La morte corre sul fiume (1955). Un film di Charles Laughton

~La morte corre sul fiume (1955)
un film di Charles Laughton

Charles Laughton attore
Charles Laughton , è stato un indimenticabile uomo di cinema. Come attore è stato protagonista o personaggio secondario di quasi cinquanta film. Di uno solo ha firmato la regia.
I personaggi da lui interpretati sono quasi sempre dei piccoli capolavori. Primo fra tutti il giudice di “ Testimone d’accusa” ( 1957) di Billy Wilder, che gli è valso l’Oscar per la migliore interpretazione.
Grazie alle sue specifiche qualità interpretative ha potuto lavorare con decine di registi dalle diverse attitudine creative. Alcuni straordinari, come Robert Hitchcock, Jules Dassin, Jean Renoir, David  Lean, Stanley  Kubrick, Otto Preminger, hanno esaltato le sue attitudini interpretative, altri  essendo altrettanto bravi, non sono riusciti a impedire che Laughton continuasse ad essere “ Charles Laughton”, un grande attore che non è mai diventato divo solo perché è riuscito a non essere mai uguale a se stesso.
Le sue capacità interpretative lo hanno portato a superare i limiti di un volto, che diventava troppo facilmente una maschera, perché sapeva infondere ai suoi personaggi specificità di carattere e sensibilità umana.
Charles Laughton ha percorso con successo i generi del dramma e della commedia perché ha sempre costruito i suoi personaggi tenendo conto dell’identità e della natura di ciascuno di loro. Questo particolar modo di procedere ne ha fatto uno degli attori più duttili della storia del cinema. Forse l’unico che sia stato in grado di alimentare con la propria sensibilità tanti personaggi diversi.

Charles Laughton regista
Esaminato come regista non è possibile fare lo stesso discorso perché Charles Laughton ha realizzato un unico film, ma anche perché la sua prima e unica opera vuole essere, quasi programmaticamente, un punto di partenza per una complessa ricerca creativa.
“ La morte corre sul fiume” (1955) è in grado di fornire solo conferme riguardanti le scelte interpretative che Laughton aveva fatto come attore.
Nel suo modo di raccontare i personaggi hanno un’esistenza autonoma, sono individualmente segnati da una natura e da un destino immodificabile. Non sono strumenti di un discorso ma mondi assolutamente vivi ed originali.
 Nella sua concezione del processo creativo sia il regista che l’attore devono mettersi al loro servizio. Devono conferire loro una esistenza autonoma senza mai tentare di modificarne la natura.
Questa scelta espressiva connota “ La morte corre sul fiume” come una fiaba di Natale, di ispirazione naif, raccontata in controluce .
L’idea originaria parte da un romanzo scritto da David Grubb ed è costituita da una storia di orrore e di morte. C’è un padre che uccide per denaro e viene condannato a morte. Un predicatore psicopatico che, per impadronirsi della refurtiva nascosta dal suo compagno di cella, ne sposa la vedova e tenta di carpire il segreto del nascondiglio in cui il tesoro è nascosto conquistando la fiducia dei figli.
Pur di mettere le mani su quel denaro arriva ad uccidere Willa, la giovane vedova divenuta sua moglie, a minacciare la vita dei John e Pearl che non cedono alle lusinghe dell’intruso e e si sottraggono alle sue minacce fuggendo su una barca che, simbolicamente, li trasporta verso la salvezza.
Trovano , alla fine, rifugio fra le braccia di Rachel Cooper, una vecchia         “ cacciatrice” che, con tanto di fucile, li salva dalla minaccia incombente e  consegna l’orco alla polizia e al desiderio di vendetta di una popolazione inferocita.

