Pagine Guerriere Al Sole Di Giugno

PAGINE GUERRIERE AL SOLE DI GIUGNO

Un altra estate è giunta , ed io mi sento ad un passo dalla felicità . Lentamente matura in me nuovi  modi  di pensare , di raccontare, di essere rapiti in un estasi poetica che ha molte vite , molte anime nascoste , che ti chiama per nome,  ti ama,  ti lusinga,  ti dice chi sei per davvero . In un silenzio che rimanda a mille utopie ,piccoli sorrisi solcanti il pallido viso ,un altro giorno, un altro traguardo ,altri momenti , tutti uniti in una ricerca disperata che non volge mai ad una certa conclusione , ad una certezza che và  verso una fine degna di quel nome , aldilà di cosa siamo di cosa potremmo divenire . Tutto potrebbe sembrare insignificante , l’amore come la morte che insegue  l’ ignuda verità  ,come i tuoi occhi , la tua voglia di vivere. 

Quel salvagente sembra un buco nero dove vengono risucchiati ogni dolore , ogni sconfitta , dove vengono risucchiati milioni di corpi in decomposizione che attraversano altre dimensioni si scompongono in mille particelle in un parricidio,  in un olocausto  fatto di espressioni, gridi che salgono dal nulla della storia ,  genealogia della tragedia  ellenica in un reflusso gastro esofageo. Un tropismo letterario che non verrà mai preso in seria considerazione , un concetto che tiene nascosto il suo segreto, la sua causa in se, che t’invita a riflettere ad essere te stesso in quel contesto tipico di forme ,contenuti, di buone maniere , ipocrite in prima acchito  che  ti fanno restare inermi sul selciato che conduce alla piccola chiesetta in fondo al viale. . Riprendere il cammino attraverso la via lattea , camminare muti in compagnia di un angelo, guardare la terra da lassù, prendere fiato, correre a perdifiato, fare ginnastica , guardare in faccia l’amico   di mille avventure. 

Un altra estate , senza una giusta prerogativa, da passare da solo in spiaggia a piangere sulla cattiva sorte,  sulla palla  finita mai in rete , sulle disgrazie di Giovannino  emigrato a nove anni in  Germania figlio di un turco e di una vedova napoletana, che s’ubriaca al sole di giugno di poesie e racconti, che canta la sua vita in via col vento , in via dei babbuini numero ottanta sette . Emigrare in altri intendimenti in conclusioni affrettate che non hanno senso ma che tengono nascoste in se mille e mille significati diversi. 

Notte d’estate ,dolcezze infinite . Rete , un altra vittoria, un altro incontro. “Quante cose hai compreso? Quante non hai mai compreso,  quante ancora  hai lasciate senza alcuna soluzione.” Quel missile finito nell’occhio della luna ,quello strano omino verde ubriaco nel locale della settima strada che continua a sbeffeggiare chiunque incontra  ,fino a quando non arriva  il poliziotto travestito da donna e lo porto al distretto con l’accusa di molestia . Cosa serve far capire l’inverso dell’universo al barman ,vagli a spiegare al signor autista, al signor giudice cosa significa vivere per strada senza un soldo ,senza una certezza, senza una identità. Essere uno qualunque,  alto un metro e mezzo che non sa da che parte stare, tra uno stato inesistente e uno stato di cose intollerabile ,tante domande ,tante risposte. Poi passeggiare per tutto il giorno , lungo un interminabile spiaggia ragionando sui tanti guai, sul perché  ti opprime tanto essere  un buono a nulla , cosa che ti rende amaro quel boccone di pane raffermo , masticato all’ombra di un albero. Come te in tanti , una fila interminabile di morti , dietro di te , tante persone uguali ,simili per storie vissute, facce uguale alla tua, simili ad un ragno, ad un ubriaco, simile ad una donna di cuore ,  simile a te  alla tua parte  peggiore . 
Forse la causa del male è in quel bar  sotto casa ,forse in quell’incontro con una perfetta sconosciuta con quella sua aria  di signora all’antica. Forse tutto ciò l’ammetto è incomprensibile , come questo  giorno, altri giorni passati al bar a parlare con gli amici delle proprie conquiste amorose , dei viaggi , del sesso dei serpenti . Oh si del sesso  che ti fa battere il cuore, ti rende libero, un uomo al di sopra di ogni sospetto, di ogni inganno, di ogni illusione. Bello tanto bello , come il cielo e le sue nuvole , come il canto del capro , come questo mondo , non mio , né tuo. “E tu mi apostrofavi,   mi dicevi : amico lascia stare questa maledetta poesia ti farà uscire fuori di senno, ti farà perdere ogni dignità” . E io non sapevo cosa rispondergli , ero recluso dentro a quel verso, sicuro che la svolta non sarebbe tardata a venire. 

