Dio Rosso

ritratto di Ester1991

Il rosso è il miglior colore da correlare all'emozione, perché è su entrambe le estremità dello spettro. Da un lato si ha la felicità, l'innamoramento, l'infatuazione, la passione. Dall'altra parte, l'ossessione, la gelosia, il pericolo, la paura, la rabbia e la frustrazione. (Taylor Swift)

Le gocce scivolano lungo il corpo in plastica della bottiglietta che bagna la tribuna lucida del giudice Quentin Bishop.
Non riesco a pensare ad altro in questo momento se non alla liberazione che provo nel sapere di essere pazzo. Certo, immaginavo già di avere problemi sociali e personali, legati ad un colore: il rosso, ancora di salvezza e rovina della mia vita.
Davanti agli occhi riesco ancora a scorgere il corpo di Mary e di Karl, ma non me ne frega un cazzo.
L'ho fatto con piacere, assaporando la bellezza e l'eleganza dei rivoli di sangue che affluivano fino ai miei piedi.
L'ho leccato e gustato.
Quel piccolo lago di rosso scuro mi ha liberato l'anima, facendomi abbracciare la pace che tanto desideravo.
<< Lei giura di dire tutta la verità, nient'altro che la verità, signor Blaise?>> recita l'assistente al processo più importante del secolo, come dichiarano i giornali.
<<Lo giuro>> affermo, vedendo il ritrattista correre su un foglio tenendo saldamente un carboncino invisibile da quanto usurato. La pubblica accusa si muove sinuosamente con una cartella in mano.
Sposta gli occhiali in osso marrone e tira fuori una foto a colori vividi e chiari.
Il corpo della donna che vedo è sormontano dal piccolo bambino di dieci anni che abbiamo amato in maniera smisurata e senza pensiero. Sembrano dormienti come in quella notte in cui facevo tardi e loro riposavano nel medesimo divano in cui si trovano in quell'immagine.
La mia attenzione non è attratta dai due cadaveri, ma dalla pozza vermiglia che impregna il tessuto del lenzuolo bianco. Sembra un'opera d'arte in cui il vermiglio fa da padrone, donando passione e voglia di rifarlo di nuovo.
<<Bene, signor Blaise, riconosce le due persone morte?>> domanda la giovane quarantenne, lisciandosi la gonna di pelle nera.
<<Certo. Sono Mary Martin e Karl Blaise>> rispondo, anche se in questo momento sto assaporando nuovamente il padrone della mia vita. Mi sono morso l'interno della bocca per degustare nuovamente quel tono scoperto da Tiziano, il grande maestro italiano, l'unico che potrebbe capirmi. La mia testa potrebbe essere una grotta tappezzata da rari diamanti rossi che riflettono quella sfumatura divina dalla quale non riesco a sfuggire. La passione mi frantuma l'anima per poi integrarla nuovamente in una forma nuova ed unica, dove la frustrazione prende il sopravvento.
<<Bene. E cosa vede oltre a sua moglie e suo figlio?>> sussurra la donna, scostando un ciuffo nero fuggito alla folta capigliatura.
<< Il mondo è una grande tela piena di colori vividi e lucenti, come questa foto. Ogni tono, sfumatura o riflesso è legato a forti emozioni. Io prediligo il rosso. Passione, amore, riflessione e tristezza, ecco cosa vedo. Vi chiederete come o perché? Il fatto è che madre natura mi ha donato due forze: l'estetismo e la conoscenza di essere un superuomo in grado di sfuggire alle gabbie ideologiche>>.
Il silenzio regna sovrano in questa sala piena di persone che non conosco. I miei parenti non si sono presentati, solo mia sorella Katie, seduta nella prima fila, simboleggia la nostra famiglia dai folti capelli cupi.
<< Che cosa intende per superuomo ed esteta, Mister Blaise?>> continua l'accusa, fermandosi ad osservare la giuria intenta ad aspettarsi una degna risposta da parte mia. Sorrido all'idea di poter esporre la mia missione in questo posto sperduto, dimenticato da Dio.