Un modo scanzonato di raccontare
Lo schema del “ racconto nero” rimane nel film ma viene stravolto dal modo persino scanzonato di interpretarlo da parte Laughton. La scena conclusiva con la festa di Natale, la neve che cade, i regali sotto l’albero è riassuntiva di una scelta anche stilistica. Il lieto fine non è solo un modo conformista di chiudere una storia di orrori e di morte  ma la necessaria conclusione di un racconto in cui l’odio non esiste più e, quindi, trionfa l’amore.
La scena in cui Harry Powell, il predicatore psicopatico, illustra le dita della mano destra con le lettere che formano la scritta “ LOVE” ( amore), e della mano sinistra con la scritta “HATE” (odio), traccia con chiarezza la linea di pensiero contenuta nel racconto.
Nel film non si parla di “ Bene” e di “ Male”, categorie che riguardano la natura dell’uomo, ma di amore e odio che, invece, hanno a che fare con i suoi comportamenti.
Harry Powell, il pluriomicida di vedove danarose e sedicente predicatore evangelico, non si pone il problema di ciò che è bene o male. Promuove nella sua vita solo quello che è conforme al suo perverso bisogno di impossessarsi del denaro a scapito della vita altrui. Nella sua visione della realtà la donna, Eva, diventa così una creatura perversa e corrotta. Harry non la seduce per possederla sessualmente ma per punirla a causa della sua natura immorale.

L’istinto della vita
John e Pearl, i due bambini di dieci e cinque anni, che nascondono la refurtiva affidata loro dal padre, in questa visione della realtà sono egualmente vittime designate della crudeltà umana. Malgrado la loro età e la totale mancanza di esperienza hanno l’intuizione del pericolo. Capiscono che Harry li ucciderà non appena entrerà in possesso del denaro che tengono nascosto. Per questo lottano. Lottano per difendere un segreto ma anche la loro sopravvivenza fisica.
L’acqua del fiume, che trascina i due fuggiaschi verso la salvezza, oltre ad avere una precisa definizione simbolica, costituisce una dimensione fisica del racconto.
Il corso del fiume Ohio viene proposto come una specie di spartiacque fra tutto ciò che esiste in natura non appena si ha la forza di avventurarsi oltre il limite della sua apparenza.
Con spirito decisamente naif  Laughton raffigura sulla sponda di destra del fiume una visione idilliaca della natura, facendo ricorso a primi piani decontestualizzati di animali che vivono felici. In libertà.
Su quella opposta staglia in controluce la figura di un cavaliere nero in groppa ad un bianco destriero che muove alla ricerca di non si chi o che cosa. La sua immagine, avvolta dalla luce di un tramonto che si annuncia tenebroso, rende incombente la presenza della morte.
Sul fiume ci sono i battelli che vanno e vengono e sembrano voler dare un ritmo alla vita. Ma c’è anche un vecchio pescatore che insegna a John a ricavarne la vita ma anche a coltivare un sentimento di timore nei confronti di tutto ciò che può contenere.
Il vecchio, infatti, vive nel ricordo dell’amata moglie che il fiume gli ha  portato via ed è lo stesso che scopre il cadavere di Willa, la madre dei ragazzi, che Harry Powell ha sepolto nel lago dopo averle dato un’automobile come bara.
Da una parte c’è una morte che non lascia tracce di sé, dall’altra ci sono le tracce di un delitto di cui nessuno sembra prendere atto.
Nel film l’acqua del fiume corre, trascina con sé l’universo di speranze di un’umanità confusa, incapace di prendere coscienza della multiforme realtà che la circonda.

Una stagione di crisi e di miseria morale
La decisione di ambientare la storia del film nella Virginia occidentale, nel corso degli anni trenta, nasce dal desiderio evidente di collocare i fatti nel clima di una società in crisi. Charles Laughton non fa tanto riferimento ad una crisi economica ma ad una di natura sociale e morale.
Gli ambienti proposti sono grigi, sporchi. Al limite della miseria. La popolazione, presa nel suo insieme, manifesta una propria vivacità ma appare sempre tesa, disposta ad esprimere il proprio scontento e a manifestare imbarazzanti sentimenti di rivolta. Essa costituisce per il “ predicatore evangelico” un terreno di coltura ideale per diffondere la visione di una società dominata dal contrasto tra l’odio e l’amore.
La madre di Willa crede nell’ultimo venuto al punto di propiziare un incontro con la figlia, rimasta vedova, che non sarà d’amore ma di morte.

