"Sembra quando ero all'oratorio..."* anni '70 *Cit. P. Conte "Azzurro" - da "I racconti del cuculo"

ritratto di davecuper

Da bambino ero solito andare, i pomeriggi d'estate, insieme ai miei amici, a giocare a calcio o a pallacanestro nei campetti dell'oratorio.
I giorni più fortunati arrivava qualcuno con il pallone, altrimenti bisognava prenderlo a noleggio all'interno della sala giochi.
Qui ci stava il custode, un uomo anziano, molto severo, che non voleva sentire scuse. Per prendere a noleggio un pallone da basket, o da calcio, bisognava lasciare, in pegno, la tessera dell'oratorio o 100 lire.
Allora l'uomo faceva scegliere, da un cesto, il pallone.
I palloni erano diversi, ma chi arrivava prima si prendeva quello migliore, chi arrivava tardi si doveva accontentare di qualche pallone malandato o un po' sgonfio.
Il pegno veniva restituito alla riconsegna del pallone.
Per dissetarsi, durante le grandi sudate che si facevano nei campi assolati, si poteva acquistare, all'interno della sala giochi e dietro corrispettivo di 100 lire, una bibita o un bicchiere d'acqua.
Il magazzino, anche questo tenuto sotto controllo dal custode, era particolarmente fornito di acqua e delle bibite dell'epoca: spuma, cedrata, gazzosa, aranciata e coca cola.
I più coraggiosi si bevevano una cedrata ghiacciata. Io, che spesso mi ammalavo di bronchite quando sudavo, mi accontentavo di un bicchiere d'acqua. Quando proprio volevo esagerare o ero particolarmente assetato, mi ingurgitavo anch'io un bicchiere di cedrata, non ghiacciata.
Mentre ero intento a bere ciò che mi ero ampiamente meritato, dopo un intero pomeriggio di gioco, potevo intravedere, dal cristallo del bicchiere e con l'occhio di traverso, l'anziano custode della sala giochi che mi guardava, invidioso della mia sete di vita e di divertimento.
Prima di ritornare a casa per la cena, dopo aver giocato a calcio o a pallacanestro, spesso mi fermavo all'interno della sala giochi.
Il custode osservava attentamente tutti i movimenti dei frequentatori e richiamava quelli che schiamazzavano  e, soprattutto, quelli che bestemmiavano, andando contro i principi dell'oratorio.
La sala giochi era fornita di biliardino, di tavolo da Ping Pong e di un videogioco.
Quando si giocava a biliardino si formavano due squadre di due giocatori: un giocatore teneva le manovelle del portiere e del difensore; un altro giocatore teneva le manovelle del centrocampo e dell'attacco.
Quando tenevo le manovelle del portiere e dei difensori, mi piaceva molto indugiare in finte e contro finte prima di ribattere la pallina nella metà campo opposta.
Mi piaceva giocare di sponda, facendo rimbalzare la pallina sulla parete del rettangolo di gioco con tiri ad effetto oppure mi piaceva tirare, con gli omini difensori, delle bordate micidiali che superavano il portiere avversario e si schiantavano, con un rumore assordante, contro il legno della buca del biliardino.
Quando tenevo le manovelle del centrocampo e attacco, mi piaceva irretire l'avversario opponendo, agli omini della difesa avversaria, gli omini dell'attacco con i piedini un po' rialzati, per non far passare la pallina.
Gli omini dell'attacco, azionati dalla mano destra, li facevo esibire in finte e ganci per sorprendere e spiazzare gli omini difensori dell'avversario e battere il portiere. Gli omini del centrocampo, azionati dalla mano sinistra erano il mio punto debole, anche perché non mi piaceva utilizzare una tecnica molto utilizzata da altri giocatori. Questi, frullavano la manovella del centrocampo e lasciavano fare al caso e spesso, la frullata, faceva schizzare la pallina lontana dal rettangolo di gioco.
Quando il biliardino era occupato ci mettevamo a giocare a Ping Pong.
A Ping Pong, mi piaceva colpire la pallina con tocchi ad effetto.
Quando affrontavo un avversario che non mi conosceva e che mi voleva sfidare, questi rimaneva inizialmente un po' disorientato dal mio modo di giocare. Poi, una volta che mi aveva preso le misure, mi batteva in quanto era più tecnico, più agile, più allenato e tirava delle sassate imprendibili che andavano a schiantarsi incredibilmente contro gli spigoli del tavolo da gioco.
Il videogioco presente nella sala non mi attirava molto, anche perché per giocare, bisognava inserire apposita monetina da 200 lire e quindi non era in quel periodo alla mia portata.
La paghetta che i miei genitori mi davano, non teneva conto dell'inflazione e restava perennemente uguale fino al giorno del mio compleanno, quando chiedevo, come regalo, un congruo aumento salariale.

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