SCUSATE TANTO, MA HO TEMPO SOLO PER IO-ME

ritratto di Mauro Banfi
Oggigiorno esistono circa settanta milioni di blog, e ogni giorno ne vengono creati dai quaranta ai cinquantamila, in quello che è il più grande culto dell’Ego personale che la storia umana ricordi. 
Questi primi decenni della rivoluzione informatica sembrano aver completamente ribaltato la tendenza antropologica del Novecento: non più un Leader che guida un partito/popolo massa ma il pubblico dispiegarsi della psiche individuale e dell’Ego privato.       
Nel secolo precedente la persona veniva assoggettata e schiavizzata dal “Duce” al partito/massa, ora l’individuo nella non-cultura social deve imparare a vendere la sua privacy come una performance pubblica, come una transazione condotta sul palcoscenico della tecnocrazia globale.
Perché definisco non-cultura l’idolatria dell’Ego social?
La cultura si fonda su un insieme di valori umani e sociali condivisi, mentre il culto dell’Io-Me odierno si fonda sul presupposto che si deve riuscire ad assomigliare il più possibile a tutti gli altri (impegnati nell’analoga idolatria dell’Ego), e più e meglio di quanto gli altri riescano a fare. 

In questi anni stiamo assistendo ad una escalation di barbarie digitali e tragedie umane consumate sulla Rete; sono in costante aumento il cyberbullismo, le aggressioni violente fini a se stesse, gli stalker, i profili fake e le storie personali stile “bufala verosimile” di chi si finge altro perchè incompreso, emarginato, deriso per il proprio aspetto fisico piuttosto che per il proprio orientamento sessuale.
In questo clima di barbarie colpisce nel segno la nuova opera dell'artista di strada iHeart (che qualcuno sospetta essere il più celebre street artist Banksy), comparsa su un muro di Vancouver, in Canada, dove si vede un bambino tenere in mano uno smart phone e disperarsi perchè non ha neanche un like.

                                                                                                                               - Nessuno mi mette un like: cattivi! Uèèèèè! -

"Sono solo un ragazzino pieno di idee, opinioni e un sacco di aerosol colorato'', così si descrive iHeart, lasciando la firma con il cuore sulle sue opere. E al centro delle immagini e della serie di stencil che seguono "Nobody likes me", ci sono sempre loro, ragazze e ragazzi eterni, il meglio dell'essere umano nascosto in ognuno di noi: ragazzini di strada protagonisti di una realtà precaria, violenta e frammentaria che trova il riscatto nell'innocenza di uno sguardo vitale e nell'immaginazione ancora energica e accesa.
 

 
Questi ragazzini ci mostrano, al di là di ogni ipocrisia, una società dipendente dal culto sfrenato dell'Io-Me, l'Idolo bruttato con ogni tipo di lordura, appoggiato col culo sulle sue feci - un misto di rifiuti non riciclati e denaro sporco di sangue - e abile manovratore dalle cento braccia della tecnologia e dei media, per soddisfare il suo insaziabile appetito di vite umane. Esistenze umane mancate, intrappolate nella gabbia di un "Hashtag" per essere fanaticamente dedite al culto insano e contro ragione dell'Io-Me.
 
 
E mentre i grandi, gli "adulti", quelli più realisti del Re, blaterano, nascosti dietro le loro formule iperazionalistiche e pseudo scientifiche e tecnologiche, che la maggior parte dei consumatori è disposta a tutto pur di piacere e che i "clienti" hanno sempre ragione, le persone no - perchè questo è il vero credo dell'Idolo Io -Me -
 

 

i ragazzini di strada sognano, lottano, immaginano ancora un mondo diverso e più giusto, pulito, non corrotto, non precario e non venduto al culto idolatrico dell'Io-Me.

 

Un mondo dove sia possibile il riscatto civile di ogni persona abbandonata da questa società barbarica e dove ci sia più amore e rispetto e non solo l'egotico "Quando sono qui mi dimenticate, e vi ricordate di me solo quando ormai sono andato via".

