Come una serata insignificante.

ritratto di Bruno Magnolfi

 

Sono arrivato fino qui da solo e senza aspettative per seguire questa assemblea; mi sono seduto in una delle ultime file della sala che mi ha accolto, poco prima che qualcuno iniziasse a parlare, e nel brusio generale dei presenti ho iniziato a scrivere questa nota, forse soltanto per darmi importanza con i vicini di posto, e in fondo anche per riempire un po' il tempo. C'è molta gente, molti si salutano con apparente calore, altri parlano in piedi a voce alta magari soltanto per farsi sentire da qualcuno che sta seduto poco distante da loro. L'idea di andarmene prima dell'inizio di tutto ha già iniziato a sfiorarmi da qualche minuto, ma per il momento ho deciso che devo restare, almeno per seguire gli argomenti dei primi che daranno vita al dibattito. Le strette di mano si susseguono con naturalezza senza alcuna interruzione, ma infine qualcuno sul palco prende il microfono ed allora tutti in questa platea finalmente si siedono mostrandosi pronti ad ascoltare ciò che viene proposto.

Scrivo con una semplice matita, un vecchio lapis che ho trovato abbandonato all’entrata sopra uno dei tavolini, ed il volantino cartaceo che pubblicizzava l’incontro, adeguatamente piegato in quattro, è quanto di meglio potessi desiderare per prendere appunti. Un signore accanto a me scruta quanto sto scrivendo quasi con attenzione, così volgo lo sguardo verso di lui con l’espressione di chi chiede qualche spiegazione su quella evidente curiosità. Quello invece sorride, come a mostrare che non voleva disturbarmi, così rispondo al sorriso scuotendo il mio foglio, a mostrare quanto poco importante per me sia tutto quello che sta succedendo. 

Sul palco si dice che le cose cambieranno, ci sono i presupposti per sperare in un miglioramento. Annoto le parole con diligenza, poi mi viene voglia di inventarmi qualcosa che non viene detto, come forzando il senso delle affermazioni fatte davanti al microfono. Qualcuno si arrabbia, scrivo, altri sostengono che sono soltanto parole vuote, e chi difende il proprio pensiero sembra proprio quasi convinto di ciò che continua ad affermare. Il mio vicino apprezza le mie parole, ride senza produrre rumore, e poi sottovoce mi chiede se io sia un giornalista. Certo, gli dico, mi pare evidente. Ma non sono di quelli che si prestano a cavalcare un’idea oppure l’altra per una qualche convenienza, ma cerco sempre di dire quello che penso nel pieno rispetto delle opinioni di tutti. L’altro irrompe nell’aria circostante con una risata incontenibile, tanto che alcune persone si voltano verso di lui. Io guardo avanti a me, l’espressione seria di chi si dissocia da certe esagerazioni.

Intanto altri hanno preso la parola, e qualcuno ha sventolato sul tavolo la propria mano, come a mostrare quali siano le cose migliori da fare al più presto possibile. Io proseguo a scrivere con la matita, ed il mio vicino si accosta, sempre a voce bassa mi chiede scusa per prima, infine dice che la mia attività è assolutamente apprezzabile e degna di nota. Mi allunga con modi da grande segreto un biglietto con il suo indirizzo personale di posta elettronica. Dice che gli interessa e non poco quella mia schietta scrittura, tanto che è disposto a pubblicare immediatamente, anche senza revisioni, lui che è direttore di un grande giornale, quanto io possa avere annotato di questa parata di esseri paradossali, che non dicono mai niente di nuovo, e gonfiano l’aria di parole svuotate di senso.

Lo guardo, raccolgo il biglietto, scuoto la testa, come per fargli capire che sono dalla sua parte, sono d’accordo con lui, e che ci deve essere per forza qualcuno che si mostri stufo e indignato delle solite serate che non portano a niente. Lui mi allunga la mano, me la stringe come per suggellare un’intesa completa, ed io gli assicuro che domani mattina avrà un mio messaggio con tutti gli appunti su questa assemblea, ed il titolo del documento sarà: noia mortale. Infine mi alzo con un lieve sorriso e in questo modo raggiungo l’uscita. Potrei addirittura aspettarmi un applauso scrosciante alle mie spalle, ma forse è anche meglio che nessuna attesa venga convalidata.

Bruno Magnolfi 

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ritratto di Rubrus

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Dall'incipit è palese che non è una riunione di condominio - peraltro, anche lì ci sarebbe della roba interessante da osservare ed è impossibile annoiarsi.