Willa, una vedova bisognosa d’amore
Willa è una donna sana e matura. Bisognosa d’amore, anche fisico, che spera di trovare fra le braccia dell’uomo da cui, invece, viene uccisa per la sola colpa di essere donna.
Il discorso sull’ambivalenza delle cose, nella sequenza finale, si ripropone nella figura della ragazza, appartenente alla “famiglia” raccolta da Rachel che ha un naturale bisogno di fare sesso e, per questo, arriva a tradire la sua protettrice.
Il suo bisogno d’amore non ha niente a che fare con la prostituzione. È un istinto che può essere buono o cattivo, produrre odio o amore ma fa comunque parte della vita.
Se la descrizione della “ vita in comune” di questo mondo, si avvale di ambienti luminosi, descritti con ricchezza di notazioni e di dettagli, quella che concerne i singoli personaggi, non appena si isolano dal contesto a cui appartengono, appare ridotto all’essenziale. Gli ambienti diventano scarni, perdono consistenza. Diventano ombre e luci, si trasformano in simboli.
Questo modo di procedere inizia negli interni della casa in cui vivono i due ragazzi ma arriva a toccare il cielo, la luna, le stelle che rimangono prive di mistero e di qualsiasi forma di attrazione. Rimangono confinate nel cielo, estranee alla vita degli uomini.
Laughton incombe con la sua macchina da presa sui personaggi al punto di dare una consistenza fisica alle loro immagini. Le rende ricche di contrasti luminosi ma anche di trasparenza. A volte dà la sensazione di voler far percepire sui loro volti il freddo sudore della paura o della determinazione di uccidere.
 Robert Mitchum è straordinario nel disegnare gli aspetti mutevoli e contraddittori di un personaggio capace di manifestare comprensione e bontà ma anche di produrre sofferenza e morte.
La natura del suo personaggio è in tutto simile al coltello a serramanico che porta in tasca. Chiuso, in posizione normale, è uno strumento curioso, inoffensivo ma basta un attimo perché cambi natura e si trasformi in uno strumento di morte

Il lupo e l’agnello
In questa favola Harry Powell, il predicatore psicopatico assetato di denaro e di morte, è il lupo mannaro  della favola, nascosto nella pelle di agnello. Ha ucciso per denaro numerose vedove ma  rivendica di fronte a Dio il suo diritto di farlo. È un pericoloso assassino anche perché è capace di coinvolgere nella propria follia una folla credulona e inerme. Alla ricerca di un Salvatore, chiunque esso sia.
Agisce solo per denaro. Non ruba soldi ma di vite. Amore-Odio. Odio – Amore è la sua filosofia di vita.
A lui si oppone la vecchia benefattrice che vive in una casa, costruita sul lato destro del fiume: Rachel Cooper.
Rachel, interpretata da una famosa attrice del cinema muto, Lillian Gish, rappresenta valori di generosità, di comprensione che appaiono  volutamente estranei al mondo descritto in precedenza.
Laughton tratteggia il suo personaggio come quello di un “ cacciatore” al femminile, rude e determinato, capace di scoprire il lupo nascosto sotto la pelle dell’agnello. Per difendere i suoi protetti Rachel monta la guardia nel corso della notte e arriva a sparare contro l’assalitore un colpo di fucile. Uno solo ma lo fa.
C’è un momento nella notte di attesa in cui la sua voce si associa quella del lupo. Cantano insieme ma il canto di Harry Powell è foriero di morte mentre quello di Rachel Cooper è promessa di vita.
Questa ambivalenza delle cose esistenti in natura trova un preciso riscontro nei personaggi di John e di sua sorella Pearl a cui la vita ha assegnato il compito di rimanere fedeli ad una promessa foriera di morte. I diecimila dollari rapinati dal padre al prezzo della propria vita e di quella degli altri, per loro non hanno alcun significato. Hanno prodotto e possono ancora produrre violenza ma loro non lo sanno. Quei soldi hanno ucciso il loro padre,  la  loro madre e possono uccidere anche loro ma non riescono a capire. Per questo non se ne separano mai.
Il loro istinto li porta ad intuire la natura di Harry, che vivono come un intruso e, una volta scoperto il suo gioco perverso, si mettono in salvo da lui senza essere sopraffatti dalla paura. Fuggono. Cercano un riparo e si impegnano in una istintiva lotta per la sopravvivenza.
Con l’aiuto della “Donna della provvidenza” vinceranno la loro sfida contro “il lupo” e useranno la bambola di pezza, piena dei soldi che hanno causato tante sofferenze e morti, per “punire” il colpevole.

