19+6 (Pt 1)

ritratto di roberta basile

Dedicato a 19 ragazzi uno più idiota dell’altro, dalla battuta pronta e dal cuore vivace, e a 6 ragazze fuori dalla norma, uniche singolarmente e incredibili insieme. Dedicato ai miei compagni della 1ª DLS: a voi che mi avete sempre chiesto perché scrivo ho dedicato un viaggio, un regalo da parte mia per uno degli anni più belli e strani della mia vita.
Vi voglio bene ragazzi.

Ma una dedica speciale va alle ‘Six’, che mi avete fatto capire che a scuola si va anche per divertirsi. Delle amiche spettacolari: ai nostri romantici sogni da adolescenti e alle giornate passate a parlare di tutto e di niente.

Arrivati al villaggio vacanze ci gasammo come non mai: era bellissimo, il sole ci dava il benvenuto con i suoi raggi più belli e il posto era pieno di piante. Era quasi un parco, ma con dei sentieri di pietra liscia, delle belle villette qua e là e una piscina megagalattica. Dopo un quarto d’ora passato in piedi, le prof tornarono con le chiavi: io e le altre eravamo tutte insieme, perfetto. Poi dalla reception uscì un ragazzo stupendo, biondo e sorridente. I capelli da surfista, gli occhi azzurro ghiaccio, l’altezza e le braccia muscolose incollarono i nostri sguardi su quel semidio che ci stava venendo incontro. Persino Giulia, che aveva gusti totalmente diversi dai miei, si incantò.
-Ehy, ragazzi! Venite, vi porto alle vostre villette. Facciamo passare avanti queste belle signorine, forza: non vorremmo sembrare sgarbati.
Ero sconvolta. Le altre anche. Lo seguimmo a ruota e gli altri dietro che borbottavano stupidi commenti sui capelli troppo biondi e sulla sua voce troppo sexy. L’invidia rende ridicoli, soprattutto in certi casi. Comunque, lo seguimmo incantate verso gli alloggi, delle stupende villette a un piano, con porticati di legno e fiori sulle ringhiere. Noi eravamo nella 132, la seconda a destra: ai nostri lati c’erano la 131, occupata da Giogiò, Fede, Enrico, Megi e David, e la 133, abitata da Massimo, Bruno, Luca e Uncini. Davanti a noi c’erano la 112, di Carlo, Gherardi, Chad, Carmine e Valentino, e la 113 di Andrea, Tommaso, Paolo, Daniele e Doardi.
Appena Diego, il figo, mi consegnò le chiavi in mano, sentii una certa agitazione: avrei aperto la porta della nostra dimora durante la prima vera gita delle superiori! Quale onore! I maschi erano molto pacati, come al solito, e addirittura erano seccati dalla nostra irrefrenabile voglia di entrare nelle villette: le ultime raccomandazioni e poi via! Tutti in casa! Lasciammo le valigie sul porticato e aprii la porta: la villetta era stupenda! Un piccolo salottino con tanto di divano letto a due posti dava su due camere, una matrimoniale e una con due lettini singoli, e su un essenziale bagno con doccia. Nel salottino c’era addirittura una piccola cucina, con microonde e piano cottura.
Elisa ebbe un impeto di gioia e si mise a urlare come una pazza.
-Ragaaaa!! Wooo! È fantasticoooo!
-Elisetta della mamma, placa gli ormoni, su- rise Giulia.
-Quindi: io e Nadine sul divano, Giulia e Manu nei singoli e Greta e la schizzata nel lettone- ricapitolai io.
-Già. Dove la metto la valigia?- chiese Emanuela.
-Sei tu che ti sei portata dietro l’armadio di Barbie. Che te ne fai di tutta questa roba per una settimana non l’ho ancora capito.
-Eh, vabbè.
-Se non c’è spazio la metti sul letto e ci dormi dentro, eh. Io ti ho avvisata.
Le altre si misero a ridere e io uscii per andare a prendere le valigie: la mia prof di fisica, che stava passando da casa a casa, mi disse che la cena era alle otto al ristorante del villaggio e che subito dopo saremmo andati all’anfiteatro per lo spettacolo. Nel frattempo eravamo liberi. Annunciai tutto alle altre, le quali saltarono di gioia.
