AoE - 1 - I Gendarmi dei Re [cap 1]

ritratto di Ghost Writer TNCS

<br /> <div class='tncs-read-box'> <p><a href='http://tncs.altervista.org/i-gendarmi-dei-re/'><img src='http://tncs.altervista.org/wp-content/uploads/immagini/cop jpg/AoE-1.jpg' style='float:left; height:469px; margin:10px; width:300px' /></a></p> <div style='text-align: justify;'> <p class='Normale2CxSpFirst' style='text-align: justify;'>Raémia è un mondo ricco di magia, dove i contadini vivono del lavoro nei campi, i soldati in armatura girano da un villaggio all’altro per garantire pace e sicurezza, e i saggi maghi offrono i propri servigi in cambio di cibo e rispetto.</em></p > <p class='Normale2CxSpMiddle' style='text-align: justify;'>I numerosi Reami, popolati da altrettante specie diverse, sono posti sotto il controllo di sei Re: persone illuminate che garantiscono pace e prosperità al mondo intero. O almeno così era un tempo. Oggigiorno i Re si preoccupano più che altro di godersi le proprie ricchezze, e i nobili cercano sempre nuovi espedienti per guadagnare maggiore potere.</em></p > <p class='Normale2CxSpLast' style='text-align: justify;'>In questa precaria situazione, Giako – un Gendarme solitario cresciuto da una strega – verrà a conoscenza di una grande macchinazione volta a ribaltare gli equilibri del mondo. Da solo non potrebbe fare nulla, ma questa volta non sarà solo: quante persone servono per salvare il mondo?</em></p ></div> <hr /> <p></p> <h1 class='rtecenter' style=' margin: 30px 0px; font-size: 28pt; font-family: Metamorphous'><a name='_Toc443332963'>Prologo</a></h1> <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>«Non vedo l’ora di farla vedere alla mamma!» esclamò il ragazzino<a href='#_ftn1' name='_ftnref1' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[1]</span></span></span></a>, entusiasta. Aveva gli occhi a mandorla, neri come pozzi, i capelli corvini e delle lunghe orecchie a punta. La carnagione pallida, di una sfumatura che tendeva al grigio chiaro, suggeriva fosse un piccolo elfo oscuro. «Ce le farà mangiare per cena?»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>«Certo, Giako» confermò il giovane al suo fianco. Aveva al massimo una decina di anni in più dell’altro – non molti per degli elfi – e la somiglianza tra i due era evidente. «Vedrai, saranno buonissime!»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>L’altro sorrise, già con l’acquolina in bocca. Avevano appena catturato due lekoris<a href='#_ftn2' name='_ftnref2' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[2]</span></span></span></a> – piccoli animali simili a conigli – e il più giovane era sicuramente il più eccitato: di solito era suo fratello che costruiva tutte le armi e le trappole, ma questa volta era stata la sua gabbia a catturare la preda.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Avevano quasi raggiunto il loro villaggio, quando degli strani rumori misero in allerta il maggiore: sembravano grida, accompagnate da un fragore caotico di metallo contro metallo.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>«Nasconditi, e non muoverti» ordinò il più grande. Con cautela riprese ad avanzare, cercando di restare tra la boscaglia e di fare meno rumore possibile.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Giako, tutto tremante, si rannicchiò tra i cespugli, la lekoris sempre stretta tra le dita. Ad ogni minimo movimento i rami aguzzi gli graffiavano la pelle, sentiva dolore ovunque, ma non riusciva a stare fermo. Era terrorizzato.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Passarono i minuti, interminabili, e dopo un tempo che gli parve infinito i rumori cominciarono ad affievolirsi. Vinto dalla preoccupazione, decise di andare a vedere cosa fosse successo.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Mentre lui e suo fratello erano a caccia, la loro madre era rimasta a coltivare la terra insieme agli altri abitanti del villaggio: era un lavoro duro, ma dopo la morte del marito era stata costretta a raddoppiare l’impegno nonostante l’aiuto del figlio più grande.