Certo la città, la banda del vicolo. In molti ci hanno provati a creare una perfetta orazione in pochi sono stati  a cena da Cesare . In compagnia d’ Apollo  in  canottiera sugli spalti dello stadio .” Maledizione la macchina non va , debbo continuare  a piedi “ Cerco di stare calmo , di pensare a quello che dico e faccio. Salire sopra quelle nuvole , sopra quel teschio,  insieme ai miei tanti dubbi. Ed il vecchio mi continuava a ripetere di non farlo. Di non bere troppo, che avrei finito per ubriacarmi. Barcollo, afferro il mio destino nel meriggio ,le navi solcano il mare con a bordo tanti marinai .Vengono da lontani pianeti da dimensioni sconosciuti parlano lingue diverse,  quasi incomprensibili. Visi uguali ,sfregiati, mutilati. Continuano a ridere alle spalle  della  donna con una pancia enorme, innamorata dell’ortolano . Un dramma . Un metro, ,due metri una cassa da morto in mezzo ad un prato. Una lapide colorata con su scritto : Fatevi i fatti vostri. Un fosso, una storia , una passione iniziata da piccolo, scrivere versi in minuti taccuini , insieme ai tanti  appunti scolastici mentre la maestra spiega chi era Dante Alighieri o le cause che portarono alla seconda guerra mondiale . 
In quell’aula  magna insieme al mio compagno di banco senza cigli provai  a capire il mondo dei grandi , cosa avremmo fatto una volta divenuti come loro. Difficile, così difficile, diventare grande, bagnarsi i piedi e crescere , diventare alti ,più alto di mio padre , pur continuando ad avere la testa perennemente tra le nuvole, con quella espressione di demente dipinta sul volto ,mentre il mondo continua a ruotare intorno ad una idea di libertà   , continuo ad essere quello che sono  sempre stato. Ed il professore d’inglese una volta c’è la mise tutta a spiegarci , perché dovevamo imparare una lingua diversa dalla nostra  . Perché il sindaco era finito in galera , ed il maresciallo dei carabinieri dopo la pensione era divenuto il comandante dei vigili urbani della nostra città. E Mariolina si fa  sempre più bella ed io gli faccio una corte spietata, ma per quanto tempo impiego nel conquistare il suo cuore  non riesco  mai ad avere un appuntamento da lei . Questa spiaggia che s’allunga attraverso la mia immaginazione , odo il rumore del mare, vedo  la città vista da lontana , questa estate cafona ,figlia delle stelle . Diversa dagli anni passati. Senza un  canotto  per poter salvare qualcuno a largo delle coste . Tante voci, tanti corpi . La coppa dei campioni. I mondiali di calcio . Renzo e Lucia. Questo andare e venire delle onde insieme ai venditori ambulanti , insieme a te  seduto sotto un altro ombrellone .Apro e chiudo le porte del mio inconscio ,  ne descrivo il tormento, le mille sofferte  estasi  pagina dopo pagina al sole di giugno.

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