S paistori

Finito faticosamente di bere il caffè, mi punivo per la stronzaggine nel pretendere un caffè decente in terra straniera, mi apprestai ad uscire alla ricerca di una farmacia... dovevo comprare l'antiemetico!

L'antiemetico mi serviva per le due cose che avrebbero meritato la forca al processo di Norimberga: il vecchio miliardario nazista nudo e quel caffè di merda!

Passando nella hall vidi tre omoni con la faccia da Oktoberfest, questi erano sicuramente gli uomini del mio amico Schmidt venuti in avanscoperta.

Cercai di ricordare se avessi lasciato la stanza in ordine, tirato lo sciacquone, isolato ermeticamente i miei calzini del giorno prima, rimesso la foto di Barbie e Ken al suo posto, posato la macchina fotografica nel borsone...

Non volevo fare la figura del disordinato con i miei amici crucchi qualora si fossero fatti un giro in camera mia...

Non ricordavo se avevo rimesso al suo posto la foto... quindi feci dietrofront e, cercando di mantenere un passo tranquillo, tornai verso la mia stanza, prima che salissero questi tre RoboCop del cazzo.

Rientrai di corsa in stanza, la foto era al suo posto, lo sciacquone tirato, i calzini in quarantena, la macchina fotografica me la misi nella tasca della giacca... un normale turista la macchina fotografica se la porta appresso, mica la lascia in stanza!

Uscendo mi venne alla mente un vecchio film, presi un piccolo pezzo di carta e lo infilai tra la porta e l'infisso, all'altezza delle caviglie, così avrei saputo se qualcuno fosse entrato nella stanza in mia assenza... e, in tal caso, magari, decidere di darmi all'immediata fuga... roba alla Forrest Gump o giù di lì...

quindi tornai verso la hall, incrociai le tre facce da kartoffeln, che mi buttarono un'occhiata ben poco rassicurante, o più semplicemente la mia paranoia iniziava a fare su di me l'effetto di un allucinogeno pesante.

Uscii dall'albergo con un sospiro di sollievo, fuori c'era una bella giornata, dovevo trovare una farmacia, dopodiché avrei giocato per un po' a fare il turista... in fondo a Buenos Aires non c'ero mai stato! Almeno, prima di farmi ammazzare, avrei visto un posto nuovo!

Entrai nella prima farmacia che trovai sulla strada, mi accolse una bella farmacista con il suo camice candido come la neve.

“Buenos dias”

Hola, tiene una caja de antiemético?

“Claro que sì”

Quindi mi posò sul banco una scatoletta bianca e blu

Quieren algo más?

In mattinata avevo avuto un allarmante prurito al culo

Usted tiene una crema para el culo?

“Perdon?”

Come si diceva crema emorroidale in spagnolo?

Mi voltai, indicai il mio fondoschiena e dissi: “Dolor en el culo...

“Crema hemorroidal?”

“Perfecto”

Anche questo si diceva allo stesso modo... che stronzo!

Tra l'altro, mentre indicavo il mio culo, erano entrati nella farmacia tre signore di mezza età, un poliziotto e una bambina bionda... insomma non avevo fatto una bella figura!

Presi tutto pagai in silenzio e me ne andai seguito dagli sguardi disgustati dalle tre signore e della bambina... il poliziotto invece non sembrava disgustato, se solo avesse potuto mi avrebbe riempito di manganellate fino alla mia prematura dipartita!

Tra l'altro non sentivo dolore al culo, la mia era stata solo una precauzione, l'ultima volta che avevo avuto le emorroidi le avevo sottovalutate e dopo avevo visto l'inferno, come se il demonio in persona, ogni mio sbadiglio, mi avesse infilato nel culo il suo forcone infuocato!

Meglio prevenire che curare!

Alla faccia del poliziotto incazzoso e di tutta la costernata clientela!

In ogni caso quei pantaloni di pelle nera mi facevano un bel culetto...