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Arrivato nei pressi del villaggio, Giako si sforzò di guardare oltre i cespugli. Forse non era niente, forse era solo una discussione tra ubriachi. Ciò che vide gli fece accapponare la pelle: dei banditi avevano attaccato il villaggio, vedeva fuoco e sangue ovunque, le urla gli spaccavano i timpani.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Una mano gli afferrò la spalla, strappandogli un grido di paura. Si voltò di scatto e il viso insanguinato di suo fratello lo terrorizzò ancora di più. «Corri!»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Vinto dalla paura, il bambino lasciò cadere la lekoris e si mise a correre più forte che poteva. Sentiva le grida dietro di sé, ma più cercava di scappare, e più la vegetazione si infittiva intorno a lui.  I rami si allungavano per afferrarlo, i rovi gli graffiavano la pelle e la terra sembrava una melma appiccicosa.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>I banditi erano sempre più vicini, sentiva le loro grida, le loro armi.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Stavano per ucciderlo!</em></p > <p></p> <p class='rtejustify'>Si svegliò di colpo e in un attimo sguainò la spada.</em></p > <p class='rtejustify'>Aveva il respiro affannato e la fronte imperlata di sudore. Si guardò intorno, le orecchie tese, cercando nemici fra le ombre della foresta. Ma non c’era nessuno.</em></p > <p class='rtejustify'>Rinfoderò la lama scura e si mise a sedere contro il tronco dell’albero vicino a cui aveva dormito. Si passò una mano sui corti capelli corvini, acconciati in una cresta morbida che sfumava sui lati, cercando di calmare i battiti forsennati del suo cuore. Erano passati parecchi anni ormai, eppure quell’incubo non smetteva di tormentarlo. Sempre uguale, sempre spaventoso.</em></p > <p class='rtejustify'>Come ogni volta, strinse le dita sull’elsa della sua spada e questa riuscì ad infondergli nuovo coraggio: si chiamava Balmung ed era stata l’arma di suo padre. Ci aveva messo un bel po’ per ritrovarla, ma era un’ottima lama e non sopportava l’idea di rinunciarvi. Era tutto ciò che gli restava della sua famiglia.</em></p > <p class='rtejustify'>Il suo ippolafo<a href='#_ftn3' name='_ftnref3' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[3]</span></span></span></a> gli si avvicinò sbuffando amichevolmente.</em></p > <p class='rtejustify'>Giako si alzò e accarezzò il muso dell’animale per rassicurarlo, o meglio per rassicurare se stesso. Lui non era molto bravo a lavorare in squadra e preferiva viaggiare da solo piuttosto che coalizzarsi con altri Gendarmi, quindi il suo unico e inseparabile compagno era proprio quel destriero simile ad un robusto cervo senza corna.</em></p > <p class='rtejustify'>Senza togliere i caldi guanti di pelliccia, aprì una delle tasche del suo cinturone e ne tirò fuori un piccolo foglietto arrotolato. Lo aprì. Era ancora buio, ma essendo per metà elfo oscuro, non aveva grossi problemi a leggere le parole d’inchiostro nero scritte con una calligrafia elegante e ordinata. In realtà ormai le conosceva a memoria.</em></p > <p></p> <p class=CalligrafiaAlisha>Ho bisogno del tuo aiuto, vieni appena puoi.</em></p > <p class=CalligrafiaAlisha>&nbsp;</em></p > <p class=CalligrafiaAlisha align=center style='text-align:center'>Alisha</em></p > <p></p> <p class='rtejustify'>Alisha era praticamente la sua nuova famiglia, quindi non ci aveva pensato due volte a mettere da parte i suoi doveri di Gendarme per andare da lei. Per di più la donna non gli aveva mai mandato un messaggio del genere, e questo gli faceva temere che si trattasse di una faccenda davvero molto grave.</em></p > <p class='rtejustify'>Sistemò i suoi pochi bagagli sulla sella dell’ippolafo e poi saltò su. Mancava almeno un’ora all’alba, ma per esperienza sapeva che ormai non sarebbe più riuscito a prendere sonno: meglio rimettersi subito in marcia.