 
Come si comincia a costruire un mondo diverso da quello barbarico odierno?
Come fare per non diventare schiavi dell'idolatria dell'Io-Me?
Come liberare i nostri discorsi e i nostri atti, i nostri sentimenti e i nostri piaceri dall'Egomania?
Come snidare questa paranoia egotica rintanata nel nostro carattere influenzato dall'odierna società?
Michel Foucalt, nel 1972, scrisse questa memorabile" introduzione alla vita non autoritaria".
Il grande filosofo pensava al Novecento e ai regimi totalitari di destra e di sinistra, ma questi pensieri geniali valgono ancora di più oggi, mentre le persone sono minacciate dalla tirannia dell'Idolo Io-Me.

" Azione politica libera da qualsiasi paranoia totalizzante e unitaria.

Sviluppo di azioni, pensieri e desideri mediante proliferazione, giustapposizione, disgiunzione, e non per suddivisione e gerarchizzazione piramidale.

Non fidarsi più delle vecchie categorizzazioni del Negativo (legge, limite, castrazione, carenza, lacuna), per troppo tempo sacralizzate dal pensiero occidentale come forma di potere e accesso alla realtà. Preferire ciò che è positivo e molteplice, la differenza all’uniformità, i flussi all’unità, le disposizioni mobili ai sistemi. Credere che ciò che è produttivo è nomadico e non sedentario.

Non credere che occorra essere tristi per essere militanti, per quanto sia abominevole ciò che si combatte. E’ la connessione del desiderio con la realtà (e non la sua fuga nella forma della rappresentazione) che possiede forza rivoluzionaria.

Non usare il pensiero per fondare una pratica politica sulla Verità, né l’azione politica per screditare – in forma meramente speculativa – una linea di pensiero.

Usare la pratica politica come un intensificatore del pensiero, e l’analisi come un moltiplicatore delle forme e degli ambiti d’intervento dell’azione politica.

Non chiedere alla politica il ripristino dei “diritti individuali”, come sono stati definiti dalla filosofia. L’individualità è un prodotto del potere. Ciò che occorre è “de-individualizzarsi”, con la moltiplicazione e la dislocazione, in combinazioni diverse.

Il gruppo non dev’essere un legame organico che unisce individui gerarchizzati, ma un costante generatore di”de-individualizzazione”.

Non innamorarsi del potere."

- Michel Foucault, Prefazione all’edizione americana del 1977 di Deleuze, Guattari,  Antiedipo (1972) -

Detto questo, i ragazzini di strada di iHeart ci salutano con un palloncino colorato, un sogno e una domanda: non sarebbe forse tempo di ritornare alla vita condivisa con la natura e con gli altri?

 

IN ALLEGATO: "INTRODUZIONE ALLA VITA NON-TOTALITARIA" di Michel Foucault

http://www.dtesis.univr.it/documenti/OccorrenzaIns/matdid/matdid574214.pdf
 

 

 

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ritratto di Mauro Banfi

NOTE E CREDITI DELL'AUTORE:

                          
 
                                

Tutti gli stencil e i murales sono dell'artista di strada iHeart, per molti critici potrebbe trattarsi del celebre, beffardo, camaleontico Banksy;

l'opera è dedicata a quelli che "ogni sei mesi potrò occuparmi un'ora di te" con una bella mail;
a quelli che fanno post sulla comunità di Neteditor solo per parlare di se stessi e...
a tutti i ragazzi del mondo che credono nell'utopia di un riscatto sociale e civile dell'essere umano, nella democrazia e nel vero progresso dello spirito individuale aperto a quello altrui.