-Cavoli, un’ora e mezza di pacchia!- esclamò Greta.
-Appunto, se vi muovete possiamo farci un giro.
-Ma non ci cambiamo?
-Certo, ma quanto ci vuoi mettere? Anche se ci mettiamo mezz’ora abbiamo un’ora libera.
-Mh… Okay, ci sto. Però muoviamoci.
Dieci minuti e le valigie erano già disfatte e i loro contenuti perfettamente riordinati nei due piccoli armadi a disposizione. Così ci armammo di marsupi e andammo in esplorazione: appena uscite, notammo tre nostri compagni in mezzo allo spiazzo tra le case.
-Cosa fate?- chiese Elisa.
-Facciamo un giro- rispose Massimo. -Voi?
-Idem.
Nicassio sembrava un po’ scocciato della nostra presenza, mentre Bruno si guardava intorno con quei suoi occhiali verde fluo con lenti a specchio blu. Non avendo intenzione di sopportare i commentini di Valentino preferii optare per una seconda soluzione: -Bè, diteci cosa scoprite. Almeno esploriamo un’area più vasta.
Detto ciò, presi le altre per i gomiti e le trascinai via.
-Ma non potevamo unirci a loro?- protestò Giulia.
-Nicassio meno tempo sta con una ragazza e più è felice. Non so se quel tipo prima o poi si sveglierà: se continua così rimarrà zitello per tutta la vita.
Le altre annuirono, capendo il mio ragionamento. Ne avevamo di tipi strani in classe (tutti) e lui non faceva eccezione. Decidemmo di seguire le indicazioni per la piscina e scoprimmo di essere sulla strada giusta quando iniziammo a vedere ragazzi in costume completamente fradici o avvolti con degli asciugamani. Le categorie andavano da scadente a molto buono e tra quelli che per me erano più che decente c’era un ragazzo sui sedici anni, biondo, alto e soprattutto con al collo una collana del tutto singolare. Giulia appena vide quel simbolo, l’emblema di Shadowhunters, si bloccò e iniziò a fissare il collo del ragazzo come se fosse un vampiro assetato.
-Giuly?
Quando il bello passò, Giulia andò in iperventilazione, poi si mise a correre come una cretina gridando: -Merdaaa!- tenendosi stretta la sua collana.
-Che hai?!- le urlammo.
-Quello! È un biondo naturale! Ma soprattutto: aveva-la-collana-di-Shadowhunteeeeeeeers!!!-
Anche Nadine, la sua compagna di fandom, iniziò a urlare e il ragazzo, lontano ormai una decina di metri, si girò sentendo le esclamazioni e assisté a una scena a dir poco… ehm… imbarazzante. Giulia stava facendo finta di volerlo seguire intonando versi alla Romeo e Giulietta e il tipo, sentendo gridare: -Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Portami via con te, scappiamo da questo mondo di babbani!- si voltò. Il suo amico gli tirò una pacca sulla spalla dicendogli: -Ue, Rome’, hai fatto colpo!
Così dovemmo inseguire Giulia fino alla piscina e poi evitare che si lasciasse affogare in una delle vasche. Mentre eravamo intente a calmarla mi voltai e vidi i tre scivoli più belli al mondo, tutti con meta ultima la gigantesca piscina che avevamo ai nostri piedi.
-Raga…
Le altre si voltarono e vedendo quello spettacolo smisero di urlare per un secondo per poi ricominciare subito dopo ancora più forte. Poi i miei si lamentavano perché urlavo sempre quando parlavo.
-Voglio andarciii!- urlò Elisa.
-Ora?- chiese Nadine.
-Sì!
-Ma sei vestita…
-Ma chi se ne fregaaaa, wooooo!
E detto ciò, si mise a correre verso le scale.
-Elisaaa! Fermate la schizzata che corre! Elisaaa!- ci si sentiva urlare.
Mentre la inseguivo, vidi David fermarsi davanti al cancello, sentendoci gridare, e mi fece cenno come per dire “Ma che cazz…?”. Gli indicai la pazza e lui rovesciò gli occhi, per poi andarsene. Greta riuscì ad acchiappare Elisa per un pelo e la trascinammo via mentre rideva come un’ebete. Guardando l’orologio, ci accorgemmo che era già passata quasi un’ora e quindi dovemmo tornare indietro.