<br clear=all style='page-break-before:always'> </em></p > <p></p> <p></p> <h1 class='rtecenter' style=' margin: 30px 0px; font-size: 28pt; font-family: Metamorphous'>1. Il Gendarme</h1> <pre><span style='font-size:14px'>Data: 3631 d.s., terza deca<a href='#_ftn4' name='_ftnref4' title=''><sup><sup>[4]</span></a></pre><pre><span style='font-size:14px'>Luogo: pianeta Raémia, sistema Mytho</pre><pre></pre><p class='rtejustify'>L’ippolafo di Giako camminava con andatura costante, procedendo ad un ritmo abbastanza spedito che avrebbe potuto mantenere anche per lunghe distanze. La spessa pelliccia dell’animale, ideale per gli inverni rigidi di quella regione, aveva una colorazione insolitamente scura, quasi nera, ma quella non era la sua unica peculiarità: dall’aspetto sarebbe stato impossibile capirlo, eppure quell’esemplare era un non-morto, capace di camminare per giorni interi senza mai accusare la fatica e quasi insensibile alle ferite.</em></p > <p class='rtejustify'>Come il manto dell’ippolafo, anche i pesanti vestiti di Giako erano quasi esclusivamente neri: stivali alti con la punta in metallo, robusti pantaloni di pelle rinforzata, una giacca in cuoio e un caldo mantello impermeabile col cappuccio, indispensabile nelle giornate di pioggia così come durante le ormai imminenti nevicate. Anche le piastre della sua leggera armatura erano molto scure e gli proteggevano il busto, le braccia, le mani e le cosce.</em></p > <p class='rtejustify'>Il mezzelfo era stato raggiunto dal falchetto viaggiatore di Alisha tre giorni prima e ormai aveva superato il confine del Reame di Donkernacht<a href='#_ftn5' name='_ftnref5' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[5]</span></span></span></a>, dove era nato e dove esercitava le sue funzioni di Gendarme. Aveva chiesto appositamente di farsi assegnare ad una zona di confine proprio per essere il più vicino possibile al Reame di Grandeforêt<a href='#_ftn6' name='_ftnref6' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[6]</span></span></span></a>, doveva viveva la donna.</em></p > <p class='rtejustify'>Anche Alisha aveva scelto di stabilirsi in un villaggio vicino al confine e lì portava avanti i suoi esperimenti. Lei infatti era una strega – una strega piuttosto capace – e nel tempo libero era solita approfondire i suoi studi sulla magia. In effetti era sempre stata la sua passione, fin da quando lei e Giako si erano incontrati per la prima volta…</em></p > <p></p> <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Il carretto trainato da un robusto ippolafo sobbalzava leggermente a causa delle irregolarità nel terreno, la giovane seduta vicino al cocchiere però non ci faceva caso: era troppo concentrata sul libro che stava leggendo. Aveva appena finito il suo apprendistato di strega e finalmente era tornata nella sua terra d’origine, eppure nemmeno la prospettiva di rivedere il luogo dove era nata riusciva a distrarla dai suoi studi. La sua maestra le aveva insegnato moltissimo, dalle basi fino alle tecniche per gli incantesimi più complessi, ciononostante sentiva di avere ancora molto da imparare, da sperimentare, da scoprire.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>La magia era meravigliosa.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Arrivata in fondo alla pagina, si concesse qualche istante per ammirare il paesaggio. Mancavano ancora diversi giorni di viaggio prima di raggiungere Grandeforêt, il suo Reame d’origine, tuttavia l’ambiente era già quello a cui era abituata da bambina: i grandi alberi dalle chiome rigogliose gettavano ombre praticamente ovunque, regalando a tutta la zona un’atmosfera cupa e familiare. In passato aveva sentito diversi stranieri che si lamentavano di quella peculiarità, preferendo territori più aperti e luminosi, lei però aveva sempre associato quella perenne penombra all’idea di casa.