Abbiate gioia
 

ritratto di Elisabeth

Mauro, ciao e grazie per

Mauro, ciao e grazie per questo, molto vero, articolo che mi sento di commentare così:

"Ieri sera tre bambine erano sedute a un tavolo. Due erano più grandi, smanettavano sull'iPhone (cloni dei genitori) e tra un boccone di pizza e l'altro chiacchieravano di quel fighetto che prende il pullman la mattina, della scuola e dei voti eccellenti al primo anno della scuola superiore. La terza bambina, più piccola di tre anni, cercava di inserirsi nei loro discorsi ma non la lasciavano entrare e non aveva l'iPhone. non parlava del fighetto del pullman perché secondo lei quelli erano fatti privati da non spettegolare in giro; non parlava nemmeno dei voti eccellenti perché i suoi erano nella media. A un certo punto l'ho sentita dire: "voi sapete giocare a calcio balilla?".
Le più grandi hanno annuito e hanno ripreso i loro discorsi, escludendola del tutto. La pizza è finita. La bambina piccola ha detto: "Sfida a calcino?, vi batto tutte e due". Le grandi per accontentarla hanno annuito per la seconda volta. Il giardino della pizzeria era dotato di un calcino. In meno di 20 minuti: ho assistito a un 2 contro 1, in cui quell'Uno senza timore ha battuto le due ragazzine stracciandole davanti a un capannello di giovani che sorridevano e spronavano la bambina, entusiasti di vedere tanta prontezza di riflessi, simpatia, solarità. Tra di loro c'era anche il fighetto del pullman e non faceva che ripetere "Caxxo come gioca quella!".

(Lezioni di vita. L'Iphone tienilo in tasca quando giochi a calcio balilla!).

Un caro saluto. 

ritratto di Mauro Banfi

Ciao, Elisabeth: ricambio la gratitudine per aver condiviso

questo tuo illuminante aneddoto, espresso nel tuo modo mirabile.
Questo post nasce da un aneddoto abbastanza simile.
Mi trovavo a cena con un mio amico, e suo figlio è un tredicenne appassionato di Salgari, London, Verne e quella narrativa di avventura e suo padre ha piacere che si parli a tavola di quelle mirabolanti storie e di quegli autori eccelsi.
Dopo cena il ragazzino mi mostra alcuni suoi disegni, essendo appassionato come me anche di comics.
Illustrazioni terrificanti ma nitide di un gruppo di adulti separati da una serie labirintica di muri -il padre, tra l'altro e non per fare lo psicanalista, è separato -.
Persone, uomini e donne e anche animali, cani e gatti, chi con le braccia alzate chi con le code dritte, in cerca di uno spiraglio, di una breccia tra quei muri per incontrarsi.
Impressionante, emozionante, illuminante, quel ragazzino mi ha dato una carica e una botta d'ispirazione ad alto potenziale energetico.
Quel ragazzo ha raffigurato il nostro mondo con una classicità e una forza precise e assolute.
Ci sono leggi non scritte, verità non predicate, limiti non misurati e valori non ancora praticati e quel ragazzo li ha intuiti, ha captato come e dove va il nostro mondo.
Mi ha detto di non aver mai ascoltato "The wall" dei Pink Floyd, eppure l'ha rappresentato con quella serie di disegni.

Questo episodio mi ha dato la chiave per comprendere quella strepitosa sequenza di stencil di iHeart.
Tutti quanti stiamo innalzando troppi muri tra noi, e non sono solo quelli dell'Ungheria (come hanno potuto dimenticare i loro rifugiati che scappavano dal regime sovietico? Incredibile) o quelli di Trump e di altri pazzi fanatici autoritari.
C'è sempre qualcuno, in quell'umanità che disprezziamo quando siamo rinchiusi nel nostro "cancelletto" egotico, che non ha mai smesso, nonostante la nostra indiffferenza e la nostra chiusura, di cercare di avere un contatto con noi, di incrinare il muro della nostra ostilità.
Che non ha mai smesso di cercarci.
Questo è il muro dei muri che oggi va di moda: non accorgerci degli altri che cercano un contatto con noi.
Ed è questo, forse, oggi il compito dell'arte: aprire i cuori, aprire crepe nei muri, fino a farli crollare ancora, come quella magica sera a Berlino.
La nostra dignità, la vita, la nostra forse sepolta ma mai inesausta capacità di amare ci costringono disperatamente ad abbattere continuamente muri, con tutta la tenerezza e la forza di cui disponiamo.

