi alla mia gamba,

si è accovacciato.

Che mi abbia voluto comunicare qualcosa?

Forse,

considerato che in quella attività

lui e i suoi simili

marchiano il territorio,

mi avrà voluto dire:

"Siamo amici, lo hai capito,

ma questo territorio

è soltanto mio.

                       Nino Lacagnina

 

 

 

ritratto di Claudio Di Trapani

Un aneddoto simpaticissimo,

Nino. Ci facciamo degli amici nelle situazioni più insolite. Sono curioso di sapere se dovesse risuccedere una seconda volta. Beh, facci sapere.

;)

ritratto di Nino Lacagnina

nell'anno del cane

Beh, se dovesse succedere nuovamente lo farò sapere . Perchè no! nino

un cane per amico

ritratto di giancarlo buonofiglio

Er cane mio

ER CANE MIO, ME GUARDA, S’AVVICINA, SCONDINZOLA, SGOMITOLA, SBRICIOLA E POI ME FA BAU, CHE È L’ACRONIMO DE BACIO ADESSO UOMO. E FA TENEREZZA A SENTIRLO MENTRE M’ACCAREZZA. POI SE METTE TRA LE GAMBE E ME FA CAPÌ CHE SO’ L’OMO SUO; NUN È DIVERSO DA UNA DONNA CHE VO’ FA’ L’AMORE. ME FA L’OCCHI DOLCI, SE STRUSCIA, ME PIJA LA GAMBA, L’ABBRACCIA E FATTO ER COMODO SUO S’ACCOVACCIA. ME FA SENTÌ DESIDERATO PIÙ CHE AMATO. E’ BELLO VEDELLO ‘NNAMORATO ER CANE MIO. E NULLO SO COM’È STATO, MA SO’ FORTUNATO D’AVELLO ‘NCONTRATO. MO DORME, OGNI TANTO APRE L’OCCHI E PARE CHE NUN HA PIÙ VOJE. ME GUARDA PERÒ, COME ER MARITO CO’ LA MOJE.

ritratto di Piero Tucceri

Ecco il mio contributo

per la nobile iniziativa volta a ricordare l'essenziale e nobile compito svolto dai nostri amici a quattro zampe.

Complimenti per questa encomiabile iniziativa.

 

 

 

http://www.neteditor.it/content/186627/gli-auguri-di-nero

 

http://www.neteditor.it/content/187930/addio-argo

 

http://www.neteditor.it/content/203182/ai-tumuli-di-nero-argo-e-jambi

 

http://www.neteditor.it/content/221951/un-crudele-destino

 

http://www.neteditor.it/content/245928/argo

 

Il cappottino

Ecco il mio contributo!

http://www.neteditor.it/content/245988/il-cappottino-lanno-del-cane

E complimenti per l'iniziativa :-)

 

ritratto di Gusme89

Il mio racconto

http://www.neteditor.it/content/245990/la-seconda-vita

ritratto di teresi giovanni

Freddo giorno d'inverno

Nuvole pesanti di pioggia

stavano ferme sulle tegole,

la neve disegnava cristalli,

tutto era immoto nel cupo silenzio.

Non sentivo abbaiare Pilly,

la mia cagnolina, che sempre festosa

veniva al cancello.

Scrutai il freddo giardino.

Vicino alla ciotola ululavano i suoi cuccioli.

Si volsero piangenti alla triste morte

della loro madre, e ancora increduli

la baciavano con l'affetto di sempre.

Due fredde lacrime scesero

sulle mie gote commosso,

addolorato dalla mancata gioiosa festa

dell'amica più fedele che un giorno prima

mi chiese una carezza.

Il freddo divenne più intenso

al cancello che rugginoso cigolava ...

 

Porco Cane

Cani

ritratto di Angela Albano

Max

http://www.neteditor.it/content/246040/max

Splendida iniziativa, complimenti.

ritratto di monidol

Il mio Bamboccione

ritratto di sp3ranza

I cani pastori del dio/demonio

...ancora da sistemare come opera esoterrica educattiva fatta al volo proprio per questa occasione...

 

..