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>D’un tratto i suoi occhi senza pupilla né sclera vennero attirati da una figura minuta seduta su una grossa radice: un bambino elfo oscuro a giudicare dalle lunghe orecchie a punta e dalla pelle grigia. Aveva i capelli nerissimi e i vestiti rovinati: forse aveva corso a lungo nella foresta. Sembrava stesse piangendo.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>«Aspetta.»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Il cocchiere, un uomo dallo sguardo vuoto e il corpo pieno di suture, tirò le redini dell’ippolafo.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>La giovane scese dal carretto e si avvicinò al piccolo. «Ehi, va tutto bene?»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Lui sollevò il capo. Gli occhi neri e a mandorla erano lucidi di lacrime, così come le guance, mentre le braccia e le gambe erano piene di graffi. Tirò su col naso. «Mi sono perso.»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Parlava un dialetto elfico, Alisha però non aveva problemi a capirlo e a farsi capire grazie ad un utile sigillo magico insegnatole dalla sua maestra. «Vieni da un villaggio? Mi sai dire come si chiama?»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Lui scosse il capo e riprese a piangere sommessamente, lo sguardo basso per cercare di nascondere le lacrime.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>La giovane decise di non arrendersi: come tutte le donne, anche lei era sensibile alle sofferenze di un bambino. Era evidente che il piccolo elfo aveva appena vissuto un’esperienza terribile, non voleva forzarlo a parlare, però doveva sapere cosa gli fosse successo per poterlo aiutare. Magari proprio in quel momento i suoi genitori lo stavano cercando colmi di preoccupazione.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Si sedette accanto a lui per farlo sentire al sicuro, nel frattempo ampliò la sua mente e, in maniera così delicata da risultare impercettibile, si connetté con quella del piccolo elfo oscuro.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Ciò che vide le causò una stretta al cuore. Non era la prima volta che incontrava la vittima di un gruppo di briganti. Farabutti del genere erano presenti in ogni Reame, quindi non era raro che i villaggi più isolati venissero razziati di ogni cosa: viveri, bestiame e persone.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Quel bambino era riuscito a salvarsi, ma le probabilità di ricongiungersi con sua madre e suo fratello erano pressoché nulle. Anche ammettendo che non fossero stati uccisi sul posto, sarebbe stato praticamente impossibile ritrovarli e salvarli dalla schiavitù.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Quando Alisha interruppe la connessione, aveva a sua volta gli occhi lucidi. Con un gesto materno lo cinse con un braccio per stringerlo a sé. «Va tutto bene, ci sono io adesso. Ti aiuterò, te lo prometto. Ecco, bevi un po’.»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Il piccolo elfo sollevò lo sguardo e, con suo grande stupore, vide un otre pieno d’acqua che si avvicinava a lui fluttuando a mezz’aria. Quasi con riverenza allungò le mani per prenderlo. La magia era una pratica abbastanza diffusa e quasi ogni villaggio poteva vantare la presenza di un mago, tuttavia la maggior parte sapeva fare solo incantesimi basilari come purificare modeste quantità d’acqua o favorire la guarigione di una ferita. Non ne aveva mai visto uno in grado di far levitare gli oggetti.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>«Io sono Alisha, Alisha Bellecœur» si presentò la donna con un dolce sorriso. Passò una mano sul corpo del bambino e in pochi secondi quasi tutti i graffi si rimarginarono completamente. «Tu come ti chiami?»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Il piccolo elfo, finalmente dissetato e colmo di ammirazione, tirò su col naso. Si asciugò una guancia con la manica. «Mi chiamo Giako.»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>«Bene, Giako, vuoi venire con me?»