Abbi gioia
 

ritratto di effetticollaterali

Complimenti per l'opera

di dialettizzazione dell'impossibile e del non avvicinabile e/o avvicinabile per creativa assonanza: ammiro sempre di più le doti comunicative di questo modo di procedere che è tuo in questa sede e, nello stesso tempo, di tutto un universo pop: una megalavatrice che lavasciuga tutto o quasi tutto, perché sarei ingeneroso verso le conclusioni che ci vedono bambini abbracciati alla natura... Un mondo migliore, un mondo più pulito con la benedizione del pensatore flashato dal potere che descrive e decanta fin nei minimi dettagli; un mondo più solidale uscito dal corpo di un pensatore che voleva liquidare le presunte verità accumulate dall'uomo come curiosità della storia [altra forma di potere da liquidare...] il campione dell'archeologia di ogni sapere che sfocia negli ultimi dieci anni in una provocatoria e liberatoria orgiastica pratica di sesso estremo; mentre contemporaneamente faceva accademia su traballanti cattedre, il maître à penser praticava e promuoveva con il fisting l'approvazione della liberazione di prima, definiva [discutendo con altri esperti in "la legge del pudore"] i confini dei tribunali,  in territorio e giurisdizione di libertà nell'incontro tra il corpo degli adulti e quello dei minori purché consenzienti, tutte pratiche che a ben vedere restano abbastanza coerenti con "la connessione del desiderio con la realtà" e, infatti, il pensatore proclamato filosofo del secolo ha tratto da questa pratica ulteriore materia di riflessione[vedi in "storia della sessualità" fino a "la cura di sé "] fino a quando la peste dell'AIDS lo ha colto... vogliamo dire tutta la verità a chi legge a pizzichi e bocconi? Che l'abbraccio con la natura richiede un bagno di realtà e una riflessione mai conclusiva? L'esempio che citi è stato campione del suo tempo. Non certo un vergine di primo pelo!

Voglio sottolineare che la puntualizzazione, forse inopportuna o forse no, viene da chi considera ogni diversità un fatto come respirare o nutrirsi o leggere e che, alcune di quelle "filosofiche pratiche", l'ha praticate egli stesso. Chiedo scusa per l'irruzione ma lo dovevo alla fonte umana che hai citato per questo qualcosa che resta di diritto un tuo discorso

ritratto di Mauro Banfi

Non è necessario essere tristi per essere militanti

Ti ringrazio, Effetti, non tanto per i complimenti (essendo questo un post antiegotico devo per forza schermirmi, ma comunque contraccambio la stima) quanto perchè mi permetti di presentare Michel Foucault dal mio punto di vista.
Converserò sulle sue idee, in quanto nei creativi di ogni genere non m'interessano i loro comportamenti sessuali o come muoiono; mi appassionano di più le visioni di pensiero e non i karma personali.