Cani pastori, teste nere di SERAPIS
 
 
 
 
 

Fedeli Anubi di vecchi serpenti 
confondono il mondo e divorano menti 

Come sciacallo che nasconde i suoi intenti 
è il sacerdote protettore di Enki 

la droga è il drago regina e sua sposa 
che regna tra i vivi e nei morti riposa 

Il lupo nero che mangiava gli umani 
non era una fiaba inventata da nani........ 

il cane lupo protegge il suo gregge 
mentre il suo capo gli offre scorregge... 

gli insegna a mangiare le pecore altrui 
con GUERRE SANTE che promuovono il LUI...

 

uno dei simboli della morte e rinascita del fallico dio serpente, (o fungo/serpente/demonio/pene/pietra filosofale che illuminava/pietrificava l`uomo che diveniva profeta) dai tanti nomi, storie leggende, è il sette collegato alla croce della morte e quella della resurrezione crocefissione  del suo potere occulto attraverso le ere tramite sacrifici umani ed interazione di umani controllati attratti risucchiati e  guidati dal suo potere nero dalle tante spire riadattato di era in era ai nuovi tipi di umani....

ritratto di Elisabeth

L'anno del cane.

Questo è il mio contributo alla vostra iniziativa. Cari saluti.

http://www.neteditor.it/content/246053/se-cade-la-neve

http://www.neteditor.it/content/241541/il-fuoco-tra-le-mani

ritratto di sirenell-uk

Grazie Redazione!

Poso qui il mio testo sul tema proposto: http://www.neteditor.it/node/178186

Mister Pinky
 
 
 
 
Mi svegli la mattina
grattando il letto
entri nella mia cabina
e mi doni la tua solita leccatina
 
Punti il muso verso la porta
per indicarmi la necessità
della tua natura morta
 
Quando torno a casa stanca
scodinzoli la coda
e mi corri incontro
che sia bel tempo
o che piova
 
Cogli gli umori di casa
godi se annusi la gioia
ti deprimi e ti nascondi
se trionfa la baruffa della noia
 
L'epilessia ti irrigidisce
e noi due nell'apprensione ci unisce
in una carezza che allenta
il dolore che ancora trema
 
A quattro mani ti massaggiamo
con ansia aspettiamo
che lentamente ti riprenda
 
Cerchi calore e conforto
da me, da lui, per non farci torto
nel cerchio che ci lega
 
Sai a chi chiedere la passeggiata
e a chi la succulenta mangiata
ma il divano te lo prendi
con o senza l'occhiata
 
La sera diventi cuscino caldo
e insieme siamo tre cuori
e un'anima che sogna
 

Buon fine settimana, sire

ritratto di monidol

L'anno del cane

Ecco a parte quello riciclato questo il mio contributo. Bell'iniziativa... grazie.

http://www.neteditor.it/content/246096/chi-parla

ritratto di nadia cinque

Il vecchio poeta e la fedele anima della sua poesia da cani:

Ho visto che altri hanno inserito anche  opere gia' pubblicate ...ok, allora anche io ne metto una pubblicata, e non e' certo una passeggiata con il cane, ma qualcosa di molto piu' impegnativo che spero qualcuno apprezzi..faccio il copia incolla e grazie a tutti i partecipanti ed alla redazione per aver creato questa raccolta di testi presenti su neteditor e di altri pubblicati o forse elaborati proprio per questa occasione come ho fatto io con lo scritto precedente.

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E' un'opera UNICA, mixtata, simile ai quadri
moderni piendi di effetti esteriori strani per cambiare gli umori del lettore...

(Inizia con toni umoristici/goliardici)

TITOLO DELLA MIXATA:

Il vecchio poeta e la fedele anima della sua poesia da cani:

Ci'ha' novant'anni Giggi er poeta,
e pezzi da 90 te ulula ancora a rota.

La buzzicona che je piace core fino a 100,
spezza er 90 e je infragne er firmamento.

E lui che vorebbe abbaja' tranquillo
e datte quer che ci'ha senza arcuno strillo,

se trova infestato fino ar core,
da chi je succhia er sangue e aspetta che poi more...