<< Io sono nato per scoprire la reale bellezza. Ho fatto della mia vita un'opera d'arte, con un unico protagonista: il Rosso. Vi starete chiedendo il perché di questa mia scelta, il motivo che spinge un uomo a eseguire ciò che ho fatto io. La mia difesa ha portato delle diapositive per farvi comprendere la bellezza che ci circonda. Roger, la prego, ci mostri le foto che le ho chiesto di raccogliere dalla mia galleria>>.
L'uomo seduto alla destra del giudice si alza, dice qualche breve parola in privato al giudice, fa cenno ad una ragazzina sui vent'anni di portare davanti alla corte la lavagna bianca e un video proiettore, già predisposti alla fine della sala.
Dopo un paio di minuti appare sul foglio bianco la prima foto: un tramonto.
Non riesco a parlare.
Il rosso del sole stordisce qualsiasi mio senso. Mi perdo nel senso di pace in quel mare di nuvole dalla sbavatura rosa, per poi diventare intensa quasi dello stesso scintillio del primo zampillo che fuoriusciva dal corpicino inerme di Karl.
Il mio spirito, il pittore in me è riuscito a ricreare alla perfezione quello che i miei occhi avevano catturato in quel dì della vacanza nella bella Florence, Italy. Il ponte vecchio sembra perdersi là, in quei confini che lo colorano, mutandolo come il mio io cambiava ad ogni pennellata. <<Bene, signor Blaise. Mi dica cosa vede>>.
<<Il mio bozzolo alla scoperta del mondo che mi circondava. L'inizio del mio sentimento>> rispondo arrogantemente al giudice, per poi fare cenno di proseguire con la seconda foto: una rosa sporca di sangue.
<<E qui che cosa vede? La regina bianca vestita da sera?>> scherza il portavoce della giuria, un ometto dalla coda di cavallo e gli occhiali tondi ed unti. Inclino la testa, immaginandolo imbrattato di rosso... no, nemmeno con il mio amato sarebbe bello, anzi apparirebbe chiaro come un abominio della natura.
<<Questo è quello che direbbe un coglione patentato ancora vergine, che vive con la madre a quarant'anni suonati>> dico piattamente, sorridendo alla vista del capo chino di quell'uomo che avrà voce sul mio destino.
<<Bene, quindi lei che cosa scorge? La perfezione?>> dice a voce alta la bella avvocata, per farsi sentire dalla corte.
<< Vostro Onore, l'accusa attacca il mio cliente. La Signora Parker non può rispondere per il mio assistito e nemmeno influenzarlo>> ribatte pronto e vigile il mio salvatore, alzandosi in piedi sul posto.
<<Accolta. Prego, ci dica pure cosa vede Lei>> mi fa cenno il giudice, sistemando dei fogli sopra la sua tribuna, mentre un flash scatta da una parte indefinita della sala.
<<Vedo il più grande sentimento legato alla più grande forma che una cosa possa ottenere: amore e perfezione. Un connubio d’idee, armoniosità, eleganza raccolti in questo singolo scatto. Il rosso è solo l'ombra che domina la nostra vita, i traguardi del nostro io interiore e non. È il padrone dell'esistenza stessa da quando ci avvolge nel momento della nostra nascita. Ci afferra per mano, accompagnandoci durante questo nostro pellegrinaggio in questa terra a noi tuttora sconosciuta. Io non so cosa riuscite a cogliere voi, illustri dottori, ma io vedo potenza. Il sentimento che mi nasce dentro mi prende la bocca dello stomaco, per poi lasciarmi riposare, donandomi la spensieratezza che provavo nel disegnare i papaveri dietro casa mia. Quella singola goccia scarlatta mi tranquillizza, ma anima anche la mia passione e la volontà di evolvere le mie sensazioni. Perché? Perché abbiamo poco tempo qui in questo mondo di merda e se una sola cosa riesce a farmi sentire vivo, come può essere cattiva?>> spiego tutto d'un fiato, guardando quel piccolo puntino di fronte a me.
 