L'idea più interessante di Foucault e di altri strutturalisti come Lacan e Derrida è l'equazione Potere = Tristezza / Libertà = Gioia.
L'analogia è un pò sempliciotta: bisogna sempre ricordare che il pensiero degli Strutturalisti è sfumato, complesso e difficile da far rientrare in quell'autentica mania degli -ismi che oggi sembra essere la droga di massa di maggior consumo, altri mattoni nel Labirinto di Muri che ci dividono l'uno dall'altro.
Provo ad approfondire: Foucault, l'archeologo dei saperi, indagò all'inizio della sua ricerca la Follia.
Michel sostiene che i cosiddetti pazzi sarebbero individui che, a causa della loro particolare ed estenuata sensibilità, risentirebbero più di altri delle malformazioni insite nella gestione del Potere della società, sino a riportarne vere e proprie alterazioni neurologiche.
All'inizio, per i nostri antenati Greci, la Mania era la causa di ogni poesia e di ogni bellezza, come detta Platone nel Fedro e nello Ione.
In seguito, con l'estendersi del Potere e del Capitalismo la pazzia dei "diversi" ha preso il posto della peste e della lebbra, le malattie castigatrici dei peccati nel mondo cristiano.
La sua tesi di fondo è che questi "diversi" , dall'inizio del Capitalismo durante la rivoluzione industriale, vengano ovunque e dovunque perseguitati dalla crudeltà della Ragione tecnica calcolante che, nelle parole dei "devianti" vede formarsi un messaggio di rivolta e libertà e dunque una possibile minaccia al suo Potere.
Insomma, nel più importante dei suoi libri "Le parole e le cose: archeologia delle scienze umane", Foucault ci mostra come il Sapere dei Greci è diventato nel divenire storico un Sapere/Potere.
Per lui questo Sapere/Potere non è un Moloch, un Idolo da fumetto (come lo è il mio IO-ME, per motivi di brevità imposta dal Sapere/Potere Taglio Litweb) ma è articolato in molteplici istituzioni dai mille volti e dalle dislocazioni più disparate, non individuabile in una "classe" specifica.
Antimarxista e nicciano, in questo senso genealogico e antisistemico, Foucault non propone un'assurda lotta di classe ma piuttosto tante piccole lotte, resistenze, micromilitanze ironiche in una pluralità di luoghi, situazioni e confini, come lo è ad esempio la mia qua su Neteditor.

Il Sapere/Potere - e la non -cultura Social è un Sapere/Potere in pieno - assoggetta la nostra mente e il nostro cuore alla tristezza, all'impotenza, alla servitù perchè ci condiziona a non diventare quello che siamo veramente.
Se amiamo il Potere è perchè ci rendiamo schiavi alla tristezza che esso comporta, è perchè dentro di noi c'è una sorta di micro-totalitarismo.
Nell'introduzione che ho riportato, Foucault ci mette in guardia: non dobbiamo tenere solo i totalitarismi storici ma sopratutto "il fascismo che è in tutti noi, che abita i nsotri spiriti e le nostre condotte quotidiane: il totalitarismo spicciolo che ci fa amare il Potere".
Sto parlando del totalitarismo spicciolo che ha portato al potere Trump negli U.S.A.

In conclusione, se vogliamo salvarci da questo nuovo Sapere/Potere che è diventato il non-pensiero Social Web dobbiamo eleggere Foucault a nostro Presidente onorario e mettere in pratica la "disindividualizzione".

"Ciò che bisogna fare è "disindividualizzare": il gruppo non deve essere un legame organico che unisce gli individui gerarchizzati, ma un costante generatore di "disindividualità".
Non innamoratevi del Potere".

Del resto, la nostra vita di fonda su due domande toste ma semplici da capire:
Che cos'è la gioia della libertà?
Come devo agire per non essere triste?
E' giusto ricordare che Foucault era molto pessimista e così conclude la sua opera capitale:
"Ed ecco che l'uomo sarà cancellato come un volto di sabbia, sull'orlo del mare".
E questo perchè si era accorto che le scienze e la tecnica stavano portando gli uomini a essere sempre più schiavi, sempre più innamorati del Potere.

Ogni giorno ho un colloquio privato con Michel, davanti alla sua "introduzione a una vita non totalitaria", incorniciata davanti alla mia scrivania.
E ogni giorno gli dico:
"No, Foucault, con queste sette indicazioni di condotta pratica tu stesso mi sostieni e non mi arrendo: sostituirò quella sabbia sull'orlo dell'oceano con un materiale più resistente e ti giuro, come fece Annibale con suo padre, che non m'innamorerò mai del potere e cercherò sempre la gioia!"