----VARIA L'EFFETTO E SI CONCENTRA SU ALTRE SENSAZIONI/STROFE----

MEZZO DI TRASPORTO: IL VAGONE DELLA MORTE
DESTINAZIONE: PACE
ORA DI PARTENZA: A SORPRESA

Solo e stanco assieme al suo unico fedele compagno
seduto su una panchina che accoglie
il corpo e l'anima ricolma di dolori.

Abbandonato, aspetta sognando
il treno della vittoria per raggiungere la pace.

Eppure un giorno anche lui era bello,
era giovane, sorridente e forte,
e lentamente, in solitudine, e' salito sul vagone della morte,
e si e' spento nell'ora segnata dalla sorte, e siamo morti...

....SI TRASFORMA CAMBIANDO TONALITA'......

DONNA E POESIA, SOSTITUITE DA UN CANE?

E' la poesia
quella che hai perso
mentre corri indietro tu.

E' la sua via
che non ritrovi
neanche quando bevi il the.

E' una follia
cercarla nella nebbia
e dove lei non c'e.'

E' andata via,
nelle prigioni d'oro
non stara' mai con te...

....ALTERNANDO LE SENSAZIONI/MANIFESTAZIONI POETICHE....

Dimmi vecchio,

Che ne sara' di noi,
vite che si spengono,
e nel buio ritornano,
dopo il sogno di un attimo.

Dimmi vecchio,

Che lascerai di te,
in un mondo di favole,
non in grado di vivere,
la grandezza che e' in noi...

....CONCLUDENDO CON TONI OSCURI...

Addio Leggiadro!

O spiriti invisibili,
portatelo sulle vostre ali
verso la Luce Eterna,
da cui tutta la vita e' nata,
ed a cui tutti faremo ritorno.

AMEN.

.....THE END.....

Dopo la tua morte, doppio dolore muto

1) Occhi che piangono stelle
2) sul velluto di un viso perduto
3) nel cassetto di un sogno ormai spento
4) ho nascosto col vento il mio canto

5) Pensieri che pungono il cuore
6) e lasciano senza parole
7) io MUTO rimango nel tempo
8) legato al tuo dolce tormento

Sento soffiare nel vento
un MUTO lamento
di un asciutto pianto

Nascosto nel tempo e' il tormento
di un giorno lontano ormai spento
persino a me stesso io mento
nel dir che non amo e non sento...

PS: scusate le ripetizioni di "SPENTO"
ma non era possibile spengerle e sono rimaste accese.

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Era un poeta solo..Solo un poeta era...
 
Lungo la sua via,
sorrideva a tutti,
parlava con tutti,
leggeva tutto di tutti,
commentava tutti,
ma non capiva nulla di nessuno
e nemmeno di se stesso...
 
Tutte le sue azioni erano
opere per mendicare attenzioni,
per radunare folle,
sorrisi, frasi di ricambio
per sentirsi meno solo
e poter vendere agli altri
la sua desolata solitudine.
 
Era un poeta solo...Solo un poeta era...
 
Lungo la sua via,
non sorrideva a nessuno,
non parlava con nessuno,
non leggeva nulla di nessuno,
non commentava nessuno,
perche' capiva il nulla di tutti
ed il tutto di se stesso...
 
Tutte le sue azioni non erano
per mendicare attenzioni,
per radunare folle,
sorrisi, frasi di ricambio,
non si sentiva mai solo
e non vendeva nulla a nessuno,
ma regalava la sua arte al mondo.
 
Non era un poeta solo, non era solo un poeta,
 
era un artista scelto da Dio,
tra gli ultimi, derisi ed emarginati,
perche' Dio sceglie di riversarsi
nei meritevoli della sua sacralita'
e non negli arroganti mercanti che la vorrebbero
vendere e comprare e non conquistare e condividere
per illuminare l'oscurita' del mondo....
 
 
Era il folle dei tarocchi
che viaggiava col suo cane
verso la quintessenza,
a meta' del suo viaggio,
 
tra il giorno e la notte,
il buio e la luce,
la vita e la morte,
il suono e il silenzio
il passato e il futuro...
 
Non era un poeta solo, non era solo un poeta,
 
era GODOG...
 
 
 
 
 
ritratto di Rubrus

L'anno del cane.

http://www.neteditor.it/conte

http://www.neteditor.it/content/246183/lincontro