</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Lui la guardò e si sentì come ipnotizzato da quegli occhi completamente blu, con una specie di leggera corona viola a circondare il corrispettivo dell’iride. Aveva troppa paura per tornare al suo villaggio, e di certo non voleva restare da solo nella foresta.</em></p > <p style='text-align: justify; font-family: 'Gentium Basic Flashback'; font-size: 1.2em;'>Le prese delicatamente la mano, come se si vergognasse di toccare quella pelle liscia e pulita con le sue dita sporche. Annuì.</em></p > <p></p> <p class='rtejustify'>La strega aveva fatto moltissimo per lui, lo aveva accolto nella sua casa e gli aveva dato tutto ciò di cui aveva bisogno, in primis una persona di cui potersi fidare.</em></p > <p class='rtejustify'>Pur essendo per metà elfo oscuro, lui non aveva nessuna abilità magica, in compenso la donna gli aveva insegnato molte altre cose, ad esempio leggere – una capacità piuttosto rara. All’inizio l’idea non lo aveva allettato molto, crescendo però aveva capito quanto fosse importante, e anche quanti furfanti andassero in giro ad abbindolare la gente facendo credere di essere intelligenti e istruiti.</em></p > <p class='rtejustify'>Una parte di lui avrebbe voluto restare per sempre con Alisha, allo stesso tempo però desiderava rendersi indipendente: voleva dimostrarle che ormai poteva cavarsela da solo.</em></p > <p class='rtejustify'>Era proprio per questo motivo che si era unito al Corpo di Gendarmeria, un’organizzazione che inglobava soldati da ogni Reame con lo scopo di assicurare pace e ordine. Erano stati gli stessi Re a istituirlo, e grazie a loro ogni Gendarme poteva utilizzare una piccola quantità di magia grazie al proprio catalizzatore. Quest’ultimo era un pendente metallico a forma di scudo su cui erano state incise svariate rune; al centro era incastonato un cristallo ovale dalla superficie levigata il cui colore era diverso a seconda della personalità del portatore. Molti credevano che tale gemma fosse una pietra preziosa, ma in realtà l’unica cosa che poteva darle valore era proprio la capacità di raccogliere e convogliare la magia dei Re. Provare a rubare il pendente di un Gendarme sarebbe stata comunque fatica sprecata: solo il legittimo proprietario era in grado di attivarne il potere, tuttavia non erano pochi i ladri ignoranti che provavano ugualmente ad impadronirsene.</em></p > <p class='rtejustify'>D’un tratto un rumore di rami calpestati e foglie smosse aleggiò fra la vegetazione, destando le sue orecchie a punta. Il cavaliere si voltò alla sua destra e scrutò con attenzione quella porzione di foresta per capire chi – o cosa – si stesse avvicinando, la mano pronta sull’elsa di Balmung.</em></p > <p class='rtejustify'>Quasi subito riuscì a distinguere una sagoma umanoide: aveva la pelle chiara, di una sfumatura vicina più al verde che al rosa, e i capelli di un rosso vivo che saltava subito all’occhio. Con ogni probabilità si trattava di un myketis<a href='#_ftn7' name='_ftnref7' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[7]</span></span></span></a>, la specie che popolava quel Reame.</em></p > <p class='rtejustify'>Anche il giovane lo vide e subito corse verso di lui. Era visibilmente spaventato e ansimante, ma nel riconoscere il pendente dei Gendarmi con relativo cristallo verde, il suo viso si illuminò. Subito si mise a parlare a tutta velocità, al punto che Giako, pur disponendo del sigillo di traduzione di Alisha, non riuscì a capire nulla del suo dialetto. Del resto l’incantesimo non gli permetteva di interpretare qualsiasi lingua, ma si limitava a fornire delle conoscenze di base a cui la sua mente poteva attingere inconsciamente.</em></p > <p class='rtejustify'>«Ehi, parla lento» gli disse facendo segno con le mani. «Non capisco.»</em></p > <p class='rtejustify'>Aveva parlato in un dialetto degli elfi oscuri, ma il sigillo magico agiva anche sulle persone nelle immediate vicinanze, quindi il myketis riuscì a capirlo come se quelle stesse parole fossero state pronunciate in un idioma simile al proprio.