-Sentite… Se mi metto il vestito sarò l’unica con la gonna, vero?- chiesi.
-Sì- risposero in coro.
-Ma perché ti devi vestire bene? Vai a cena, mica alla Scala!- esclamò Giulia.
-Appunto: vado a cena, quindi esco. Andiamo anche in anfiteatro. Vabbè, potrebbe essere un po’ esagerato un abito che uso per venire a scuola, ma un vestitino estivo ci sta bene.
Fecero spallucce ma io mantenni salda la volontà: vestito leggero, morbido e fresco, l’ideale per il mare. Dopo aver aspettato me e Greta, che pretendemmo di metterci almeno un filo di mascara, le altre schizzarono fuori affamate come leoni mentre io o chiudevo la porta di casa a chiave. Sentii delle chiacchiere e quando mi girai, sicura di dover raggiungere il gruppo, vidi il sorriso più bello di tutti osservarmi e chiedermi se non avessi freddo.
-Ehm… no- risi.
-La sera fa fresco.
-Sì, ma siamo quasi in estate- risposi scendendo dal portico.
-Già Roberta, brrrr!- commentò David da sopra la spalla di Enrico, al che lui si girò e fece come per inseguirlo.
Raggiunsi le mie amiche, che si misero a prendermi in giro per la scena appena successa, e poi ci avviammo con le prof verso il ristorante. Io mi aspettavo un self service sul modello delle mense e invece era un vero villaggio turistico: buffet con chili e chili di cibo, montagne di pesce e di frutta e un tavolo tutto per noi. Mi fiondai sui primi e presi della pasta ai frutti di mare da incanto e poi deviai verso i secondi freddi per servirmi della sana e fresca insalata di pesce: le altre presero addirittura un piatto solo, tranne Emanuela che si accontentò di due primi e un secondo. La cosa non ci sorprese ma il problema si presentò quando, assaggiando gli spaghetti alle vongole, decise che quel piatto le faceva schifo.
-Ma che pugliese sei se non mangi le vongole?- commentai sbigottita.
-Ma io sono mezza pugliese!
-Eh, anche io, ma amo le vongole. Sono così buone queste poi! Non sono mica quelle da barattolino: sanno di mare, senti!
-Baaah!
-Tò, prendi il mio. Mangio io il tuo.
Così facemmo scambio di primi. La mia pasta ai frutti di mare non la fece impazzire ma se la fece andare bene. In quel momento arrivò Enrico con tre piatti pieni, forse un chilo l’uno, di pesce, carne e verdure: il nostro ‘mangiatore di uomini’, come lo soprannominavamo, era rimasto lo stesso anche al mare.
-Ma come cazzo fai a mangiare così tanto?- gli chiese David.
-Ho fame- fece l’altro.
In quel momento arrivò Doardi, in pantaloncini e polo a righe bianche e blu. Elisa si esaltò.
-Guardateeee! Noo!- ci bisbigliò. -Minchia che figo…
La guardammo malissimo. -Elisetta!
-Che c’è? È vero! Guardatelo, è…
-Doardi, ma questa mis da gay?- rise Megi.
Io e Giulia scoppiammo a ridere. Ci guardarono tutti e ci chiesero il perché della nostra cretinaggine. -Ma siamo delle ragazze felici, dovreste esserne contenti. Vi portiamo un po’ di gioia- commentai.
-Sì, certo- borbottò Carlo.
Gherardi finse di strozzarsi con un pezzo di arrosto e Luca stava per inforchettarsi una mano.
-Ah bè, perché voi siete molto meglio- ribattè Giulia.
-Certo- rispose David.
-Domani che si fa?- chiesi.
-La Otti ha detto che la mattina abbiamo beach volley, il pomeriggio possiamo fare lo sport che vogliamo. C’è anche snorkeling!- rispose esaltato Federico.
-Siamo a maggio e tu vuoi fare snorkeling?- gli chiese Tommaso.
-Io proverei a sentire deltaplano o paracadute, Fede- propose Gioele.
-Ovvio. Guarda, pieno così di deltaplani qui- dissi io indicando il cielo.
-Ma ora è tardi, mica volano a quest’ora!