Abbi gioia
 

ritratto di effetticollaterali

Sulla militanza ironica

mi trovi partecipe fino alla simpatia e non devo mica spiegarti quanto sia difficile come condotta nella scrittura; sì questa pratica richiede una certa allenata propensione al gioco fin dentro le cose serie... Un pensare che anche se fosse sistematico, si sceglie un modo mobile, ambiguo, rischioso, di far passare un messaggio e/o un confronto su qualsiasi cosa. Su questo e sul rifiuto della pretesa tirannia dell'identità, della coerenza e del conformismo, ho fondato le premesse di questo nick, che come tutte le maschere, rischia di diventare una prigione come le altre: identità, reputazioni spesso studiate allo specchio e non c'è  niente di altrettanto spregevole che utilizzare gli altri come uno specchio! Tutte le strategie identitarie sono una truffa e una corruzione di quell'anima generale dalle molteplici e spesso insondabili regole... facce, nomi e cognomi compresi, possono diventare un'arma e un ostacolo ad una condivisione, anche in solitudine, del gioco più grande di tutti noi; che lo si chiami Dio, spiegazione ultima, cosmo, mondo, natura e in definitiva tutte le case provvisorie che vedono gli esseri connessi in una trama di enorme e straordinaria, affascinante complessità. Chi sono io per giocarmi un vantaggio sicuro e definitivo davanti e sopra la testa di tutta questa meravigliosa abbondanza?

In fondo tutti i maestri con i quali converso disperatamente [ne avessi di leggerezza!] coloro che sottoforma di scrittura mi hanno lasciato parte di loro stessi connessi a qualcosa di più generale più grande, tutte quelle scritture affascinanti e complicate, sono giochi di resistenza con le loro debolezze e un loro segreto apparato immunitario: le più luminose danno e tolgono ad ogni lettura, sembrano voler mettere in guardia il lettore da una pretesa di sistemare una volta e per sempre un pensiero, che è sempre un modo particolare originale, di affrontare già ponendolo all'attenzione, all'esistenza di quel gioco pazzesco e immenso, un argomento un problema una nuova forma di vedere il mondo... Non so se questa sia una caratteristica dell'umanità in toto quando si apre verso l'esterno o piuttosto sia la ferita mostrata come una risata, di una civiltà che non crede più a sé stessa. Se il relativismo dentro il sistema, l'eccezione alla regola, la devianza dal solco principale sia un destino recente o se è sempre stato così... Addirittura l'intero universo sembra, ad un certo punto della storia, comportarsi con simile mirabile capriccio.

La rete sembra anche questo, un modo di rappresentare e di far passare quella come una nuova realtà libera dagli obblighi e dai vincoli che hanno imprigionato uomini e donne fin dai tempi più preistorici; solo quei giocosi pensatori hanno provato a forzare la prigione con altre chiavi. Il resto che siamo noi, ha sempre cercato di sopravvivere ai limiti, alla violenza della realtà e suoi orribili despoti. Lo spettacolo di questa massa divisa è divertente e allucinante, potremmo perderci in un clic! Non mi interessa se la mia maschera venga scambiata per un troll piuttosto che per un provocatore senza carta di identità e titolo. Desidero che gli altri pensino che dietro queste parole ci sia il nulla piuttosto che qualcuno con la fregola di vendere qualcosa. È la mia visione di presenza nella rete senza volti e ridicoli egoismi, la mia folle convinzione che la rete ha del genio nella reciproca influenza, contaminazione e orgiastica condivisione di mondi che sono il prodotto del mondo principale, la matrice di tutti i giochi. Un mondo più grande di noi che dovrebbe trasformarsi nella casa di tutti e di nessuno. E non nell'inquietante e pernicioso potere di qualcuno contro tutti gli altri; il potere che pretendiamo di drappresentare qui è solo la disperata parodia di altre forme di potere che ancora tramano nelle nostre vite. Ciò non significa per me diventare buono, abbracciare tutti, diventare un fenomeno da circo social... Significa continuare disperatamente ad essere quello che sento confusamente di dover essere. Ma senza sistema, senza tavole delle leggi, al limite la mia capricciosa legge può essere contenuta da una frase il tempo di diventare scrittura e lettura per gli altri. Il mio ideale di volto è una pagina bianca infinita suscettibile di essere segnata da me come dall'altro mio vicino e lontano. In questa panica orgiastica di corpi senza organi non sappiamo quando i corpi restano corpi, i segni restano quelli di partenza e quando si aprono a nuove condivisioni che possono tramutarsi in con-fusioni. È la mia pericolosa e affascinane e fatale visione della grande rete. Il gioco che desidero offrire non è perfetto dal momento che deve convivere con le vecchie abitudini delle identità e altri odiosi meccanismi sopra menzionati... Vorrei fare di più ma i limiti sono questi e, in quelli, a modo mio onoro e disonoro il lascito di chi precedendomi, mi ha lasciato quaderni diventati libri zeppi di frasi, illuminazioni, disperate gioiose vitalità e frantumi costruiti con un mondo andato in pezzi molte volte... Forse lo scandalo dei vari foucault è quello di voler teorizzare quel caotico cumulo di regole che hanno edificato il cosmo per come lo vediamo oggi. Il "cosmo" diventa parola eccessiva e pretenzioso quando anche la rete, il gioco dei giochi del nostro tempo, diventa l'affollato condominio di egoismi che tutti dobbiamo sopportare. 

