Egregio Signor Grammatico...

Egregio signor Grammatico, la prego di perdonarmi per questa lettera. Sapendola molto occupato, ho tentannato più volte prima di spedirla, ma la prego di credermi che si tratta di un cruccio, un'antipatia, un'ansia che oserei definire paranoica. So che lei è molto impegnato. Non deve essere facile supervisionare le parole,  i dubbi, i neologismi, le lingue che scompaiono e lasciano comunque in lei questo grande vuoto, ha tutta la mia solidarietà. Il suo è un compito immane, delicato, immenso. Immagino le arrivino migliaia di richieste ogni giorno, e spero tanto che questa mia lettera non cada nel dimenticatoio, anche se spero che il suo staff altamente specializzato, possa risolvere l'enigma.

Non mi prenda per impertinente signor Grammatico, perché  vede, io accetto tutto. I modi, i tempi, i verbi e i proverbi, gli stili, il futuro che non usiamo, il congiuntivo che snobbiamo, tutto. Amo le altre lingue, agglutinanti o meno, amo i prestiti linguistici (che non sono mai stati restituiti), amo sapere che ci siano verbi che transitano e altri che non permettono tale transito,accetto le più svariate tipologie di complementi, accetto anche la passività dei verbi (che mi turba un poco, ma non importa), accetto che ci siano dei verbi riflessivi, anzi, mi fa piacere vedere tale maturità : accetto che un periodo possa essere analizzato con fare autoptico, il concetto di subordinazione non mi turba, accetto che all'interno degli aggettivi vi sia una serie di gradi, perché laddove c'è ordine ed armonia c'è bellezza. Mi commuove persino la generosità dei pronomi, pronti a sostituire eventuali  noiose ripetizioni Ognuno abbia il suo posto, per carità, signor Grammatico, non mi prenda per un'anarchica. Ma ho un problema con i segni di punteggiatura. O meglio, con una sola tipologia. Vede, Signor Grammatico, ci vuole il punto e la virgola, per separare, fermare, riprendere fiato. Ci voglio i due punti, il punto e virgola, le parentesi. Dovremo pur, perbacco!, elencare, enunciare, definire! E il punto esclamativo? Ah, quanta enfasi esprime questo magico trattino! Pensi che, mentre lo scrivo, il mio stesso viso esprime tale enfasi, le sopracciglia si inarcano, perché vi è simbiosi, Signor Grammatico! Per non parlare del punto interrogativo: in quella morbida curva si cela un mondo di domande, che senza quel segno potrebbero  (per carità, non oso pensarci!) essere confuse per affermazioni e gli stessi dubbi, senza tal punto non avrebbero la stessa forza. Lo stesso punto interrogativo, senza parole davanti, è già una domanda, che  spinge ad interrogarci, in maniera forse petulante, ma necessaria. Ma, signor Grammatico, e qui nasce il mio malessere, il mio profondo rancore, mi spieghi, la prego la necessità dei puntini di sospensione. Per favore. Io li detesto, signor Grammatico. Quando leggo qualche brano, tremo sempre al pensiero di incontrarli. Che dignità hanno i puntini di sospensione? Ambigui, falsi, disincantati. Affermano e negano, tirano la pietra e nascondono la mano. Stanno lì, come per dire Continua tu. Vogliono sottindere uno smorzarsi di toni? Un abbassamento di voce? Un sospendere un discorso? Bene. Bene! Che lo si finisca! Sei imbarazzato? Vuoi alludere? Hai dei dubbi? Eccoli, i tre moschettieri, uno dietro l'altro, e pretendono pure la maiuscola dopo di loro, messi a fine frase, in questa infame sfida col signor punto, che ha ben altra dignità. NO, Signor Grammatico, non sopporto tale ambiguità, non tollero, non ammetto che vi sia questo abuso di tali puntini. Che si parli chiaramente, signor Grammatico, in ogni scritto, perché altrimenti, non vorrei essere costretta ad organizzare una petizione per abolirli. Non voglio andare contro la sua autorità, anzi è proprio a quella che mi appello. Veda lei, signor Grammatico, nella sua onestà intellettuale, se si può far a meno di questa anomalia. Sempre ammesso che ne abbia voglia...

 

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Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)

è molto

è molto carino, diretto, leggero. Lo spunto mi è piaciuto tantissimo, ti faccio i miei complementi :)
 Ci sono, qua e là, delle imprecisioni nell'uso della punteggiatura (spazi in più, virgole in meno o di troppo). Sistemando quelle imprecisioni, insieme agli accenti acuti sui perché, secondo me, otterresti un effetto ancora più dirompente. 

