Tacito, perché sei così silenzioso?

(25 anni fa)

“Sai cosa ho scoperto?!” gli dissi “Qual è il senso della nostra esistenza!”

Si voltò solo parzialmente. Stava rubando dal testo qualche citazione per poterla poi recitare all’interrogazione. Ne aveva un quadernino pieno.  Ubi solitudinem faciunt pacem appellant lessi. Nonostante ciò mi intimò di proseguire.

“Può morire un uomo se il suo ricordo non si estingue? O, a maggior ragione, se viene sempre rinfocolato!” esclamai a bassa voce. Poi per catturare la sua attenzione misi in scena una piccola scenetta, dato che mi ritenevo (e mi ritenevano) anche un esperto di letteratura latina. Soli omnium opes atque inopiam pari adfectu concupiscunt recitai con grande enfasi, la stessa con cui probabilmente lo stesso Tacito voleva che venisse letta. Poi gli dissi sogghignando “Questa bella sentenzia non la trovi sul nostro libro”. I suoi occhi come avvoltoi affamati sulla carogna si fiondarono su di me. Gli artigli invece erano sul suo piccolo quadernino.

“Non ti pare strano che ancora oggi noi leggiamo qualcosa di uno che il corso degli eventi ha inesorabilmente schiacciato?! Beh allora non solo i vinti vincono!” continuai allora spedito, vista la sua attenzione “Quindi ti basta fare qualcosa di memorabile non morire mai!". Lui mi rispose quasi interessato “Forse il problema è proprio questo, trovare quale azione ci renderà immortali. Qualche altra frase memorabile??”

(6 anni dopo)

Quella sanguisuga dopo gli infernali anni liceali non la incontrai più. Però quella scena mi è rimasta impressa e quel dannato explicit mi tormenta! Lavoro da più di 5 anni su questa benedetta ipotesi di Riemann, senza risultati. E ogni matematico sa quant’è memorabile l’ipotesi di Riemann.

“Quanta gente non sa nemmeno cos’è, non è vero Tacito? Perché sei così silenzioso!!! Non so perché penso sempre a te, tu non sei stato un matematico! Però questa battuta mi rende meno solo! Anche parlare con il tuo cenere muto! Hai colto la citazione? Ah giusto eri già mor… anzi no: se le mie teorie sono corrette, tu sei sopravvissuto e scommetto che hai saputo apprezzare la letteratura italiana. Quindi non ho fatto una pessima figura. Menomale!” urlai ad alta voce. 

Ero solo, solo come un cane. Ogni tanto facevo discorsi simili ma poi mi rituffavo nella teoria dei numeri, in cerca del successo.

(15 anni dopo)

“Orgoglio della mia esistenza, apogeo dell’umana ricerca, fine ultimo della scienza!” cantai a tutto fiato, dopo anni passati a rodere e quasi ad impazzire “Che dolore straziante ho sopportato: ma ora sarà tutto ripagato! Con questo risultato faccio il baffo a Eulero. Se mai questo scritto diverrà famoso (ovviamente lo sarà data la portata rivoluzionaria del mio articolo) forse ne guadagnerò (altrimenti non l’avrei proprio trascritto, persino i miei intimi pensieri ho lasciato ai posteri): ho raggiunto il più grande risultato parziale in questo campo: ho mostrato -roba che nessuno aveva mai minimamente immaginato - che l’ipotesi di Riemann è collegata a quella di Goldbach, se è vera l’una è vera anche l’altra! Che risultato!!!” Così ripetevo sbraitando, solo come un cane ma felice perché ero diventato “memorabile”. Nulla poteva far crollare il mio castello. La gioia si tagliava con un pugnale.

(4 anni dopo, una sera di marzo)

Nella notte una notizia mi giunse una notizia infausta. Un ragazzo, UN RAGAZZO, aveva trovato un’idea per dimostrare l’ipotesi di Riemann. Ho sentito che stava utilizzando il mio teorema. Pazzo. E’ compito mio. Era di Gubbio. Mi preparai per parlargli. “Se l’onore della scoperta non può essere mio, nessun altro deve poterlo avere! Così sarò io ad aver il risultato più potente per un bel po’ di tempo!!!” pensai. Durante il viaggio accarezzavo la mia valigetta dalla forma stranamente allungata! Dopo circa un’ora fui davanti il suo portoncino manomesso e bussai con le nocche, molto energicamente.

“Devo parlare con suo figlio, sono un matematico e ho conosciuto la strabiliante idea di vostro figlio“ dissi alla madre “posso garantire grandi cose”. Salii le scale, con la mia fedele valigetta. La madre già mi aveva indicato la strada. Mi conosceva e sapeva dei miei risultati, perciò mi fece entrare. Ma non mi degnò di ammirazione. Che nervi!  