Nel mio precedente intervento c'era una critica ed una insofferenza per l'accoppiata bambino murale-Foucault; sono diversamente estremo, estremamente provocatore da te e va bene così! Mi ha fatto piacere che la mia critica travestita da sarcastico elogio sia stata trasformata da te nell'occasione per puntualizzare e spiegare. Questo modo di interagire mi fa sentire meno solo e meno idiota, meno murato nella maschera che pretendo di far accettare qui da diversi anni. Buona Giornata 

ritratto di 90Peppe90

SCUSATE TANTO, MA HO TEMPO SOLO PER IO-ME

 

Riprenderei, innanzitutto, una frase dal meraviglioso - e, temo, a volte sottovalutato - V per Vendetta: «Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio.»

Sì, perché la rete è quel posto potenzialmente meraviglioso e pienamente democratico ma che, in atto, finisce con il rivelarsi, nella maggior parte delle situazioni, nient'altro che un nuovo modo per discriminare, per cercare di prevalere sul prossimo e per sviluppare il proprio individualismo in rete, costruendosi egocentricamente una propria reputazione che vada poi a influenzare quanta più gente possibile, per auto-affermarsi come personalità dominante all'interno di questo grande sistema reticolato.

Ecco: sistema reticolato. La rete è una struttura orizzontale, dove tutti noi siamo nodi, connessi gli uni gli altri, con pari dignità e valore, com'è giusto che sia. O, quantomeno, così dovrebbe e potrebbe essere. Ci allontaniamo da quella negativa struttura verticale, gerarchica, piramidale - tanto criticata da pensatori quali Foucault quanto auspicata e sostenuta da tanta altra gente, vista come unica via di organizzazione sociale - fino a questa nuova struttura, distribuita su un unico livello.

E allora? Dov'è che sbagliamo?

Ancora, sicuramente ci sono alcuni che sono più colpevoli di altri ma... ma il problema siamo noi. Non è cosa la tecnologia e, in tal caso, la rete fa alle persone. Piuttosto, è ciò che le persone fanno con la rete. E fanno ciò che riesce loro meglio: parlare di sé. Parlare di sé, di sé e ancora di sé. Ed è così che la rete si trasforma da potenziale mezzo di unità, di solidarietà e condivisione a mezzo di divisione, discriminazione, lotta. Le posizioni si polarizzano, i dibattiti perdono di significato, trasformandosi in veri e propri contrasti, battaglie finalizzate ad affermare il proprio ego, screditando quello altrui.

I tuoi scritti riescono sempre ad essere illuminanti mentre, da parte mia, non so come risulterà l'intero commento, scritto interamente di getto.

Un abbraccio, carissimo Maurone. 

ritratto di Mauro Banfi

Ti ricevo forte e chiaro, caro amico Peppe, come non mai.