Ti segnalo un piccolo refuso: "sapendola molto occupato" (come dire: sapendo che Lei è molto occupato).

ciao, a presto!

mi associo

con simpatia ed entusiasmo al commento di nou. Però vorrei anche spezzare una lancia a favore dei tre piccolissimi, per te inopportuni, visitatori di tanti scritti. Per farlo, userò un esempio personale: anche io li trovavo superflui e vaghi, allusivi quando non inquietanti. Poi però mi sono resa conto che, in uno specifico uso, che è quello di una corrispondenza epistolare di tipo colloquiale e frequente, i nostri (miei?) tre minuscoli ficcanaso servono per sosituire quello che di sospeso, incerto, vago, quasi sempre c'è nella conversazione orale tra due persone. Soprattutto se la conversazione (appunto scritta) è proprio tale, e magari procede per ipotesi, suggestioni, divagamenti. Conferisiscono quel tanto di indeterminatezza che fa sì che due persone "si parlino", anziché perorare delle cause, o certezze granitiche.

A me, almeno, sembra così...

Complimenti per la tua simpatia e arguzia, e vale anche per i calzini!

Grazie per

Grazie per l'incoraggiamento  e  le correzioni, l'ho scritto di fretta per timore che sfuggisse l'ispirazione, e deve essere ritoccato.

I puntini? Ahimé necessari, lo ammetto...A volte bisogna sospendere...

ritratto di Maria Angelica BARRACCO

I puntini del signor Grammatico

Ehi! Povera me... Mi sono sentita chiamata in causa, io quei tre puntini li uso... eccome se li uso... 

Mi sono divertita, molto, ho letto e apprezzato e ho sorriso e condiviso.

E quando alla fine, ho trovato, finalmente, i tre puntini... wink

Beh: un piccolo capolavoro! 

Molto, molto bellino. 

Ciao!

Maria Angelica

ritratto di Rubrus

***

Personalmente anche io ho scarsissima simpatia per i puntini di sospensione: un testo pieno di puntini di sospensione mi sembra una faccia affetta da foruncolosi.

Sul punto esclamativo la vedo come Ojetti che scriveva: "Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti per il trastullo delle bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani, questa asta della bestemmia, questo pugnalettaccio dell'enfasi, questa daga dell'iperbole, quest'alabarda della retorica...Adesso v'è anche chi te l'accoppia con l'interrogativo che par di vedere Arlecchino appoggiato a Pulcinella. [...] Il punto esclamativo è il servo scemo dell'interiezione".

Anni fa, ebbi una breve infatuazione per il punto e virgola, che poi mi passò. Ancora oggi, però, lo guardo con simpatia e tendo a usarlo quando posso, spero nel modo corretto.

Un mio difetto sono invece le parentesi: so di usarne troppe, ma non riesco a disintossicarmi. 

Del resto, molti hanno le loro idiosincrasie in fatto di punteggiatura: conosco un tale che odia la virgola. 

  

Bene

Bene, vedo che non sono la sola ad avere queste antipatie. Adorabile il brano di Ojetti, grazie. Per le parentesi, non  so, una volta ho  provato  ad aprirle e a non richiuderle. Inquietante, non c'è che dire.Grazie per il simpatico commento.

ritratto di Bebo60

Brano piacevole e brillante

E anche molto divertente, che non guasta (qui stavo per aggiungere un punto esclamativo, ma poi mi sono represso. Poi ho pensato che per spiegare questa cosa dovevo mettere le parentesi, di cui abuso consapevolmente, ma non sono riuscito a farne a meno).

La punteggiatura è in effetti un bel cruccio.
Io con gli anni mi sono molto corretto. Abusavo di punti esclamativi e di parentesi, e forse anche di due punti. E d'altra parte non usavo praticamente mai il punto e virgola.
Adesso il criterio è grossomodo questo: il punto e la virgola sono come l'olio sull'insalata, vanni usati continuamente e con abbondanza, ma senza esagerare; tutto il resto dell'interpunzione è come l'aceto, da usare con parsimonia, solo quando è necessario.

E non parliamo di virgolette, caporali, trattini e apici, soprattutto per quello che riguarda il discorso diretto.
Basti dire che le regole editoriali delle case editrici in proposito variano moltissimo!

Ciao.