Sospirai: niente da fare con quei due, si sa.
-Noi che facciamo il pomeriggio?- chiesi alle altre.
-Dobbiamo per forza fare sport? Non possiamo stare a casa a leggere?- domandò Giulia.
-Che due palle! Puoi fare quello che vuoi e tu fai quello che fai di solito?- esclamò David con mezzo pesce spada in bocca.
-Bravo David. Dai, seriamente, cosa facciamo? Io volevo fare il corso di danza, ma se sono da sola no. La mia insegnante mi ha dato degli esercizi da fare per tenermi allenata quindi io sono a posto, cerchiamo qualcosa da fare tutte insieme.
-Pallavolo?- propose Elisa con un sorrisetto.
-Che ne dite di mettere la rete in acqua? Se giocate così ci sto anche io- aggiunse Enrico.
-Sì dai- mi affrettai a rispondere. -Un diversivo al solito beach volley.
-Quindi abbiamo: beach in acqua, sport estremi e?- ricapitolò Carmine.
-Io vorrei fare vela. Ho sentito che fanno anche canoa- aggiunse David.
-Bello! Io ci sto!- esclamò Valentino. -Oppure tennis.
-Già. Bè, alla Quaceci importa che non facciamo i soliti sport. Quindi diciamo che il calcio lo eliminerei…- osservò Greta.
-Vedremo. Raga sono quasi le nove meno un quarto, muoviamoci.
Finito di mangiare, ci avviammo verso l’anfiteatro. Ci mettemmo nella fila più in alto e ci dividemmo nettamente in maschi e femmine, con Massimo e Nadine vicini a fare da intermediari.
-Ma quanto sono carini?- chiesi a Elisa indicandole e i due piccioncini che si tenevano per mano.
-Già. Stanno sempre insieme.
Feci spallucce: -Sono innamorati.
-Roby!
Mi voltai e vidi Gioele chiamarmi a gran voce. Mi diceva di avvicinarmi.
-Dimmi un cantante vecchio- mi disse una volta vicina.
-Scusa, tu non ne sai?- gli chiesi sorpresa. Io e Giogiò eravamo famosi in classe per i nostri gusti vintage in fatto di musica. La cosa strana era che lui ascoltava soprattutto musica moderna rap e la cosa non me la spiegavo.
-Sì, ma io vado sugli anni ’60, tu sei più recente.
-Eh!- risi. -Anni ’70 e ’80?
-Anche ’90.
-Bè, puoi chiedere anche a Stanno e Gherardi, eh. Ascoltano solo musica rock loro.
-Sì, ma non mi serve musica rock.
-Allora… Earth Wind and Fire, anni ’70 circa. Gli U2. I Muse sono nati più o meno in quel periodo. Però questi due sono rock. Mh… Stranieri?
-Sì.
-Aretha Franklin. Rick Astley e… ah bè, il mio Giorgino: George Michael. Me lo stavo dimenticando.
Mi accorsi in quel momento che Enrico mi guardava quasi stupefatto.
-Perché me lo chiedi?
-No, così- sghignazzò, poi si mise a ridere con Fede.
-Okay… Siete strani voi due, sapete?
-Già!
Tornai confusa al mio posto appena in tempo perché lo spettacolo stava iniziando.
La serata fu piacevole ed estremamente divertente: una serie di schetch uno più bello dell’altro. Vedemmo Diego esibirsi nei panni di un bagnino (senza maglietta), al che esplodemmo dalla gioia e iniziammo a gridare come delle cretine.
Tornammo stanche morte in casa e, quando notai che dovevamo ancora aprire il divano letto, mi venne da piangere.
-Raga- mormorò Elisa uscendo dal bagno in pigiama. -Devo dirvi una cosa.
Aveva quel tono che assumeva sempre quando succedeva qualcosa con Doardi.
-Cos’è successo Elisetta?- le chiedemmo con vari sorrisetti complici.
-Andrea, prima… Avete presente che prima a cena mi avete aspettata quando siete uscite? Bè… mi ha trattenuta nel ristorante per dirmi una cosa…
-Oh mio Diooo! Cosaaa?!- esclamò Greta.