Chiesi informazioni su come arrivare alla Plaza de Mayo ad un vecchio marinaio, mi indirizzò alla metropolitana, che in città chiamavano subte, ci misi un'ora a capire che cazzo era sto subte... finalmente quando el marinero disse esausto subterráneo, ci arrivai per deduzione...

M'infilai nella subte, sarei dovuto scendere alla quarta fermata... secondo le indicazioni datemi.

Arrivato a destinazione mi comportai da perfetto turista del cazzo, con stampato in faccia il solito sorriso coglione del turista che guarda i monumenti, non mi misi a fare foto solo perchè la macchina fotografica non era mia...

c'erano molti altri stronzi con la mia stessa espressione idiota, loro però facevano un sacco di foto, guardai attentamente la piramide de Mayo, secondo quello che diceva una guida turistica al suo bel gregge di pecoroni, la scultura in cima raffigurava l'immagine retorica della libertà... stronzate, quella era chiaramente la dea greca Atena!

Le solite bufale delle ex colonie!

Scopiazzavano la classicità greca e le cambiavano nome per sentirsi moderni e liberi dagli antichi vincoli, come quelli che chiamano un sacco di iuta arte povera!

Sotto la piramide c'erano un paio di vecchiette con dei fazzoletti bianchi legati in testa e delle foto di ragazzi in mano... ebbi l'istinto di andarle a rincuorare spiegandogli che ormai i ragazzi in quelle foto erano sicuramente in avanzatissimo stato di scheletrificazione da anni, grazie a dio non sapevo come si dicesse scheletrificazione in spagnolo, quindi mi evitai un'ennesima gaffe.

Queste cazzate mi passavano per la testa senza sarcasmo o sadismo... erano solo cazzate sincere, pensando che queste stessero ancora cercando i loro cari, ma come tutte le cose sincere, cazzate comprese, era sempre meglio tacerle.

Comunque la piazza era bella, fiancheggiata da altissime palme, le due fontane, La piramide con Atena, la statua del tizio che aveva creato la bandiera nazionale, la Casa Rosada, le vecchiette con i fuolards bianchi in testa e le foto dei loro congiunti spariti nel nulla, insomma non le mancava niente per essere un'attrazione turistica del cazzo!

Finito di fare il turista con la sindrome di Stendhal andai a cercare un posto per riempire il mio volgare stomaco...

Ma dovevo spostarmi da quella zona, lì avrei trovato solo ristoranti fatti per spennare i polli, nel mio belpaese la maggior parte dei ristoratori vedevano appeso al collo del turista qualunque un cartello con sopra scritto “Inculatemi”, lo vedevano solo loro e molto cortesemente assecondavano sempre la richiesta scritta del turista, non ero al corrente se fossero stati fatti degli studi scientifici al riguardo, forse anche questi commercianti soffrivano di una sorta di sindrome di Stendhal guardando i turisti, che gli provocavano queste allucinazioni visive... loro comunque si giustificavano seguendo la vecchia regola del commercio: “Il cliente ha sempre ragione!”

Io invece seguivo un altro vecchio motto che diceva: “Tutto il mondo è paese” quindi, per non sbagliare, sarei andato a mangiare in una zona meno turistica.

Camminai parecchio, era faticoso essere un morto di fame... anche fisicamente.

Mi ritrovai in un quartiere caratteristico, ma all'apparenza meno turistico di plaza de Mayo, era vicino al porto, qui tutti somigliavano a vecchi nostromi alcolizzati, trovai un'osteria dall'azzeccato nome “El inodoro” che mi sembrava abbastanza malconcia e vi entrai, ero molto affamato dopo la lunga camminata.

Appena entrato fui immerso in una coltre di fumo, in quel locale non era vietato fumare, me ne compiacqui, nonostante la clientela avesse, per la maggioranza, delle facce da ergastolani nell'ora d'aria, mi andai a sedere ad un tavolaccio di legno marcio.