</em></p > <p class='rtejustify'>«<i>Bandidi!</i>» ripeté.<i> </i>«<i>Genarme, ni’iuta! Bandidi a villagg’!</i>»</em></p > <p class='rtejustify'>Il cavaliere distolse lo sguardo, imprecando fra i denti. Non voleva fare aspettare di più Alisha, però ogni Gendarme aveva l’obbligo di aiutare chiunque ne avesse bisogno. Certo, in teoria la sua area di pertinenza si limitava al Reame di Donkernacht, ma sapeva che, voltandogli le spalle, i sensi di colpa lo avrebbero tormentato per chissà quanto.</em></p > <p class='rtejustify'>Il giovane continuò a fissarlo, gli occhi completamente marroni spalancati verso di lui, quasi aggrappandosi al suo mantello nel timore che volesse andarsene. «<i>Ti prego! Ni’iuta! Bandidi ni’ccide! Ti prego!</i>»</em></p > <p class='rtejustify'>Giako sospirò con rassegnazione. «Ok, fammi strada.» E accompagnò la frase con un gesto rassegnato per essere sicuro che il ragazzo capisse.</em></p > <p class='rtejustify'>L’espressione del giovane si accese di entusiasmo e subito gli fece segno di seguirlo.</em></p > <p class='rtejustify'>L’ippolafo batté una zampa sul terreno e fece uno sbuffo seccato prima di mettersi in marcia.</em></p > <p class='rtejustify'>«Ehi, non fare l’offeso! Guarda che sono io che dovrò uccidere quei cazzo di banditi.» E aggiunse qualche altra colorita imprecazione per augurarsi di fare il più in fretta possibile.</em></p > <p></p> <p class='rtejustify'>Non ci volle molto per raggiungere il villaggio. Già da lontano si potevano udire grida feroci e altre terrorizzate, accompagnate dalla puzza del fumo di un incendio.</em></p > <p class='rtejustify'>Giako sapeva che stava per trovarsi di fronte una situazione pressoché identica a quella in cui aveva perso la sua famiglia, eppure si sentiva sorprendentemente calmo. Non era la prima volta che si trovava faccia a faccia con un gruppo di banditi, e, pur essendo un solitario, era sempre riuscito a portare a casa la pelle.</em></p > <p class='rtejustify'>«<i>Presto, presto!</i>» esclamò il myketis, che nonostante la paura aveva raccolto un ramo per unirsi alla battaglia.</em></p > <p class='rtejustify'>Il Gendarme non provò nemmeno a fermarlo. Preparò un quadrello sulla sua balestra e poi sguainò la spada di suo padre. Era quasi mezzogiorno e il villaggio si trovava in una radura, quindi nemmeno le fitte chiome degli alberi potevano attenuare l’intensa luce del sole. Ma per sua fortuna Giako era anche per metà umano, quindi oltre a vedere abbastanza bene al buio, non era nemmeno così abbagliato come accadeva agli elfi oscuri.</em></p > <p class='rtejustify'>Il suo ippolafo sbuffò, chiaramente contrariato all’idea di gettarsi nella mischia. Sebbene il fatto di essere un non-morto lo rendesse quasi immortale, l’istinto di sopravvivenza lo portava comunque a cercare di evitare il pericolo.</em></p > <p class='rtejustify'>L’uomo gli diede un paio di pacche sul collo. «Poche storie. Sistemiamo questi stronzi e poi andiamo da Alisha.»</em></p > <p class='rtejustify'>L’animale batté ancora la zampa sul terreno, offeso, ma quando Giako gli diede un colpo coi talloni, lui partì subito al galoppo. In un baleno superò gli ultimi metri di foresta e con un balzo piombò nel villaggio, terrorizzando ancora di più una coppia di contadini intenti a fuggire.</em></p > <p class='rtejustify'>Il bandito alle loro spalle, anche lui un myketis, provò ad approfittarne per raggiungerli, ma il mezzelfo tirò le briglie del suo ippolafo e lo lanciò proprio contro il malvivente. Questi si fermò, atterrito, si voltò e cominciò a correre in direzione opposta, urlando di paura.</em></p > <p class='rtejustify'>Non fu abbastanza rapido: la lama di Balmung lo colpì sulla nuca, sparando schizzi di sangue in ogni direzione.