-Ha detto che era da un po’ che ci pensava e credeva fosse arrivato il momento giusto per dirmelo. Poi mi he detto che gli piaccio e… e se voglio mettermi con lui…
Rimanemmo sbigottite.
-E ce lo dici solo ora? Sono passate quasi due ore e tu ce lo dici solo ora?!- esclamai.
-Mi vergognavo…
-E cosa gli hai risposto?- chiese Giulia impaziente.
-Che ci devo pensare.
Okay, questo era il massimo.
-Elisetta, se è uno scherzo me ne vado, eh.
-Ci hai scassato la minchia per quanto? Quattro mesi? Dicendo ‘oh, che figo’, ‘oh, di qua’, ‘oh, di là’ e ora gli dici che ci devi pensare?!- sbottò Greta ridendo.
-E lui?- chiese Nadine.
-Ha detto ‘okay, nessun problema’ e siamo usciti.
Eravamo davvero allibite: ma come si poteva dire una cosa del genere all’amore della propria vita?
-Scusa, ma quando ti sposerai, cosa dirai al prete? ‘Scusi un attimo, ci devo pensare. Sa, non mi sono bastati i dieci anni di convivenza per capire che è la mia anima gemella’- domandai in preda a una crisi di rabbia. In questi casi mi sono sempre venuti i nervi a fior di pelle. -Ora quando gli dirai di sì, perché tu gli dirai di sì, lui si sentirà uno scarto, penserà che tu abbia accettato solo perché ti faceva pena. Ci vuole un attimo di decisione nella vita, Elisetta! Quindi ora vai lì, bussi alla sua porta e ti scusi, dicendo che prima ti sei fatta prendere dal panico e che la risposta è sì, ma un sì convinto e pieno di coraggio. Muoviti! Alza il culo e fai andare le gambe!- sbottai.
Elisa si mise a ridere. Le altre erano sorprese dal mio linguaggio, solitamente più contenuto. -Se non ti muovi vado io, eh!
-Ma no, Roby…- rise. Poi, con quella sua solita smorfia che ha in questi casi, quella che mi dà tanto sui nervi perché in questioni del genere uno non si può ritirare indietro all’ultimo momento, disse: -Mi piace ma non voglio mettermi con lui.
Okay, questo era troppo.
-Elisa, hai solo paura, dai. Che cosa hai aspettato per quattro mesi? Che te lo chiedesse per poi rispondergli di no?- spiegò comprensiva Nadine.
-Mi vergogno, ragazze… È più forte di me…
-A mali estremi, estremi rimedi- conclusi calma io, per poi fiondarmi su Elisa, prenderla in braccio e portarla fuori.
-Roby! Ma se non vuole lasciala stare!- urlarono le altre.
-Secondo voi non vuole? È innamorata di lui da una vita e ora non vuole? Ma fatemi il piacere! Doardi! Doardi, vieni fuori!
Arrivai sul portico della sua casa e la lasciai andare, ma la tenevo per la collottola del pigiama.
-Roby, ti prego…- rideva lei.
Bussai. -Ora ti muovi perché da qua non si torna più indietro.
Tommaso aprì. -Ehm… sì?
-Chiama Doardi.
Andrea arrivò, anche lui in pigiama.
-Elisa deve dirti una cosa.
Detto ciò, la lasciai lì e corsi dalle altre. Ci rifugiammo in casa e spiammo tutto dalla finestra della camera matrimoniale. Li vedemmo parlottare un po’, poi alla fine lui la salutò con un bel sorriso e chiuse la porta. Elisetta tornò di corsa.
-Ti conviene nasconderti- mi consigliò Giulia.
Elisa entrò ansimando, agitatissima.
-Allora?- chiedemmo.
-Ho detto di sì- sorrise timidamente.
Ci mettemmo ad esultare. Gridavamo come delle valchirie, tanto che a un certo punto sentimmo bussare alla finestra da cui ci eravamo affacciate. Giogiò si era sporto dalla sua camera con due lettini singoli e stava protestando per il caos.
-Scusa, ma c’è aria di festa stasera- ribatté Giulia.
-Perché?
-Glielo posso dire?
Elisa fece spallucce.
-Elisa e Doardi si sono messi insieme.
-No, seria? Wow! Hai capito Andrea? Fede! Doardi e la Ghebenini si sono messi insieme!
