Sulle note del tempo

ritratto di Lunadimezzanotte

Avrebbe voluto leggere i pensieri di quella donna. Gli stava dinnanzi, nel suo vestito blu drappeggiato di geometrie arcobaleno. La fissava e la cercava con lo sguardo . Sentiva l’odore dei suoi capelli , freschi di parrucchiere. Il ciuffo perfetto le incorniciava il viso e boccoli appena accennati ricadevano su quelle sue spalle ossute. Portava al collo una collana con il simbolo dell’infinito. Ne era attratto ma non riusciva a darsene una spiegazione convincente. In mezzo alla confusione e al rumore di discorsi vuoti lei appariva distratta, nonostante riuscisse ad intavolare discussioni con chi le era accanto. Lui, con apparente disincanto, continuava a fissarla nella speranza di incrociare il suo sguardo e poterne leggere i suoi pensieri. Ne sarebbe bastato anche solo uno per carpirne il senso. Nel silenzio il suo dolore muto. Le mani affusolate e pallide di lei portarono alla bocca un bicchiere di acqua. Acqua naturale, ovviamente. Un delicato sorriso diede al suo volto un’espressione da bambina, infantile e ingenua allo medesimo tempo. Non poteva smettere di fissarla. Voleva il suo sguardo, voleva i suoi occhi. Improvvisamente gli venne un’idea .Attirare su di sé l’attenzione. Non sarebbe stato difficile, non per lui, animale da palcoscenico da sempre. Avrebbe giocato le sue carte migliori: spontaneità, simpatia, dialettica e immaginazione. Poker d’assi. Doveva solo scegliere l’argomento e iniziare il gioco. Bevve un po’ di vino e iniziò a pensare . Trovare lo spunto giusto per dare tono alla conversazione e attirare l’attenzione di quella donna non era semplice. Sembrava appartenere ad un’altra galassia per tanto gli sembrasse irraggiungibile . E questo lo rendeva nervoso e scostante. Partire da una domanda generale e poco impegnativa?Proporle l’ultimo viaggio o la vacanza sognata oppure  puntare su un argomento? Ci pensò un attimo ed escluse politica,  sport e religione. Rifletté se  buttarsi sull’attualità o sulla  notizia del giorno. Di sicuro, pensò, lei è una che legge. Anzi probabilmente i libri li divora. Parlare di trasmissioni televisive? No,  non sembra il tipo di donna che possa perdere tempo di fronte a programmi stupidi. Fu allora che la lampadina si accese. Il tempo era l’argomento. Si aveva deciso. Il tempo. Ora doveva solo scegliere l’incipit . Scartò la frase tipica da ascensore “ non ci sono più le stagioni di una volta..” e anche quella più scientifica che sicuramente lei conosceva ma rischiava di farlo sembrare banale e scontato . “ Il tempo è come un elastico..”. anche se lo affermò Einstein doveva riporlo in un cassetto.  Guardò l’orologio che aveva al polso e notò che il suo  era più piccolo di quello di sua figlia che aveva appena quattordici anni ! Non è solo ossuta ,è davvero scheletrica! Una briciola. Il quadrante era ottagonale e piatto mentre il cinturino di colore beige  si mimetizzava con l’incarnato della sua pelle, di cui ne sentiva l’odore, delicato e prepotente .
Orologi viventi. Siamo orologi viventi. I nostri tratti somatici testimoniano il meccanismo della nostra essenza, la stessa nostra vita. Sul volto i segni del nostro passato. Uno sguardo retrospettivo fatto di ricordi , i cui nodi sono legati ad eventi cruciali. Le festività del nostro personale calendario. Come nel calendario liturgico - Epifania, Corpus Domini,Assunzione ,Natale- l’esito positivo di un concorso, la promozione lavorativa, la nascita di un figlio, il decesso di un caro amico. Giorni tatuati nella memoria che riportano alla luce le emozioni di un tempo ormai passato ma mai dimenticato . Guardò l’ora e pensò “ Ormai è tardi “. Senza rendersene conto non l’aveva solo pensato ma l’aveva pronunciato con qualche decibel di troppo. La tavolata improvvisamente si silenziò. Tutti lo guardarono. Anche lei. Per un attimo fu colto alla sprovvista. Quella frase implicava che fosse l’ora del congedo. Lui non voleva che la cena finisse. Voleva leggerla e condividerne  i  pensieri. Non voleva, doveva leggerla. Diamine!  Che stupido! Tanta fatica per nulla! Qualcuno iniziò ad alzarsi e a salutare secondo copione. Baci,abbracci, parole. Allontanandosi con la mente dal gruppo, ascoltando voci e discorsi che sanno di rumore e di vuoto, un senso di amarezza gli regalò un brivido. Una scossa che non sentiva da diversi anni. L’averla persa ancor prima di averla. Se ne sarebbe andata senza lasciare traccia . Il suo volto divenne consapevolmente livido di rabbia. La spiò con lo sguardo e vide che ,impacciata e rossa in viso ,anche lei educatamente salutava e ringraziava per la piacevole serata trascorsa. Si avvicinò lentamente  e sfiorandolo, con il pretesto di un bacio sulla guancia ,sussurrò al suo orecchio “ Prima che sia troppo tardi”.
E’ la prospettiva che rende la nostra vita unica:la ritrovata spensieratezza di una donna che per la prima volta sa guardarsi allo specchio ,senza paura e senza maschere, alla ricerca della sua vera identità . La saggezza di un uomo che in quello stesso specchio vede i segni del tempo passato, incisi come solchi da un aratro pieno di dolore. Il medesimo giorno, il medesimo tempo. L’oggi che è già ieri. Attimi che per caso , per sbaglio o per fortuna offrono la possibilità di annullare le distanze anagrafiche e camminare, in una stretta di mano , al medesimo passo. Lei sempre di corsa, quasi a voler recuperare il non vissuto. Lui passo lento, come rassegnato eppur sereno, consapevole di essere giunto quasi a quel ultimo soffio . Ma , merito di  un’ inaspettata sorpresa, è quello stesso tempo che spiega la relatività, in un ‘alternanza di giorni e di notti. Lei inizia a rallentare e lui ingrana la marcia. Si aspettano e si trovano. Camminano, passeggiano, danzano. Sulle note del tempo , in un luogo senza nome, il battito sincrono del loro cuore.

 

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