Tutti bevevano vino e bestemmiavano in uno strano dialetto, nelle zone portuali si creavano degli slang particolari, questi marinai dovevano avere viaggiato così tanto che avevano fatto un po' di casino con le lingue, mischiavano il catalano con il genovese e il galiziano con il sassone...non si capiva un cazzo, l'unica cosa evidente era che questi gentiluomini non credevano granché nel valore espiatorio della detenzione giudiziaria... onestamente non ci credevo molto neanch'io... quindi mi rilassai.

Gli altri avventori, quelli più rassicuranti, erano dei vecchi frikkettoni bruciati da trent'anni di tossicodipendenza e alcolismo... insomma c'era una bella fauna lì dentro, roba che il Marchese De Sade si sarebbe fatto venire delle belle fantasie!

Tra l'altro nell'immaginario collettivo il tossico era quello che schiattava giovane, mentre spesso mi capitava di vedere tossici pluridecennali in ottima forma!

Per un attimo le mie braccia rimasero appiccicate al tavolo, evidentemente era stato lavato l'ultima volta da qualche conquistadores fissato con l'igiene...

Il tempo era passato e in quell'osteria non vi era più traccia di conquistadores né d'igiene!

Probabilmente, tra i due, era più facile rivedere lì dentro un conquistadores...

Dalla coltre di fumo apparve un ometto calvo, sudato, con una faccia di carta vetrata che mi lanciò sul tavolo un fogliaccio ingiallito, per un istante pensai fosse l'antica mappa dell'isola del tesoro... era il menù.

Non perdetti tempo con il menù, l'amico dalla faccia di carta abrasiva mi aspettava,

Asado por favor”

para el asado que se necesita un poco de tiempo”

“está bien”

Para beber?”

“Una jarra de vino de la casa”

Mi arrotolai velocemente una sigaretta... finalmente potevo fumare all'interno di un locale, come i bei vecchi tempi...

Questo locale era un piccolo angolo di Guyana francese della seconda metà del '800 nel porto di Buenos Aires! Accesi la sigaretta e aspirai a pieni polmoni.

Al tavolo a fianco era seduto un raro esemplare di pirata vecchia maniera, con tanto di orecchino, barba incolta, assenza di un certo numero di denti, incisivo destro compreso... gli mancava solo il pappagallo sulla spalla e la gamba di legno e sarebbe stato identico a Long John Silver!

Questo personaggio alla Stevenson fumava un enorme sigaro cubano...

Mi venne sbattuto sul tavolo il vino, lo assaggiai, l'Altimus del Volver era lievemente più fruttato, questo vino aveva un poderoso retrogusto di nafta... non mi lamentai e continuai a bere.

Mr. Silver non si fece sfuggire la mia smorfia al primo sorso.

“Sono i ratti in cantina che pisciano sulle botti a dare quel gusto al vino, il legno assorbe il piscio e gli dona quell'aroma!”

Disse il pirata scoppiando a ridere.

“Scusi, mi sta dicendo che sto bevendo leptospirosi invecchiata 10 anni?!”

Il pirata smise di ridere: “Leptoche...?”

“Non importa, confido nei miei anticorpi...”

Il pirata prese il suo bicchiere e si venne a sedere al mio tavolo.

Da queste parti troppa gente parlava la mia stessa lingua...

Il pirata non aveva una gamba di legno ma zoppicava vistosamente... era un vero e proprio pirata del cazzo!

Lo lasciai sedere al mio tavolo, magari mi avrebbe raccontato qualche divertente aneddoto su qualcuno dei suoi svariati omicidi!

“Tu sei un uomo coraggioso!” fece lui sedendosi

“Grazie, me lo diceva sempre anche il mio dentista di quand'ero bambino, prima di estrarmi un dente senza aspettare che l'anestesia facesse effetto, era una persona molto indaffarata!”

“Sì, aveva ragione il tuo dentista...”

istintivamente serrai le labbra

“... ci vuole fegato per entrare qui dentro vestito in quella maniera!”

“Cosa c'è che non va? I colori sono perfetti!” questo pirata dei miei coglioni non si ricordava più che anche la sua Jolly Roger era tutta nera con teschio e tibie incrociate?!