-La Ghebenelli!- esclamò Enrico, chiamandola con quel soprannome che la faceva imbestialire. -Da quando?
-Da ora, praticamente.
-Wow! Si formano le prime coppie, eh?
-Eh già- bofonchiai io con una falsa aria da disinvolta.
-Cercate di fare meno casino. Possiamo capire la gioia ma contenetevi.- pregò Fede. -Io sto morendo di sonno.
-Idem- aggiunse Giulia.
Li salutammo e, dopo aver chiuso la finestra, filammo a letto, Elisa esaltatissima.

Il mattino dopo ci svegliammo presto e Elisa iniziò sin da subito ad agitarsi, a chiederci cosa avrebbe dovuto fare, cosa avrebbe dovuto mettersi e se si fossero baciati che faccia fare, dove tenere le mani, se parlare, se no e se poi dopo il bacio fosse successo altro? Oddio, no, troppo giovane per rimanere incinta! Sarebbe successo uno scandalo, seguito da un caso nazionale, quindi convocazione del Presidente della Repubblica che avrebbe dovuto separare la coppia come ‘troppo indecente agli atti e alla giusta educazione della prole’. E quindi poi si sarebbe ritrovata da sola e i figli dove sarebbero andati a scuola? E se fossero diventati architetti e, ultimando la progettazione di una casa, fosse venuto loro in mente il doloroso passato con genitori troppo scandalosi? Sarebbe potuta morire gente schiacciata da tetti pericolanti!
-Ho passato tutta la notte così- sospirò Greta.
-Anche io! Questa qua continuava a parlare! Da sola, poi!- esclamò Giulia lavandosi i denti e indicando Emanuela con gli occhi.
-Sì, gridavo ‘Voglio anche iooo!’.
-Ti vuoi mettere con Doardi?- chiesi allacciandomi una scarpa.
-Ma… che cretina!
Uscimmo verso le otto meno un quarto e andammo subito al ristorante con tutta la classe.
-Io ci ho già giocato a beach volley e vi giuro che sotto la poggia è una cosa allucinante- dissi io da sopra la mia tazza di cappuccino fumante.
-Bè, sotto la poggia vorrei vedere- notò Nadine.
-Ma è difficile, eh! Io (che sono un po’ impedita già di mio a pallavolo, ma tralasciamo) non riuscivo a saltare per via della sabbia! Poi le battute mi andavano nell’altro campo. Ma nel senso quello di fianco, non quello avversario.
-Sì, no, anche io!- gridò Emanuela rischiando di strozzarsi con un tramezzino. -Una volta ho rotto un vetro di casa mia. Una finestra, intendo.
-Ma cosa stai mangiando?- le chiese schifata Elisa vedendo la strana colazione della nostra compagna di classe.
-Eh, io a casa non faccio mai colazione, mi fa schifo!
-E quindi pranzi? Ti manca solo la pastasciutta!
-Eh sì.
-Ma lo sai che questa è comunque una colazione, vero? È salata, ma gli inglesi e praticamente tutto il resto del mondo la fanno così- spiegai io.
-Come?
Quel suo sguardo assente da ‘non ho capito un accidente del discorso lungo mezz’ora che mi hai appena fatto’ era davvero snervante. Cosa c’era di difficile da capire?!
-Quasi solo in Italia facciamo la colazione dolce, con torta, latte, biscotti e altro, perché nel resto del mondo la fanno salata, quindi con panini, salsicce, eccetera. Tu stai facendo comunque colazione.
-Ah sì, bè, logico! Ma cosa c’entra?
Io e le altre sospirammo. -Niente, lascia stare.
Passai un coltello a Paolo visto che il suo era magicamente sparito e poi mi alzai per prendermi una fetta di crostata: la faccia invitante di quella all’arancia mi aveva fatto venire voglia anche dopo la brioche alla crema.
-Roby, non ti davo così vorace- rise Giulia.
-Io sono un pozzo a tavola. Non raggiungo gli estremi della Manu, eh, però mi difendo bene.
