Vilhelm Hammershoi pittore (II)

~Vilhelm Hammershoi    (II)                
di Grazia Valente

 Ormai conquistata da questo pittore minimalista , affascinato dalla semplicità di quanto lo circonda. decido di utilizzare un altro suo dipinto per la copertina del mio ultimo  libro di poesie.  La raccolta è un insieme di canti dolenti  che potrebbe avere come sottotitolo : “Meditazioni laiche sulla morte”. Il dipinto di Hammershoi è intitolato: “Granelli di polvere danzanti in un raggio di sole” . Quante volte abbiamo assistito a questa danza, seduti con gli occhi socchiusi davanti a una finestra, quando il sole attraversa il vetro e invade la stanza! Ma ci siamo limitati a guardarla, da osservatori inerti. Hammershoi immortala con il suo sguardo da artista questa immagine e la rappresenta:  una grande finestra a riquadri, sobria, probabilmente una finestra della sua casa borghese, e come per incanto pare di poter toccare quella luce, di sentire sulla pelle quel calore che “riempie l’ambiente di una delicata vibrazione”, secondo la definizione di un critico.  E’ ancora il colore grigio a dominare, ma è un grigio luminescente, madreperlato. Ormai abbiamo imparato a conoscere la delicata tavolozza di Hammershoi,  fatta di bianchi, di grigi, di bruni.

Non so esattamente che cosa mi abbia indotto a scegliere questo dipinto per un libro dal tema così scabroso, a parte ovviamente l’ammirazione per l’artista.
Inconsciamente cercavo un’immagine che irradiasse serenità e forse mi è parsa rassicurante l’ambientazione: l’interno di una casa, che per noi donne rappresenta pur sempre un rifugio, un luogo arcaico, un luogo amico. Certamente mi ha catturato l’immagine della luce, in contrasto con lo spegnersi della vita terrena. Ugualmente è stata punto di attrazione la finestra, che suggerisce un “altrove”, ma privo di drammaticità. La visione di che cosa si celi al di là del riquadro rimane misteriosa, come accade spesso nei dipinti di questo enigmatico pittore,  ma non sprofonda in una oscurità inquietante. Un altro elemento di interesse, e probabilmente – a giudicare anche dal titolo – il vero fulcro dell’opera,   è  rappresentato dal raggio di sole sul pavimento, con il suo gioco di ombre. Il fascio di luce non si disperde, ma rimane lì, ai nostri piedi, possiamo camminarci sopra, la polvere delle nostre calzature si mescola con quella sospesa nell’aria, possiamo condurre la nostra vita in sua compagnia, tranquillamente, anche se aleggia in quella stanza vuota – e anche questo è un tratto costante della poetica di Hammershoi -  un senso di solitudine molto moderna,  tipica dell’uomo contemporaneo (il quadro è del 1900, a dimostrazione che la vera arte è davvero senza tempo). In apparenza non c’è nulla, in questo dipinto, che evochi l’idea della morte, ma esso sprigiona a mio parere una spiritualità laica, che trascende e travalica il concetto di sacro per abbracciare una visione  di stupefatta meraviglia di fronte al Creato e al mistero che lo circonda.

giugno 2017
 

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Gradimento

Incredibile

Buongiorno, Grazia. Incredibile è il primo aggettivo che mi viene in mente leggendo questo tuo bellissimo articolo. Quando ero adolescente, tra un libro e un altro, amavo sedermi sulla poltrona dei miei, vicino alla finestra, e guardavo i granelli di polvere che svolazzavano nell'aria. Ne ero incantata. Ricordo che mentre li guardavo, pensavo che respirandoli, io decretavo la loro morte. A volte mi alzavo, passavo la mano tra quella materia impalpabile, per vederli danzare, e poi mi rimettevo seduta, e mi rilassavo così. Volevo quasi chiedere scusa, perché sarebbero finiti nei miei polmoni, ma era inevitabile. Sarebbero spariti dentro di me, per il semplice fatto che io respiravo, e loro erano lì, fatti per essere  inghiottiti. L'estremo candore della mia casa, così accuratamente pulita da mia madre, mi facevano pensare all'apparenza. I granelli di polvere danzavano ovunque: ne conclusi che non erano segni di sporcizia, ma di vita, pronti per far riflettere chiunque si fosse messo ad osservarli. Mi dispiaceva persino chiamarli granelli di polvere, perché mi risultava difficile ammettere che ci fosse polvere. Grazie, mi hai riportato a tutto questo. 

Hammershoi

Cara Anna,

sai bene che non sono stata io a operare il miracolo, ma il pittore. Si è semplicemente verificato un incontro di spiriti - vogliamo chiamarli così? E' il bello dell'arte, che dilata la percezione di quello che si muove intorno a noi e che fa parte di un quotidiano usurato. Molto bella la tua rievocazione, che meriterebbe un "dibattito" in altra sede.

Ciao e un abbraccio

Grazia

ritratto di Lysi

bellissimo commento

arte e scrittura, da sempre la mia passione. Non conosco questo  pittore, ma la descrizione che ne hai fatto tu in commento e grazia nel post, mi ha incuriosito. Lo cercherò nel web. Non è strano che finiremo in polvere perchè siamo della stessa essenza. Anche i neutrini ci attraversano ma non ne siamo coscienti. La fisica è ancora lontana dallo svelamento della sostanza della materia. L'arte solamente ha quel potere di afferarre attraverso le cose dei concetti straordinari, la scrittura, idem. Può nascere un libro su un granello di polvere, persino Platone nella sua caverna delle idee nè è stato attratto.  Un bel post, questo. 

 

 

Hammershoi

Un libro su un granello di polvere, sarebbe fantastico. Potrebbe riuscire a scriverlo un poeta giapponese di haiku, loro sono maestri in queste cose. Ho già scritto di questo pittore qualche tempo fa, in un altro post. Ho letto non so dove che la polvere che abbiamo nelle nostre case non è altro che materiale organico polverizzato del nostro stesso corpo, come unghie, peli, ecc. Quindi in un certo senso noi siamo già , almeno in parte, polvere! Vengono un po' i brividi. Un bel commento, Lysi, di cui ti ringrazio.

Grazia