Il bene ed il male della vita
Se i sentimenti dell’odio e dell’amore possono connotare comportamenti lodevoli o perversi, i valori del bene e del male sono  fondamento di un dover essere della vita e non cambiano mai. Con loro la consapevolezza degli uomini deve fare i conti. Sempre e comunque.
Si può raccontare la vita a colori. Descriverla in positivo. Celebrare nella gioia e nel canto i possibili “ Lieto fine” di una storia. La stessa realtà, però, può essere descritta in controluce. Fotografata in bianco e nero. Con le ombre che al tramonto si dilatano e diventano lunghe. Incombenti, invasive di tutto.
In “ La morte corre sul fiume”, Charles Laughton ha voluto raccontare una favola in piena libertà creativa avendo, però, la preoccupazione di dare rilievo agli effetti di controluce. Questa soluzione stilistica ha creato spazio per la creazione di un clima di oppressione e di morte. Ha determinato la necessità di portare fatti e personaggi dentro e fuori dall’indeterminatezza e dal buio ma anche di doverli costruire con assoluta precisione.
La soluzione di impostare il racconto come una favola, “ C’era una volta …”, è stata un modo solo apparente di esemplificare la narrazione. Nella sostanza ha conferito ai personaggi, ai fatti e alle situazioni un ruolo che avrebbe dovuto essere tassativamente rispettato.
Robert Mitchum, nella parte del predicatore assassino, ha modulato sui toni della follia la sua interpretazione. Shelley Winter, ha dato vita ad una credibile Willa, una donna tradita dal suo desiderio d’amore
La serie infinita di caratteristi hanno animato di varietà ed espressioni , le immagini di un coro troppo facilmente disponibile all’amore e all’odio.
Come avviene nelle fiabe il racconto risulta semplice e lineare. Gli episodi sono sempre costruiti su fatti definiti ma distinti gli uni dagli altri da autentiche cesure.
Questa scelta stilistica consente alla narrazione un’ampia libertà creativa . Charles Laughton sfrutta a fondo questa possibilità facendo ricorso a diverse soluzioni stilistiche ed assecondando l’ispirazione del momento. Una volta definita la natura e la credibilità dei vari protagonisti tutto, per lui, diventa possibile anche perché la conclusione della storia non ammette colpi di scena: il colpevole deve essere sempre e comunque punito.
Quanto tutto questo faccia parte di un gioco o di una necessità creativa è difficile dirlo. Neppure Laughton lo sa e, forse, per questo non si è più cimentato nella realizzazione di film come regista.
Nel suo insieme “ La morte corre sul fiume” testimonia la presenza di una forte intelligenza creativa, il piacere di andare oltre gli schemi anche a costo di esporsi ai rischi della eccessiva improvvisazione.
Un fatto comunque è certo: la materia di questo film non è mai inerte e, pur nel mancato rispetto delle convenzioni, è ricca di vita.

 

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