David mi guardava con faccia seria mentre beveva il suo succo. Gioele mi spiava da dietro una ciambella. Preferii non indagare e andai al buffet. Il problema era capire se la torta fosse in quello nella stanza più interna o quello nell’ingresso del ristorante e quindi partii in esplorazione: presi un piatto in mano e iniziai ad ispezionare minuziosamente l’abbondanza sui tavoli finché non alzai gli occhi per caso e lo vidi avvicinarsi al vassoio accanto a me. Attimo di panico. Si mise a canticchiare e a ballare leggermente mentre prendeva dei biscotti, come suo solito. Mi resi conto che lo stavo fissando quando lo notò anche lui e mi chiese con un cenno gentile se ne volessi anche io.
-No, grazie- sorrisi, dentro di me imbarazzatissima.
-Sorvegli il cibo?- mi domandò dopo avermi risposto con uno di quei suoi sorrisi dolcissimi.
-No, sto cercando la crostata di arance.
Sì, ora ero in panico. Per fortuna avevo fatto teatro.
-Ah sì, l’ho vista fuori. Vicino alle macchinette del caffè, mi pare.
-Ah, grazie.
Mi guardò un attimo prima che mi fiondassi nel buffet esterno con tanta di quell’ansia addosso che se fosse stata un filo di lana avrei potuto farci dieci maglioni.
Dopo colazione le prof dissero che beach volley sarebbe iniziato di lì a mezz’ora e di farsi trovare pronti con il costume sotto i vestiti in spiaggia. Tornando alle casette, non so chi mise What’s Up dei 4 Non Blondes: io mi esaltai tantissimo, al punto che mi misi a saltare e, non riuscendo a trattenermi, le altre dovettero lasciarmi andare. Ballai, con tanto di salti e piroettes. Elisa urlava di fermarmi, che sembravo una cretina, e Emanuela voleva sprofondare dietro una palma.
-Ma perché? Sono una ballerina: io ballo!- gridai in preda a un momento di estasi da balletto.
-Roby! Sembri una tossica, fermati!
-Ma le tossiche sarete voi che non ballate! Forza, dai! Siamo al mare, l’estate è vicina: lasciatevi andare!
Frase strana in blocca a una come me, che ha sempre avuto vergogna dei mini club al mare perché pieni di gente invasata e troppo festaiola. Ma in compagnia sono un’altra persona. Vidi i maschi parlottare sbalorditi: eh sì, la secchia non era così monotona.
-Dai, raga! Possibile che a nessuno venga voglia di ballare?!
Vidi Enrico saltellare e sorridere come a volersi trattenere, ma non dissi nulla. David fu invece spinto a esibirsi: danza classica e hip hop sono una bella accoppiata. Alla fine arrivò anche Doardi e finimmo il numero con una sorta di can-can mal coordinato e ci rendemmo conto che Giogiò ci stava filmando. David si mise a urlare e lo inseguì ridendo fino alle casette.
-Ma tu sei tutta fuori!- gridò Elisa una volta entrate.
-Perché? Ora sono in casa!- risposi io con un sorriso orgoglioso.
-No, ceh…
-Sì, ma veramente!- sopraggiunse Emanuela. -Ti guardavano tutti.
-E vorrei ben vedere- risi. -Una cretina che balla in mezzo alla strada è strano a vedersi.
-Bah!
La reazione indignata di Manu era esilarante: quella sua strana riservatezza contrapposta alle figuracce madornali causate da uno scarso autocontrollo (come sputare acqua appena uscite da scuola o urlare frasi imbarazzanti nei corridoi) erano talmente esagerate da entrambe le parti che si faticava a identificarle come parte della stessa persona. Anche le altre erano ben strane da questo punto di vista, tutte spaventatissime dal palcoscenico e dalle interrogazioni, paure a me ignote e, anzi, occasioni ricercatissime per esprimere al meglio me stessa, ma Emanuela era una maga del controsenso, non c’è dubbio.
Ci cambiammo e in tre decidemmo di andare in spiaggia in pantaloncini e reggiseno del costume, portandoci dietro la maglietta, perché il caldo era davvero allucinante: dopo un aprile con picchi di 20 gradi, era sopraggiunto un maggio di quasi 30. L’altra metà non volle seguire i nostri consigli e addirittura Nadine e Giulia avevano inizialmente optato per i pantaloni lunghi.