Per cominciare, stratosferiche le tue immagini! Perfette, a corollario dell'intero post e degli stencil di iHeart. Grazie numero uno.
Grazie numero due: il riferimento a V per Vendetta, preciso preciso.
Lo Sciamano Moore aveva già compreso tante, troppe cose, decenni prima.

Strutture orizzontale e verticale, liquida o gerarchica: grandi temi del dibattito di questi due ultimi secoli.
Io parto da una attendibile statistica sui contenuti più visti sul web: aggressioni bullistiche e pornografia, E al terzo posto il narcisismo.
C'è un nodo - rubandoti un tuo bellissimo termine - tra le tre sfere: coinvolgendo gli appetiti primari dell'Ego - potere, sesso, Io-Me - la Rete acquisisce un consenso e un fascino universale che nemmeno Hitler, Stalin e Mao avevano immaginato.
Il web, incoraggiando questi atti/appettiti primari consumati indirettamente, garantisce l'anonimato impunito e ne trae profitto.
La pornografia/bullismo/egomania sopratutto trasformano le altre persone in strumenti del nostro Desiderio, manipolandone e strappandone l'io e la volontà, così da burattinarle mentalmente senza temere rifiuti o ritorsioni.
In questo senso il nodo tra pornografia/aggressione/egotismo e tecnologia è intricato e quasi indissolubile: tutte queste componenti trasformano la paura per la realtà esterna in mezzi il cui solo fine è la convenienza.

La paura è il muro che la tecnologia e il potere, la pornografia e l'egocentrismo sfruttano.
Al di là del muro ci sono le persone vere, in quanto tali, in quanto esseri che esistono al di là dei nostri desideri e delle nostre necessità animali e che un certo tipo di web materialistico, capitalistico e totalitario - quello che critichiamo in questo post, mon ami - vorrebbe piegare con la forza o con l'astuzia ai propri voleri.

Ed è proprio questo che ci mostra lo Sciamano sublime Alan Moore con "V per Vendetta", capolavoro benedetto quanto l'introduzione alla vita non totalitaria di Foucault.
Tutti abbiamo bisogno degli altri, che ci stanno cercando dall'altra parte del muro.
Abbiamo reciprocamente bisogno degli altri come fonti di ascolto, di sostegno e di piacere e di gioia.
Ma se non riusciamo a percepire l'altro COME UN FINE (come suggeriva Kant) piuttosto che COME UN MEZZO, perderemo la nostra libertà di essere qualcosa di più che dei semplici strumenti al servizio degli altri, e la realtà intorno a noi si ridurrà esclusivamente a noi stessi, al nostro scalcinato e ridicolo Ego, come se fossimo il centro dell'Universo, gli unici punti di riferimento del Cosmo.
Ma anche se smarriamo l'ironia e l'umorismo (catastrofe somma!) e pensiamo di essere Dio, il mondo là fuori sarà ancora lì con le sue leggi e i suoi limiti e la tragedia starà nel fatto che non lo capiremo più e sopratutto non riusciremo più a viverci.
La tecnologia senza contenuti umani è una forma di non vita e priva l'uomo del contatto con se stesso.

Il nostro Ego inconscio sogna di dominare gli altri perchè ha paura della loro libertà, quando invece è proprio il rispetto della libertà altrui che ci permette di restare in contatto con noi stessi.
Privare gli altri della propria libertà di essere è solo il sintomo che non sappiamo più ascoltare che cosa è veramente umano in noi.
Questa è la grande battaglia portata da V al regime tecnocratico.
E' questo quello che ho detto a quel ragazzo - di cui parlo nella risposta ad Elisabeth - che mi ha mostrato i disegni con le persone divise e separate da un labirinto di muri.
"Resta sempre in contatto con te stesso, senza aggeggi tecnologici, e resterai sempre in contatto con tua mamma e tuo papà, - anche se non dormono più insieme -, con gli altri, con la natura e con la gioia".

" Io sono il frutto di quello che mi è stato fatto: è il principio fondamentale dell'Universo: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria."
V

Abbi gioia, fratello