“Perdona il disturbo” sussurrai e quello, intento bofonchiava “Meglio c.v.d, Q.E.D o il quadratino??” poi, dopo che si accorse di me “Chi sei? Ti conosco, tu sei il grande genio, colui che ha mostrato che la congettura di Riemann e quella di Goldbach sono facce opposte della stessa medaglia!". Io ero troppo imbarazzato. Amo i complimenti! Ma rimasi freddo: “A te l’onore di pubblicare la dimostrazione e aspettare il vaglio degli esperti! Ma mi puoi dire come hai collegato…”                                                                                                        

“Taci, non ho raggiunto questa posizione spifferando le mie genialate. Hai idea di quanto lavoro c’ho speso? Adesso sto per inviarla, e tu non potrai fare nulla!” mi disse sprezzante, poi aggiunse “Sai volevo essere io a dimostrare l’ipotesi di Riemann! Ma quando lessi il tuo teorema il mio sogno andò quasi in frantumi. Qualcuno avrebbe in poco tempo dimostrato la congettura. Ma visto che non hai proseguito con la dimostrazione vera e propria ne ho approfittato! Inetto! Hai perso!!!”. “Cosa?? Sei solo un moccioso” urlai. Non ci vedevo più dalla rabbia. Aprii la valigetta e sfoderai un Kalashnikov scintillante. Lo imbracciai. Lui si difese con il suo tablet, dove stava per inviare la dimostrazione, minacciandomi “Sicuro di volerlo fare? Invierò questa e tu tornerai ad esser un signor nessuno!”. Rise di gusto. Io non ci vidi più e sparai. Un buco nel petto di Tacito. Un buco nel tablet di Tacito. “Tacito, perché sei così silenzioso!”. Scoppiò una risata fragorosa. Lo sparo fece accorrere la famiglia. Quando vidi il padre la gioia tosto tornò in pianto. Era la sanguisuga! Come dimenticare i suoi occhi fuggitivi, tutte le volte che aveva copiato i compiti. A quel compito di latino su Tacito prese 10 e io 9.5. Inserì quella bella sentenzia. Ha chiamato il figlio così per gloriarsi e per prendermi in giro. Deve morire anche lui. Gli sparai alle gambe. La moglie piangeva e s’avventò contro di me. Riuscì a prendere la mia arma, ma le bucai l’addome. “Così impari a non glorificarmi, puttana!” urlai. Tornai nel mio albergo, saltando dalla finestra. La polizia stava accorrendo ma riuscii a fuggire. Non solo matematico ma anche assassino!

(Poche ore dopo)

“Secondo fonti attendibili la dimostrazione è stata inviata, adesso forse è reperibile, di sicuro uno come te avrà accesso a queste informazione” mi disse telefonicamente il mio informatore.                                                                                                                  

“COSA??!” sbritai. Subito buttai il telefono fuori dalla finestra. Rabbia. “Beh qualcosa ho fatto, forse mi nomineranno e mi ricorderanno. No invece! Il teorema di Wiles-Fermat l’hanno chiamato! Mica Germain-Wiles-Fermat! Eppure i suoi risultati erano sublimi!” pensai amaramente

(Presente)

Ho ripercorso la mia vita. Ho scritto tutto nella speranza di divenire memorabile. Non lo sarò per colpa di Tacito, Grr. Magari sarò il più grande matematico scrittore! Maledetto Hardy! Magari il più famoso filosofo-matematico! Maledetto Pitagora! Oh me, chi prendo in giro. Forse il suicidio mi renderà famoso. Maledetto Turing!

Gradimento

ritratto di Rubrus

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Magari un po' troppo sintetico, ma da non disprezzare. Direi piaciuto, benchè un po' ellittico.  Alla prossima.

 

Grazie

Grazie per averlo letto e per aver espresso un giudizio. È il primo racconto che scrivo e vorrei capire di più cosa intende per "troppo sintetico":
Avrei dovuto aggiungere più dettagli o collegare meglio le varie parti?
PS: si sono ben distinti i pensieri del passato dai commenti scritti nel presente da parte? Inoltre, perdoni la domanda, lei conosceva già l'ipotesi di Riemann e quella di Goldbach?

ritratto di Rubrus

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Preliminarmente, diamoci del tu.

Comincio dal P.S.

Non sono un matematico, ma avevo incontrato la congettura Goldbach in un racconto di Asimov - contenuto nella serie dei Vedovi Neri. L'ipotesi di Reimann, invece, ho dovuto andare a leggerla - ma non sono un matematico, come dicevo, e quindi, mancandomi le nozioni di base, non posso dire di averla capita.

Si capisce la scansione temporale, ma avrei aggiunto più dettagli. Asimov, nel racconto che cito, trasforma la congettura di Goldach in uno strumento narrativo e la spiega anche in modo semplice, sì che anche un non tecnico la può capire. 

Ecco, per "meno sintesi" intendo l'esigenza di un racconto di un più ampio respiro che trasformi i due concetti matematici in due meccanismi del racconto (prendendo sempre Asimov ad esempio: un codice cifrato, il meccanismo di una cassaforte ecc., anche se non so se possano andare bene per i due concetti citati proprio perchè sono "ipotesi" e "congetture" non formule o teoremi), trovando anche il modo di illustrarli ai non addetti ai lavori.

Ah... se sei un "livello 1" probabilmente hai pochissimi commenti, credo due al giorno, quindi non sorprenderti se lo scrivi ma non appare.