-No.- mi opposi io. -Va bene tutto, ma oggi si muore. Non vi dirà niente nessuno se mettete quelli corti per una volta.
E così fu. In effetti, faceva davvero caldo, ma per fortuna in spiaggia c’era un po’ di vento. Arrivate lì, assistemmo alla sfilata dei nostri compagni di classe: essendo arrivate presto, ci sedemmo su delle sedie accanto al bar, davanti all’entrata della spiaggia, e quindi vedemmo i nostri compari passarci davanti uno alla volta. Qualcuno già a petto nudo, tipo il vanitoso David, e altri a maniche corte e coperti già di sudore, ad esempio Carmine. Qualcun altro, invece, incerto tra il caloroso e il pudico: ma passandoci davanti, Enrico e Doardi vollero ricadere verso la prima opzione. Scelta tra l’altro acclamatissima da me e Elisa: ci mettemmo a fissarli come due cretine. Il problema era che l’amore di lei era già confessato e accettato, mentre il mio era ancora tra il ‘boh’ e l’‘oddio mi parla’, quindi dovetti spiarlo da dietro i miei occhiali da sole.
-Ragazze, siete in relax?- ci chiese la prof Quaceci sorridente come al solito. Incredibile, ma aveva ancora una di quelle sue tute che metteva per farci lezione in palestra.
-Prof, ma non ha caldo?- le domandò Greta inclinandosi indietro e riparandosi dal sole con una mano.
-Sì, sto morendo. Oggi davvero è insopportabile. Forza, energia! In piedi, su!
Ci alzammo a malavoglia e andammo nel campo da beach volley. Un animatore, Tonio, ci impartì i rudimenti dello sport e le varie tecniche, il tutto affiancato da uno strano ragazzo chiamato Gin, animatore anche lui, ma completamente fuori di melone. Infatti, giusto per dirne una, mentre Tonio ci spiegava come palleggiare correttamente, Gin era dietro di lui a imitarlo, tutti ridevamo, così il primo si girava, lo vedeva e gli pestava un piede per ripicca, l’altro se ne andava fingendo grande dolore ma tornava poco dopo per fargli gesti e corna mentre il vero pallavolista aveva ripreso il suo discorso. Erano davvero una coppia fenomenale, e alla fine della mattinata tornammo alle casette ridendo come dei matti vedendoli fare un pezzo di strada con noi e quindi assistendo ad altre scene formidabili.
Mi fermai qualche minuto sul pianerottolo di casa, appoggiata a una delle travi di legno che ne sorreggevano il tetto. Avevo voglia di qualche minuto di calma, così rimasi lì a godermi un po’ il vento e l’aria marina. Sentii una porta aprirsi: Giogiò, nella casa accanto. Mi lanciò una delle sue solite occhiate e si mise anche lui pressoché nella mia stessa posizione.
-Che giorno è oggi?- mi chiese a un certo punto.
-Il 15, mi pare.
Mugugnò qualcosa annuendo e guardando nel vuoto. Tutta questa loquacità da dove veniva fuori?
-Torniamo il 19?
-Sì. Pensi già al ritorno?
-No, no, stavo solo… pensando…
Okay, era un ragazzo strano.
-Giogiò!
Fede uscì spalancando la porta. -Hai una Malboro?
-No, le ho finite. Cazzo, le cartine! Le ho lasciate nei pantaloni verdi e…
Preferii tornare dentro. Quei due erano davvero simpatici e insieme erano tra i burloni della classe, ma la loro ‘passione’ in comune non era certo qualcosa di cui andare orgogliosi. Almeno, io l’ho sempre vista così. Rovinarsi i polmoni da adolescenti è una cosa che non ho mai capito.
Rientrata in casa, vidi tutte correre avanti e indietro. -Bè?- chiesi confusa.
-La Otti ha detto di muoverci, dobbiamo cucinare.
-Cosa?!
-Sì. Abbiamo appena scoperto che uno dei lavori di gruppo, oltre al resto della gita, che ci servono per unirci, è quello della cucina. Solo a pranzo, tutti i giorni.- mi informò Elisa infilandosi i pantaloni.
-Quindi cuciniamo tutti per tutta la classe?
-Esatto.
-Bello.
-Sì, ma muoviti: facciamo tardi se non ti sbrighi.

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