I racconti del cuculo - L'estate del 1980

ritratto di davecuper

L'estate del 1980 la passai interamente con un mio amico di infanzia che abitava vicino a casa mia.
La mattina ci incontravamo alternativamente in una delle rispettive case.
Passavamo le mattinate a giocare a calcio, tirando pallonate contro il cancello del cortile dell'abitazione del mio amico, posta al culmine di una lunga ed erta salita. Anche il fratello minore del mio amico si aggregava a noi per giocare e far passare la noia di quelle giornate estive lontane dai banchi di scuola.
Il ruolo che più faceva paura, soprattutto a me che alla mattina mi facevo tutta la salita a piedi per arrivare a casa del mio amico, era quello del battitore, cioè di colui che tirava le pallonate contro il cancello difeso dal portiere. Infatti, qualora il battitore tirava alto sopra la traversa del muro e faceva scavalcare il pallone oltre il cancello, doveva essere lesto a correre dietro al pallone che in discesa prendeva velocità e rotolava inesorabilmente verso il fondo della via. Solitamente, se si era fortunati, si riusciva a recuperare il pallone prima della diramazione con un'altra via, ma nella malaugurata ipotesi che si ritardava l'uscita dal cancello o c'era qualche macchina che intralciava la rincorsa, si doveva arrivare a recuperare il pallone in fondo alla via, con la prospettiva di rifarsi tutta la salita per ritornare al culmine da dove si era discesi.
Colui che ricopriva il ruolo di portiere, invece, non doveva fare altro che aprire il cancello per permettere la rincorsa del pallone al battitore.
Preferivo quindi, di gran lunga, fare il portiere e far rincorrere il pallone ai miei compagni di gioco.
Altro gioco che eravamo soliti fare, nelle nostre mattinate estive, era quello di spruzzare acqua alle persone che passavano per la strada, oppure alle persone che si trovavano all'interno delle macchine e che in quei giorni afosi di luglio e agosto, transitavano per la via con i finestrini aperti.
Ci fornivamo, per tale gioco, di tre belle siringhe e ci appostavamo tra le foglie degli alberi del cortiletto, per aspettare gli ignari passanti e colpirli con rapidi e fulminei schizzi d'acqua.
Qualcuno si arrabbiava e scendeva dalla macchina per venirci a cercare, altri lasciavano perdere, altri andavano direttamente dai nostri “tutori” per fare le loro rimostranze. In quest'ultimo caso dovevamo nasconderci e far perdere le nostre tracce.
Ad un certo punto schizzare l'acqua non ci bastò più; volevamo colpire le persone con qualcosa di più doloroso. Arrivò quindi il momento in cui dall'acqua passammo a pallottole arrotolate di carta, fino ad arrivare a lanciare le mele che cadevano dagli alberelli del cortiletto e che, una volta lanciate, rotolavano giù per la via e finivano a marcire per la strada.
Questo gioco durò fino a quando i genitori del mio amico e di suo fratello subirono delle rimostranze, non proprio amichevoli, da parte dei malcapitati di turno e pertanto si arrabbiarono di brutto.
Dovemmo così rinunciare al gioco e tornare a tirare pallonate contro il cancello del cortile.

Quando non ero io, al mattino, ad andare a giocare a casa del mio amico, era lui che partiva da casa sua e si faceva tutta la discesa per venire da me.
A casa mia non c'erano i “tutori” perché al mattino, sia mio padre che mia madre lavoravano.
Allora ci potevamo buttare con più foga nel gioco di spruzzare schizzi d'acqua ai passanti, anche perché io non avevo un cortiletto o un giardino in cui giocare a calcio.
Ci appostavamo nello sgabuzzino della mia casa, un locale lungo e stretto che doveva servire come ripostiglio, ma che era stato allestito da me, che non avevo una camera singola, come un sostitutivo di questa e come un vero e proprio ufficio, con tanto di dispense colme di libri e fumetti. Completava l'arredamento dello sgabuzzino una dispensa in legno, una seggiolina, una macchina da cucire e una cassettiera dove veniva riposto materiale vario e che poteva essere usata anche per sedercisi. La cassettiera era collocata al di sotto di una piccola finestrella.
Questa era la nostra finestra sul mondo. Il punto da cui cercavano di infastidire le persone che passavano.
Ci munivamo, anche in questo caso, di due siringhe e di un bicchiere colmo d' acqua, con cui ricaricavamo le nostre armi dopo aver scaricato gli schizzi d'acqua ai poveri malcapitati.
Essendo l'appartamento posto al primo piano, potevamo schizzare, con le siringhe, le persone che passavano sul marciapiede posto sotto la finestrella, le macchine che venivano su per la via e le persone che passavano sull'altro lato del marciapiede, ad una distanza di circa 5 metri in linea d'aria.
Qui non c'era pericolo che qualcuno, colpito dall'acqua, potesse venire a cercarci per fare le sue rimostranze. Anche se avesse suonato al citofono del portone e fosse riuscito ad entrare, nessuno avrebbe aperto la porta di casa.
Questa libertà di azione ci fece venire la voglia di fare un colpo grosso.
Un giorno, individuata a caso una vittima, prendemmo l'intero bicchiere colmo d'acqua, che tenevamo a portata di mano per ricaricare le siringhe e svuotammo il suo contenuto sul malcapitato passante.
Non abbiamo mai saputo se il poveretto abbia ricevuto la bordata d'acqua addosso o se sia riuscito a schivare il colpo a tradimento e a non bagnarsi. Chiudemmo infatti la finestra e ci complimentammo per il vile atto.
Finiti i nostri giochi mattutini, ci dividevamo per l'ora di pranzo e ci davamo appuntamento per il pomeriggio per andare a giocare all'oratorio.

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Gradimento

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stand by me, i ragazzi della via Pal...perchè no Huckelberry Finn e Tom Sawyer, quanti pre-adolescenti hanno popolato il mondo della mia pre-adolescenza (tranne quelli di Stand by me, che ho conosciuto da adulta), e tu me li hai ricordati con una ventata di nostalgia...e di simpatia!

- anche per me fu mitica l'estate dell' 80 (motivi "sentimentali")  -    :)))

 

ritratto di davecuper

stand by me, i ragazzi della via Pal...perchè no Huckelberry Fin

Grazie per il commento!
I prossimi racconti della serie saranno ancora più avvincenti e nostalgici, ma anche un po' malinconici.
Mi fa piacere che hai pensato a Tom Sawyer, il mio cartone animato preferito degli anni ottanta (il libro l'ho letto quando ero un po' più grandicello...)
Ai prossimi racconti!

Ciao!!