Prontamente scatta la terza ed ultima diapositiva, quella che tutti vogliono vedere, quello che i primi soccorritori hanno visto all'interno della Villa in quell'angolo di Philadelphia.

<< E qui cosa vede? Arcobaleni? Salvezza?>> ringhia nuovamente la donna davanti a me, facendo finta di leggere un pezzo di carta tenuto saldamente con le mani sudate.
<< Vostro Onore, l'accusa... >>.
Roger non riesce nemmeno a finire la frase che viene subito fermato e messo a sedere con un gesto schietto ed un'occhiata malevole. So che finirà nei guai per aver messo in bella mostra una prova, probabilmente domani sarà la prima pagina del New York Times, oltre che del Philadelphia News. Come ho già detto, la gente merita di sapere chi sono e perché tutti dovremmo amare il rosso.

<< Io so cosa vedete Voi. Due persone uccise con sedici pugnalate, massacrate da ciò che Voi chiamate mostro, ma se foste Voi il mostro capireste il motivo di questo atto? Capireste di essere arrivati al traguardo che Voi tutti aspettavate? Siete riusciti a rompere le gabbie ideologiche che vi opprimevano così come vi costringevano a vivere in segreto un amore per questa tinta oramai divenuta un Dio vero in carne ed ossa. Grazie a lui riuscite a scorgere tutta la bontà scaturita fuori da questi corpi inermi. Vedete l'amore del rosso sulla bocca della madre intenta a dare un ultimo bacio al figlio? Notate il lago che circonda queste... queste anime salvate? Riuscite a vedere i sentimenti che vedo io? O sono solo pazzo? Chiamatemi pazzo, visionario, ma non assassino, perché alla mia famiglia ho donato tutta la passione, l'amore e la frustrazione che questo colore mi ha fatto scoprire. Li ho salvati da un mondo nel quale non avrebbero conosciuto tutto ciò>>.

Un silenzio tombale scende sopra a quelle persone dalla mente sgombra da ogni singolo pensiero, se non un singolo corridore che salta da una testa all'altra. Tutti i presenti stanno riflettendo sul colore che mi ha fatto schiavo di questa vita in cui sono solo un profeta che cerca di far vedere agli altri quello che i miei occhi colgono formando i sentimenti legati al mio unico padrone: il rosso.

<<Bene... direi che la giuria abbia un bel po' su cui basarsi per il verdetto finale. La corte si aggiornerà domani alle ore 9:30, nel frattempo l'imputato sarà scortato nell'ex penitenziario ormai messo nuovo: Eastern State Penitentiary. Le misure di sicurezza saranno massime>> le ultime tre parole sono paradossalmente sputate dalla bocca del giudice Bishop mentre sbatte svariate volte il suo potere sulla tribuna ormai con una piccola pozza d'acqua condensata.

Al suo annuncio le guardie che sono state immobili come veri e propri soldatini lungo il perimetro della sala, mi afferrano ammanettandomi i polsi per poi condurmi lungo il corridoio verso la mia ultima tappa.

Conosco benissimo il mio futuro, ma non mi pento delle mie azioni. Sono grato di essere sfuggito dalle gabbie del perfetto marito, padre di famiglia, lavoratore indipendente e uomo tutto d'un pezzo. Ho mostrato a tutti che possiamo scappare da queste prigioni, per poter poi abbracciare il Dio che ci ha condotti per tutta la vita. Chiudo gli occhi tenendo saldamente l'immagine che mi ha colpito di più nella mia vita: mio figlio appena nato avvolto nel mio più grande amore.
Grazie Dio Rosso, senza di te non sarei stato nessuno.

Gradimento

ritratto di Vecchio Mara

l'ossessione...

del protagonista per un colore, il mistico rosso che trasporta la vita, ma anche la morte (vista come immortalità dal protagonista, credo), narrata in modo perfetto. T'incolla al video.  Mi è piaciuto molto, bravissima!

Ciao Ester

Giancarlo

ritratto di Ester1991

L'ossessione

Ciao Giancarlo,
grazie per il tuo commento, mi ha fatto molto piacere.
Buona serata,

Ester.
 

Si, certamente, ossessione.....

.....ossessione per le sbarre che imprigionano l'anima dentro una vita monotona di formalismi e falsi sorrisi.

Ossessione per quella libertà che ognuno di noi cerca ma che pochi sanno trovare.

La lucida follia del protagonista, incarnata nel colore rosso, lo fa precipitare in un baratro di violenza senza fine.

Ma poco importa perché era l'unico modo per evadere.

Anche se dovrà poi trascorrere tutta la vita dietro le sbarre.

Le sbarre sono per il corpo e quello conta poco, soprattutto quando l'anima è libera.

Piaciuto.