</em></p > <p class='rtejustify'>Un altro fuorilegge, che aveva assistito alla scena, partì alla carica gridando a squarciagola, deciso a vendicare il suo compagno. Ormai a pochi passi dal Gendarme, sollevò la sua accetta sporca di sangue. Giako non perse la calma: gli puntò contro la balestra e premette il grilletto. L’arma emise un sonoro scatto metallico e il quadrello partì come un lampo, centrando l’uomo proprio alla base del collo. Questi non ebbe il tempo di gridare, perse l’equilibrio e stramazzò a terra gorgogliando, la bocca piena del suo stesso sangue.</em></p > <p class='rtejustify'>“Meno due” pensò Giako, impassibile.</em></p > <p class='rtejustify'>«Muori!»</em></p > <p class='rtejustify'>Il grido del bandito lo avvisò per tempo della freccia in arrivo. Provò a scansarsi, ma il dardo lo colpì di striscio alla coscia, proprio dove non c’era la placca di metallo a proteggerlo, e si conficcò nella sella. Per fortuna il robusto cuoio aveva attutito il colpo, limitando i danni ad un taglio poco profondo. </em></p > <p class='rtejustify'>Con un colpo dei talloni fece ripartire il suo ippolafo e l’animale si affrettò a cercare riparo dietro una casa.</em></p > <p class='rtejustify'>Giako sapeva che la vita degli abitanti del villaggio era ancora in grave pericolo, ma aveva contato almeno sei fuorilegge diretti contro di lui: doveva agire con cautela e astuzia se voleva riuscire ad eliminarli tutti.</em></p > <p class='rtejustify'>“Aspettami, Alisha. Tra poco sarò da te.”<br clear=all style='page-break-before:always'> </em></p > <p></p> <p></p> <p class='rtecenter'><a href='http://tncs.altervista.org/segui-tncs/'><b>Segui TNCS</b></a>: <a href='https://www.facebook.com/GhostWriterTNCS/'>facebook</a>, <a href='https://twitter.com/GhostWriterTNCS/'>twitter</a>, feed RSS e newsletter!</p> <p></p> <hr /> <p class=MsoFootnoteText><a href='#_ftnref1' name='_ftn1' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[1]</span></span></span></a> Dal momento che nelle mie storie molti personaggi appartengono a specie immaginarie, ho scelto di utilizzare termini come “uomo”, “donna” e “ragazzo/a” anche per i non umani per evitare ripetizioni e strani giri di parole, quindi non stupitevi se trovate frasi come “L’uomo, un insettoide, sollevò le quattro braccia”.</p> <p class=MsoFootnoteText><a href='#_ftnref2' name='_ftn2' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[2]</span></span></span></a> Dal latino <i>lepus, leporis</i>, che significa lepre.</p> <p class=MsoFootnoteText><a href='#_ftnref3' name='_ftn3' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[3]</span></span></span></a> Specie originale di TNCS. Il nome deriva dalle parole greche <i>ippos</i> (cavallo) ed <i>elafos</i> (cervo).</p> <p class=MsoFootnoteText><a href='#_ftnref4' name='_ftn4' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[4]</span></span></span></a> La sigla d.s. indica la datazione spaziale (detta anche datazione standard). L’anno spaziale ha una durata di circa 1,12 anni terrestri e si divide in 10 mesi chiamati “deche”.<br> Le età vengono comunque indicate secondo la durata dell’anno terrestre.<br> Nota bene: questa storia è ambientata su un pianeta tipicamente fantasy, quindi privo di tecnologie avanzate e tantomeno di tecniche per raggiungere altri pianeti, ciononostante utilizzo la datazione spaziale per uniformità rispetto alle altre mie saghe.</p> <p class=MsoFootnoteText><a href='#_ftnref5' name='_ftn5' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[5]</span></span></span></a> “Notte oscura” in olandese.</p> <p class=MsoFootnoteText><a href='#_ftnref6' name='_ftn6' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[6]</span></span></span></a> “Grande foresta” in francese.</p> <p class=MsoFootnoteText><a href='#_ftnref7' name='_ftn7' title=''><span style='vertical-align: super; font-size: small;'>[7]</span></span></span></a> Specie originale di TNCS. Il termine deriva dal greco <i>mykes</i>, che significa fungo.<br> Per maggiori informazioni: <a href='http://tncs.altervista.org/bestiario/'>tncs.altervista.org/bestiario</a>.</p> </div> <p>

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