Forse avrei dovuto lasciare sulla schiena della giacca la copertina del the best of Motorhead...

“Caro amico, il tuo stile non si addice a questo posto”

“Capisco, ma ho dimenticato il cappellaccio e la benda in camera, mentre il mio pappagallo Ara è dovuto volare via per un impegno inderogabile”

Il Filibustiere mi sbuffo in faccia il fumo del suo appestante sigaro ed iniziò a ridere di gusto.

La sua risata mi tranquillizzò, forse anche per quella volta mi sarei evitato una coltellata...

Stranamente anche questo parlava la mia lingua e si era venuto a sedere al mio tavolo, era un déjà vu, naturalmente questa era la versione trash, la prima volta ero in un ristorante molto chic, questa volta in una mangiatoia di porcilaia, l'altra volta si era venuta a sedere al tavolo uno schianto di donna con dei modi da principessina, questa volta un pirata sdentato, puzzone, pluriomicida, bestemmiatore, alcolizzato, tabagista con una risata così discreta che faceva tremare i tavoli del locale.

Nonostante queste lievi differenze, restava una similitudine.

“Toglimi una curiosità, com'è che parli la mia lingua e come hai fatto a capire la mia provenienza?”

Il pirata mi rispose sorridente: “Ti ho sentito ordinare figliolo, il tuo accento è inconfondibile, io sono un marinaio, conosco un sacco di lingue, devi sapere che le puttane sono ottime insegnanti!”

“Tu pensa che sfiga! La mia insegnante era una vecchia culona con le caldane!”

“Ah ah ah!”

Il pirata doveva aver mangiato da poco una moffetta morta da una settimana e dopo essersi lavato i pochi denti con lo spazzolone del cesso del locale!

“Quindi tu non sei argentino?” Cercavo di capire la sua provenienza, questo non sembrava in vena di vuotare il sacco come i suoi predecessori, evidentemente era un agente segreto inesperto!

“Io nacqui nella lontana Algeria, nella ridente cittadina di Sidi Bel Abbes, ben settant'anni fa” rispose il pirata con tono solenne.

“Quindi sei di origini francesi?”

“La mia nazionalità al periodo era algerina e francese, ma oggi non so più di che nazionalità sono...”

-Sei di nazionalità stronza, amico mio... pensai io un po' seccato dalla sua reticenza.

“I miei vecchi erano andati a cercare fortuna in Algeria... invece trovarono una bomba in un ufficio postale!”

“Lo so, succede sempre anche a me, quando cerco una cosa non la trovo mai, ne trovo sempre altre dieci di cui non me ne frega niente! Almeno se la sono rivenduta la bomba?”

“No, sono saltati in aria!” disse il pirata serio

“Ah, ok...”

“Quindi alla tenera età di quattordici anni mi ritrovai solo al mondo, m'imbarcai sulla Mangusta e partii...”

“T'imbarcasti sulla mangusta? Amico, come hai potuto notare, sono duro di comprendonio, siccome non credo tu ti sia imbarcato su un piccolo suricato nemico naturale dei serpenti, spiegami di che cazzo di mangusta stai parlando?!”

“La Mangusta era una nave mercantile olandese che portava mercanzie dall'Indonesia, affondò nel '61 presso Capo Agulhas...”

“Tu eri sulla nave durante il naufragio?”

“Sì, figliolo c'ero anch'io, ma a me andò bene”

Il pensiero che questo portasse sfiga mi attraversò la mente.

“Va be', in 66 anni di navigazione un naufragio può anche capitare...”

“Di naufragi me ne sono fatti 13!”

“E ne sei sempre uscito illeso...”

Forse portava sfiga agli altri, ma lui era nato con la camicia!

“Sulla costa degli scheletri, in Namibia, ci stavo lasciando la pellaccia! Questa gamba me la sgranocchiò uno squalo in quell'occasione... ma ad altri andò peggio!”

Sicuramente quel povero squalo lo aveva assaggiato e sputato subito disgustato, vedi alle volte la fortuna di fare schifo!

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